Il focolare – Mary Godwin Shelley

DI EDOARDO VALENTE

Il focolare può essere un luogo di raccolta, un punto ardente attorno al quale splende fervida immaginazione, scaturita dal contatto di grandi menti.

Il focolare è luogo di narrazione, di incontro e scambio prolifico.

Può essere un momento della storia delle singole persone, o della storia universale. E, a volte, queste due storie coincidono.

Attorno a un focolare si erano riunite le persone di cui vi racconterò in questa prima puntata de Il focolare, e al centro di loro si trova Mary Godwin Shelley.

Cosa permette a una persona di possedere una genialità tale da poter scrivere, a soli diciott’anni, un capolavoro come Frankenstein?

Sicuramente ciò che ha influito è stata la situazione familiare.

Mary Godwin era figlia del filosofo anarchico William Godwin, e della filosofa e antesignana del femminismo Mary Wollstonecraft.

Quest’ultima, purtroppo, morì poco dopo averla data alla luce. Si racconta che la piccola Mary avesse imparato a leggere percorrendo con le dita le incisioni sulla tomba della madre.

Nonostante questo, Mary crebbe in un ambiente culturale molto attivo. Basti pensare che, tra le persone che suo padre invitava a casa, c’era Samuel Taylor Coleridge, che lesse per loro la sua stessa opera The Rime of the Ancient Mariner.

L’impronta materna ebbe comunque modo di influire, perché Godwin, pur non condividendo ogni cosa, impartì alla figlia un tipo di educazione inusuale, ispirato agli scritti femministi della moglie.

Sedicenne, fece uno degli incontri più importanti della sua vita, o forse il più importante: quello con Percy Bysshe Shelley.

Shelley, di qualche anno più grande di lei, era un poeta aristocratico, sposato, con figli, e appassionato alle teorie politiche ed economiche di William Godwin.

Questo fece sì che Godwin lo prendesse sotto la sua ala (soprattutto sperando che risanasse i suoi debiti), mentre la famiglia non fu contenta delle idee rivoluzionarie abbracciate dal figlio, e gli tolse l’accesso al patrimonio familiare.

Né la situazione economica complicata, né la disapprovazione genitoriale, poterono impedire a Mary e Percy di approfondire la loro conoscenza. Si vedevano di nascosto davanti alla tomba della mamma di lei (che torna a essere luogo centrale in questa vicenda), e pare che in quel contesto macabro siano anche andati ben al di là delle parole o di qualche innocente bacio.

Nel 1814 decisero di fuggire insieme, alla volta dell’Europa.

Il viaggio, però, fu breve e interrotto dalla mancanza di denaro. Ma anche una volta tornati in patria, la situazione non fu delle più rosee. Non avevano soldi, Mary era rimasta incinta, Percy scappava dai creditori, tutto andava male.

All’inizio dell’anno successivo, la loro primogenita, di appena due settimane di vita, morì. Questo evento ha avuto enormi conseguenze negative sulla vita della povera Mary.

È nel 1816, però, che i protagonisti di questa storia si avvicinano al focolare.

La causa scatenante è la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, che aveva iniziato una relazione con una personcina a caso, il primo che passava: Lord George Gordon Byron.

Essendo rimasta incinta, lei, i due Shelley, Lord Byron e il suo amico medico John Polidori si riunirono in una villa sul lago di Ginevra, per decidere il da farsi in merito a questa situazione.

Quell’anno, però, l’estate fu diversa dalle altre. L’eruzione di un vulcano in Indonesia aveva generato delle nubi che, a distanza di un anno, influirono anche sul clima europeo, donando giorni scuri e basse temperature.

È in questa estate poco estiva che si ritrovano tutti quanti, costretti spesso a passare il tempo in casa, immersi in discorsi di vario tipo fino a notte fonda.

È in questa casa che la mia immagine metaforica del focolare si concretizza, e queste grandi menti si ritrovano attorno al fuoco, a leggere storie, a raccontarsi gli ultimi, incredibili, sviluppi della scienza, a proporsi giochi per ingannare il tempo.

Uno di questi giochi venne proposto da Byron: scriviamo delle storie di fantasmi!

In questa specifica condizione la strabiliante mente della giovane Mary Shelley concepisce l’idea che assumerà le forme di un romanzo rivoluzionario.

Quello che mi affascina è pensare che alcuni dei più grandi letterati dell’epoca, non solo si conoscevano tra di loro, ma hanno avuto occasione di interagire, e di trarre dei grandi frutti da questo inimmaginabile scambio di idee.

Se è vero che si è il risultato del contesto in cui si vive, di conseguenza un contesto di quel tipo era come un’intera foresta pronta ad accendersi delle fiamme della creatività, divenendo più brillante di una stella.

Anche in questo caso: la similitudine non è casuale. Perché spesso questo tipo di creazione artistica, poetica, letteraria richiede un sacrificio; non importa se già avvenuto o ancora da avvenire.

Per Mary Shelley i sacrifici furono le vite dei figli che spesso non nascevano, o che morivano poco dopo essere nati.

È come se, spesso, per generare arte si sia costretti a sacrificare la propria vita, ma questa stessa arte prodotta è ciò che alla vita dona valore e significato.

E un’altra cosa necessaria è trovare la propria legna, nella quale gettare la scintilla dell’intelletto. Raccogliersi, incontrarsi, dialogare, comunicare. Unire il fuoco individuale in un grande focolare collettivo, a cui ognuno dona qualcosa, dal quale ognuno può attingere positivamente.

Non basta dire che noi non avremmo Frankenstein senza Mary Shelley. Non è sufficiente una sola persona a generare la propria creazione. Era necessario il padre, la fantomatica presenza della madre; era necessario Percy, era necessario Byron.

Era necessario il focolare.

Il titolo originale e completo del romanzo è Frankenstein; or, The Modern Prometheus.

Un artista, un creativo, un pensatore è anche questo.

Sacrifica la propria vita per donare all’umanità intera il fuoco. Il fuoco della propria arte, del proprio pensiero, del proprio essere.

Perché è un fuoco che non è fatto per brillare solo per una persona, chiusa nel proprio angolo di mondo, ma deve essere condiviso con tutti, deve accendere menti, fare ardere spiriti, suscitare incendi di emozione.

Questo è il più grande valore della condivisione del sapere. Il valore del focolare.

Se credi nel potere sconfinato e immortale delle parole, questo è l’articolo che fa al caso tuo!!!

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