DI ALBERTO GROMETTO
«Nessuno sceglie un male capendo che è un male, ma ne resta intrappolato se, per sbaglio, lo considera un bene rispetto a un male maggiore”.
Il filosofo greco Epicuro
Che cos’è, veramente, il Male? Eh? Lo sapete?

Tutti ne parlano, tutti lo temono, tutti lo criticano ma alla fine… alla fine sappiamo davvero che cosa sia il Male? Ne siamo realmente convinti? Ma se sapessimo cosa fosse, non basterebbe evitare di farlo perché cessasse di esistere? E allora perché il Male fa ancora parte di questo Mondo? Perché il Male c’è ancora, giusto? Allora? Quante domande!
Il Male nessuno sa esattamente cosa sia. O come si presenta. Quali forme adotta. O anche solo quale volto abbia. Com’è fatto il Male? Se lo sapessimo, non esisterebbe più il Male. Ma il Male spesso si confonde col Bene, e questo è un Male. E del resto l’Umano s’interroga fin dall’Alba dei Tempi su cosa sia il Bene e cosa il Male. Fare il Male è un Male ed è Bene fare il Bene, ma non fare il Male automaticamente significa fare il Bene oppure è facendo il Bene che in automatico non si fa il Male? Troppi interrogativi, il che è un Male. Oppure è un Bene interrogarsi sul Bene e il Male? Chissà, ma resta una domanda aperta, la sola e unica veramente importante. Dando per scontato che il Male esiste, e che non sia solo un nostro costrutto mentale, allora quel che mi chiedo è: Come faccio a riconoscerlo?
Il Male non ha forma dicono, ma la mente umana è fatta per pensare sempre a qualcosa di concreto, anche nel momento in cui riflette su un concetto, o un’idea, o un principio. E così quando Giuseppino pensa alla libertà, magari conseguentemente pensa al mare. Che però può essere diverso da cosa pensa la Signora Marlena, che invece potrebbe pensare ad un bosco quando riflette sulla libertà. D’altro canto lo stesso Giuseppino potrebbe cambiare idea nel corso della sua vita: magari il Giuseppino del 2025 pensa al mare quando pensa alla libertà, ma quello del 2027 pensa invece ad un rapace che vola. O ancora: Giuseppino magari pensa ad entrambe le cose, nello stesso momento, contemporaneamente, sia al mare sia al rapace, quando riflette sulla libertà. E anche più di due!
È la mente umana, che ci volete fare?
Ecco, anche a me ad esempio vengono alla mente diverse immagini, figure, rappresentazioni quando rifletto sul Male. Sui volti che può assumere. E sono due le facce, tra le tante, di cui scelgo di parlarvi a questo giro, quando ragiono sul Male. I volti di due entità, a mio modo di vedere, ugualmente malefiche e perfide e spietate e crudeli e malvagie. Che son alcune delle massime rappresentazioni possibili della Cattiveria e della Ferocia disumana.
Ed è su questi due orridi rappresentanti del Male che si incentra la mia Grande Sfida.
Da una parte il segretario generale del Comitato centrale del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica), ma era solo un camuffo. Trattasi in realtà di uno dei più orridi despoti della Storia Umana, tra i peggiori mai esistiti, sanguinario, sadico, senza alcuno scrupolo, rappresentazione di una spietatezza e una ferocia che non conoscono limiti umani, e i cui metodi prevedevano la tortura fisica ed emotiva, la repressione di ogni libertà e l’eliminazione fisica di chi gli si opponeva. Fece oltre 20 milioni di morti in più di trent’anni al potere. Stiamo parlando di: IOSIF STALIN.

Dall’altro lato abbiamo invece a che fare con un personaggio gretto, mellifluo, falso, che si presenta come il Bene ma in realtà cova dentro di sé un’atroce disumanità e una cattiveria così disgustosa che non esistono parole abbastanza salaci e pungenti per descriverne l’orrida essenza, per dar forma al fastidioso e respingente disgusto che emana, per dar corpo a quella che è la sua efferata bestialità. Abita il nostro Mondo dal 2004, personaggio di fantasia che però si erge a manifestazione acuta e vomitevole della reale e autentica perfidia più grottesca e al tempo stesso più ambigua possibile, va in onda da più di vent’anni terrorizzando e allibendo intere generazioni lungo dieci stagioni televisive e 433 episodi, e continuerà a farlo chissà per quanto altro tempo, colpevole di aver fatto cascare un numero altissimo e non stimato con precisione (ma stiamo parlando di milioni) di palle in tutto il Mondo. Mi sto riferendo a SUZY PECORA, personaggio del noto e popolare cartone animato «PEPPA PIG».

Figlio di un calzolaio alcolizzato e una contadina iper-religiosa invasata, il giovane Iosif ha conosciuto sulla sua pelle i dolori e i disagi e le sofferenze della povertà, quella stessa povertà da cui si tirò fuori iniziando fin da giovanissimo a militare tra le file dei rivoluzionari marxisti bolscevichi capitanati dal leader Vladimir Lenin. Fu ad una conferenza nella finlandese Tampere risalente al Novembre 1905 che i due ebbero modo di conoscersi, Lenin e Stalin. Il primo era oramai una figura politica molto nota nel suo Paese e all’estero per via delle sue idee rivoluzionarie e crude, si era già scontrato col Potere in più di un’occasione e aveva dato prova di capacità da leader e statista; il secondo era stato autore di alcuni saggi ritenuti sovversivi e direttore di un periodico ritenuto altrettanto sovversivo ma soprattutto era stato convinto propagandista politico e implacabile istigatore di violente manifestazioni e brutali scioperi, cosa che gli aveva fatto provare sulla sua pelle la durezza bestiale delle forze dell’ordine del regime. Fatto che probabilmente lo ispirò per quanto concerne la sua carriera futura. Venne arrestato e sorvegliato e ancora arrestato e sorvegliato e imprigionato e condannato in questo o quell’altro tribunale, e conobbe il carcere, e venne pure deportato in Siberia, e si diede alla fuga in più di un’occasione prima di venir riacciuffato e… e tutto questo lo avrebbe poi fatto suo, e anzi: mi verrebbe da dire che avrebbe perfezionato tale sistema, quando ci sarebbe stato lui al comando. Stalin e Lenin si sarebbero trovati simpatici, almeno all’inizio. Condividevano le stesse idee, sulla carta. Per conto del Partito Stalin avrebbe organizzato e compiuto diverse rapine bancarie insieme ad alcuni gruppi di banditi e criminali, oltre che continuato con scioperi e manifestazioni via via più violenti. In breve divenne una figura di spicco in grado di imprimere il suo modo di fare, teso alla praticità, all’intera organizzazione. Sicuramente erano metodi che funzionavano al loro scopo, e che non si facevano scrupoli di qualche tipo. Però fin da subito le sue azioni vennero ritenute eccessivamente ruvide dai compagni, venne rimproverato per questo in diverse occasioni… ma lui non cambiò.
Fece carriera, al punto da diventare il successore di Lenin… contro il volere dello stesso Lenin! Quest’ultimo infatti, a seguito di un ictus cerebrale che lo rese incapace di scrivere, dettò tra il 23 e il 26 Dicembre 1922 alla sua stenografa e in presenza della moglie una sorta di testamento, che sarebbe diventato noto come “Lettera al Congresso del Partito Bolscevico”. Qui egli sconsigliava fortemente di lasciare la Russia in mano a Stalin, esprimendo numerosissime riserve al riguardo e indicando nella figura di Lev Trockij il leader giusto a cui assegnare il comando; Lenin spiegò chiaramente come Stalin avesse concentrato nelle sue mani un potere troppo grande, che egli tendeva ad anteporre le proprie personali ambizioni all’interesse della Nazione e che doveva essere rimosso dall’incarico prima che fosse troppo tardi, esortando a rendere di dominio pubblico le sue parole. Ovviamente queste parole non sarebbero mai trapelate per più di trent’anni. Stalin obbligò i medici di Lenin ad imporgli misure delle più restrittive, lo mise sotto strettissima sorveglianza e ordinò che nessun documento arrivasse al malato senza che fosse stato controllato. Un assaggio di quello che sarebbe toccato alla Russia dopo la dipartita di Lenin. Sembra che quest’ultimo abbia addirittura definito Stalin grossolano e insolente in uno dei loro ultimi diverbi. Nel Gennaio del 1924 Lenin non sarebbe più stato un problema: le sue condizioni peggiorarono al punto da renderlo paralitico, inabile a comunicare e infine incapace a vivere. Gli ultimi mesi li aveva dedicati a cercar di mettere chiunque piuttosto che quel mostro al suo posto, senza però riuscirci. Lasciò una moglie e oltre 140 milioni di Russi.

Quasi fiabesca è la storia che portò alla nascita del personaggio della maialina più famosa di sempre e della sua allegra famigliola maialesca e dei suoi coloratissimi amici (sì, anche lei, colei che non deve essere nominata, Susie Pecora… anzi, si scrive Susy, o forse Suzie? Ah, è talmente falsa e finta che neanche si capisce come si chiama davvero!). Neville Astley e Mark Baker ne furono i padri: due animatori inglesi cinquantenni disoccupati, reduci da anni e anni trascorsi a realizzare spot e pubblicità e corti, senza un soldo né prospettiva. Quei due, grandissimi amici, si appelleranno all’amicizia di un loro coetaneo: il produttore Phil Davies, che deciderà di finanziare il loro folle progetto, intrigante e ambizioso al tempo stesso. Quale progetto? Nell’epoca della CGI, del digitale, della computer grafica, della spettacolarizzazione, degli effetti speciali degni dei mega-blockbuster, quei tre scelsero di puntare su qualcosa di semplice, semplicissimo!, quasi ingenuo, naïf, sia nel disegno quanto nella storia. Ma che sentivano sarebbe stato impattante. È così che nacque Peppa. Peppa Pig. Oggi la Peppa è un fenomeno mondiale, trasmessa in oltre 180 Paesi, considerata all’unanimità come la serie preferita dai bambini tra i 3 e i 5 anni, capace di portare alla nascita di un impero globale miliardario fatto di giocattoli, film, libri, videogame, gadget, hotel resort, parchi a tema e… chi più ne ha, più ne metta!
Ora veniamo alla storia. In un mondo dai colori pastello popolato quasi esclusivamente da animali (talvolta compare anche un tale Signor Patata, cioè una… Patata, nel vero senso della parola, con tanto di occhi, bocca, baffi e cappello), si snodano le vicende mai troppo complicate o difficili della maialina e della sua famiglia: mamma maiala, papà maialone e maialino George (il mio preferito, il più grande di tutti!). Questi animali hanno case, macchine e vestiti. E parlano pure amabilmente, cucinano, hanno un lavoro, iscrivono i cuccioli a scuola. In effetti, a parte il fatto che sono animali e talvolta emettono il loro verso, non hanno nulla di animale. Sembra un mondo in cui niente possa succederti, nel quale ti senti al sicuro come Peppa quando insieme al fratellino si trova nell’abbraccio dei suoi genitori, e anche se a volte magari sorgono problemi e incomprensioni – sempre piuttosto contenuti comunque e sempre alla portata dei piccoli bebè che prendono visione di questo prodotto – ogni conflitto viene risolto nel giro dei cinque minuti d’episodio. E solitamente si finisce con tutti i che ridono gettandosi pancia all’insù nelle pozzanghere di fango: quanto sarebbe bella e più facile la Vita se bastasse questo per risolvere ogni problema, tuffarsi nel fango e ridere? Peccato che anche nei posti più belli e più semplici si può nascondere… il Male. Vero, Suzy?

Morto Lenin, alla guida del Partito Comunista e del Paese intero, Iosif Stalin diede il via ad uno dei periodi più cupi e oscuri e grotteschi e brutali e bestiali di tutta la Storia dell’Unione Sovietica. Per forza: al posto di comando v’era lui, cupo e oscuro e grottesco e brutale e bestiale. Stalin era quel tipo d’uomo che voleva il potere, ma quello assoluto, e che nessuno si permettesse di ostacolarlo. E una volta avuto, ovviamente, Stalin era quel tipo di persona che non avrebbe pensato ad altro che mantenerlo, quel potere. A qualsiasi costo: torturò, imprigionò, deportò, assassinò, eliminò milioni e milioni di oppositori, nemici o addirittura solamente presunti tali. E i loro familiari. E chi gli stava anche solo antipatico, persino! Certo, queste cose non venivano raccontate ai quattro venti a quei tempi, e anche se tutti sapevano… nessuno sapeva. Quello che fece uno dei più sanguinari dittatori che siano mai esistiti è stato invece presentarsi come Genio della Ricostruzione Socialista, Gran Timoniere e Bussola della Nazione, soprattutto… pensate!… Padre del Popolo. Sì, lui è Papà Stalin, quello che si occupa della sua gente, che si prende cura di loro, che gli insegna a vivere, che li fa crescere e che li protegge da tutto e tutti. Anche da loro stessi e dalla loro balzana idea di “prendere decisioni”. Orrido affronto, per Stalin, che qualcuno volesse decidere, quando già c’era lui, il Papà, a farlo per tutti!

In «Peppa Pig» e nel suo variopinto mondo colori pastello niente potrebbe far pensare che anche lì, nella terra dell’innocenza ingenua e delle pozzanghere di fango e delle risate, possa giungere il Male. Anche i problemi più grandi, che ne so!, delle litigate ad esempio… si risolvono sempre. Ma non basta che un problema si risolva, perché scompaia. Altrimenti che senso avrebbe ancora parlare di Stalin, che è morto da oltre 70 anni? Per mero interesse storico? No. È moralmente obbligatorio parlare ancora di Stalin perché cose del genere non ricapitino più. Perché non basta che i problemi si risolvano da soli, perché siano realmente risolti. Bisogna rifletterci, comprenderne le cause, ragionare su il perché e il per come. E la verità è che tanto di quel “Male” che non sembra chissà che, solo delle litigate tra bambini o bisticci che si risolvono in una risata, in realtà nascondono qualcosa di molto più profondo e inquietante. Suzy Pecora è molto antipatica. Questa è la Verità che nessuno vuole riconoscere, né tra i personaggi raccontati dalla serie né da qualche spettatore membro della platea di pubblico a cui si rivolge «Peppa Pig». Così come nessuno, durante il Tempo che fu, aveva il coraggio di dire che Stalin era un despota criminale violento e assassino con le mani sporche di sangue. Nessuno. Lui era il Papà, dicevano. E così Suzy, che si presenta come una bimba di cinque anni vestita di rosa che ogni tanto bela e che sogna di fare l’infermiera e che è (oppure dovrebbe essere) la migliore amica di Peppa, appare proprio come un’amabile dolcezza. Ricordo ancora nei primi episodi che nulla faceva presagire chi lei fosse davvero. Proprio come nel caso di Stalin, e della sua politica propagandistica tesa a presentarlo come il solo e unico Leader.

Per carità, sia chiaro: Stalin tirò fuori il suo popolo dalle disagianti condizioni economiche nelle quali versava, trasformò la sua Nazione dal degradato Paese campagnolo e contadino quale era in un gigantesco colosso dell’industria a livello globale, rese la Russia una potenza formidabile sotto ogni punto di vista su scala mondiale. Sì, ma che in che modo? E a quale prezzo? Prese e mise insieme con la forza le piccole proprietà in crisi dei contadini per farci dei grandissimi collettivi statali confiscati ai loro legittimi proprietari… e chi non era d’accordo? A morte. Che fosse con uno sparo in testa, o tramite deportazione o per mezzo di inedia privando di cibo e acqua… poco importava. Le industrie sorsero come i funghi, e anche se questo ebbe come conseguenza che milioni di cittadini si ritrovarono a lavorare in condizioni aberranti e schifose e spesso letali, senza poter reclamare alcun diritto (sì, nella Russia di Stalin, nata dagli scioperi, non si poteva più scioperare!)… chissenefrega! Certo, la gente in Russia stava davvero male e conduceva una vita veramente pietosa, ma Stalin e quei pochi fedeli sudditi – di questo si tratta, ma chiamiamoli pure “cagnolini” – attorno a lui, di cui si circondava, se la passavano benone, alla grande.
Ecco, Suzie Pecora non è tanto diversa dal brutale tiranno russo. Lei è proprio quel tipo di persona. Quel tipo di persona che entra in casa di altri, spesso non invitata, e che ti racconta che sei la sua migliore amica, ma che ti impone di “fare i giochi che vuole fare lei”. Che dice al tuo fratellino e al suo amico (George Pig e Richard Coniglio) che non possono giocare con voi due, a meno che non facciano quello che decide lei. Che arriva a ritirare i loro giocattoli nel baule, approfittando della sua superiorità fisica e anagrafica, perché si giochi a quello che vuole lei. Suzie vuole fare l’infermiera, e allora Peppa farà il dottore. E George e Richard potranno fare, tuttalpiù, i pazienti. Poco importa che quei due vogliano giocare con i loro dinosauri giocattolo. Suzie ha parlato, Suzie ha deciso. Io e Peppa vogliamo così!, grida lei perentoria. Ma siamo sicuri che lo abbia voluto anche Peppa? Certo, lei è la sua migliore amica, da sempre, e Suzie glielo ricorda in continuazione, ma… ma a volte è così difficile esserle amica. Tra le due la competizione è altissima, i litigi fioccano, e alla fine fanno pace, ovvio. Anche se Suzie non ammette mai di aver sbagliato o di essere in torto o di non aver avuto ragione. Peppa ogni tanto lo fa, ma Suzie no. Lei no. Ma che poi… è la sua migliore amica perché è la sua migliore amica, oppure perché gli altri amici animaletti sono già tutti “accoppiati” e lei non ha altra scelta?

Iosif era Papà Stalin perché tutti lo amavano, o piuttosto è dovuto al fatto che non si poteva fare altrimenti? Stalin fu un uomo capace e organizzato, energico e vitale, che si rimboccò le maniche. Efficientissimo, pragmatico, volenteroso. E anche Suzie Pecora quando arriva col suo bel vestitino da infermiera sa già come gestire tutto, chi interpreta quale ruolo, portandosi dietro la sua bella “cassetta da lavoro”. Quei due, Iosif e Suzie, hanno un chiaro obiettivo in testa, e che sia governare una Nazione oppure diventare infermiera, non c’è niente che non farebbero per raggiungere i loro scopi. Perché al di là dei bolscevichi e dell’infermieristica, loro due vogliono fare una cosa sopra ogni altra: comandare. Avere il controllo. Decidere per gli altri cosa sia meglio per loro. E fare in realtà quello che è meglio per sé stessi.


Sapete che Stalin non si chiamava nemmeno Stalin, in realtà? No, quello è uno pseudonimo. Il suo vero nome è: Iosif Vissarionovič Džugašvili. Fu dal 1912 che iniziò a firmarsi Stalin, a farsi chiamare Stalin, ad essere conosciuto come Stalin, che significa: «L’Uomo D’Acciaio». Che significava? Che era un uomo forte e tutto d’un pezzo?
Io non credo che Forza sia un sinonimo di Crudeltà e Violenza. E anzi, son convinto che esista molta più Forza in qualcuno che, pur vivendo in un mondo crudele e violento, sceglie di non praticarle, la crudeltà e la violenza. Quella è la Vera Forza.
Stalin era tipo gioviale, scherzoso dicono, con quella sua aria da Babbo Natale quasi, quel suo sorriso cordiale, quei suoi due baffoni, il Papà di tutti. Poi, magari, dopo una cena in compagnia, la sera, si ritirava in disparte nei suoi uffici con qualcuno dei suoi sgherri o emissari. Solitamente si trattava di un certo Lavrentij Pavlovič Berija. Di fronte a due bei bicchieri di vodka, Stalin dettava dei nomi di cui l’altro prendeva nota, come una sorta di lista della spesa. Ma in realtà c’erano nomi e cognomi. Di chi? Di persone che dovevano sparire entro la mattina dopo. E sparivano, sempre. Così era fatto Stalin. Efficientissimo, pragmatico, volenteroso. Oltre che capace ed organizzato. Imprevisti non ce n’erano e anche se sorgevano, faceva come in «Peppa Pig», il mondo perfetto dove ogni problema viene risolto prima della fine dell’episodio, nel giro di cinque minuti. Pure nel mondo perfetto di Stalin erano sufficienti cinque minuti, anche meno a dire il vero! Gli bastava alzare la cornetta del telefono, dire qualcosa del tipo “Torturate e poi ammazzate lui, la moglie, i figli, i genitori e qualsiasi amico o collega abbia mai avuto nella vita” e il gioco era fatto, e il problema risolto! Anche se ovviamente il mondo perfetto di Stalin non è un mondo dai colori pastello e gli animali sono animali che fanno gli animali, per quanto sappiano essere molto più umani delle bestie che li governano. Le bestie come Stalin. O Suzie Pecora.


Oh, certo, so cosa penserete voi in questo momento: Suzie non ha mai fatto cose del genere!, non si è mai resa artefice di qualcosa come le Grandi Purghe Staliniane, non ha mai fatto deportare in Siberia nessuno, o messo sotto rigida sorveglianza qualcuno, o fatto spiare e pedinare e torturare e imprigionare e ammazzare e assassinare ed eliminare insieme a tutta la sua famiglia chi le si opponeva. Ma ragionateci un secondo: quello di Suzie Pecora rimane il mondo dai colori a pastello dove gli animali guidano e ogni cosa si risolve in meno di cinque minuti! Quello di Stalin è il mondo in cui vieni ammazzato o pestato seduta stante se non ti adegui al volere di chi decide. Stalin così ha deciso di essere quello che decideva. Ma son convinto – è lampante! – che Suzie avrebbe fatto lo stesso, fosse appartenuta a questo Mondo. Perché Stalin è un dittatore e Suzie una pecora parlante che sogna di diventare infermiera, ma entrambi pensano che qualsiasi metodo sia giustificabile se questo li porta ad agguantare l’obiettivo. E allo stesso modo sono d’accordo sul fatto che le persone vadano usate e messe da parte quando non servono più. A chi? A loro! Chiedetelo a Trockij, quello che Lenin aveva indicato come suo successore, e che ai tempi era compagno di lotta accanto a Stalin durante la Rivoluzione. Questi non condivideva quello che Stalin stava facendo, la pensava come Lenin su di lui, ma non potè fermarlo. E una volta che l’ex commilitone salì al potere, lui perse ogni cosa: venne allontanato da ogni incarico, perse ogni influenza, fu espulso dal partito, condannato all’esilio, deportato lontano. Ma anche da lontano Trockij continuò la lotta, scrisse di Stalin, ne denunciò la dittatura. Fino a quando non venne assassinato, pure lui. Suzie e Peppa sono amiche, migliori amiche! Peppa fa il dottore ogni volta che Suzie si veste da infermiera, del resto. Quindi le serve ancora. PER ORA. E quando non servirà più?
Non importa con quale forma ti si presenti il Male e quali siano le conseguenze che porta nel Mondo. Quello che conta davvero è che nulla deve essere mai dato per scontato, e che forse alla fin fine un modo di riconoscerlo esiste. E non c’entra nulla con gli abiti che indossa o quello che dice e ti fa credere. Lo puoi riconoscere in una sola maniera: osservandolo e poi guardando dentro di Te. E sarà solo guardando dentro di Te e ricordandoti di quello che per te è giusto, che potrai capire e comprendere.
E quindi sì, il Male può essere un dittatore russo sanguinario come anche una bimba pecora che passa le sue giornate a giocare a fare l’infermiera. Non fatevi ingannare mai, sappiate andare oltre le apparenze e ricordatevi… anche di fronte ai colori pastello… di cosa sia davvero giusto. Di cosa sia Bene.


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