Il Nuovissimo Capitan America (2015): L’eredità del patriottismo

DI PIETRO BERRUTO

Il concetto di patriottismo è strano, anche se la sua premessa è teoricamente semplice: amare la propria patria fino a difenderla con la vita. Con il passare del tempo, soprattutto in un mondo che è contemporaneamente globalista ed individualista, il sentimento patriottico assume connotazioni chiaroscure e dolceamare, anche a causa di fattori come il disinteresse nei riguardi del concetto di Stato, la sfiducia nei confronti dei leader nazionali (che possono essere considerati simbolo degli Stati stessi) e la rivendicazione della devozione verso il proprio Paese da parte di partiti di matrice nazionalista. Che però concetti patriottici siano alla base del Capitan America originale non è un fatto ignoto, anzi, è piuttosto facile da capire: Steve Rogers è stato creato nel 1940 come mezzo propagandistico della Timely Comics, che approfittò dell’ondata di sentimento interventista statunitense per vendere fumetti in cui l’incarnazione di questo stesso sentimento prendeva a pugni in faccia Adolf Hitler. L’idea che Steve Rogers dovesse rappresentare l’Americadi oggi”, quella combattiva che vince le guerre e abbatte il nazismo, fu abbandonata dopo la Seconda Guerra Mondiale, evitando che il supereroe partecipasse nuovamente a conflitti del mondo reale. Dopo lo scandalo Watergate, la fiducia nel governo degli Stati Uniti crollò universalmente e ovviamente questo evento influenzò anche il personaggio di Capitan America, che, nell’allegorica storiaThe Coming of the Nomad” in Captain America #180, abbandonò il suo titolo storico (a causa dell’estrema delusione provata nel sapere che il gruppo criminale “L’Impero Segreto” si era intrufolato negli alti ranghi del governo) per poi riprenderselo nel #183 dopo averne rinnovato il suo significato: Capitan America, a partire dal ciclo di Steve Englehart, non rappresentava gli Stati Uniti d’America, bensì gli ideali che l’America dovrebbe incarnare, come (per citare la Dichiarazione d’Indipendenza) l’uguaglianza, la vita, la libertà e il perseguimento della felicità, mantenendo così il tema del patriottismo, ma slegandolo da qualsiasi evento contemporaneo. Anche altri supereroi “nazionali” introdotti successivamente portarono un approccio più critico a questo concetto: i personaggi di Sole Ardente e Sabra sono presentati come ciechi servitori dei loro Stati, imparando solo più tardi ad emancipare il loro pensiero da quello del proprio governo; Capitan Bretagna, invece, cerca di incarnare sia il folklore inglese nel suo aspetto più magico e fantastico, sia (soprattutto sotto Alan Moore) il medio cittadino britannico scontento di vivere sotto un governo che non lo rispetta, andando perciò a radicare il personaggio ancora di più negli eventi dell’epoca. Ogni epoca ha la sua versione di Capitan America: per esempio risulta di spicco, nel 2006, sotto l’amministrazione Bush, il fatto che Bucky Barnes (che in quel periodo portava lo scudo) avesse aggiunto, al classico, modesto armamentario del supereroe, delle pistole. Nel 2015, durante l’iniziativa Marvel NOW! che portò un cambio generazionale sistematico all’interno delle file dei supereroi Marvel storici, lo scudo passò a Sam Wilson, che vestì i panni del Capitano ufficialmente per la prima volta nella miniserie Il Nuovissimo Capitan America, serie scritta da Rick Remender, disegnata da Stuart Immonen, inchiostrata da Wade Von Grawbadger e colorata da Marte Gracia. La domanda che si pone questa serie, basandosi su ciò che è stato scritto in questa introduzione, è perciò: “Cosa vuol dire essere Capitan America adesso?

La trama de Il Nuovissimo Capitan America è tipica degli standard del personaggio: l’Hydra si è infiltrata in diverse sedi governative e ha un piano di dominazione mondiale e, accompagnato dall’attuale Nomad, Ian Rogers, figlio adottivo di Steve, Capitan America deve intervenire. Il nuovo Alto Consiglio dell’Hydra è composto dall’intera rogue gallery classica di Rogers: oltre al Barone Zemo, che guida il Consiglio, ci sono Sin, Taskmaster, Cobra, Viper, Barone Sangue, Armadillo, Batroc e Crossbones, dimostrando immediatamente uno degli intenti della storia, ovvero l’essere una storia di presentazione delle avventure tipo di Capitan America; l’altro elemento che segnala lo scopo “introduttivo” di questa miniserie è la presenza di brevi segmenti flashback in bianco, nero e rosso, magnificamente colorati da Gracia, che servono a spiegare la storia delle origini di Sam Wilson e la sua ascesa fino ad ereditare lo scudo. Remender, grazie a questi piccoli momenti di interiorità, mette le esperienze personali di Wilson al centro del suo ruolo di simbolo della nazione. 

Il piano dei malvagi consiste nell’utilizzare i poteri di un ragazzino Inumano di nome Lucas, il cui sangue è capace di sterilizzare gli esseri umani, per garantire l’estinzione di ogni singola persona non appartenente all’Hydra. Remender, intelligentemente, presenta degli antagonisti che, pur tentando di salvare il mondo dagli effetti del surriscaldamento globale, dell’eccessivo sfruttamento delle risorse e del sovrappopolamento, non riescono ad escludere dai loro piani i loro desideri di eliminare chiunque non sia come loro, che sia da un punto di vista etnico, sociale o politico. Queste interpretazioni dell’organizzazione neonazista e del Barone Zemo precedono di qualche anno l’ideologia doomer, la quale, divenuta popolare tramite board online come 4chan, spesso propone idee estremiste per sopperire al sovrappopolamento mondiale, come ad esempio l’estinzione di intere etnie e quindi inneggiano ad una specie di “genocidio cauterizzante” su base razziale: associando esplicitamente questo tipo di ideologia all’Hydra, vengono nuovamente sottolineate le già evidenti intenzioni eugeniche e razziste di questo pensiero. Ironico è anche che Zemo chiami imperialista e corrotto il governo statunitense e, per quanto le sue affermazioni possano essere basate su argomentazioni potenzialmente giustificabili, non riesca a riconoscere queste caratteristiche nel gruppo terroristico di matrice nazista di cui è la guida, gruppo i cui scopi sono la corruzione dei governi nei quali si infiltra e la conquista degli stessi. 

Tra le meravigliose tavole di Immonen, Wilson si libra nell’aria e affronta i vari nemici che ha ereditato assieme allo scudo, mentre la storia cerca di mostrare il più possibile di questi riducendo al massimo il numero di pagine utilizzate per mantenere una certa economia narrativa. Nello scontro con Sin, figlia del Teschio Rosso, ci si trova di fronte ad un discorso metanarrativo sulle origini di Sam, riscritte numerose volte e che per un certo periodo lo hanno ritratto come uno stereotipato gangster di strada: Sin approfitta della narrativa e dello stereotipo per cercare di riscrivere la storia del suo nemico e destabilizzarlo, ma Remender fermamente stabilisce una versione definitiva della storia delle origini dell’eroe. Contro Armadillo, antagonista modificato geneticamente per somigliare all’omonimo mammifero xenartro, Wilson deve dimostrare la sua capacità di poter perdonare e redimere il prossimo: convince quindi Armadillo, costretto ad unirsi all’Hydra, a collaborare con lui, promettendogli anche di aiutarlo a curare la sua condizione definitivamente. 

L’introduzione del numero #5 è una frecciatina non particolarmente subdola: un uomo che in un bar parla con sua figlia del nuovo Capitano sostiene che Sam non si sia guadagnato l’uniforme, facendo discorsi curiosamente molto simili a quelli presenti sui vari media all’epoca dell’uscita di questo fumetto. Storicamente, la risposta a Marvel NOW! da parte della fazione dei lettori più conservatrice fu negativa e in questa pagina Remender sembra voler cercare sia di prendere in giro questo gruppo di persone sia di dimostrare che abbiano torto, tornando nella pagina dopo alle avventure di Sam che cerca di sventare quasi da solo un genocidio su scala mondiale. Dopo che Sam sconfigge Zemo e Taskmaster (che in realtà non viene sconfitto davvero, ma solo pagato di più rispetto a quanto veniva pagato dall’Hydra e quindi convinto a passare dalla parte di Sam), i nazisti mettono in atto il loro piano B: il vampiro Barone Sangue si vuole fare esplodere in cielo in un attacco kamikaze dopo aver bevuto il sangue di Lucas, così da sterilizzare l’atmosfera. Mettendo a rischio sé stesso, sull’orbita della Terra, Sam, pur venendo infettato e quindi reso sterile, disarma il Barone, salvando non solo l’America, ma il mondo intero. È qui che gli ideali di Capitan America brillano di più: il supereroe è al servizio di tutti quanti, mettendo i propri ideali e il suo corpo al servizio del mondo.

Il tema di questa scena però non è “l’America salva tutti di nuovo”, bensì come “bisogna mettersi al servizio degli altri per costruire delle comunità pacifiche”, come spiegherà bene la mamma di Sam nel flashback seguente. In questo modo, gli ideali di Sam Wilson sono opposti all’elitarismo estremista di Zemo, pronto a sacrificare gli altri per sé stesso. 

Dopo questa meravigliosa miniserie, piena di azione e senza esclusione di colpi, capace di mettere in risalto un autore già all’apice della sua carriera come Immonen, Steve Rogers si riprenderà lo scudo per un po’, per poi giungere ad una conclusione che permetta sia all’eroe classico che al successore di mantenere il proprio ruolo nella narrativa: due Capitan America, perché, ora come ora, è evidente che ci sia bisogno di entrambi. 

Rompo ora la maschera imparziale qual è quella dell’autore di saggistica e parlo a chi non è ancora convinto del passaggio di scudo del personaggio, nonostante la spiegazione dettagliata di questa miniserie e il fatto che siano passati quasi dieci anni dalla sua uscita sul mercato: Sam Wilson incarna gli ideali del sogno americano, come la crescita personale e la fratellanza. Non c’è nessun altro che meriti lo scudo quanto lui. Sam Wilson è Capitan America ed è qui per restare.

Siamo sempre più vicini all’uscita nelle sale cinematografiche italiane della pellicola MARVEL che per prima racconterà le vicende del caro Sam Wilson: “CAPTAIN AMERICA: BRAVE NEW WORLD”. Dove correremo a vederlo? Ma è chiaro, nel nostro cinema del cuore ❤️, e cioè IL REPOSI DI TORINO IN VIA XX SETTEMBRE 15: ANDATECI ANCHE VOI!!!

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L’America che viene in un posto, salva il Mondo e poi in realtà se ne torna a casa sua dopo aver fatto quel che voleva: ti andrebbe di leggere di una pellicola che non risparmia agli USA una delle più salaci e forti critiche di tutti i tempi? Nel caso, premi qui sopra!!!

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