Una Battaglia Dopo L’Altra: Il Provarci conta più del Riuscirci

DI ALBERTO GROMETTO

A questo Mondo esistono, dicono, due tipi di persone: chi vince e chi perde. A parte che questa categorizzazione è semplicistica e in qualche misura limitata, il fatto è che però entrambi gli schieramenti devono passare attraverso una determinata fase, per risultare vincenti oppure perdenti: IL COMBATTERE!

Ci sono i vincenti, e ci sono i perdenti. E a Noi di che categoria conviene far parte? Di nessuna delle due! Perché prima di quello, prima del trionfo o della disfatta, prima della resa o della vittoria, viene la lotta, il combattimento, la battaglia. E se perdi, ti devi rassegnare alla sconfitta. Ma quando vinci, dovrai continuare a farlo. E quasi sicuro non potrai vincere per sempre. Perché prima o poi perderai. Arrendersi è deprimente ma anche combattere lo è, perché poi si perde. E allora qui la domanda vera non è tanto se sei un vincente oppure un perdente, ma se conviene combattere oppure no. 

Il mio MASSIMO IDOLO IN ASSOLUTO e MITO PIÙ GRANDE si chiama PAUL THOMAS ANDERSON. Io lo ammiro, lo venero, lo amo di un amore così grande che sento di dovergli qualcosa, pur non conoscendolo di persona. E quel qualcosa è la mia stessa esistenza e il suo significato. Infatti io in realtà lo conosco, Paul. Per gli amici: PTA. Lo conosco eccome, perché quando qualcuno – attraverso un qualcosa che prima esisteva solo nella sua testa e che poi ha portato fuori nel Mondo – ti parla così tanto e così profondamente con la stessa sensibilità ed empatia e umanità con cui mi ha parlato Lui attraverso i suoi film… allora non puoi che dire di conoscerlo forse meglio di chi lo conosce dal vivo per davvero! Se oggi io amo il Cinema, è grazie a PTA. Se oggi MERCUZIO AND FRIENDS esiste, è grazie a PTA. Se oggi vivo, respiro e faccio cose in nome di Arte e Cultura e Bellezza, è grazie a PTA. Tu mi hai cambiato la Vita, insegnato che il Mondo sarà pure un posto malato a cui Noi però possiamo restituire Significato e quindi Bellezza per mezzo del più potente degli strumenti, che sono le Storie che raccontiamo. Grazie per aver narrato l’Umanità imprimendole addosso un qualcosa che sa di infinitamente Superiore rispetto all’Umanità stessa. Grazie per avermi parlato e così facendo dato un senso al mio esistere. Grazie di esistere, Maestro. Dal tuo eterno, follemente innamorato discepolo.

(L’unico e solo: PTA!!!)

Ecco, siccome ho solennemente promesso alla persona che caricherà materialmente sul sito questo articolo che mi sarei contenuto nel descrivere e nel raccontare e nel parlarvi dello sconfinato amore smisurato che nutro nei riguardi di Paul, mi fermo qui sui sentimenti che provo per Lui. Spero e credo che queste poche parole (sì, caro Editor, mi rivolgo a Te: POCHE!!!, specie se confrontate con quel che io penso quando penso al mio Amore per PTA!) rendano l’idea. 

PTA è sempre stato un combattente. È da tutta la Vita che combatte per il suo Cinema, i suoi film, le sue Storie. Talmente umani ed universali che sono diventati il Cinema e i film e le Storie di “tutti Noi”. Anche quando non parla di Noi, in realtà parla di Noi. Anche quando racconta le vicende di una simil setta religiosa o di un cercatore di petrolio di inizio Novecento, finisce per rivolgersi ad ognuno di Noi. Anche se non abbiamo mai fatto parte di congreghe strane e non abbiamo mai (purtroppo!) scoperto il petrolio. Ma quelle storie che PTA racconta, raccontano di Esseri Umani descrivendoli nella loro fragile, violenta, brutale, meravigliosa, sconcertante umanità!

Particolarmente eclatante che pure nel caso di questo film qua di cui sto per parlarvi, Lui scelga di rivolgersi a tutti Noi Umani eliminando qualsiasi specifico riferimento temporale. PTA ambienta le vicende di cui si fa narratore in un’America non meglio precisata, vaga, indefinita, di cui ci viene detto pochissimo. Potrebbe essere l’America di un futuro decisamente molto prossimo così come d’un presente alternativo. Non lo sappiamo! E la voluta vaghezza storica di questa cornice non costituisce solo un valore aggiunto alla bellezza della pellicola, ma le dona anche un significato altro, la rende ancor più interessante, perché finisce per universalizzarla ancor di più, per attualizzarla maggiormente. Perché, pur senza andare a scomodare nomi appartenenti alla nostra contemporaneità, ma anzi proprio perché non ne nomina nessuno, rende ancor più forte l’idea di quale America il film parli. Perché Noi lo sappiamo molto bene di quale America stia parlando. E cioè di quella di oggi. Quella “nostra”. Quella divisa, spezzata in due, ove ci si fa la guerra ogni giorno, tutti i giorni. E non serve dire tra chi e chi è la guerra. E nemmeno puntare il dito contro questo o quell’altro. Perché Paul non ci fa dono di un bizzarrissimo film spettacolare e insieme bellissimo con lo scopo di lottare in nome di un messaggio politico. Ma piuttosto per mostrarci che cosa comporta il lottare in nome di quel messaggio politico. Ma il suo messaggio non è politico, bensì umano. 

«UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA» parla di combattenti. Fin dal titolo lo dichiara: si parla di battaglie! E quando si parla di combattenti e battaglie – proprio per quella che è la loro stessa natura – non si può che parlare di schieramenti. E quindi di divisioni, conflitti, inimicizie. Di due fazioni opposte l’una all’altra. Che “si fanno la guerra” una contro l’altra. Una parte che è contro l’altra. Un gruppo in contrasto con l’altro. E anche in questo caso vi sono due chiari schieramenti. Ognuno dei quali, ovviamente, vuole vincere sull’altro. Da una parte i rivoluzionari attivisti che parteggiano per gli immigrati e i clandestini e gli irregolari continuamente vessati ed emarginati e considerati “inferiori” in quanto “non-bianchi”, coloro che attraverso atti di vero e proprio terrorismo quali piazzare bombe a destra e a manca e liberando con l’uso della violenza centri di detenzione desiderano giustizia ed equità. Dall’altra parte i suprematisti bianchi che siedono ai vertici della società, sui suoi più alti scranni, svolgendo il ruolo delle autorità e occupando cariche eminenti e posizioni di comando, ma che al tempo stesso si muovono illecitamente fra i corridoi del potere e attraverso club segretissimi e operazioni ombra criminose agiscono con l’obiettivo di affermare che una sola e unica razza può e deve esistere, la loro.

(Spettacolare il personaggio impersonato da Benicio del Toro!)

Sebbene il film propenda chiaramente per uno dei due schieramenti, non si può negare come entrambi vengano ritratti nei loro pregi e difetti. E qui sta parte della grandezza di questo film. Attraverso emozionantissime sequenze tutte brividi cariche di tensione, spettacolari scene action da cardiopalma e tantissima comicità spassosissima a secchiate e anzi a valanghe – per mezzo di tutti quegli ingredienti tipici quasi dei blockbuster americani – fa qualcosa di molto ma molto diverso da qualsiasi commercialata americana. Pur travestendosi da quello, questo gioiello andersoniano si pone l’obiettivo di narrarci di due gruppi rivali, avversari, nemici mettendo in luce quanto siano in realtà simili! Solitamente i cult americani che parlano di guerre e battaglie, mostrano chiaramente come ci siano i Buoni da un lato e i Cattivi dall’altro. Il Lato Chiaro e il Lato Oscuro. Le Forze del Bene e le Forze del Male. E di come siano ben scisse fra loro. Quasi te lo gridano addosso, per chi fare il tifo. Mai si sognerebbero di mostrarci le due parti come simili. Ma PTA non fa commercialate americane, Lui è fatto per fare quasi solo esclusivamente capolavori immortali. E chi fa capolavori immortali, ne realizza perché sa vedere oltre. E anche in questo caso, Lui vede oltre! Oltre il fatto che siano antagonisti e oppositori gli uni degli altri.

Ambedue le parti sono innanzitutto da considerarsi ufficialmente come “criminali”: si muovono nell’ombra, usano la forza, agiscono nell’illegalità più assoluta, sanno essere violente, sentono come loro una missione più grande che – per quanto diversa! – risponde però alla personale visione che hanno dell’America e, conseguentemente, del Mondo intero. Ed è in nome di quella visione con tutti i suoi ideali – giusti o distorti che siano – che lottano e si danno battaglia passando continuamente da uno scontro all’altro, da un conflitto all’altro, da una guerra all’altra. Perché quella visione la vogliono costruire. Costi quel che costi. Anche se questo significa rinunciare ad altri valori e ideali, calpestandoli e schiacciandoli e deturpandoli. Valori e ideali che non saranno quelli del combattente pronto a dar battaglia per ciò in cui crede, ma che da un certo punto di vista sanno essere financo più “umani”: la famiglia, la cura amorevole verso la propria prole, la lealtà verso gli amici e i compagni d’arme… tutto è sacrificabile, rinunciabile, perdibile se paragonato alla lotta e al suo significato. Niente a confronto è così importante, nulla così pregno di senso. E questo vale in egual misura per entrambe le fazioni. È vero, da una parte abbiamo vestiti in pelle, toppini attilatissimi, pantaloni fascianti sui fianchi, cappelli di lana. Mentre dall’altra smoking eleganti, maglioncini di cashmere dai colori pastello, polo perfette, pantaloni e scarpe da golf – o in alternativa tenuta militare nuda e cruda. Da un lato abbiamo telefonate piene zeppe di messaggi in codice e parole d’ordine, dall’altro scantinati abnormi gestiti come quartier generali nascosti dentro case di famiglia addobbate a festa come se il Natale durasse tutto l’anno! Ma anche se cambia la forma, la sostanza rimane quella. E cioè molto molto molto simile.

E in mezzo, chi c’è? Noi. O meglio, il protagonista del film. E attenzione: “protagonista” non significa sia utile o serva a qualcosa, ai fini della narrazione. Ma chi è? Trattasi dell’uomo comune, nella media, tranquillo, non adatto a questo genere di lotta. Basti pensare al suo stesso nome: Bob (anche se in realtà non è quello, ma non faccio ulteriori spoilers!). Ora, ditemi voi se esiste un nome che incarni maggiormente l’idea di tranquillo uomo comune nella media rispetto a “BOB”?! Non si capisce davvero cosa diavolo ci faccia questo qua – padre di famiglia cinquantenne la cui maggior preoccupazione è cercare di sembrare minaccioso nel momento in cui tenta goffamente di mettere in guardia il ragazzo che esce con la figlia – nel mezzo di tale casino! Come gli viene detto ad un certo punto nel corso del film, lui non è adatto, è troppo lento. Adatto… a chi? A cosa? Non è adatto a stare fra dei combattenti. Non è adatto a quella gente lì. Non è adatto alla lotta. Ma davvero non scherzo quando dico che lui è il protagonista meno adatto possibile, il più fuori luogo in assoluto che ci possa essere! Eppure si ritrova lì, al centro di tutto, proprio nel mezzo. Suo malgrado. Quante volte del resto noi stessi ci troviamo coinvolti nelle lotte altrui nostro malgrado? Che poi questa non è nemmeno una lotta che non lo riguarda, che lui non sente come sua, di cui non vorrebbe far parte. Però semplicemente non è adatto alla lotta! 

(Leo!!!)

Un adorabile e insieme ridicolo pagliaccio clownesco del genere, a visione ultimata, riusciamo davvero difficile immaginarlo impersonato da chiunque altro se non dal suo effettivo interprete: un fenomeno assoluto d’attore, che tutti quelli che amano il Cinema non possono non conoscere, il quale ha peraltro il grandissimo pregio e straordinario merito di scegliersi col progredire dell’età ruoli che gli si confanno invece che rimanere ancorato a personaggi giovani e belli. Forse quasi nessun altro avrebbe saputo rendere Bob altrettanto spassoso e divertente, comico ed esilarante, assurdo e ridicolo ma anche dolce, tenero, amabile e meraviglioso se non LEONARDO DICAPRIO, qui al suo primissimo film con PTA!!! Lui che ha scelto la famiglia, di essere padre, o quantomeno di provare ad esserlo, è quello nel quale Noi possiamo rivederci di più, Noi che ne guardiamo le gesta, Noi del pubblico che non trascorriamo le nostre giornate a lanciare bombe a mano e non siamo parte di organizzazioni segretissime di stampo criminale. Anche Noi che siamo “le persone comuni” generalmente, pur coi nostri ideali sicuramente – e del resto anche Bob ha i suoi valori nei quali crede fermamente, sia chiaro! – rispetto agli estremisti o ai rivoluzionari oppure ai potenti, di tendenza non siamo pronti a dar battaglia in ogni istante e ad ogni momento mettendo letteralmente a repentaglio le vite nostre e di chi ci sta intorno… giusto? 

(Teyana Taylor)

Ed è qui che mi sento in dovere di nominare almeno due altri personaggi – ognuno a modo suo iconico – che sono stati portati in scena a dir poco divinamente. E del resto, quando è PTA dietro la cinepresa, sempre (ripeto: SEMPRE) gli attori che recitano con Lui e per Lui nei suoi film si ritrovano a fornire il meglio della propria carriera! Da una parte la dura rivoluzionaria nera tutta lotta e valori e ideali impersonata da un’avvincente TEYANA TAYLOR e alla quale non frega niente di essere incinta, quella va a piazzar bombe ugualmente combattendo col mitra in mano! Dall’altra il rude militaresco generalissimo americano bianco quasi macchiettistico e caricaturale all’ennesima potenza, con la perenne cicca in bocca e il petto gonfio pompato al massimo nelle sue magliette super attillate e i suoi modi di fare e di parlare stereotipati fino all’eccesso, tra i più gustosi e squisiti possibili, reso tale per mezzo della notevolissima performance attoriale di SEAN PENN. Due personaggi diametralmente opposti, giusto? E invece no, alla fin fine! Come le due parti di cui si fanno massimi rappresentanti, pure loro paradossalmente s’assomigliano in realtà molto più di quanto si possa credere. Ambedue dei combattenti con la loro personale visione del Mondo da plasmare e che sì, credono in quello che fanno, ma a dire il vero ancor più nella lotta in sé e per sé. E ancor di più lei crede in lei, e lui in lui. Perché sì, tutti e due, alla fin fine, avranno i loro obiettivi. Lei la sua rivoluzione al cui altare immolarsi. Lui la sua idea di forte Nazione bianca dove gli immigrati manco esistono. Però entrambi in realtà fanno quello che fanno per loro stessi. La loro persona è quel che conta di più, per tutti e due: più delle loro famiglie, dei loro compagni di lotta, del gruppo di cui fan parte o vorrebbero far parte, persino più dei loro stessi ideali e delle loro stesse idee. Loro vengono prima di chiunque altro. 

(Sean Penn)

Per forza ci rivediamo nel Bob di DiCaprio, a maggior ragione! Perciò ritengo questa pellicola veramente “grande”: non mitizza una parte demonizzando l’altra, ma mostra ambedue i lati per quello che sono, con pregi e difetti. I rivoluzionari estremisti ad esempio si perdono quasi nelle loro fisime, ossessioni, paranoie. Non conosci la parola d’ordine nel momento in cui ricevi una delle telefonate segrete? Allora sei finito!, mi spiace (chiedetelo al povero Bob, in una delle scene più divertenti di tutta la Storia della Settima Arte, ancora ho le lacrime agli occhi quando ci ripenso!). E inoltre rimanere così tanto ancorati ai propri valori quando si lotta contro i potenti, non è sempre facile, vero? Quei valori finisci magari per tradirli e rinnegarli tutti, specie quando ti ritrovi faccia a faccia col pericolo autentico. La mia non vuole essere un’accusa di ipocrisia. È normale, è umano: semplicemente volevi salvarti. No? Chissà. Di contro tra i disgustosi suprematisti della razza che giudicano in base all’etnia pronti a giocare a fare gli dei, puoi trovare qualcuno che si ritrovi ad apprezzare (solo apprezzare? forse qualcosa di più…) qualcuno dei rivoluzionari. Esatto, proprio quel militarissimo americano bianco fino al midollo ad un certo punto della pellicola parlerà di una donna nera – LUI! – come di una grandissima combattente verso la quale chiunque dovrebbe provare un profondissimo rispetto! E qui si capisce chiaramente perché la performance di Penn debba essere così macchiettistica e caricaturale: perché il suo personaggio è infinitamente più ambiguo, sfaccettato e complesso di come non appaia. Se ci pensate proprio come è questo stesso film. Come, a dire il vero, è la Vita stessa! 

Più che in rivoluzionari o estremisti – buoni o cattivi che siano! – Noi ci rivediamo dunque in Bob. Noi siamo Bob. A vederlo, con quell’improbabile vestaglia trasandata casalinga mentre si muove disorientato e inciampa a ripetizione, preda dell’ansia e dell’erba (ne fuma parecchia!), uno s’immagina che le sue gesta debbano essere quelle dell’uomo comune: ritirare la posta, pagare le tasse, fare la dichiarazione dei redditi. E invece no, per assurdo. Ma c’è un altro fattore che rende il suo personaggio “Uno di Noi”. Sia l’americanissimo razzista sia la rivoluzionaria estremista non sono persone che provano a fare qualcosa, ma persone che quel qualcosa lo fanno. Che agiscono sapendo – o pensando? – di fare. Lottano affinché la lotta venga fatta. Loro vogliono qualcosa? E fanno quel che va fatto perché neanche ipotizzano di non riuscire. Nemmeno noi in un certo senso ipotizziamo che possano non riuscire, ci appaiono, ognuno dei due a modo suo, come invincibili. Bob no, Bob è l’uomo che al di là di idee e valori vuole una cosa molto semplice. Vuole essere un papà per sua figlia. Un gran papà. O quantomeno, un papà decente. Non gliene frega di far parte di quel gruppo là o di costruire un certo tipo di America. Non che non abbia i suoi valori, ripeto. Ma la figlia viene prima. Però, con sempre addosso quella sua vestaglia (micidiale l’attenzione che PTA mette anche nella scelta del singolo costume, anche da questo si intuisce la grandezza grandiosa d’una mente e un animo come i suoi!), Bob non ha proprio l’aria di essere “uno che riesca” in quello che fa. Però il fatto è che non molla. Lui semplicemente ci prova. Ci prova ad essere quel papà che vorrebbe essere. Ci prova ad essere quella persona di cui la figlia ha bisogno per essere salvata. Ci prova, anche se incappa in una lotta infernale senza tregua o quartiere fatta di estremisti e rivoluzionari, inseguimenti e bombe, omicidi e sparatorie. Nessuno scommetterebbe mezzo centesimo su di lui, nessuno gli darebbe mezza chance che è mezza! Le probabilità giocano a suo sfavore, non è detto che sopravviva. Al punto che ogni minuto in cui è in scena, ci chiediamo come sia possibile non sia già stato ammazzato! Eppure lui è lì, e ci prova, ci prova davvero fino in fondo. Perché il provarci conta più del riuscirci!

(Candidato nel 2026 a 13 Premi Oscar fra cui Film, Regia, Sceneggiatura Non Originale – in quanto tratto dal romanzo «Vineland» dello scrittore statunitense Thomas Pynchon – e per i quali PTA risulta lo stra-favorito)

Lui non sarà un combattente vero come la rivoluzionaria o il militarissimo di cui sopra. Ma quei due lottavano per sé stessi alla fine, pensando a loro prima che a chiunque altro. Bob, inadatto alla lotta, lotta per la figlia. E non importa se magari non riesce a combinare niente, quel che conta è che sia lì e che ci provi e che continui a provarci. Son tutti bravi a combattere quando si è bravi a farlo e per di più si combatte per sé stessi, puntando ad ottenere glorie e riconoscimenti. Ma forse non è un esempio di coraggio ed eroismo infinitamente più straordinario lottare senza essere minimamente bravi a farlo per coloro che si amano? Forse è questo essere combattenti veri. Forse, tutto sommato, il normalissimo Bob è il combattente più straordinario che ci sia.

Non lo chiamerò capolavoro, ma è davvero pazzesco come film, incredibile!, il solo pensare che dentro una stessa pellicola ci siano un gruppo di suore commercianti in droghe, inseguimenti al cardiopalma tipici di tutti gli action blockbuster a stelle e strisce ma filmati come MAI lo erano stati e intere sequenze cariche di dramma e tensione che si susseguono a scene d’una potenza comica irresistibile e momenti tragici commoventissimi… ne fa capire l’originalità sconcertante! Piccola parentesi necessaria e fondamentalissima: ci tengo a lasciarmi andare ad elogi sperticati pure nei riguardi della sorprendentissima performance attoriale che più d’ogni altra mi ha sbacalito, a mio modo di vedere degna dell’Oscar, di quella rivelazione che è stata CHASE INFINITI, la quale spero avrà una carriera delle più luminose possibili.

(Che strepitosa performance grandiosa, la quale certamente schiuderà a chissà quante e quali altre interpretazioni!)

Paul. Anche Tu sei un combattente vero. Perché anche Tu, prima di riuscire in tutto quello che di straordinario e pazzesco e incredibilmente bello e importante sei riuscito, prima hai dovuto provarci. E lo hai fatto a prescindere dai premi, dai riconoscimenti o dalla gloria personale. Ma è innegabile che Tu abbia sempre sognato – e io con Te, Maestro – di stringere un giorno fra le tue mani quella tanto agognata statuetta. Sì, parlo del Premio Oscar. È da trent’anni che lo stiamo aspettando. Finora 11 candidature, ma niente statuette. Questo però credo sia l’anno giusto, sai? È il tuo anno, PTA. Il 2026 per me sarà l’Anno della Svolta, e sarà così anche perché il mio più grande idolo finalmente otterrà il massimo dei riconoscimenti possibili dinanzi al Mondo intero riunito per lui attorno a quel palco. E sarà la realizzazione d’un Sogno, per me. Non solo per Te. Però, ci tengo a dirtelo: Oscar o meno, questo non cambia niente. Non cambia quello che Tu già hai vinto. Quel che Tu sei per me. Nel provare a vincere questa statuetta, soprattutto nel provare a raccontarmi della Vita e del Mondo e dell’Umano, Tu hai realizzato qualcosa di molto più grande e importante per cui non esistono parole sufficientemente grandi e importanti. Tu m’hai cambiato l’esistenza. Le hai dato un significato, una ragione. E tutti gli Oscar della Storia non valgono niente, a confronto. 

Non esistono vincenti o perdenti, in realtà. E questo perché riuscire in qualcosa non è così importante. Sapete cosa conta molto più del riuscire? Il provarci! Oggi tutti si ricordano di coloro che han fatto questa impresa grandiosa oppure inventato quell’altra roba là. Ma tutti loro, prima di farcela, han dovuto provare a farcela. È nel momento in cui provi, che cambi il Mondo. Che cambi vite intere. E alla fine i tuoi Eroi più grandi sono coloro che ci provano. Ma che ci provano per davvero. Ebbene sì: il provarci conta più del riuscirci.

Il Mio Oscar, Paul, sei Tu. Sei sempre stato Tu.

E Noi dove mai potevamo scegliere di andare ad applaudire a PTA e alla sua perla? Chiaro: nel solo posto degno di questo nome, il luogo più bello del Mondo, presso il nostro cinema del cuore ❤️, e cioè IL REPOSI DI TORINO IN VIA XX SETTEMBRE 15… ANDATECI ANCHE VOI!!!

Ami il cinema? Allora clicca qua!!!

Vuoi leggere altro sui film targati PTA? Premi qui!!!

Vuoi sentire due Clown gracidanti che parlano di un film di PTA? Pigia qui!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

Scopri di più →

GO TO TOP