Dal Giappone Con Furore: Paprika Vs Belle – La Grande Sfida Nel Segno Dell’Oriente, Dell’Animazione E Del Virtuale Sognante

DI ALBERTO GROMETTO

Illusioni ottiche, menzogne credibilissime, riproduzioni perfette

Quanto è facile ingannare la mente umana? 

Quanto è facile auto-ingannarsi? 

Noi cosa siamo realmente in grado di comprendere? 

Possiamo effettivamente essere sicuri di possedere la capacità di capire la mutevole e ambigua e sfaccettata realtà attorno a Noi?

Come possiamo davvero essere persuasi di star vedendo qualcosa di “vero” quando ce l’abbiamo davanti anziché qualcosa che non esiste? 

Basti pensare ai sogni! Quando ci svegliamo, dopo uno di quei sogni così veri e autentici da sembrare reali, come possiamo essere convinti di aver vissuto qualcosa di irreale e di essere tornati al “mondo vero” una volta giunto il risveglio? Ma se per caso un giorno il nostro riflesso allo specchio, sicuro tutta la vita di vivere vita vera, si rendesse improvvisamente conto di essere solamente un riflesso? E se fossimo invece noi il riflesso? 

La mente umana è un affare straordinario. Essa è incostante, si ritrova ad aver a che fare con un’infinità straordinaria di variabili ed oggetti tutti insieme allo stesso tempo: desideri, pensieri, nozioni, concetti, opinioni, quello che hai intorno, quello che non hai intorno, ciò che hai avuto intorno, ciò che vorresti avere intorno, cose a cui pensi, cose a cui non vuoi pensare… così è fatta la nostra mente. Vaga, vaga di continuo. I pensieri s’insinuano senza che tu possa farci qualcosa. 

In mezzo a questo mare tempestoso che è la realtà nella quale siamo immersi, come puoi davvero pensare sia umanamente possibile poter comprendere l’incomprensibile capacità di comprensione umana? Come poter essere capaci di capire cosa siamo davvero capaci di capire? È infine più spesso il cervello a controllare Te più di quanto sia Tu a controllare il cervello. Il vedere, il vero vedere, nasce da una parte del corpo che non sono gli occhi, né tantomeno la mente, la quale abbiamo appena appurato quanto sia inaffidabile. Ma quale sarebbe questa parte?

Ecco, i due film di cui trattiamo quest’oggi raccontano proprio dell’ambigua relazione che esiste tra Sogno e Verità, Reale e Immaginario, Virtuale e Tangibile. Entrambe pellicole post-2000, entrambe presentate a festival cinematografici dei più eminenti, entrambe esponenti della miglior tradizione del cinema d’animazione giapponese. Un cinema, quello animato nipponico, abituato a raccontare storie stratificate e complesse come fossero fiabe variopinte, caratterizzate da un coloratissimo e curatissimo stile visivo veramente impeccabile d’alta altissima qualità e un livello narrativo volutamente sfilacciato e “sognante” sospeso tra autentico surrealismo e realtà paradossale, capaci di costruirti un mondo intero nel quale farti immergere, che fanno della forza immaginifica dei loro autori il loro perno e fondamento. 

Da una parte abbiamo PAPRIKA, pellicola del 2006, presentata alla 63ª Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia dove era in competizione per il Leone D’Oro, che racconta più precisamente del mondo onirico, e di come in un prossimo futuro gli psicoanalisti si siano improvvisati scienziati visionari e abbiano creato macchinari che permettono loro di addentrarsi nei sogni dei pazienti in modo da poter decifrare al meglio i loro traumi e le loro ferite calandosi nel loro sé subcoscenziale. Il regista è il compianto SATOSHI KON, considerato tra i più grandi cineasti di sempre nonché tra i migliori autori d’animazione di tutti i tempi, in grado di essere un modello per Maestri del calibro di Darren Aronofsky, David Fincher e naturalmente Christopher Nolan.

(Satoshi Kon)

Dall’altro lato invece abbiamo a che fare con BELLE, film targato 2021, presentato fuori concorso in anteprima mondiale assoluta alla 74ª edizione del Festival di Cannes ove ha ricevuto una gloriosissima standing ovation lunga ben 14 minuti, che narra di un mondo nel quale è stata inventata una sorta di realtà virtuale dentro cui potersi reinventare, ricrearsi da capo, essere qualcun altro di diverso da sé stessi. La sceneggiatura e la regia sono entrambe a firma di MAMORU HOSODA, uno di quei Maestri che sono stati felici di subire l’influenza e il fascino del sopracitato Satoshi Kon. 

(Mamoru Hosoda)

«Paprika» sballotta i suoi personaggi ma soprattutto lo spettatore stesso tra un sogno e l’altro, tra un piano di realtà e l’altro, anticipando quello che farà il buon Nolan (nominato in precedenza non a caso) col suo «Inception» nel 2010. Non sono solo i suoi protagonisti ad essere immersi in questo confusionario onirico-e-reale, ma noi stessi che fin dal primo secondo non sappiamo se ci troviamo nel Vero oppure nel Sogno. Il labile confine tra i due viene a mancare, conscio e subconscio finiscono per lottare tra loro in una vorticosa battaglia senza esclusione di colpi e senza freni e senza controllo nella quale andiamo a sbattere contro diverse dimensioni visionarie e strati onirici differenti, l’animazione raggiunge livelli vertiginosi di virtuosismo non meramente fine a sé stesso ma col preciso obbiettivo di vomitarci addosso figure e colori e deliri che nei fatti sono propri della mente umana. Sono le nostre psicosi, i nostri tormenti, le nostre ferite ma anche le nostre passioni e i nostri amori a farla da padrone. 

(La protagonista del film “Paprika”)

«Belle», alla cui animazione applaudiamo anche in questo caso, imbastisce invece un racconto a livello narrativo più classico e compatto rispetto a quanto faccia il suo sfidante, il quale ha appunto scelto la rischiosa via del sogno dentro il sogno dentro il sogno e la poetica dell’onirico visionario confondente, riuscendo però così a realizzare qualcosa che ha del rivoluzionario. Se dunque il film di Hosoda ne guadagna in chiarezza, risulta però essere meno innovativo e originale rispetto al rivale. Non a caso è arrivato 15 anni dopo. E non a caso Kon è considerato ispiratore di Hosoda. Ciononostante, il livello di commozione e coinvolgimento emotivo raggiunto da questa pellicola è quasi spiazzante, al netto dei non trascurabili difetti che pure presenta: da un certo punto in avanti s’avvertono dei saliscendi nel ritmo narrativo e l’economia del racconto ne risente abbastanza. 

(La protagonista del film “Belle”)

Da una parte «Paprika» e la sua innovazione di tipo onirico. Dall’altra «Belle» e la sua classica compattezza (del resto cita anche una storia vecchia come il mondo e cioè il classicissimo cult «La Bella E La Bestia»). Entrambi raccontano di un mondo artificiale nel quale perdersi per ritrovare sé stessi: chi attraverso i sogni grazie ai quali può comprendere il suo vero io e risolvere le sue vecchie ferite passate; chi grazie ad un social di realtà virtuale nel quale può costruirsi il suo io più autentico, al punto che una timida ragazza divenuta chiusa e solitaria a seguito della perdita della madre può diventare una meravigliosa superstar con il dono del canto e dotata di una voce che ha dell’incredibile. 

Al di là del fatto che entrambi sono giapponesi ed entrambi caratterizzati da un’animazione sensazionale, quello che hanno in comune questi due film è proprio questo: in ambedue i casi il mondo virtuale di cui narrano comporta rischi non indifferenti, la sua gestione non deve finire nelle mani sbagliate, però questa sorta di realtà-non-reale porta i nostri protagonisti a scoprire chi siano per davvero, li aiuta anzi ad essere sé stessi. Loro sanno benissimo che questa realtà artificiale è “falsa” ma scelgono ugualmente di andarci, perché quel falso risulta essere più “reale” del “reale”. Quel fingere li ha aiutati a non fingere più. 

Del resto perché noi guardiamo film al cinema, anche quando sappiamo benissimo che raccontano cose che non esistono? O perché, ad esempio, partecipiamo ai giochi di ruolo? O perché andiamo a teatro oppure leggiamo romanzi? Se sappiamo che queste cose non esistono, perché le facciamo? Perché siamo ingenuamente ed erroneamente convinti di smettere di essere noi per lo spazio di quelle attività, e di vivere una vita che non è la nostra. Ed è invece proprio allontanandoci da noi stessi e da chi siamo, che alla fine finiamo per imbatterci in Noi e vederci per come siamo fatti davvero. Credo sia questo il solo modo che abbiamo per comprendere chi siamo. 

Due film molto belli, molto particolari, molto diversi da tanto cinema sempre uguale a sé stesso e incapace di innovarsi. Magari film non adatti a chiunque, ma sicuramente coloro che li hanno pienamente apprezzati sono quel tipo speciale di persone dotate di profonda sensibilità umana e un’anima straordinaria.

Ma chi vince dunque La Grande Sfida? 

Se vorreste puntare qualcosa, ammettetelo, lo puntereste su «Paprika», che ho definito come il più originale e brillante tra i due. E del resto, il fatto che quello stesso film, oltre che parlare di sogni, scelga pure di essere un omaggio nei riguardi del Cinema (e i film cosa sono, se non sogni?), non può lasciare indifferente il cinefilo che è in me. 

Eppure alla fine a vincere è «Belle», per il semplice fatto che tra le due è quella la pellicola che m’ha fatto scendere qualche lacrimuccia. Entrambi i film affrontano infatti il tema del trauma, delle ferite passate che ci portiamo dietro e che condizionano la nostra vita e il nostro modo di essere. La ferita/trauma alla base di questa pellicola è il lutto, e vi è un momento particolare nel quale la ragazza, pensando chiaramente a sua madre, nel momento climatico di tutta la storia, canta una canzone delle più belle mai sentite in un film d’animazione, e alcuni versi sono di una potenza indimenticabile, oltre che rappresentativi del senso e del significato più profondo della vicenda raccontata: 

Non ci credo che possiamo incontrarci solo quando chiudo gli occhi. Voglio incontrare Te che sei distante.

Perdere qualcuno significa davvero perderlo per sempre? Eppure Suzu Naito, che nel mondo virtuale che non esiste è la fittizia Belle che dà il nome al film e che invece è il suo vero io, può davvero incontrare chi ha perso ed eliminare quella distanza semplicemente chiudendo i suoi occhi. E così potrà rivederla. E non sarà immaginazione e basta. Ma sarà vero, autentico, reale. E questo perché:

Ciò che non è reale può davvero essere più reale della realtà stessa.

Se ami il Giappone, vieni a farti un giro a Tokyo!!!

Se desideri parlare di lutti, questo è un film di cui dovresti leggere!!!

Se è tuo desiderio comprendere chi sei e raggiungere il tuo vero io, allora pigia qua!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

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