Otherside, capitolo 21: Red e Toby

DI ELODIE VUILLERMIN

Con Red e Toby nemiciamici iniziò il cosiddetto Medioevo Disney, l’epoca più oscura, dove cominciano a mancare le idee e si nota l’assenza di una linea editoriale chiara. Anche lo stile di animazione cambia. I Nine Old Men, gli animatori storici della Disney e creatori di film di alto successo, cominciavano ad andare in pensione o erano passati a miglior vita. Altri animatori furono licenziati o se ne andarono per fondare una casa di produzione tutta loro, come fece Don Bluth, sempre più in disaccordo con le idee della Disney.

Ora, immagino che tutti abbiano presente Red e Toby, vero? La volpe e il cane da caccia che giocano insieme sin da cuccioli, diventano nemici da grandi, riscoprono la loro amicizia perduta e alla fine si separano vivendo ognuno la sua vita? Bene. Fate un bel respiro e… gettate via questa immagine. Dimenticatela pure. Perché nel libro da cui la storia è tratta i due non sono mai stati amici. Anzi, si odiano e si cacciano a vicenda fino alla morte. Ma andiamo con ordine.

Nel 1967 lo scrittore americano Daniel Pratt Mannix pubblicò il romanzo The Fox and the Hound, una storia incentrata sulla continua lotta tra animale domestico e selvatico, nonché sulla cattiveria dell’uomo che spesso è disposto a sacrificare entrambi per ottenere ciò che vuole. Il libro era una denuncia anche della situazione che gli Stati Uniti (la parte occidentale, nello specifico) stavano vivendo negli anni ‘60, periodo caratterizzato dall’uso massiccio di sostanze chimiche e cancerogene in agricoltura e dallo scarico di rifiuti tossici nei corsi d’acqua. Non solo, i coloni sterminavano gli animali selvatici, minaccia per le loro greggi, con veleni e trappole piazzate ovunque, anche nelle proprietà private o in riserve protette; a causa di questo sterminio incontrollato, spesso effettuato senza una minima conoscenza dei principi ecologici, molte specie animali, quali il coyote, l’aquila calva o il leone di montagna, rischiarono l’estinzione.

Per scrivere il suo libro Mannix studiò con attenzione la vita delle volpi americane (sia selvatiche che addomesticate) e fece lo stesso con il comportamento dei cani da caccia, in modo da essere il più realistico possibile. Intervistò molti cacciatori per informarsi sulle più disparate tecniche di caccia, per lo stesso motivo. Arrivò persino al punto di adottare due volpi, crescerle in casa sua per un anno e studiarne i comportamenti, prima di liberarle nella natura. Tuttavia, nonostante abbia fatto del suo meglio, qualche traccia di umanizzazione nei comportamenti dei due animali è stata comunque inevitabile.

Il romanzo di Mannix appartiene al genere della xenofiction, a cui appartengono quelle opere ambientate tra specie (reali o immaginarie) o culture diverse da quella umana (come ipotetiche culture extraterrestri). Nello specifico, possiamo considerare The Fox and the Hound, come parte di quel sottogenere della xenofiction dedicato a storie narrate dal punto di vista degli animali, insieme a opere quali La collina dei conigli di Richard Adams, o i celeberrimi Zanna Bianca e Il richiamo della foresta di Jack London. In Italia questo libro non è mai stato tradotto.

(Lo scrittore del romanzo Daniel Pratt Mannix)

Passiamo ora alle differenze con l’opera della Disney.

Red in originale si chiama Tod, il nome di Toby in realtà è Copper e quello di Fiuto è Chief. La volpe e il cane non si conoscono fin da cuccioli, poiché la prima volta in cui si incontrano è quando Tod ha raggiunto il primo anno di vita e Copper è già un cane vecchio. Amos Slade, il cacciatore padrone di Copper e Chief, nel libro non ha un nome, ma viene sempre e solo chiamato “il Padrone”, quasi a voler sottolineare il suo essere superiore: una cosa simile l’aveva fatta Felix Salten nel romanzo dedicato a Bambi, dove gli animali chiamano l’uomo con l’appellativo di “Lui”. Inoltre ha una forte dipendenza dall’alcol, che nel film è stata rimossa, caratteristica che peggiora con il proseguire della storia.

Il classico Disney comincia con un piccolo Tod che viene abbandonato dalla madre, prima che questa si sacrifichi facendosi uccidere dai cacciatori. Il cucciolo viene poi trovato dalla vedova Tweed, vicina di casa di Amos, che si prende cura di lui finché non è costretta, per la sua sicurezza, ad abbandonarlo in un bosco con il divieto di caccia (in una delle scene più tristi di tutta l’animazione disneyana). Nel libro Tod è stato allevato dagli umani, ma non da un umano qualsiasi, bensì dallo stesso che ha ucciso sua madre e il resto della cucciolata. All’inizio quella vita accanto agli umani sta bene a Tod, finché al compimento del suo primo anno d’età torna spontaneamente nella natura, poiché raggiunge la maturità sessuale e sente il forte desiderio di trovarsi una compagna. Impara in fretta ad adattarsi in fretta alla nuova vita nei boschi, a sfuggire alle trappole degli umani e ai loro cani da caccia, che quasi prova piacere nel provocare. Al contrario, la sua controparte disneyana, avendo vissuto come animale domestico per troppo tempo, fatica ad ambientarsi e si sente quasi un estraneo quando trascorre i primi giorni nei boschi, almeno finché non incontra la sua compagna.

Nel film Copper è molto più giovane di Chief e viene preso per essere addestrato da quest’ultimo, ormai vecchio. Seppur un po’ contrariato dal fatto che il cucciolo riceva più attenzioni di lui, il vecchio cane è comunque contento che egli sia desideroso di imparare e lo veda come un maestro. Nel corso del tempo, man mano che Copper cresce e le sue abilità nella caccia migliorano, Chief impara a trattarlo con rispetto, quasi come un padre fa con un figlio. Nel libro, invece, le età dei cani sono invertite: è Copper il cane anziano, quello che sta a fianco del padrone da tempo immemore, e Chief il più giovane e forte. Copper prova immediata gelosia verso il nuovo arrivato, che si prende il merito di ciò che lui fa e diventa presto il nuovo leader degli altri cani da caccia del padrone. Ma il peggio arriva quando un orso attacca il cacciatore (scena che nel film Disney è stata spostata verso la fine) e Copper, davanti all’animale, si blocca per la paura. È Chief a salvare il padrone dall’orso, diventando il suo nuovo preferito: questo è un duro colpo per il cane anziano, ancor più arrabbiato e umiliato di prima.

Avete presente, poi, la scena in cui Chief viene investito da un treno nel tentativo di seguire Tod? In originale ciò avveniva perché Tod, a furia di provocare continuamente i cani da caccia per divertimento, un giorno si era spinto troppo oltre e Chief aveva rotto la catena che lo legava per inseguirlo. Per sfuggirgli, Tod lo conduceva sui binari e Chief veniva ucciso dal treno in corsa. Quindi si trattava di un incidente, non di un omicidio volontario. L’idea iniziale era di far morire Chief nel classico Disney allo stesso modo del romanzo, ma il produttore Art Stevens si oppose all’idea, convinto che la scena sarebbe stata troppo cruenta per un film rivolto ai bambini (detto da uno studio d’animazione che non si è fatto problemi ad ammazzare la madre di Bambi, fa un po’ ridere). Così nel lungometraggio animato Chief sopravvive per miracolo allo scontro con il treno, uscendone con una zampa rotta e niente di più.

A seguito della morte di Chief, il cacciatore giura vendetta contro Tod e sviluppa una vera e propria ossessione nel dargli la caccia. Addestra Copper a seguire solo le sue tracce e ignorare quelle di altre volpi, cosa che creerà non pochi problemi sia alla volpe che ai paesani. Infatti Tod si accoppia con due compagne a distanza di qualche mese l’una dall’altra, ma entrambi i nuclei familiari vengono uccisi dal cacciatore. Inoltre, dopo che un’epidemia di rabbia si scatena tra le volpi e l’uomo diventa l’unica speranza di salvezza per gli altri fattori e cacciatori, tenta di uccidere Tod disseminando trappole ed esche avvelenate per tutto il bosco. Tuttavia la strategia non funziona, perché le sue trappole, oltre a sterminare tantissime volpi, uccidono per sbaglio svariati animali domestici e persino un bambino. In seguito manda i suoi levrieri all’inseguimento di Tod, ma la volpe riesce a scappare. Tutto ciò non è presente nel film, la scena delle trappole viene solo accennata appena quando il cacciatore prepara delle tagliole lungo un sentiero che conduce a una pozza d’acqua.

Oltre alla vedova Tweed, anche la civetta Gran Ma, il porcospino, lo scorbutico tasso, il picchio Sbuccia, il passero Cippi e il bruco Ugo sono personaggi esclusivi della versione disneyana. Stesso discorso per Vicky, la volpe di cui Tod si innamora e che diventa la sua compagna. Nel romanzo, infatti, Tod ha ben due compagne, di cui non si sa il nome, che vengono ammazzate insieme ai loro cuccioli dal cacciatore.

Una cosa che il film Disney non considera minimamente, ma che nel romanzo ha una sua importanza, è il contesto in cui è ambientata la storia. Mentre il cacciatore prosegue imperterrito la sua caccia alla volpe, il territorio intorno a lui inizia a cambiare: la progressiva urbanizzazione spinge i fattori e i cacciatori a vendere i loro terreni e a cercare casa altrove, ma lui si rifiuta di abbandonare la sua proprietà, cosa che lo mette in contrasto con i vicini di casa. In un mondo che lo sta lasciando indietro, rispetto al quale si sente alieno, la sua vendetta contro Tod diventa la sua unica ragione di vita. L’urbanizzazione del territorio causa danni anche agli animali, poiché l’uomo sta togliendo sempre più spazio alla natura, e la maggior parte delle volpi, per fare fronte alla situazione, comincia a rovistare nei rifiuti alla ricerca di cibo e anziché accoppiarsi con una sola compagna per la vita decide di optare per la strada della promiscuità. Solo Tod, nonostante tutto, non si muove dal suo territorio. Una perfetta metafora del cambiamento culturale e sociale che stava avvenendo negli Stati Uniti negli anni ‘60.

Ma la più grande differenza, lo sapete qual è? Che Tod e Copper muoiono alla fine del libro. Proprio così. La volpe, ormai invecchiata, muore di stanchezza dopo che il cane l’ha inseguita per una giornata intera fino al mattino seguente. Copper, anch’esso prossimo alla fine dei suoi giorni, crolla esausto sul corpo della volpe. Una volta guarito e rimesso in sesto il suo vecchio cane, il cacciatore è fiero dell’impresa compiuta e viene considerato un eroe dai suoi compaesani, ma dopo qualche mese l’entusiasmo per la missione compiuta svanisce ed egli precipita nella spirale dell’alcolismo. Ormai è rimasto solo, ha perso gran parte dei suoi terreni e ha dovuto vendere gli altri suoi cani. In preda alla disperazione, accetta di farsi mandare in una casa di cura, dove però non sono ammessi cani e, non sapendo a chi affidare Copper, pur di non lasciarlo solo preferisce ucciderlo. Il libro si conclude con il padrone che copre gli occhi del suo cane mentre questi gli lecca la mano, per poi sopprimerlo, in lacrime, con uno sparo.

Come potete capire, l’opera originale è priva di buoni sentimenti o di atmosfere spensierate, marchi di fabbrica della Disney. Al contrario, è una rappresentazione nuda e cruda del mondo sia animale che dei cacciatori, di gran lunga più brutale e deprimente.

Ma prima di proseguire è giusto citare un’opera molto simile a quella di Mannix: The Ballad of the Belstone Fox: A Novel, scritta da David Brook nel 1970. La storia narra di come un cacciatore, Asher, decide di adottare un cucciolo di volpe dopo che questi è rimasto orfano e lo chiama Tag. Ben presto il volpacchiotto diventa amico di Merlin, un giovane cane da caccia, e i due sono inseparabili. Asher spera che a furia di stare vicino a una volpe Merlin migliori le sue abilità di caccia, e così avviene, tuttavia questo ha anche un effetto collaterale: dato che è amico di Tag, Merlin non ha interesse a uccidere le volpi, le insegue e basta. Per questo Asher decide di riportare Tag nella natura e la volpe non solo si adatta bene alla vita selvaggia, ma avendo passato un’esistenza accanto ai cani da caccia è ormai abilissimo nel sfuggire alle loro grinfie, diventando presto una leggenda nella comunità locale dei cacciatori.

Un giorno, tuttavia, Tag guida i cani da caccia lungo i binari, e tutti vengono uccisi da un treno, tranne Merlin. Asher, sentendosi responsabile per l’accaduto, giura vendetta contro Tag. Il resto del libro descrive la feroce rivalità tra uomo e volpe. Verso la fine del libro, Asher rimane bloccato in una tempesta ma nonostante questo continua a inseguire Tag fino alla sua tana, dove crolla sfinito. In quel momento Tag e Merlin si riconciliano e insieme mantengono caldo il corpo di Asher fino all’arrivo di una squadra di soccorso, salvandogli la vita. In un gesto di gratitudine verso la volpe, Asher la risparmia e smette di essere un cacciatore.
Disney aveva già acquistato i diritti di The Fox and the Hound nel 1967, quando questi vinse il Dutton Animal Book Award, ma i lavori per adattare l’opera cominciarono solo un decennio più tardi. Nel frattempo era uscito il romanzo di Brook (1970) e pochi anni dopo la sua pubblicazione (1973) era stato distribuito anche un adattamento cinematografico. È probabile, quindi, che qualcuno nella Disney abbia considerato il libro di Mannix inadatto a un pubblico per bambini e abbia suggerito, piuttosto, di inserire elementi del romanzo di Brook nell’adattamento di The Fox and the Hound. Dopotutto le somiglianze tra il classico Disney e The Ballad of the Belstone Fox sono tante. Ma si tratta di una teoria.

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