Frankenstein contro Frankenstein

DI CECILIA ALFIER

Questa non è propriamente una puntata di Mercuzio & Fear, perché avevo bisogno di parlarvi di una questione profonda.

Premessa: l’Augusto Direttore vi avrà parlato del giochetto che faccio con i film che vedo (al cinema, ma anche a casa, li annoto su un quadernino, con un voto da 1 a 10). Colleziono i biglietti dei film e li divido in Case di Harry Potter. Sì, detto così appare strano. Non lo faccio a seconda che il film sia brutto o no, e neanche in base al genere o ai colori. Ci sono film cupi incasellati comunque sotto Grifondoro o Tassorosso. Quello che mi spinge a decidere è la motivazione che muove il tutto. Perché è partita la storia? Cosa persuade il personaggio principale a fare tutto ciò che fa? Spesso si rivela un interrogativo più complicato del previsto e chiaramente non esiste una risposta esatta. Ci sono scelte semplici. Per esempio, Marty Supreme è chiaramente Serpeverde, data la sua ambizione di diventare campione di ping-pong che risucchia il suo mondo. Sono Serpeverde molti horror, ma non tutti, Presence lo classifico Tassorosso, ma ne parleremo in un’altra puntata. Alla fine dell’anno, la sommatoria di tutti i voti dei film visti determina chi vince la coppa delle Case.

Una delle scelte più difficili che ho fatto ha riguardato Frankenstein Junior, capolavoro della comicità gotica. Ora, a parte i cavalli che nitriscono al nome Frau Blücker, il castello ulilì e il lupo ululà e il grande classico “Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere!”, vi chiederete perché non l’ho messo in Serpeverde senza passare dal via. In fondo, si basa sull’ambizione di sconfiggere la morte, la più grande ossessione e paura dell’uomo. Allora perché non l’ho fatto? Solo per tenerezza al ricordo di Gene Wilder?

No, il ragionamento alla base è che (SPOILER) il film finisce con lo scienziato/chirurgo/matto che dona metà del suo cervello per far vivere la Creatura in pace. Certo, in cambio di qualcosa di grosso! Ma rimane il fatto che nessun Serpeverde lo farebbe mai. Alla fine l’ho smistato sia in Tassorosso che in Serpeverde, avevo due biglietti.

Invece, non ci sono dubbi sul fatto che Frankenstein di Guillermo del Toro sia Serpeverde, il personaggio di Victor è troppo negativo e asfissiante, dà fuoco alla sua stessa torre, per poi dire che la Creatura è aggressiva. Ma c’è un momento in cui ci stacchiamo da lui e vediamo Jacob Elordi, il nostro mostro «addominalato», fare compagnia al vecchio nella casetta del Mulino Bianco in mezzo al nulla. In Frankenstein Junior è solo un intermezzo comico, alquanto realistico, secondo me, ma avevo dimenticato quanto il libro di Mary Shelley fosse una storia seria.

I detrattori della versione di Guillermo del Toro dicono che quella parte è un allungamento del brodo (infatti in Frankenstein Junior il vecchio gli tira addosso la zuppa), ma secondo me è una parte fondamentale del film. Grazie al vecchio, la Creatura scopre il suo essere umano e cosa significhi avere un amico. Victor ed Elizabeth erano le uniche parole che avessero senso per lui prima.

Tant’è che quando si rincontrano il vecchio e il Mostro e il Mostro gli dice: “Ho scoperto cosa sono, resti di cadaveri assemblati, praticamente sono tipo il polpettone di nonna con gli avanzi”, il vecchio risponde: “Ah beh, nessuno è perfetto”. Questa parte di film mi ha convinto a parlarvene oggi.

Qualcuno dia un Oscar a Elordi, perché è stato mostruoso. A parte questo, sul finale, quando disincaglia la barca dal ghiaccio, gli ho consigliato di andare a salvare Leonardo DiCaprio nel futuro, potrebbe tornare utile.

Ricordo comunque che il miglior mostro di Frankenstein è Paolo Marchese. Come “chi è Paolo Marchese?”. Ma il doppiatore italiano della Creatura in Hotel Transylvania!

Con Affetto,

La vostra Gagliarda

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