Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza (Luis Sepúlveda)

DI ELODIE VUILLERMIN

Perché le lumache sono lente? È la domanda che si pone Daniel, nipote di Sepúlveda. In questo libro c’è la risposta. O almeno, un tentativo di risposta.

PUNTI DI VISTA

Il mondo non si limita al piccolo prato dove vivono le lumache. C’è molto di più, là fuori: alberi, arnie, tele di ragno, nidi d’uccello, tane di scoiattoli e ovviamente le case degli umani. È tutta questione di punti di vista e Sepúlveda lo afferma fin dalle prime pagine: se per le lumache il paradiso sta in un prato ricco di denti di leone all’ombra di un calicanto, per gli scoiattoli sono i rami degli alberi più alti e per le api sono le arnie.

Grazie al punto di vista di Ribelle comprendiamo quanto il mondo, visto dagli occhi delle lumache, sia pieno di pericoli e sfide che un umano non può neanche immaginare: suole di scarpe pronte a calpestarle, macchine che le investono e i predatori naturali come gli scarabei. E soprattutto che restare confinati nel proprio giardino dell’Eden non è la soluzione per stare al mondo. A volte bisogna prendere il coraggio e partire, affrontare la paura, esplorare il mondo intorno a sé e imparare a guardarlo con gli occhi degli altri.

CONOSCERE SÉ STESSI

Le lumache non hanno la curiosità di scoprire i motivi della loro lentezza, né com’è fatto il mondo oltre il loro prato, né tantomeno perché ogni cosa in natura ha un nome comune e non ci sono nomi propri per distinguere una lumaca dall’altra. In realtà, più che mancata curiosità, è la paura a tenerle bloccate in una routine sempre uguale. La protagonista è diversa, si ribella alle convenzioni, non si accontenta del poco che ha e questa caratteristica le si appiccica addosso così bene da diventare il suo nome (Ribelle). La sua intraprendenza e il desiderio di sapere, visti come una minaccia, sono in realtà la sua più grande risorsa, che la portano a viaggiare oltre i confini del prato e a scoprire nuove realtà.

Ribelle si interroga sulla sua esistenza, sul senso della lentezza e sul perché non ha un nome proprio che la renda unica. Nel suo viaggio incontra due grandi mentori, un gufo malinconico che non osa più volare e la tartaruga Memoria, chiamata così perché dà più importanza ai ricordi che al presente. Da loro imparerà che la sua condizione non è un limite, ma piuttosto un’opportunità: proprio perché è lumaca e non lepre o cavalletta ha avuto il tempo di conoscere nuovi amici, apprendere preziosi insegnamenti, avvertire quanti più animali possibili del pericolo degli umani e condurre le sue compagne in una nuova terra.

La lentezza è più utile di quanto sembri. Ci serve a riscoprire il valore del tempo, ad apprezzarne anche i piccoli istanti e a conservare il ricordo di ciò che siamo stati. Ci è utile per non scordarci né degli altri né di noi stessi, per non fare come gli umani di questa storia, che stendono asfalto su un prato e con il tempo si dimenticano che un tempo lì sotto cresceva l’erba. E Ribelle non si scorda delle lumache che sono perite nel seguirla verso la salvezza, mentre sul finale della storia guarda la scia di bava che lei e le compagne si sono lasciate dietro; una traccia di dolore ma anche di speranza.

STILE E TEMPO DELLA NARRAZIONE

La scrittura è quella propria di Sepúlveda: pulita, chiara e al tempo stesso capace di stimolare riflessioni nel lettore. La grande capacità dell’autore è proprio quella di trasmettere a un pubblico giovane, spesso infantile, un messaggio importante e a volte complesso con semplicità.

Con occhio attento e delicato ci presenta il mondo animale e le regole della natura come se fossimo in un documentario. Ci fa immedesimare nelle piccole lumache, nei gufi e nelle tartarughe e ci mostra i loro conflitti, pensieri e azioni. Quelli che per gli umani sono concetti scontati, come strade e automobili, negli occhi degli animali si presentano come “la fine della vita” e “grandi animali dalle zampe circolari, forti, veloci e spinti da cuori di metallo”.

Il libro dura appena undici capitoli distribuiti su 95 pagine e Sepúlveda ce li fa assaporare tutti con calma, con il tempo delle lumache e delle tartarughe. La narrazione scorre lenta, pacata, flemmatica proprio per farci riflettere sul messaggio dell’opera, per invitarci tutti ad avere cura del tempo, a dare il giusto valore a ogni singolo istante e a non dare per scontato quel poco che abbiamo.

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