Guida “DA OSCAR” Sugli Oscar 2026!!!

DI ALBERTO GROMETTO

«Chi dice che i film non sono più belli come una volta se ne vada a quel paese!».

Paul Thomas Anderson 

(PTA pronunciò quelle parole durante il suo discorso di accettazione del BAFTA al Miglior Film 2026, vinto per «Una Battaglia Dopo L’Altra»)

È dall’inizio di questo 2026 (e anche da prima in realtà) che continuo a dire, ripetere, gridare, ripetere, strillare, ripetere e – ancora! – ripetere (l’ho già detto “RIPETERE”???) rompendo le balle a chiunque, come questo qua sia “L’ANNO DELLA SVOLTA”. La svolta non ti piove addosso dal Cielo, bensì te la devi costruire tu – la si costruisce la svolta! – la si crea, lavorandoci con impegno e dedizione e fatica. 

Guardando a quello che dal mio punto di vista è l’Evento Assoluto dell’Anno – il massimo del massimo per chi ama il Cinema! – questa mia tesi ne esce ancor più rafforzata: EBBENE SÌ, DAL MIO PUNTO DI VISTA PERSONALE, A GIUDICARE DA QUANTI E QUALI EVENTI SI STANNO PALESANDO E PROFILANDO ALL’ORIZZONTE QUANDO SI PARLA DI “PREMI OSCAR”… QUESTO 2026 SARÀ VERAMENTE UN ANNO SPARTIACQUE, L’ANNO DELLA SVOLTA!!!

Mai come quest’anno – per ragioni a dire il vero molto personali e che hanno a che fare col mio vissuto – l’attesa della Cerimonia più magica che ci sia assume contorni e colori di proporzioni semi-epiche. E alcune delle mie paure più soverchianti, insieme ad uno dei miei sogni più grandiosi, son contemporaneamente forse in procinto di realizzarsi… ma perché “FORSE”? Perché, se da una parte rispetto ad un 2025 in cui tutto appariva indeciso e dubbioso nel caso di questo 2026 i giochi sembrano fatti, dall’altro lato non si può negare come – guardando ai premi precedenti agli Oscar – se ne stiano spuntando nuove ipotesi e  inaspettate sorprese che fan dubitare e portano l’incertezza a serpeggiare! 

Ma non frapponiamo ulteriore indugio, e cominciamo! Ripercorriamo dunque tutte e dieci le pellicole in lotta l’una contro l’altra per portarsi a casa il tanto agognato, idolatrato, amato Premio Oscar al Miglior Film!!!

I PECCATORI: L’Incredibile Exploit

Il film col maggior numero di candidature. E non dico solo a questi Premi Oscar: MA NELLA STORIA DELLA SETTIMA ARTE! Non ci si può credere, ma evidentemente questa pellicola qua viene ritenuta dai membri dell’Academy tutta come un gioiello perlaceo dal punto di vista narrativo, visivo, estetico, interpretativo, tecnico.Film, Regia, Sceneggiatura Non Originale (ove è strafavoritissimo!), Canzone, Colonna Sonora, Montaggio, Fotografia, gli interpreti e… E CHI PIÙ NE HA, PIÙ NE METTA! La cosa pazzesca è il fatto che sia un HORROR, genere che mai ha riscosso troppa fortuna agli Oscar. Zero fortuna, ad essere sinceri. E anche se non propriamente un musical, è molto musicale: e anche questo è un ambito che – se nel corso del XX secolo ha riscosso successo – guardando all’ultimo ventennio e alle statuette dorate che si è portato a casa… lascia delusi. Incredibile dunque che una pellicola horror musicale sia entrata nella Storia e abbia fatto il Record dei Record con ben SEDICI NOMINATIONS! Prima il record apparteneva a «Eva contro Eva» (1950), «Titanic» (1997) e «La La Land» (2016), i quali stavano tutti in parità con 14 candidature a testa. Poi se ne spunta dal nulla questa pellicola, che certo già si sapeva avrebbe fatto parlare di sé… ma di sicuro non così tanto e non in questo modo qua!!! Il padre del film – sceneggiatore unico e regista e coproduttore RYAN COOGLER – ha da ritenersi certamente soddisfatto. Da elogiare sopra ogni altra cosa a mio modo di vedere sono la regia incredibile, il finale pazzesco senza il quale nulla avrebbe avuto senso e soprattutto la doppia performance eccezionale d’un impareggiabile MICHAEL B. JORDAN strepitoso e al massimo della forma!!!

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L’AGENTE SEGRETO: Il Già Incoronato Trionfatore Brasiliano

Nel 2025 – sorprendendo tutti quanti – il Brasile si portò a casa il suo primissimo Oscar della Storia in qualità di Miglior Film Internazionale col commovente e fortissimo «Io sono ancora qui». Quest’anno sembra però che voglia proprio replicare e firmare così una doppietta storica! Secondo pronostici, bookmakers, critici tutti ha già quella statuetta dorata in tasca, quell’Oscar ha scritto sopra il nome di KLEBER MENDONÇA FILHO, che è di questo film lo sceneggiatore e regista. Come la pellicola a firma di Walter Salles che vinse il premio l’anno addietro, anche in questo caso abbiamo a che fare con un film che ti parla di quel Brasile delle dittature repressive e dei regimi che ti controllavano e – se ritenevano fosse necessario – ti facevano sparire dall’oggi al domani. Si sa, è il segreto di Pulcinella che se un solo film che fa parte della cinquina “in lingua straniera” è candidato anche tra i migliori film, di sicuro vincerà l’Oscar come Miglior Pellicola Internazionale. Tuttavia, da quando per regolamento i candidati come Miglior Film devono essere dieci, molto spesso capita che vi siano più film stranieri candidati per tale premio. Stando a questa logica, il solo contendente davvero temibile per «L’agente segreto» risulta essere il norvegese «Sentimental Value», anch’esso candidato sia come Miglior Film Internazionale sia come Miglior Film. Ma ogni cosa fa credere – a meno di sorprese degne “di Oscar” – che questo sarà il vincitore. Più che altro lo hanno già quasi incoronato. Che non venga fuori un ribaltone dell’ultimo secondo? Particolarmente apprezzata dalla critica risulta essere la performance del protagonista WAGNER MOURA, candidato infatti anche come Miglior Attore Protagonista. 

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FRANKENSTEIN: Il Candidato Netflix

Non è il solo prodotto Netflix presente a questi Premi Oscar, sia chiaro. Ma è il candidato su cui il colosso dello streaming si gioca il tutto per tutto, quello col quale punta alla sua Grande Balena Bianca: il Premio al Miglior Film! Oramai non ci spera quasi neanche più, ci ha provato così tante volte senza farcela che forse sta quasi per rassegnarsi e mettersi l’animo in pace! Ma si tratta pur sempre dell’Oscar: ci si può davvero rassegnare a non vincerlo? E così questo film diventa il frontrunner netflixiano (perdonate il neologismo) per eccellenza. Gli ingredienti del successone critico e di pubblico ce li ha tutti sulla carta: un autore amatissimo e idolatratissimo come il Maestro GUILLERMO DEL TORO, una storia di matrice letteraria conosciutissima in lungo e in largo e da decenni come poche altre, un cura estetica del visivo impressionante, un’ottima resa fotografica, un impianto architettonico-scenografico poderosissimo, interpreti arcinoti e di fama grandiosa… ha tutto quanto, insomma! Detto questo, a parte svariati premi tecnici (Trucco e Acconciatura, Scenografia e Costumi potrebbe esserseli già assicurati e messi in saccoccia), sembra rimarrà a bocca asciutta. Alla gente è piaciuto, e molto! Ma è piaciuto perché è piaciuto oppure è piaciuto perché trattasi dell’ennesima riproposizione di… esatto, QUELLA Storia! Sapete, quella con dentro lo scienziato folle e la creatura che s’inventa e a cui dà vita, fatta mettendo insieme pezzi di cadaveri… solo chi non ha abitato questo Mondo nel corso degli ultimi due secoli non conosce la storia a firma di MARY SHELLEY. Forse piace a prescindere perché trattasi di una pellicola a firma del Toro? E tutti i fanatici di del Toro – che racconta sempre storie di Mostri che poi così mostruosi non sono perché i veri Mostri sono altri – non avrebbero potuto non amarlo a prescindere? Forse per via degli interpreti, tra tutti un OSCAR ISAAC nei panni del Dottore e un JACOB ELORDI nel ruolo della Creatura, che meritano applausi a valanga? Senza nulla togliere ai personaggi secondari, come quelli impersonati dalla scintillante MIA GOTH e dal sempre magnetico CHRISTOPH WALTZ! Chissà, ai posteri l’ardua sentenza! 

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F1 – IL FILM: Il Classicone Che Convince

Prendi un protagonista impersonato da una star hollywoodiana conosciuta da chiunque sulla faccia della Terra quale BRAD PITT, una storia di redenzione e seconde possibilità, ficcaci qualcosa di immediatamente riconoscibile come macchine sfreccianti sulle piste da corsae cosa ottieni? Un classico classicone che si sa già dove andrà a parare, sai già quale tipo di racconto ti inscenerà e sai perfettamente quali corde emotive toccherà! La vicenda di un pilota maturo che da giovane aveva dinanzi a sé un futuro radioso costellato di glorie e successi strappatogli via da un terribile incidente ma che si ritrova – anche se alla sua età! – richiamato di nuovo a gareggiare in Formula Uno… è una vicenda che già si conosce. Il fatto che poi lui si ritrovi ad essere affiancato da un intraprendete giovane pilota – impersonato dal giovane e promettente DAMSON IDRIS – col quale nascerà una rivalità piena di inimicizia e rancore, che forse poi però si tramuterà in qualcos’altro… beh, anche questo ci dice qualcosa! Se poi ci mettete che c’è il vecchio col quale correva che è lo stesso tizio che gli dà quella seconda possibilità a cui anelava – che forza d’attore JAVIER BARDEM ! – e che del team fa parte anche una donna forte e tostissima – sempre fantastica KERRY CONDON – e della quale forse il nostro protagonista potrebbe innamorarsi… beh, completate il quadro! Il talentuoso JOSEPH KOSINSKI firma una storia che conosciamo a menadito, un classico classicone dei più classici possibili, di cui sai già tutto prima ancora di andarlo a vedere ma che…ma che comunque inaspettatamente ci convince alla grandissima! Ma perché? Sarà per le scene adrenaliche, sarà per via della solidissima scrittura, sarà per via di Brad, al quale la parte del figo cool ma che nasconde fragilità e ferite e malinconie per via di un trauma passato riesce sempre ottimamente! Perché “prevedibile” non è sempre e per forza sinonimo di negativo. A volte semplicemente hai bisogno di una storia “già vista”, ma comunque nuova e non un sequel/remake/prequel, per stare bene e farti essere felice. E ci sentiamo di dire che è anche il caso di questo film qua.

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TRAIN DREAMS: L’Outsider A Sorpresa

Ecco, giungiamo a quel solo titolo che non avevo previsto nei miei pronostici! Anche questo è un candidato Netflix, e pure questo è nominato come Miglior Film. Ma a differenza di «Frankenstein» non è così chiacchierato. Anzi, diciamocelo: dei dieci nominati è senza ombra di dubbio il meno chiacchierato fra tutti! Al punto che io non avevo nemmeno previsto – prima dell’annuncio delle nominations – che sarebbe entrato in gara. Manco lo conoscevo in realtà. L’avevo solo sentito nominare di sfuggita, ma niente di più. E del resto sulla carta questa pellicola di attraente non ha un benamato: ti racconta la vita d’un uomo che non ha fatto niente. O comunque, niente di rilevante o minimamente particolare. Semplicemente ha passato la vita a vivere. Ha trascorso tutti i suoi anni nell’Idaho e dintorni. Non si è mai spostato. E la sua occupazione principale è stata lavorare. Che lavoro? Un po’ di questo e un po’ di quello, ma principalmente e quasi esclusivamente il boscaiolo, fra gli alberi. Uniche note di colore nel mezzo, la moglie e la figlia… anche se pure in questo caso ci sarebbe da aprire una parentesi che ora non apriamo: spoilers, state alla larga! Però non ci sono poi tutti questi spoilers da fare. E sapete perché? Perché l’esistenza di quest’uomo è stata una vita grigia, normale, come tante e tante altre. E questo film è il racconto della sua esistenza nella sua integrale totalità e assoluta (apparente?) mediocrità. Banale e scontata, come molte altre vite. Con i suoi dolori, le sue sofferenze, le sue tragedie. Come numerose altre vite. Ma anche le sue gioie, i suoi bei momenti, la sua felicità. Come tante altre vite. Sì, una vita come tante. Cosa c’è di diverso? Il fatto che questa vita qua viene raccontata attraverso il Cinema. E per il resto? Per il resto niente, ma proprio niente. Okay, quindi? Le persone vanno al Cinema a vedere film proprio per smettere di pensare alla loro vita, no? E invece in questo caso ti ritrovi a vedere una vita forse persino più noiosa della tua! Però qual è il punto? Il punto è che non t’annoi. Mai, nemmeno per un secondo. Perché ancor prima che il cosa vedi, è il come lo vedi. Lo sguardo col quale questa pellicola sceglie di osservare l’infinita e pazzeschissima galleria umana di vicende e personaggi che popolano l’esistenza di quest’uomo rende la sua vita d’un affascinante e un misterioso e un meraviglioso tutti insieme veramente incantevoli, attraenti e catturanti per cui non esistono parole. E riesce veramente difficile spiegarsene il perché. Forse il perché risiede nella bellezza impressionante e sconvolgente delle inquadrature, della fotografia, del montaggio, delle musiche, di tutto il travolgente apparato tecnico-visivo-estetico. Oppure sarà per le performance attoriali, che rappresentano un capolavoro ineguagliabile a sé stante: dal protagonista in stato di grazia JOEL EDGERTON degno di Oscar passando per una splendida FELICITY JONES e una grandiosa KERRY CONDON veramente inequiparabili, fino ad arrivare ad un interprete che a mio avviso si sarebbe persino meritato la vittoria (non solo la candidatura, che comunque non c’è stata!) come Miglior Attore Non Protagonista. E mi riferisco a quel capolavoro d’attore che è WILLIAM H. MACY, che nel diventare il vecchio Arn ci regala un personaggio talmente meraviglioso e incantevole e grandioso che meriterebbe un articolo a parte tutto per sé! M’inchino di fronte al talento incredibile di CLINT BENTLEY, regista di questo incredibile gioiello qua che son certo saprà incantarci ancora se continuerà lungo questa strada. Ma dunque qual è il senso della Vita? Accompagnando il protagonista nella sua ricerca del significato della sua esistenza, ci ritroviamo a cercare il significato del film. Ed entrambi alla fine risiedono nella stessa identica risposta: il senso della Vita (e del film)… è la Vita! Non c’è bisogno di chissà quale grande significato. Il che non significa che non ci sia. Ma il solo fatto di essere qui e di vivere – così come il solo fatto di guardare questo film straordinario e viverlo in tutta la sua sconcertante e inspiegabile bellezza – è il solo significato che ci serve.

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SENTIMENTAL VALUE: L’Asso Norvegese

Traumi, drammi, tragedie, dolori e sofferenze: la nostra Vita è fatta di questo… ma perché? È senza senso, no? Prima abbiamo parlato di un film che ti parla del senso della Vita. Adesso di un film che ti parla del senso del nostro stare male. Ma perché stiamo male? Non ne vediamo il significato. Quale sia il senso di questo nostro patire il Brutto, davvero non sappiamo dire. Ma c’è una cosa che possiamo fare. Che l’Umano ha sempre fatto. Dargli un senso, a tutto questo nostro dolore. E come fare? Ce lo dice questo gioiello qua, di produzione norvegese, candidato a ben nove Premi Oscar, fra cui Film Internazionale. Perché questa pellicola qui una soluzione ce la propone: l’Arte, la Cultura e la Bellezza. Nel mettere in scena il rapporto morto (ma sarà davvero morto?) tra un padre che ritorna dopo essersene andato – e dopo non esserci mai stato – e una figlia che non ne vuole più sapere di lui e non vuole che lui ci sia, c’è una grande lezione su cosa davvero significhi essere “presenza”. Sì, per paradosso guardando all’assenza di un padre e ad una figlia che da quest’assenza è stata devastata, c’è presenza. La costante presenza perenne di un’assenza che pesa su di lei che del film è la protagonista e su Noi che il suo film lo guardiamo. La sensibilità profonda, empatica e soprattutto umana attraverso cui quest’opera straordinaria sotto ogni punto di vista e in ogni suo aspetto – registico e narrativo ed estetico e visivo e interpretativo – ti parla di temi di cui in tanti han già parlato raggiunge delle vette talmente alte, notevoli, sbalorditive che son veramente difficili da racchiudere in poche righe. Il punto è che lui è un regista di Cinema a cui interessano solo i suoi film. Lei è un’attrice teatrale a cui non interessa più di lui, dopo quel che le ha fatto andandosene. Ma sarà vero questo disinteresse? Lui è una brutta persona, su questo non c’è alcun dubbio. E non c’è tanto da dire in merito. Non vuole davvero tornare, non è uomo che sente di aver sbagliato ed è pentito per via dei suoi errori, non è una storia di redenzione questa qua o di riscatto oppure di perdono. O di seconde chances. Lui è uno schifo d’uomo. Punto. E lei non dovrebbe volerci avere a che fare. E non vuole avere a che fare. Ma quante cose insensate combina l’Essere Umano? Quante sono le insensatezze di cui è fatto il nostro esistere e su cui il nostro esistere si fonda! Una parola a parte la meritano le performance attoriali di un’indubbia qualità talmente elevata che qualsiasi complimento pare nulla a confronto: fenomenale RENATE REINSVE nell’impersonare la figlia protagonista, formidabile INGA IBSDOTTER LILLEAAS nei panni della di lei sorella che sembrerebbe essere più interessata di lei a riavere il suo papà nella sua vita, fantastico STELLAN SKARSGÅRD nell’interpretare questo padre che non si presenta da subito come uno stronzo e che anzi è anche affabile e gentile ma che in realtà sembra volere solo una cosa, ed è il suo Cinema, non certo la famiglia. Menzione specialissima ad una delle più strepitose interpreti che il Grande Schermo abbia mai visto e che firma qui una delle performance più incredibili e stupefacenti dell’intera stagione cinematografica: ELLE FANNING sei un Mito! Tutti quanti nominati all’Oscar, naturalmente. Così come ovviamente il suo artefice, regista e cosceneggiatore insieme al collega ESKIL VOGT: mi sto riferendo a quel Geniacco di JOACHIM TRIER! Il fatto è che non ci sono Parole dinanzi a questo dolore senza senso. Ma ci sono le Storie. Siano essi film oppure spettacoli teatrali. E a volte, se non nella Vita Vera, nella Storia puoi trovare quel senso che vai a cercare. Quelle Parole di cui hai bisogno. Soprattutto puoi persino arrivare a voler bene a quel qualcosa a cui attribuisci un valore sentimentale. Anche quando non sembra.

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HAMNET: Il Commovente Indimenticabile

Parlando del film precedente, abbiamo parlato delle Storie e del loro incredibile potere eccezionale che arriva a scavalcare i limiti e i confini propri della Vita e del Tempo e dell’Umano. Raccontando i tuoi Dolori, finisci per restituire un senso a quei Dolori. Pure questo monumentale gioiello qua (gioielli a bizzeffe quest’anno!) affronta questo aspetto, che ha a che fare con l’Incomunicabilità nella quale viviamo e col (forse?) solo ed unico mezzo che abbiamo a nostra disposizione per poter comunicare per davvero: le Storie! Andando a prendere le vicende biografiche di uno dei più grandi Narratori mai esistiti – quel WILLIAM SHAKESPEARE che amiamo e adoriamo quasi incondizionatamente! – questa sensazionale pellicola mette in realtà da parte il Grande Bardo e soprattutto il suo nome (quasi mai menzionato nell’arco del film) per parlarti di esseri umani che vivono dolori, patiscono sofferenze e non riescono a darsi pace. Nè mai potranno. La vera protagonista del film è in realtà la moglie del Maestro, la cui vita non ci viene narrata come l’esistenza della “moglie di Shakespeare”. Lei in primo luogo è Agnes. Una figlia che ama sua mamma e dei cui insegnamenti si ricorda costantemente. Una donna che conosce un uomo che s’innamora perdutamente di lei e del quale lei ricambia in toto i suoi sentimenti, scorgendo in lui un qualcosa che forse anche altri hanno scorto – la sua Grandezza? – ma lei lo ha fatto prima di chiunque altro, e prima che quel tizio diventasse il Grande dei Grandi. Una mamma che vuole il bene dei suoi figli sopra ogni altra cosa. Una donna che in quanto essere umano vivente affronta i travagli più grandi che ci si possa ritrovare ad affrontare. E – fateci caso – i patimenti più orridi e orribili e nefasti con cui ognuno di Noi si ritrova ad avere a che fare, hanno a che fare con persone che se ne vanno. Lo abbiamo già detto prima e lo ripetiamo: questo dolore non ha senso. Ma cosa farci con tutto questo dolore? Crearci qualcosa che possa usarlo, restituendogli in questo modo un significato per quanto possibile. Soprattutto crearci qualcosa che prendendo quel dolore “tutto tuo”, lo renda “di tutti”. Interpretazioni tutte meravigliose, da un dolcissimo JOE ALWYN nel ruolo del fratello di lei passando per una EMILY WATSON aspra ma pure toccante nei panni della madre di lui, fino ad arrivare ad un impressionante JACOBI JUPE, attore dodicenne che vanta un talento ai limiti del soprannaturale. PAUL MESCAL – che è il nostro Zio Billy (così chiamo affettuosamente il Maestro William!) veramente strappa applausi a scena aperta. Ma la più grande delle ovazioni la merita un’attrice che firma un’interpretazione che va oltre i confini del sovrumano per approdare nei territori del divin sublime, dell’immenso sconfinato e dell’inequiparabile monumentale senza confronti: dicono tutti che vincerà il Premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista, ma nessuna statuetta potrà mai ripagarla del dono incommensurabile che ha fatto al Cinema e all’Umanità tutta, portando in scena non tanto attraverso le parole quanto per mezzo di ogni sua micro espressione facciale, ogni suo singolo gesto, ogni suo minuscolo grido e strepito e lacrima versata una performance che è l’incarnazione più alta possibile di dolore atroce e sofferenza disarmante. Merito di una delle più grandi attrici del suo tempo, e di qualsiasi altro tempo: la leggendaria JESSIE BUCKLEY!!! Applausi infine anche a CHLOÉ ZHAO, che firma una regia inebriante e insieme a MAGGIE O’FARRELL (autrice del romanzo da cui è tratta la pellicola) una sceneggiatura che è una perla. Sappiate tutti che esiste un modo per tenere strette a Noi quelle persone che se ne vanno e mai più torneranno. Ed è raccontare quella Storia. Anche se la camuffi, la travesti, le dai una pelle diversa, è nel raccontare la tua Vita attraverso una Storia che puoi far sì che quello schifo che hai vissuto faccia meno schifo. Puoi far sì che chi amiamo non venga dimenticato. E soprattutto che chiunque altro – oltre a Noi – possa amarlo.

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MARTY SUPREME: Il Respingente Attraente Che Ti Conquista

I biopic sportivi piacciono molto! È il caso di quel classicone di «F1 – Il Film», no? Tutti li amano, giusto? Perché? Perché credo che in primo luogo amiamo i loro protagonisti. Basti pensare a Rocky: la storia del perdente, del loser, dello sfigato che non ha mai avuto occasioni nella Vita ma che lotta, lotta con tutto sé stesso per guadagnarsi la sua chance, è una storia che amiamo. Che ci parla. Nella quale ci rivediamo. Ecco, ora prendete tutto quello che v’ho detto e rivoltatelo e ribaltatelo e stravolgetelo completamente! Perché in questo film talmente grandioso e talmente pazzesco da togliere il fiato la storia che ci viene raccontata è quella di un gretto, sporco, schifoso individuo nel quale non ci vorremmo mai rivedere! Trattasi di un’orrida persona orribile che manipola e sfrutta e maltratta e usa e ferisce chiunque gli stia intorno col solo obiettivo di raggiungere i suoi scopi personali. E qual è il suo scopo? Il Ping-Pong. Sì, lui vuole essere il campione dei campioni nel Ping-Pong! Quel che è ancor più pazzescamente paradossale di questo assoluto esempio di maestria d’originalità narrativa e cinematografica è che non ci viene mai veramente mostrato il perché lui ami il Ping-Pong. Ma poi lo amerà davvero? O ama solo l’idea di essere il Numero Uno in qualcosa? La verità è che ci interessa poco o nulla il perché il suo Sogno sia il Ping-Pong. E questo perché nell’economia della storia il Ping-Pong non deve interessarci affatto: non ha anzi alcuna rilevanza! Il Ping-Pong è solo un pretesto, un pretesto per raccontarci altro. Perché questo splendore eccezionale di film inscenando la storia di una persona disgustosa che non ama niente e nessuno se non sé stesso – ma che in realtà arriva anche a sputare in faccia a sé stesso e alla sua dignità pur di raggiungere quel sogno! – vuole raccontarci che per essere Grandi si può essere disposti a passare attraverso azioni orridamente piccole. JOSH SAFDIE coscrive (insieme al suo storico collaboratore RONALD BRONSTEIN), dirige e coproduce una sorpresa assoluta, il film sportivo meno sportivo che ci sia, e che fa quasi male il guardarlo. Fa male perché attorno al suo protagonista – il solo sempre in scena e di cui deve importarci davvero perché a lui importa solo di sé stesso! – vediamo una galleria infinita di personaggi che si susseguono l’uno dopo l’altro e la cui esistenza viene stravolta da una sorta di potenza distruttiva in questa girandola discendente fatta di Caos e Male che lo stesso personaggio principale rappresenta. Fa male perché quello per cui dovremmo fare il tifo è uno stronzo vero che non ha nessuna dote né vera qualità, neppure a manipolare è questo granché, perché non vale niente e – a parte forse per il solo gioco del Ping-Pong – non possiede alcun talento e non si merita nulla. Fa male perché non riusciamo a smettere di guardare, anche se vorremmo. Ma quanta Bellezza Vera risiede in un film che ti parla di Autentica Bruttezza? Sapete qual è il miracolo – perché di miracolo si tratta! – che compie questo film ai limiti del capolavoro che non idealizza nulla e ti getta schifo addosso tutto il tempo? Che quando arrivi al Gran Finale, anche se non se lo merita e anche se continua a farci schifo e anche se ci ha fatto schifo per tutto il tempo, alla fin fine forse il tifo per il suo protagonista… pensate un po’!… lo fai davvero.

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BUGONIA: La Sconcertante Meraviglia

Chi vi scrive ama YORGOS LANTHIMOS alla follia. Lui il regista di una pellicola che non credo possa essere definita se non con poche parole. Che una di queste inizi per “C” e finisca per “O” e in mezzo abbia le parole “-APOLAVOR-”? Ai posteri l’ardua sentenza! Però capite anche voi che quando hai dinanzi a te un esempio di eccezionalità sotto ogni punto di vista – tecnico e registico e narrativo e interpretativo e visivo… sì, tutto quanto insieme! – non esistono molti altri termini per poterlo definire. Il Maestro ne combina un’altra delle sue – di nuovo! – e ci sorprende e ci ammalia e ci lascia sbacaliti! In che modo? Prende una figura oramai ben radicata nel nostro immaginario collettivo: quella del complottista cospirazionista che si lascia influenzare da quello che legge in rete, che si costruisce le sue teorie, che si fida solamente di quello che s’è costruito lui e… e ci dice “Ma siamo davvero sicuri che non sia lui ad avere ragione e tutti gli altri siano in torto?”. Al giorno d’oggi – ci spiega questo indubbio monumentale gioiello – son tutti pronti a bollarti come “cospirazionista”, “complottista”, “diverso” se dici qualcosa che è fuori dal coro, che è ritenuto assurdo dai più, che è differente da quello che dice la maggioranza. E la maggioranza ha sempre ragione a prescindere, anche quando ha torto. Nel raccontare di un campagnolo che insieme al cugino rapisce una grandissima dirigente d’azienda perché convinto che sia un’aliena quando lei per tutto il tempo gli dice che non lo è, Lanthimos ci spiega come al giorno d’oggi ci sia una cosa che sembra mancare davvero all’Umanità. E non è l’intelligenza, o il raziocinio, oppure la logica. Ma l’empatia! Da una parte c’è chi è pronto a bollare, etichettare, dare del pazzo a chi crede in cose assurde. E non importa se quello ha delle prove, ha studiato per bene la situazione, ha analizzato e approfondito ed esaminato, no! Importa solo se quello che dice è ciò che pensa “la gente”. E se così non è, allora quello deve per forza essere un pazzo, un folle, un tipo strambo degno di essere etichettato come “complottista”. Perché? Perché la Verità non è quello che è, ma quello che sembra. È ciò che sembra Verità ad essere vero, e non quello che lo è davvero. Di contro, è giusto che chi sa di avere ragione – anche quando tutto il Mondo dice che è in torto – sia disposto a fare tutto quello che è necessario (rapire? torturare? uccidere?) per dimostrare di avere ragione? Memorabili interpretazioni indimenticabili forgiano una pellicola che di per sé è assolutamente e totalmente e completamente fenomenale e formidabile e favolosa: un’EMMA STONE pazzeschissima, un JESSE PLEMONS all’ultimissimo grido e quella rivelazione incredibile che è AIDAN DELBIS!!! La Verità sa essere sconcertante, a volte. Ma quello che davvero sconcerta è quanto nessuno – che sia in torto o nella ragione – sia disposto a cercare di capire l’altro. Serve una pellicola immensamente sconcertante, per raccontarti una verità così sconcertante.

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UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA: Il Campione Assoluto!!!

E arriviamo al film che son certo sarà il Campione. Che deve essere il Campione. Che non può che essere il Campione. Non tanto per il film in sé, che è comunque meraviglioso e bellissimo e che sa essere veramente spettacolare. Ma per l’uomo che ci è dietro. Trattasi del Mio Idolo, la Mia Leggenda, Colui al quale devo il mio Amore per il Cinema e insieme per le Storie. Sì, trattasi di quello che mi ha insegnato ad amare veramente e profondamente la Settima Arte: PAUL THOMAS ANDERSON!!! Lui – PTA – non ha mai vinto un Oscar, pur avendo realizzando i più grandi capolavori mai realizzati quando si parla di Cinema. Ben 11 nominations nel corso della più fulgida carriera mai vista. Ma zero vittorie. Con quest’anno arrivano altre 3 candidature… ma la speranza a questo giro è che ci riesca. Le probabilità sono dalla sua. Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Sceneggiatura Non Originale: queste sembrano le tre statuette che portano il suo nome. Riuscire a realizzare una pellicola brillante e spiazzante e grandiosa come questo film qua, riuscire a infilare nella stessa storia un gruppo di suore che producono droghe e scontri al cardiopalma e come protagonista un LEONARDO DICAPRIO in vestaglia che – ineguagliabile! – se ne va in giro mezzo fatto senza sapere che diavolo gli stia capitando intorno e intorno gli sta capitando la guerra!, riuscire a farti ridere fino alle lacrime e a intenerirti fino a commuoverti e a tenerti col fiato sospeso… solo i Veri Grandi ci riescono. E Tu, Paul, sei il più Grande tra i Grandi. Hai saputo raccontare attraverso questa pellicola di una bellezza incredibile la nostra attualità, di un mondo diviso in schieramenti che operano per realizzare visioni opposte ma che forse così diversi non sono dopotutto, per inscenare una vicenda che ti parla del fatto che vi sono ideali per cui si decide di lottare ma che forse prima degli ideali bisognerebbe lottare per le persone. Un cast incredibile che oltre Di Caprio vanta SEAN PENN e BENICIO DEL TORO e TEYANA TAYLOR e una rivelazione miracolosa quale CHASE INFINITI, la quale è veramente da urlo. Quanto vorrei parlarvi ancora per altre cinquecento pagine di quanto sia grandioso questo film qua, di come solo PTA possa essere capace di filmare scene che conosciamo a memoria e abbiamo mandato giù a ripetizione – quali inseguimenti automobilistici action carichi di tensione – in una maniera nuova e mai fatta prima! Ma mi costringo a finire qua.

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Ci sarebbe ancora tanto – TANTISSIMO ALTRO! – da dire. Potremmo parlare dei Film D’Animazione. Oppure della cinquina dei Film Internazionali che vede nominati degni di essere chiamati con gli aggettivi più grandi, candidati quali «UN SEMPLICE INCIDENTE» oppure «SIRĀT». O ancora di una pellicola piuttosto snobbata e che invece deve esser tutt’altro che snobbata e che è «BLUE MOON». 

Ma invece io ritorno alle parole del Mio Eroe, con cui ho aperto il pezzo.

Il Cinema ancora esiste, ed è talmente Grande che – io voglio crederci – esisterà per sempre in una forma, o nell’altra.

Vinci quegli Oscar, Paul. Vincili per tutti Noi. Soprattutto: vincili per me.

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