Dracula Vs Frankenstein: Il Mostro Umano migliore del 2025

DI ALBERTO GROMETTO

Se consultate un qualsiasi dizionario d’italiano, al vocabolo “MOSTRO” la definizione che dà è all’incirca la seguente:

Creatura mitica risultato di una contaminazione innaturale di elementi diversi, tale da suscitare orrore.

Ecco: non c’è scritto da nessuna parte che quella «creatura mitica» sia malefica, faccia del Male, oppure che sia violenta e sanguinaria. Semplicemente è «tale da suscitare orrore». 

MA CHE CASPITERINA SIGNIFICA???

“Sei un Mostro!”.

“È mostruoso!”.

“Piccolo mostriciattolo!”.

Da che Mondo è Mondo, “MOSTRO” è sinonimo di qualcosa che è necessariamente brutto, cattivo, da evitare. Ma non perché sia qualcosa di davvero Brutto o Cattivo o che vada evitato. Ma solo perché SUSCITA orrore in Noi. Siamo Noi che guardiamo a quel Mostro a provare orrore per come è fatto. Perché è diverso da qualsiasi altra entità abbiamo mai conosciuto. Sottolineo: DIVERSO. Non ho detto “perfido”, “aberrante” oppure “atroce”. Solo: diverso. Poi siamo Noi a considerare “diverso” sinonimo di tutte quelle cose che ho detto. Ma il Mostro è innanzitutto un essere diverso, non malvagio o disgustoso. Solamente diverso da Noi, da come siamo fatti, da quella che vorrebbe essere la nostra idea di “Umano”. Umano… se poi ci fosse una sola definizione possibile e una sola etichetta applicabile!

Senza poi considerare un altro aspetto fondamentale. Pur ammettendo che il Mostro abbia fatto qualcosa di cattivo, non è che forse c’è un perché più grande e profondo dietro le sue azioni? Non è che il suo agire è dettato da un qualcosa di mostruoso – e in questo caso inteso davvero come qualcosa di atroce e aberrante – che gli è capitato? Non è che magari – dico MAGARI – esiste la possibilità che non sia nato cattivo cattivo e che non faccia quello che fa perché ha voglia di fare cose cattive cattive solo perché gli va di farle, ma che forse è solo ferito dentro? 

In questo appena trascorso 2025 è successo che a quanto pare si sia sentita la fortissima esigenza di affrontare questo tema, e di farlo in maniera molto simile: stiamo parlando di due film – che vi diciamo subito essere veramente molto belli e interessanti e degni di essere visti e pure applauditi – entrambi tratti da libri ritenuti capolavori letterari indiscussi e capisaldi della nostra narrativa! Non due mostri qualsiasi, ma probabilmente i due mostri più famosi, iconici e leggendari su cui hanno mai scritto.

Da una parte il Principe delle Tenebre, il Signore della Notte, il Conte più celebre fra tutti: DRACULA.

Dall’altro lato la Creatura, il frutto del lavoro del moderno Prometeo, l’orrido esperimento: FRANKENSTEIN.

Abbiamo il grandissimo romanzo gotico nato dalla penna dello scrittore irlandese ABRAHAM “BRAM” STOKER, padre del romanzo dedicato al vampiro più vampiro di tutti, e che ha gettato le basi per questa figura nell’ambito del nostro immaginario collettivo storico globale.

E abbiamo l’autrice britannica MARY GODWIN SHELLEY, madre di un libro rivoluzionario che ha cambiato per sempre la Storia della Letteratura tutta e che racconta per la prima volta di uno scienziato pazzo che dal nulla s’inventa un uomo intero che non ha però niente di umano!

E così oggi ci ritroviamo da un lato ad avere l’opera sceneggiata, diretta e prodotta da quel Grande del Cinema che è il francese LUC BESSON, e cioè: «DRACULA – L’AMORE PERDUTO».

Mentre dall’altra parte abbiamo a che fare con l’ultimissima produzione targata Netflix scritta e diretta e coprodotta da uno di quelli che è ritenuto Massimo Pilastro e Maestro Assoluto in fatto di Cinefilia e Settima Arte, il messicano GUILLERMO DEL TORO: stiamo parlando di «FRANKENSTEIN» (2025).

Le somiglianze emergono subito spontanee ed evidenti. Ambedue sono pellicole del 2025, tutte due sono opere figlie di due Eroi della Cinepresa riconosciuti e amati e idolatrati in tutto il Mondo e con una brillantissima e solidissima carriera alle spalle e che in quanto Autori hanno fortemente voluto portare avanti questo loro progetto nel quale han creduto in prima persona, e poi entrambi sono film tratti da opere letterarie di cui credo quasi chiunque sulla faccia della Terra – anche chi non ha mai letto una sola parola di questi due libri – conosca la storia. E del resto si tratta dei due romanzi gotici più celebri mai scritti (escludendo forse solo «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde» di ROBERT LOUIS STEVENSON e ovviamente qualsiasi cosa abbia mai scritto EDGAR ALLAN POE). 

E questo quindi cosa implica? Che il Cinema ha già abbondantemente e largamente saccheggiato senza pietà queste due storie in ogni modo possibile e immaginabile! E quindi la vera domanda è: c’è ancora bisogno di raccontare oggi la storia del vampiresco conte sanguinario che azzanna colli a non finire succhiandone il sangue e quella dell’orrorifica montagna d’uomo – anzi, non è degno di essere chiamato uomo, bensì creatura – ricreata in laboratorio da pezzi di cadavere che quasi per magia – e in realtà è Scienza – tutti insieme prendono vita? 

Di norma io avrei storto il naso, detto che non se ne sentiva la necessità e già bollato questi due film come l’ennesimo tentativo da parte di una produzione cinematografica di tirare su un po’ di soldi puntando su storie note e arcinote. Ma io credo in qualcosa chiamato “giudizio imparziale”: prima di giudicare un film, bisogna vederlo! Una cosa di cui sempre più spesso i critici sembrano dimenticarsi. 

E del resto la stessa cosa vale per il “Mostro”: l’etimologia di questa parola deriva dal termine latino “monere” e cioè “avvisare” oppure “ammonire”. L’aspetto del Mostro t’ammonisce, t’avvisa. Ma forse, invece di basarti su quello che conosci e su ciò che non conosci – vedi qualcosa di diverso da qualsiasi Umano tu abbia mai visto e dai per scontato che non sia Umano – impara a conoscerlo davvero, quel qualcosa. Anche se sempre più film sono mere e pallide fotocopie l’una dell’altra realizzate scommettendo sul sicuro, magari vedilo quel film prima di stabilire se è “come tutti gli altri”.

Beh, questi due film sono diversi: perché – lo abbiamo già detto! – sono belli, belli davvero, quasi prodigiosi per quello che raccontano e per come lo raccontano, e quasi mi verrebbe da definirli “miracoli” per come riescono nell’impresa di raccontare la stessa storia di sempre pur raccontando in realtà qualcosa di nuovo, diverso e originale. Oltre che sorprendentemente simile.

Ebbene sì, questi due rifacimenti di storie note e arcinote non sono nei fatti stati voluti dalle grandi major hollywoodiane, ma dai due Autori e Maestri di cui sopra, che hanno investito in prima persona nel loro progetto e lo hanno seguito in ogni sua fase, di cui sono i padri, o per dirla “alla Frankenstein”: I CREATORI. 

Ma in che modo questi due film, pur raccontando la stessa storia narrata nel romanzo originale da cui sono tratti, ne raccontano una diversa? Entrambi seguono lo stesso percorso, tracciano la medesima direzione: rielaborano le vicende che si propongono di narrare con lo scopo chiaro e preciso di dirci che il mostro forse così mostruoso non è.

Credere che i Mostri non siano mostruosi è un qualcosa di mostruoso, che non si dovrebbe fare, che non si fa. Se tu sei diverso, se tu commetti errori, se tu stesso sei un errore… allora automaticamente non devi esistere. Ma se questo significa essere Mostri, allora vien da chiedersi cosa sia essere Esseri Umani. Avere Umanità non significa forse avere sentimenti? Soffrire, dolersi, amare? Chiedersi perché esiste tutta questa sofferenza? Domandarsi perché esiste l’Amore, se poi deve però esistere anche il Dolore? Interrogarsi sul perché Noi stessi siamo venuti al Mondo? L’Umanità forse non è diversa? Non commette errori? Non è essa stessa (a volte così sembra) un errore? Forse alla fin fine i Mostri veri son tali perché per paradosso son troppo Umani. Ci avevate mai pensato? E del resto nessun vampiro della notte o creatura mostruosa da laboratorio suscita in Noi tanto orrore quanto lo stesso Essere Umano e certe azioni nefaste e atroci e aberranti che ha compiuto nell’arco della sua Storia. Ma nonostante questo non riusciamo a smettere di interessarci a lui, di raccontarne le vicende, di amarlo. Se no, non saremmo ancora qui a scrivere libri e fare film.

Besson e del Toro non parlano davvero di Dracula o di Frankenstein, ma parlano di Noi Umani. Il film del francese racconta d’un Essere Umano che soffre perché ha perso l’Amore della sua vita, quand’era ancora il Principe Vlad nella Transilvania del XV secolo. Ed è da allora che per secoli e secoli s’è dannato nella speranza di poterla ritrovare. Un uomo che uccide, certo. Che miete vittime. Ma che non desidera altro che riavere di nuovo quella Luce nella sua vita. Non un mostro, ma un uomo che soffre dentro. Il messicano narra di un essere umano che voleva solamente essere amato e che invece s’è ritrovato un padre (il dottor Frankenstein) che invece d’amarlo lo ha da subito ritenuto una mediocrità, trattato come un oggetto e una mera estensione di sé stesso, che lo vede come un fallimento da cui sbarazzarsi dal momento che non riesce a soddisfarlo nelle sue ambizioni come vorrebbe, in maniera non dissimile da come il suo stesso padre (il padre del dottore) vedeva il figlio. Poco importa che quest’uomo che altro non voleva che l’amore del padre – o di qualsiasi Essere Umano – sia fatto di pezzi di cadavere messi insieme in laboratorio: trattasi comunque di un Essere Umano. 

Due pellicole geniali, che si confrontano con un originale immenso e che però riescono ad essere nuove. Incredibili da un punto di vista meramente estetico, registico, di messinscena. Che vantano entrambe interpretazioni attoriali memorabili e sbalorditive: quando si parla dell’opera di Besson, non si può non parlare del magnetico protagonista, l’eccelso CALEB LANDRY JONES, oltre che della sua amata impersonata da una superba ZOË BLEU SIDEL, e senza per questo scordarci dell’eccellentissima nostrana MATILDA DE ANGELIS; nel caso del film di del Toro abbiamo un formidabile OSCAR ISAAC nella parte del Dottore e un fenomenale JACOB ELORDI nel ruolo della Creatura che affascinano e lasciano stupefatti, senza dimenticarci per questo dell’incantevole MIA GOTH. Fatto curiosissimo, divertentissimo e simpaticissimo che accomuna di nuovo ambedue le opere cinematografiche: entrambe vantano nel cast un nome importantissimo quale quello di CHRISTOPH WALTZ, tra i più grandi attori della sua generazione, autore di due performances che toccano il sublime, interprete di due personaggi quasi completamente diversi fra loro, eppure ambedue essenziali e decisivi e fondamentali in ognuna delle due pellicole, impersonati con quell’ineguagliabile nonchalance brillante oltre ogni modo carismaticissima che lo contraddistingue.

(Il grande Christoph Waltz: a sinistra in «Dracula» e a destra in «Frankenstein»)

E poi? Poi che altro c’è? C’è la Storia, che è la stessa di sempre, ma che è anche un’altra completamente diversa. Che ci insegna come a volte i remake abbiano senso di essere fatti, e possa addirittura essere un bene rifarli! Che ci ricorda – in ambedue i casi – come i veri Mostri non siano creature abominevoli, brutte o deformi. In realtà il Mostro vero è dappertutto, attorno a Noi e dentro di Noi. Ed è maledettamente, meravigliosamente, orribilmente Umano. E alla fine – pensate un po’ – anche i Mostri possono perdonare ed essere perdonati. Redimersi e portare redenzione. E soprattutto amare ed essere amati. In altre parole: essere più Umani dei veri Umani.

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