DI DAVIDE PISTARINO
Ci sono registi talmente famosi che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo visto un loro film.
In questa categoria di cineasti possiamo tranquillamente annoverare il regista canadese James Cameron, che ha realizzato due dei film che hanno incassato di più al botteghino, che sono Avatar e Titanic.
Come ogni enfant prodige che si rispetti, il talento artistico di Cameron esce allo scoperto nell’infanzia, ma non come per Spielberg il quale, come lui stesso racconta in The Fabelmans, aveva sin da piccolo il pallino delle cineprese. Cameron, invece, era un eccellente pittore e disegnatore e divorava libri di fantascienza con voracità insaziabile, leggendo autori come Arthur C. Clarke. Infatti, l’opera cinematografica che maggiormente influenzerà il giovane James Cameron e tutta la sua carriera, sarà il capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, che è tratto da un’opera letteraria scritta proprio da Clarke, il quale era anche lo sceneggiatore del film.

Il connubio composto da talento pittorico e passione per la fantascienza inciderà moltissimo sulla carriera di Cameron, che disegna tutti gli storyboard dei suoi film (basti pensare che i ritratti di Rose in Titanic che dipinge Jack Dawson li ha in realtà realizzati Cameron).
E arriviamo al 1982, quando Cameron realizza il suo primo film intitolato Piraña paura, un horror di fantascienza per il quale disegnerà anche l’immagine della locandina. Piraña paura si rivelerà però un disastro sotto ogni aspetto, con Cameron che verrà licenziato dalla produzione e risulterà un insuccesso al botteghino.
Ma come recita un vecchio detto, chiusa una porta si apre un portone, e così fu per il giovane regista canadese, perché pochi anni dopo, al Festival del cinema di Cannes, riuscirà a vendere i diritti di Terminator a una major, un lungometraggio fantascientifico pensato inizialmente come film indipendente, al quale Cameron lavorava dagli anni 70. La storia è quella di Sarah Connor, una giovane ragazza che non sa ancora che diverrà presto madre di un bambino con qualcosa di speciale che avrà un’incidenza sul futuro del mondo, e per questo un cyborg arriva dal futuro per ucciderla e impedirle di partorire. La figura di Sarah Connor è ispirata all’ex moglie di Cameron, che aveva sposato negli anni 70, e che nel film dipinge come un’eroina. Ma il vero colpo grosso è quello di affidare la parte del Terminator ad Arnold Schwarzenegger, un giovane culturista austriaco naturalizzato americano, che fino ad allora quasi nessuno conosceva se non per aver fatto la comparsa in alcune pellicole, come Il lungo addio di Robert Altman. Cameron è conscio che Schwarzenegger non sia un grande attore, ma sa con certezza che è l’attore perfetto per quella parte. Così farà nascere una vera e propria icona americana, che avrà persino un’importante carriera politica, divenendo Governatore dello Stato della California. Terminator si inserisce in un contesto storico cinematografico nel quale quel genere di saghe stava avendo un grande successo. George Lucas e Steven Spielberg avevano fatto Star Wars e Indiana Jones e Zemeckis stava per girare Ritorno al futuro. In quel contesto si inserisce Cameron, creando quella che diventerà una saga con altri quattro capitoli (dei quali solo il primo e il secondo sono diretti da lui), che avranno poi un influsso nel mondo del cinema soprattutto per gli effetti speciali, ambito in cui Cameron è uno dei registi più all’avanguardia.

Dopo il grande successo di Terminator ovviamente Cameron viene notato dalle grandi major di Hollywood. Nel 1986 Cameron viene assunto dalla 20th Century Fox per dirigere Aliens – Scontro finale, il seguito di Alien, il capolavoro di Ridley Scott. In questo film Sigourney Weaver torna a vestire i panni di Ellen Ripley, una delle prime eroine femministe della storia del cinema hollywoodiano. Prima delle riprese del film Cameron raccomandò a tutto il cast di leggere il romanzo di fantascienza Fanteria dello spazio, di Robert A. Heinlein, per fare in modo che tutti gli attori si calassero al meglio nelle loro parti. Cameron ha avuto una cura altrettanto dettagliata nella realizzazione degli armamenti del film, non tralasciando alcun pur minimo dettaglio. Come sempre Cameron ha curato gli storyboard del film. Molti costumi e oggetti di scena sono esposti al Museo Nazionale del Cinema di Torino ed è sempre impressionante vederli dal vero. Aliens – Scontro finale pur essendo il seguito di un classico del cinema di fantascienza, resta a tutt’oggi uno dei film più apprezzati della saga, se non il più apprezzato dopo quello di Ridley Scott.
Nel film successivo Cameron esplora uno dei temi che maggiormente lo appassionano, ovvero gli abissi marini, che faranno anche da sfondo in alcuni dei suoi futuri lavori. Il film in questione è The Abyss, che ha come protagonista Ed Harris. The Abyss è forse il lungometraggio più deludente della carriera di Cameron, con una trama inizialmente avvincente, ma anche molto tipica degli anni 80, e che poi però si perde completamente, fino a diventare un film noioso con troppo sentimentalismo nel finale. Resta però il fatto che il motivo più avvincente per guardare un film di James Cameron non è tanto la trama, bensì sono gli effetti speciali e l’azione, che anche in questa pellicola sono ben presenti e come sempre impressionano. Per The Abyss Cameron ha fatto un lavoro molto scrupoloso nella rappresentazione dei fondali marini e si nota la sua grande conoscenza del tema. Come molti ricorderanno, Cameron diversi anni dopo si calerà in solitaria nella fossa delle Marianne nell’Oceano Pacifico, dimostrando la sua passione per l’oceano e la sua attenzione per l’ambiente.

Gli anni 90 saranno molto importanti per James Cameron e la vita sentimentale si mischierà con quella professionale. Infatti nel 1989 sposerà la regista Kathryn Bigelow per poi divorziare due anni dopo. Ma la coppia di innamorati fa comunque in tempo a sfornare un film come Strange Days, un action movie di fantascienza con protagonista Ralph Fiennes, del quale Cameron firmerà il soggetto e la sceneggiatura mentre la Bigelow si occuperà della regia.
Nel 1992 James Cameron torna nel mondo di Terminator, realizzando un seguito del film del 1984 che da molti è ritenuto superiore al primo capitolo. La trama non si differenzia molto dal primo, anche se questa volta il reale protagonista è il figlio di Sarah Connor. Ovviamente rivediamo in azione il cyborg interpretato da Arnold Schwarzenegger, che però questa volta dovrà difendere John Connor da un cattivo molto spietato. Nel film comunque gli effetti speciali sono più maturi rispetto al primo e si nota che Cameron è riuscito ad ampliare maggiormente le sue capacità sul campo. Terminator 2 – Il giorno del giudizio è l’ultimo film della saga diretto dal regista canadese, che tornerà solo in veste di produttore e sceneggiatore in Terminator – Destino oscuro.
Il film successivo di Cameron come regista è True Lies, dove Cameron lavora nuovamente con Arnold Schwarzenegger con l’aggiunta diJamie Lee Curtis, che interpreta la moglie di Schwarzenegger. In questo film, Cameron, abbandona il suo stile fantascientifico per realizzare un autentico film d’azione tradizionale che diverte e intrattiene il pubblico sfruttando il dinamismo della coppia composta da Arnold Schwarzenegger e Jamie Lee Curtis, che in quegli anni era famosa per film come Halloween e Un pesce di nome Wanda.
Ma forse l’anno più importante per la carriera di Cameron è il 1996, quando inizia a scrivere la prima sceneggiatura di Avatar, un film di fantascienza ambientato sul pianeta di Pandora, abitato da una popolazione aborigena chiamata Na’vi. Cameron dovrà però accantonare il progetto momentaneamente perché la tecnologia dell’epoca non era ancora così avanzata per consentire la realizzazione di un progetto tecnologicamente molto ambizioso.

Ma, dicevamo, chiusa una porta si apre un portone, infatti Cameron salirà a bordo di un altro lavoro “titanico” che è appunto Titanic, che sarà il film che lo consacrerà definitivamente consentendogli di vincere ben tre Oscar personali: miglior film, miglior regia e miglior montaggio. I due protagonisti di questo drammone romantico sono un giovanissimo Leonardo DiCaprio e la bellissima Kate Winslet, che grazie a questo film diverranno due icone del cinema mondiale. Titanic è paradossalmente un unicum nel cinema di Cameron, perché è l’unico suo film che non è di fantascienza o di azione. È infatti un film romantico a tutti gli effetti, anche se uno dei protagonisti principali in fondo è l’oceano, che tanto affascina il Nostro e che è anche uno dei topos della sua filmografia. Un amore impossibile sullo sfondo di una delle tragedie epocali che più hanno colpito l’immaginario collettivo è la base del colossale successo del film, che in breve tempo diverrà il più grande incasso della storia del cinema di tutti i tempi per essere poi battuto successivamente da un altro film di James Cameron, ovvero il primo capitolo di Avatar. Con Titanic Cameron realizza una pellicola che segna una generazione, soprattutto di giovani adolescenti donne che si innamoreranno di DiCaprio, che proprio grazie al ruolo di Jack Dawson diviene un idolo delle ragazzine, ma riuscendo a non rimanere incastrato in quel ruolo, dimostrando così tutto il suo grandissimo e versatile talento.
Con Titanic Cameron avvierà l’amicizia e il sodalizio con Jon Landau, il produttore di Titanic con il quale poi riuscirà a realizzare Avatar.

Ancora oggi Titanic condivide il primato assoluto, con Ben Hur e Il signore degli Anelli, di essere il film che ha vinto più Oscar nella storia del cinema, per la precisione undici.
Nei primi anni 2000, con l’uscita della trilogia de Il Signore degli Anelli e di King Kong, entrambi diretti da Peter Jackson, Cameron capisce che la tecnologia ha fatto giganteschi progressi soprattutto per quello che riguarda l’uso degli effetti speciali come la motion capture. Cameron comprende che finalmente può realizzare il suo sogno di girare Avatar, che entrerà in produzione nel 2006 e uscirà nelle sale di tutto il mondo nel 2010.
Il protagonista di questa storia è Jake Sully (Sam Worthington), un soldato disabile che verrà mandato in missione dall’esercito americano per poter conquistare il pianeta di Pandora e sterminare la popolazione dei Na’vi che lo abita. Ma le cose non andranno come previsto, perché Jake si innamorerà di Neytiri (Zoe Saldana) e tradirà l’esercito in nome dell’amore.
Tutti noi ci ricordiamo quando nel 2010 ci recammo nelle sale cinematografiche con le nostre famiglie o amici a vedere Avatar e rimanemmo affascinanti dalla tecnologia 3D che Cameron aveva scelto di usare e che andava di moda in quegli anni. Sembrava una rivoluzione quella del 3D, ma in realtà, a parte un breve periodo, non è più stata usata fino all’uscita di Avatar – La via dell’acqua. La verità è che il 3D non era affatto una tecnologia nuova, ma esisteva già dagli anni 50 e Hollywood la ritirò fuori in un periodo di crisi, per fare soldi. Ma gli effetti speciali visivi che Cameron ha usato eccome se erano innovativi e la ricostruzione del pianeta di Pandora si può dire che sia stato un vero e proprio spartiacque per il cinema a venire. Il regista, ad esempio, si è ispirato alle reali foreste dell’Amazzonia per creare l’habitat dei Na’vi. Questo popolo indigeno è frutto di una meticolosa ricerca antropologica che si traduce in una cultura aliena ma raffinata. Ad esempio la profonda spiritualità dei Na’vi è uno degli elementi che più hanno affascinato il pubblico, con una netta contrapposizione tra la loro ricerca di un’armonica coesistenza con la natura e il sistema di sfruttamento capitalista caratteristico del modello di sviluppo americano. I temi ecologici e ambientalisti sono stati essenziali per il successo universale del film.
Avatar è stato pensato da Cameron per essere una saga composta da cinque capitoli e il terzo uscirà a dicembre 2025.
Avatar – La via dell’acqua è sicuramente meno riuscito del primo capitolo, ma non è così terribile come hanno affermato in tanti. Non aggiunge nuovi elementi alla trama della storia ma resta pur sempre un film che produce un effetto visivo ammirabile, frutto di un lavoro che ha impegnato Cameron per un decennio. Sicuramente ci sono alcune parti che risultano disarmoniche, ma il film in sé è da vedere.
James Cameron è senza dubbio uno dei registi più visionari dell’ultimo mezzo secolo cinematografico, che ha realizzato delle pellicole che sono entrate in un panorama collettivo e che hanno segnato diverse epoche come appunto Terminator e Avatar. Non a caso il Museo Nazionale del Cinema di Torino sta ospitando una mostra su di lui dove si possono ammirare i suoi storyboard e i suoi primi disegni. Cameron è un’artista a tutto tondo che coglie in molti suoi lavori la vera essenza del cinema, ovvero fare spettacolo.


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