Chiacchiere e bugie tra folli

DI ORIANA FERRGINA

Carnevale: tempo di coriandoli, maschere e un dolce a base di farina che, a seconda delle regioni, ha un nome specifico ed unico, ovvero bugie; o chiacchiere; o sprelle; o crostoli; o frappe; o cenci; insomma, tanti nomi per lo stesso tipo di dolce, fatto semplicemente con farina, burro, uova, zucchero e vino bianco (ma, la componente alcolica, può variare dal vinsanto fino all’acquavite), cosparso poi di zucchero a velo e che si consuma usualmente nei giorni precedenti la quaresima e la Pasqua.

Ma dove nascono le bugie (come vengono chiamate nella zona del Piemonte dei miei nonni materni)?

Come per le lenticchie, la tradizione affonda le sue radici nell’Antica Roma, dove i frictilia erano dolci fritti nel grasso di maiale, mangiati per celebrare le feste dei Saturnali e quelle dei Baccanali. Questi dolci vennero poi ripresi nel Medioevo nelle “feste dei folli”, che, durante la storia, si trasformarono nella festa del Carnevale che conosciamo tutt’oggi.

Il nome “chiacchiere”, invece, deriva dal cuoco di corte napoletano Raffaele Esposito, che le presentò così alla regina Margherita di Savoia quando lei gli chiese di cucinarle un dolce.

Come per le lenticchie e le tredici pietanze della vigilia della Befana, anche le bugie, o crostoli, come vengono chiamate dalla parte calabrese della mia famiglia, sono legate ad alcuni dei miei più cari ricordi d’infanzia: questo dolce, infatti, mi fa venire in mente i soleggiati ma freddi pomeriggi di Febbraio/Marzo quando mio nonno materno era impegnato a cucinare una valanga di bugie; talmente tante che riempivano l’intero tavolo della cucina, dove venivano lasciate raffreddare, ma anche il letto matrimoniale nella stanza di mio nonno. Mi ricordo le sue grasse risate e io che cercavo di aiutarlo come potevo, nonostante, all’epoca, non riuscissi nemmeno ad arrivare al bordo del tavolo.

Comunque, non soltanto il nome delle chiacchiere varia a seconda della regione e della zona all’interno della stessa, ma anche della Nazione: infatti, la tradizione di questo dolce carnevalesco e il suo nome è attestato in varie parti d’Europa, così che abbiamo le oreillettes, ovvero le orecchiette, in Francia e le angel wings, ovvero le ali d’angelo, in Inghilterra.

Qualunque nome abbiano, dovunque siano gustate, è innegabile che un Carnevale non sia ben vissuto senza un po’ di bugie ad addolcire la festa.

Detto questo vi auguro una felice e festosa Festa dei Folli.

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