La Grande Sfida – Top Gun: Maverick vs Minions 2 

DI ALBERTO GROMETTO

So cosa state pensando. Cos’hanno in comune gli adorabili piccoletti gialli che non fanno altro che ripetere tutto il tempo “Banana”, “Papaya” e “Pappaghena” con Tom Cruise? Apparentemente niente, a parte forse il fatto che non invecchiano mai: i Minions nascono nel 2010 e ancora adesso li amano tutti, il caro Tom nasce il 3 Luglio del ‘62 e ancora oggi interpreta ruoli da baldo giovanotto. 

In realtà è presto detta la ragione per la quale queste due pellicole meritano di essere accostate l’una all’altra: sono entrambi due sequel di enormi, pazzeschi successi internazionali. Targati ambedue anno 2022, la loro non era una missione facile. 

Il “Top Gun” del 1986 è uno dei più iconici prodotti culturali di tutti gli anni ‘80, è la pellicola che ha consacrato definitivamente Thomas rendendolo Tom Cruise ed è il film che ha lanciato i giubbotti di pelle e gli occhiali da sole Ray-Ban. I giovani americani dell’epoca si arruolarono in massa nella Marina Usa come non accadeva dai tempi di Pearl Harbour più di quarant’anni prima, proprio per “Top Gun”. Pensa che furbi!, potrebbe dire non a torto qualcuno. Ma questo dà l’idea di cosa ha significato tale film. 

Nel 2015 “Minions” incassò ben oltre un miliardo di dollari in tutto il mondo diventando, all’epoca, il 3° film d’animazione di tutti i tempi ad aver incassato di più, secondo solo a “Frozen” (2013) e “Gli Incredibili 2” (2018). Ad oggi è ancora il 23° film con il più alto incasso di tutta la Storia della Settima Arte. Nati come comprimari, e più precisamente come scagnozzi del dolcissimo super-cattivo Gru, protagonista della trilogia di “Cattivissimo Me”, in un decennio si sono espansi praticamente ovunque pervadendo lo schermo, invadendo i social, imponendosi nel mondo. Dire che la loro notorietà e fama hanno raggiunto le stelle è dir poco. Del resto voi conoscete davvero qualcuno che non sappia cosa sia un Minion?

Venire dopo due così illustri predecessori non era affatto semplice. Eppure entrambi riescono brillantemente nell’ardua impresa. Innanzitutto da un punto di vista strettamente economico. I piccoletti gialli sfiorano di nuovo il miliardo di dollari e conquistano il primo posto come film d’animazione ad aver incassato di più nel 2022. Il pilota Tom fa ancora meglio guadagnandosi la posizione numero uno in fatto di incassi dell’anno (“Minions 2” è al quarto posto) e addirittura è undicesimo in tutta la Storia del Cinema. 

(Illustrazione di Sara Noemi Scatola)

Ma in realtà il successo è anche e soprattutto a livello narrativo. Se infatti, considerando chi li ha preceduti, poteva sembrare scontato o comunque prevedibile la quantità di fans che sarebbero corsi in massa al cinema, non così pronosticabile era la qualità delle storie raccontate. Realizzare il sequel degno di una storia che ha generato così tanti soldi, conquistato così tante persone e segnato l’immaginario collettivo è un obbiettivo che molti, moltissimi, mancano e sbagliano. Ma non è questo il caso né dell’eroico Maverick né dei piccoletti giallini divoratori di banane.

Solcare i cieli 36 anni dopo la prima volta rischiava di essere un’operazione priva di senso. E invece in quello che è diventato il film di Tom con il maggior incasso di sempre, Maverick riesce ancora una volta a far sognare. Qualcuno grida addirittura superi il predecessore. Io questo non lo credo. Ma si tratta davvero del miglior sequel possibile. Infatti, qua sta quello che conta, non hanno fatto questo film dimenticandosi del suo originale, ma hanno tenuto ben in mente la storia vissuta dal nostro pilota. Così vediamo a fianco a Cruise l’arrivo di un nuovo magnifico personaggio, un “nuovo” protagonista ma che è allo stesso tempo, e in qualche misura, “vecchio”: trattasi del figlio di Goose, venuto a mancare nella più drammatica scena del “Top Gun” dell’86, il migliore amico e navigatore di Maverick. Quello che ci viene offerto è uno spettacolo mozzafiato al cardiopalma che lascia a bocca aperta e senza fiato tutto insieme. Incredibile che siano riusciti in questa impresa dopo così tanto tempo.

I piccoletti gialli, dopo aver compiuto folli scorribande per mezzo mondo nel primo capitolo dedicato esclusivamente a loro, sono ora al servizio di un giovanissimo Gru, boss criminale (o come lo chiamano gli stessi Minions: “Mini-Capo”). Assistiamo alla nascita di quello che sarà il super-villain più tenero che esista e del comico, dolce rapporto tra lui e i suoi amabili scagnozzi. Trattasi di un altro esempio lampante di quello che un sequel dovrebbe sempre fare e che quando non fa fallisce miseramente: ricordarsi cosa c’è stato prima, non perdere di vista la storia originale, ché è quella per la quale orde di fans tornano al cinema e di cui numerosi in giro per il mondo si sono innamorati e han perso la testa. E ve lo dice uno che solitamente (fatta eccezione per le grandi saghe cinematografiche, nate con il presupposto di realizzare più film) è allergico ai sequel per natura.

Due pazzeschi successi economici. Due esempi di cosa un sequel dovrebbe sempre fare ed essere. Due film dopo i quali ci si sente meglio. Ma allora chi vince il Match? Chi si aggiudica la Grande Sfida? In sostanza si tratta di un pareggio, anche se la mia preferenza personale va ai piccoletti. Del resto lo abbiamo detto prima: “Top Gun” è un film che appartiene alla sua epoca, una storia del suo tempo e riproporre ora a distanza di tanti anno un sequel, per quanto bello, spettacolare ed emozionante, può risultare anacronistico, almeno un poco. Per questo il mio Oscar personale se lo aggiudicano gli adorabili Minions. Però ammetto che, non avendo vissuto io in prima persona gli anni ‘80 ma avendo invece assistito alla nascita, allo sviluppo e all’imposizione dell’impero miliardario e globale dei piccoletti, potrei appunto essere di parte. Chissà, magari tra 36 anni realizzeranno un altro sequel dei Minions che verrà giudicato anacronistico. Anche se in cuor mio spero che quei pazzi amanti di banane tornino prima a popolare i nostri schermi. In conclusione, parlando di grandi sequel come questi, ricordate:

Per andare avanti, la cosa migliore talvolta è guardarsi indietro.

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