La Madonna veste a lutto

DI LORIS MARTINO

La luce del sole filtrava dalle vetrate nell’abside, illuminando l’enorme mosaico. Immagini di beati in preghiera, di santi, si stagliavano leggerissime lungo gli argentei cieli del Paradiso, intarsiate da lapislazzuli e altre gemme. Qualcuno portava i segni del martirio, altri della provvida sventura; tutti dirigevano lo sguardo, estasiato, al centro. Un crocifisso risalente al Duecento, di legno dorato, mostrava il Cristo inarcato verso l’alto, quasi stesse per lasciare la croce ed entrare nel firmamento.

Ai suoi piedi, bagliori tenui disegnavano il contorno di una scultura in marmo, levigato con tale maestria da sembrare trasparente. La Pietà del Tunnariello, raffigurante il volto addolorato della Vergine in maniera tanto realistica, ma pieno di grazia. Gli occhi erano rivolti verso il corpo di Gesù, sotto forma di fanciullo, che stringeva a sé. Nessuno in città sapeva il motivo per cui lo scultore rinascimentale avesse voluto rappresentarlo molto giovane. Forse per significare qualcosa di ancestrale, come lo struggimento materno per la morte del figlio.

Un silenzio maestoso nella cattedrale aggiungeva ancora quel poco bastante a renderla veramente la casa del Signore. Soltanto il fragore delle onde lo interrompeva, infrangendosi lì sotto, lungo la costa del promontorio. Acqua limpida bagnava Portochiaro, isola più bella d’Italia. E il sangue

Il Signore sia con voi”, enunciò ad un tratto il vescovo, sfogliando la Sacra Scrittura sul leggio accanto alla statua.

E con il tuo spirito”, risposero assieme decine di persone, disposte parallelamente per tutta la navata, alzandosi allo stesso tempo

Dal Vangelo secondo Matteo”.

Gloria a te, o Signore”. Fra i presenti, coloro che prendevano posto subito davanti all’altare seguivano a stento la cerimonia. In fin dei conti, ricordavano innumerevoli funerali nella vita, essendo parenti oltre la mezza età. Costituiva un’abitudine, ormai. Diversamente, le file indietro aspettavano la lettura con una certa trepidazione. Erano composte da giovani coppie e bambini, anche non facenti parte della famiglia. Si domandavano quale brano fosse adatto ad una tragedia simile, e perché non avessero ancora visto Donna Maria, giacché la riguardava da vicino. Perché poi chiedergli di disporsi in secondo piano, senza neanche presentarsi il giorno pattuito?

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me»”.

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino, e fosse gettato negli abissi del mare”. Una voce femminile risuonò fra le mura, togliendogli le parole di bocca. La stavano aspettando, e lei non poteva mancare.

Fissavano Donna Maria avanzare tra le panche, non riuscivano a smettere di osservare l’abito che indossava. Una lunga gonna la copriva dalla vita in giù; sopra, un corpetto a scollatura alta. Aveva le braccia avvolte in maniche lunghe e strette, e dei guanti. Un parasole le cingeva il capo, dal quale scendeva un velo semitrasparente, a coprirle il viso. Nonostante fosse il 1971, pareva uscita dal secolo precedente: in perfetto stile funebre dell’era vittoriana, ogni centimetro quadrato di vestito la tingeva di nero. Un nero che nemmeno le colate di ossidiana, generate dalla lava del vulcano portochiarese nel suo fluire a valle, potevano eguagliare. 

Ora dava le spalle ai fedeli, ferma sotto la cupola centrale, a capo chino. Sfiorava fra le dita alcuni dei molti gigli bianchi attorno alla bara, ugualmente bianca. Il funzionario religioso stava per proferire qualche incerta parola, e già aveva cominciato ad avvicinarla; quando lei girò di scatto su sé stessa, scrutando la gente.

Perché mi guardate?” disse nuovamente a tono alto, in modo da essere sentita. “Vi sembro uscita dal Carnevale? Una bella mascherina?”. La voce attirava totalmente l’attenzione. “Eppure i pagliacci li ho io davanti. Ora siete qui, a godervi la festicciola, dove eravate nel momento in cui mio figlio veniva sparato in testa? Dopotutto, non ci siete mai stati per lui. È cresciuto con me e un paio di amichetti, neanche un padre ha avuto: già stava sotto terra. Ce lo ha messo questa storia di famiglie nella malavita, senza mai finire di ammazzarsi a vicenda. Il mio bambino non vi ha praticamente conosciuto, e ha fatto la sua fine”. Ascoltavano impietriti, sentivano un’inquietudine cominciare a diffondersi.

Ma qualcosa dovrò pur aver imparato dal mio breve matrimonio con un boss. Non è vero, Don Giosuè?”. Dal primo posto a sedere dinanzi, il diretto interessato dovette reprimere un trasalimento; innumerevoli facce perplesse gli stavano addosso.

Don Giosuè, i miei omaggi” continuò, accennando un mezzo inchino, elegante quanto falso. “Siete venuto a cercare Dio quest’oggi? Beh, vi dico, Dio era questa terra incantevole, che Voi avete contribuito a trasformare in un cimitero. Dio era un fanciullo bravo come pochi ce ne sono, e Voi lo avete fatto fuori. Capirete che usare lo stesso tipo di proiettile sparato contro mio marito dal fratello non sia stata una mossa intelligente. Soprattutto se parliamo del tipo utilizzato dai nostri consanguinei, e voi volevate far ricadere la colpa sui D’Antonio. Avreste dovuto tener a mente le accuse di tradimento che già Vi gravavano sopra”. La perplessità intorno a lui divenne scandalo, accusa, degenerazione; prima che gli succedesse qualcosa, però, la donna riprese a parlare.

Fatemi la cortesia. Voialtri sareste immacolati? Magari le inutili preghiere che adesso recitate servissero a cancellare i vostri omicidi! La vita per me è finita, non mi rimane niente. Avete ucciso perfino la sottoscritta, ma il suo fantasma è venuto a darvi la caccia. Là fuori ci sono tanti uomini d’onore – così li chiamate – disposti a servire la vedova del capo defunto, se pagati bene. Ed io non voglio soldi o potere, voglio vedervi morti. Non potete vincere contro una che non ha niente da perdere. I vostri metodi diventeranno miei, all’unico fine di liberare Portochiaro da chi non ha avuto pietà nemmeno di un bimbo innocente. Farò io ciò che uno Stato corrotto non ha saputo combinare in decenni. Non c’è altro modo, soltanto così potrò morire in pace”.

Difficile credere di aver appena ascoltato la signora che solitamente ammiravano per la sua dolcezza. Il culmine dell’incredulità lo raggiunse però il vescovo, vedendola cercare di aprire la bara per mezzo di un arnese tirato fuori dalla gonna. E ci riuscì facilmente, troppo facilmente. 

Il corpo del ragazzino pareva colpito unicamente da un sonno profondo, difficilmente si riconoscevano i segni dello sparo sulla pallida fronte. Lentamente, allungò un braccio fino ad accarezzare una guancia, fredda al tatto. Lo strazio le divampava dentro, consumava la figura amorevole con cui la identificavano.

A lasciare inorriditi gli invitati al funerale non fu la scena in sé, piuttosto un particolare. Dentro la cassa da morto, masse di fili e circuiti circondavano il cadavere, collegando chili di esplosivo.

Si accovacciò, per avvicinarsi ulteriormente. “Dormi tranquillo, amore mio, la mamma ha un lavoro da sbrigare. Quando sarà tutto finito verrò a cercarti, a costo di eliminare uno ad uno i diavoli dell’Inferno”. Parlava a fatica, soffocata dal groppone in gola. 

Attivò il timer degli ordigni: un conto alla rovescia di due minuti. Il primo a realizzare cosa sarebbe successo, Don Giosuè, se la diede a gambe levate spingendo via i signori intorno. Pochi secondi dopo, in preda al terrore, lo seguirono a frotte.

Andate via, Don Giosuè? La messa non è finita”. Benché l’anziano corresse ad una velocità notevole, un colpo di pistola fu altrettanto rapido, andando a perforargli la nuca. Donna Maria ripose l’arma nella cintura nascosta in fondo al corpetto.

Ammassati l’uno sull’altro e calpestati a vicenda pur di essere i primi ad uscire, gli altri perdevano tempo utile per mettersi in salvo. Decisamente lesto, in confronto, il vescovo stava scendendo nella cripta attraverso l’entrata laterale. Da là avrebbe percorso uno dei cunicoli sino a sbucare sulla costa. Donna Maria lo seguiva, precedentemente aveva studiato la scorciatoia al fine di fuggire in tempo.

Prima di scendere gli scalini, rivolse un’ultima occhiata al crocifisso. “Portalo insieme a te, lontano da questo mondo del male” pregò con ogni parte dell’anima, e si dileguò.

La colossale chiesa saltò in aria, circondata da paesaggi naturali a cui non importava nulla delle vicende umane. Una volta assorbito il boato, tornarono a splendere rigogliosi. Furono i centri abitati nei dintorni a denunciare l’attentato; non molto servì l’aiuto dei soccorsi, comunque. Chi sedeva in prossimità del portone di ingresso durante la funzione si salvò, mentre i restanti rimasero mutilati, nel migliore dei casi. Le conseguenze vennero pianificate nei minimi dettagli, risparmiando quanti non spartivano nulla con la malavita.

I superstiti sulla lista nera caddero a terra esanimi i giorni successivi, con un buco là dove venne colpito il figlio della carnefice. E nei mesi seguenti la maggior parte dei criminali sull’isola subì la medesima sorte. 

Lei, ora una dei massimi ricercati sul suolo italiano, non fu mai trovata. Circolava il sospetto di una qualche tolleranza da parte delle forze armate, grazie al suo ruolo nel combattere i loro avversari. Uomini presumibilmente affiliati subirono comunque l’arresto in svariate occasioni: nel gestire le piazze di spaccio, nel trafficare armi, oltre che nel compiere molti delitti. Persino la politica locale governava sotto influenza del clan. Ognuno dei portochiaritani sapeva di vivere stretto in una morsa con sempre meno concorrenza, ma di uguale crudeltà.

Un giorno, scortata in vettura da un paio di tirapiedi fidati, passò casualmente intorno alle rovine della cattedrale, e volle scendere a visitarle. Fra le macerie vide la Pietà, integra. Gli abitanti del luogo avevano gridato al miracolo scoperto il fatto. Compiuti ulteriori passi in direzione dell’opera, notò una piccola crepa scendere sulla guancia della Madonna, sotto l’occhio. La fuliggine e l’umidità l’avevano annerita, rendendola evidente. “Noi sole sappiamo quanto abbiamo pianto” le sussurrò.

Forse proprio l’altra Maria pregò affinché la storia avesse un finale diverso. 

All’inizio del 1979, gli alti papaveri della cosca deliberarono contro il padrino che guidava i D’Antonio, storici nemici, gli unici in grado di resistere. Scelsero di rapirne il nipote, di otto anni, malgrado non avessero ottenuto il beneplacito della leader. Intimorire e chiedere un cospicuo riscatto per indebolirli sembrava la strada vincente. Il covo segreto dove Donna Maria viveva nascosta, sotto la villa abbandonata in un giardino sconosciuto in periferia, lo tenne prigioniero vari mesi.

Non se la passava male, tuttavia. La rapitrice ci giocava, gli raccontava storie, lo portava persino in giro, sebbene gli scagnozzi controllassero a vista. Lui confidò di non voler tornare dallo zio, stanco di percepire odio a casa, al posto dell’amore di una madre. Adesso quell’amore lui lo sentiva, mentre lei era come se avesse di nuovo vicino suo figlio. Un ritrovato barlume brillava fra le tenebre dei vestiti indossati.

Le settimane passavano, e le richieste venivano ignorate. Appurata l’indifferenza dei rivali, i tirapiedi espressero l’intento di venire presto ad eliminare l’ostaggio. La criminale assistette alla trasformazione definitiva della propria creatura in un mostro, al pari delle prede. No, non avrebbe lasciato sbranassero pure lui, a qualunque costo.

Arrivarono nel momento concordato, ignari della sorpresa che li attendeva. Di lì a poco le forze dell’ordine circondarono la villa. Si era costituita. Sopraggiunse anche il padrino con la sua scorta, informati sul luogo di reclusione del pupillo, e sulla fine che presto avrebbe fatto. Inutile descrivere la sparatoria scaturita dall’incontro fra le tre fazioni, faceva parte del piano. I malviventi persero la vita, infatti. Donna Maria riuscì a metterlo in salvo nelle mani della polizia, giusto prima di prendere un colpo in pancia, e cadere per terra, fra le sue urla. 

Gli alberi in fiore di un tiepido maggio la circondavano nel giardino. Compiuta l’opera perseguita dal giorno del funerale in poi, spirò. 

Ebbe l’impressione di avvertire una presenza portarla via: il suo piccolo! Correvano felici, mano nella mano, in una Portochiaro finalmente libera. Ecco i vicoli colorati, la spiaggia, i faraglioni emersi dal mare e, in lontananza, il maestoso vulcano. O magari, invece, era la montagna del Purgatorio.

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