Otherside, capitolo 27: la Bella e la Bestia erano reali?

DI ELODIE VUILLERMIN

Nella puntata precedente, abbiamo visto le diverse (e numerose) versioni de La bella e la bestia. E credetemi, quelle che ho trattato non erano neanche tutte.

Ma se vi dicessi che una Bella e una Bestia… sono realmente esistiti?

Il tutto cominciò nel 1537 a Tenerife, nelle Isole Canarie, quando i re guanci erano in lotta contro gli invasori spagnoli. Da una coppia di mencey (ossia i capi indigeni) nacque il piccolo Pedro Gonzalez, che aveva una moltitudine di peli sulla faccia e sugli arti: questo a causa di una malattia congenita chiamata ipertricosi, molto rara e poco conosciuta a quei tempi, che causa una crescita incontrollata di peli in ogni parte del corpo, anche in quelle dove normalmente non dovrebbero crescere. Perciò tutti lo trattavano come un mostro, una bestia, qualcosa di non umano; tutto ciò nonostante al di sotto della peluria vi fossero dei lineamenti normalissimi, come testimoniano le cronache dell’epoca. I suoi genitori lo abbandonarono a sé stesso e venne salvato da un gruppo di religiosi.

A soli 10 anni, nel 1547, fu chiuso in una gabbia di ferro e nutrito con carne cruda e cibo per animali. Lo caricarono su una nave per inviarlo come regalo a Carlo V, l’allora re dei Paesi Bassi, ma durante la traversata fu catturato da un gruppo di corsari che lo spedirono in Francia e lo consegnarono come dono al re Enrico II di Valois, in occasione della sua incoronazione. Pedro sbarcò a Fontainebleau e al suo arrivo venne immediatamente confinato nelle segrete. Subito la corte iniziò a essere attratta dal suo aspetto inusuale: dopotutto il sedicesimo secolo era un’epoca di grandi scoperte, dove tutti cercavano di collezionare tutto ciò che apparisse come bizzarro ed esotico (nani, giganti, aborigeni) e ostentarlo in pubblico come un trofeo o un oggetto da esposizione. Numerosi accademici e dottori vennero da Pedro per studiarlo, fino a che non capirono che quel che avevano di fronte non era una creatura selvaggia, ma un semplice bambino, e gli cambiarono il nome in Petrus Gonsalvus.

Su ordine di re Enrico II, Petrus ricevette una rigida educazione. In realtà il re continuava a considerarlo una bestia selvaggia e si aspettava che fallisse il suo compito, che non ci fosse alcun modo di istruirlo. Invece Petrus lo sorprese, anzi sorprese tutta la corte reale e i suoi insegnanti, dimostrandosi bravissimo in latino e un abile conoscitore del galateo. Durante la sua vita riuscì a imparare e parlare fluentemente tre lingue diverse. Divenne un vero gentiluomo, molto colto, gentile e sensibile.

Petrus iniziò a frequentare sempre più spesso la corte reale. Gli venne garantita la possibilità di vestirsi con abiti sfarzosi e mangiare vero cibo cucinato. Ma nonostante la sua scalata sociale e la sua educazione pari a quella di un nobile, Petrus era ancora considerato un selvaggio, uno scherzo della natura da esporre nelle corti come un’attrazione esotica. Nel corso degli anni venne chiamato con vari nomignoli, tra cui “l’uomo dei boschi“, “Salvaje Gentilhombre de Tenerife” e “Hombre Lobo Canario“.

Alla morte di Enrico II, nel 1559, sua moglie Caterina de’ Medici gli successe al trono. La donna, che era nota per le sue azioni subdole e controverse, la sua malvagità e il suo amore per le cose esotiche e diverse, combinò un matrimonio tra Petrus e una delle sue damigelle d’onore, Catherine Raffelin. Questo avvenne nel 1573, quando Petrus aveva 36 anni, e per puro divertimento, per la malsana curiosità di scoprire quali figli sarebbero potuti nascere dall’unione con una bestia. Ma la regina non disse nulla alla giovane damigella della condizione del suo futuro sposo. I due non si incontrarono fino al giorno delle nozze. Secondo le voci, quando Catherine vide per la prima volta il suo sposo, ne rimase così scioccata al punto da svenire ai suoi piedi. Eppure non poté fare nulla per opporsi al matrimonio, poiché era stata la regina a deciderlo. Ma con il tempo la donna scoprì il lato tenero di Petrus, la sua intelligenza e sensibilità, e cominciò ad amarlo per davvero. I due furono sposati per ben 45 anni.

La coppia ebbe sei figli in totale e ben quattro di loro ereditarono l’ipertricosi dal padre, con somma gioia di Caterina de’ Medici, che ora aveva una vera e propria famiglia di selvaggi da sfoggiare in pubblico. La corte reale europea impazzì per i Gonsalvus, trattati alla stregua di una forma di intrattenimento e costretti a viaggiare per tutto il continente per intrattenere la nobiltà. Moltissimi artisti dipinsero quadri a loro dedicati, alcuni dei quali sono tuttora conservati nella Camera dell’arte e delle curiosità, visitabile presso il Castello di Ambras a Innsbruck.

Addirittura molti naturalisti vollero studiare ed esaminare i bambini con l’ipertricosi per capire la causa della loro condizione. Tra questi, l’italiano Ulisse Aldrovandi (1522-1605), che li citò in uno dei suoi volumetti, dal titolo De Monstris, laddove il termine latino “monstrum” non aveva alcun significato negativo, ma stava ad indicare qualcosa fuori dall’ordinario e per questo eccezionale.

Con la morte di Caterina de’ Medici nel 1589 e la rovina della dinastia Valois, la famiglia Gonvalsus fu donata al duca di Parma, Ranuccio Farnese. Una delle figlie di Petrus e Catherine, Antonietta, fu venduta dal duca alla marchesa di Soragna come oggetto da collezione. Farnese riconobbe a Petrus il rango di vero gentiluomo, a patto che egli si esibisse per lui una volta ogni tanto.

Il nucleo familiare si stabilì sulle sponde del lago di Bolsena, a Capodimonte, finalmente lontano dagli ambienti sfarzosi e movimentati delle corti. Qui Petrus e Catherine vissero finalmente un periodo di felicità fino alle loro morti, rispettivamente nel 1618 e nel 1623. I particolari della vita di Petrus si trovano nell’Archivio Vaticano e negli Archivi di Stato di Roma e Napoli.

Ma in tutto questo, c’è davvero stato amore nella coppia? L’artista tedesco Joris Hoefnagel solleva questo dubbio in un dipinto che raffigura i due consorti. La mano che Catherine poggia sulla spalla di Petrus sottolinea affetto e calore, laddove l’espressione del suo viso pare suggerire che la loro non sia stata un’unione del tutto felice. Ancora oggi, comunque, non si ha alcuna certezza.

Forse Petrus e Catherine si sono amati sul serio, ma l’ignoranza dell’epoca e le discriminazioni dei potenti nei loro confronti li hanno segnati come una maledizione. Sono stati vittime, né liberi né prigionieri, come li descrive il biografo Roberto Zapperi. Se non altro, tempo dopo, la scienza gli ha saputo ridare dignità e riconoscere l’ipertricosi come un’autentica patologia.

Se vuoi leggere altro su “La bella e la bestia”, non hai che da cliccare qua sopra!!!

Ti piacerebbe leggere altri articoli facenti parte della nostra specialissima rubrica “Otherside”? Allora pigia qui!!!

Sei appassionato di Storia? Nel caso, premi qua!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

Scopri di più →

GO TO TOP