My Little Pony: l’amicizia è davvero magica

DI ELODIE VUILLERMIN

Molte serie animate ci hanno insegnato che l’amicizia è un potere incredibile. Quanti titoli vi vengono in mente che hanno puntato in quella direzione? Io riuscirei a fare una lista di almeno 20-30 serie, alcune più esplicite di altre. Ma la rappresentazione più autentica di questo sentimento ce la dà My Little Pony – L’amicizia è magica. Sì, avete sentito bene, e no, non sono pazza. Non fatevi ingannare dai colori zuccherosi e dall’animazione giocosa: è una serie che merita tanto.

PERSONAGGI A TUTTO TONDO

Le protagoniste, note anche come le Mane Six, sono un gruppo unito, eterogeneo, che funziona nonostante le diversità caratteriali di ciascuna. Sono personaggi amabili proprio perché viene mostrato il duplice volto di ognuna, i loro pregi e difetti. Twilight Sparkle è seria, razionale, amante dei libri, ma a tratti paranoica e timorosa di deludere la sua mentore Celestia. Pinkie Pie, all’apparenza una burlona fuori di testa, che fa delle feste e del divertimento il suo scopo nella vita, sa essere seria e matura quando vuole. Rarity ha il senso della bellezza, fa tutto con eleganza e, sebbene le sue maniere da primadonna (o primapony?) la facciano apparire superficiale, in realtà è molto altruista e generosa. Applejack è onesta, pratica, molto legata alla famiglia e alla tradizione, anche se a volte un po’ testarda. Rainbow Dash è un asso della velocità, decisa, leale, impulsiva e spericolata. Fluttershy spesso è timida e paurosa, ma con un profondo amore verso gli animali e una sensibilità d’animo da non sottovalutare.

Evolvono e migliorano  proprio grazie alle interazioni reciproche. Spesso capita che entrino in contrasto per le loro diversità caratteriali, creando interessanti occasioni di confronto tra valori opposti: la serietà e la logica scientifica di Twilight contro l’irrazionalità e la spensieratezza di Pinkie, i modi da campagnola di Applejack contro la snob e amante della grande città Rarity, i modi da maschiaccio di Rainbow Dash contro la sensibilità di Fluttershy e così via.

La duplicità di pregi e difetti sta in tutti i personaggi. Ciascuno è unico ed interessante a modo suo. Basti pensare a Spike, cucciolo di drago assistente di Twilight, che fa fronte a un grande cambiamento all’interno di un mondo diverso dal suo, quello dei pony, ma che comunque sente essere la sua vera casa (motivo per cui è spesso discriminato da altri draghi). A inizio serie era molto ingenuo, quasi considerato inutile. Faticava a farsi accettare e pur di dimostrare che era qualcuno ha combinato dei guai. Al tempo stesso, però, è stato fautore di grandi cambiamenti, come quando la sua amicizia con Thorax ha consentito ai mutanti di liberarsi dalla tirannia di Chrysalis. Abbiamo poi la zebra Zecora e il suo modo alternativo di fare magia, Shining Armor e Cadance con i loro doveri regali uniti al fatto di essere (a partire dalla sesta stagione) genitori, Celestia e Luna che al di là della facciata regale hanno mille complessi, gli Young Six, le Cutie Mark Crusaders alla ricerca del loro destino, la famiglia Apple, i Pilastri di Equestria, le altre tribù all’infuori di Equestria e molti altri ancora.

Affascinanti anche le figure dei villain. Basti pensare a Tirek, che ancora vive all’ombra del fratello che lo ha tradito per schierarsi con Celestia e Luna. O a Chrysalis, che con furbizia e capacità trasformistiche riesce a ingannare più di una volta le nostre eroine. Poi Re Sombra, il Pony delle Ombre, la piccola ma strategica Cozy Glow e villain minori quali gli artisti della truffa Flim e Flam. Ma tra i migliori cattivi cito Starlight Glimmer, protagonista del percorso di redenzione più difficile di tutti.

Un grande plauso va poi a Discord, il villain più comico di questa serie. Una chimera di diverse creature, una sorta di Genio di Aladdin con l’umorismo di Ade e il menefreghismo di Deadpool, che a ogni sua apparizione ruba la scena agli altri. Anche dopo la sua redenzione non smette di strapparci una risata, mettendo in scena l’impossibile, come farsi uscire gli occhi dalle orbite o far apparire dal nulla bustine di tè che cantano: dopotutto è lo spirito del Caos, può fare di tutto. Agisce in modo contorto, non segue le regole, gioca come vuole lui. Spesso è indifferente alla sorte di Equestria, difficilmente scende in prima linea per sconfiggere il cattivo di turno (pur avendo i poteri necessari a spazzarlo via con un solo schiocco di dita), ma sa essere nel giusto il più delle volte.

TANTISSIME DINAMICHE

Il maggior punto di forza della serie sono i personaggi, o meglio, la molteplicità dei personaggi. Se in altre serie animate come I Simpson o I Griffin inserire tanti personaggi è spesso un rischio, poiché capita che si dia più importanza ad alcuni di essi mentre altri restano in secondo piano, qui non accade. Tutti hanno la loro importanza, non solo i protagonisti. Ti capiterà di trovare almeno una decina di personaggi preferiti, persino tra i secondari o le comparse. Addirittura ci sono personaggi che appaiono una volta sola eppure rimangono impressi da quanto sono stati ben caratterizzati, come i genitori di Applejack o i personaggi del film (quello collocato, cronologicamente, tra la settima e l’ottava stagione).

La molteplicità dei personaggi equivale anche a un molteplicità di interazioni. Ogni personaggio si approccia ad almeno altri quindici, e lo fa con ciascuno in maniera differente. È da queste dinamiche che vengono fuori le sfaccettature del carattere di ognuno e se ne possono creare su più livelli: dinamiche tra protagonisti, tra un protagonista e un personaggio secondario, tra un personaggio secondario e uno minore, addirittura tra personaggi secondari e antagonisti. Nascono così interazioni che non ti aspetteresti mai eppure sono giuste e vincenti nel contesto in cui sono utilizzate: basti pensare al gruppo di Discord, Big Mac e Spike, che fanno comunella durante i giochi di ruolo, o all’improbabile amicizia tra Starlight e Trixie, che trovano nei loro passati da ex villain dei punti in comune.

La crescita personale e la scoperta di sé fanno comunque parte di tutti, o quasi, dato che alcuni rimangono irriducibili nella loro cattiveria.

UNA TRAMA COMPLESSA

Si presta molta attenzione alle diverse storyline, che spesso si incrociano tra di loro e vengono portate avanti per più stagioni, creando così un forte coinvolgimento. Alcune storyline risultano apprezzabili pure dai più grandi. L’unica pecca è che spesso la struttura episodica prevale sulla trama unitaria, e i momenti di combattimento con i grandi nemici arrivano dopo tantissime puntate a sé stanti, in maniera improvvisa. Dalla terza stagione, tuttavia, inizia a comparire una trama più compatta e unitaria, meno frammentata, e anche negli episodi autoconclusivi vengono seminate le piccole basi di una storia più ampia e importante: gli Elementi dell’Armonia, i Pilastri, l’Albero dell’Armonia e le sue origini, le chiavi per sbloccare il suo frutto magico, le interazioni dell’Albero stesso con gli Young Six e così via.

Nonostante la struttura autoconclusiva di molti episodi, quasi nessuno risulta superfluo. Ognuno va ad aggiungere qualcosa alla narrazione o ad approfondire il carattere dei personaggi. Può trattarsi della vera storia dei genitori di Applejack, di Luna e le sue difficoltà ad accettarsi e farsi accettare, di Rainbow Dash che abbandona la sua spericolatezza e diventa man mano più responsabile, di Fluttershy che comincia ad acquisire più sicurezza e coraggio. Può trattarsi di questo o di molto altro.

PER PICCOLI E PER GRANDI

Una costante nella serie è la presenza di una morale. Gli insegnamenti toccano vari temi: il rispetto per la famiglia, la coltivazione dei propri talenti speciali, l’onestà verso il prossimo e così via.

Ma al centro di tutto c’è l’amicizia, esaltata come un valore importante e descritta in ogni suo aspetto, perfino i più spiacevoli come disaccordi, incomprensioni e litigi. Amicizia e unità, tra l’altro, sono valori fondanti di Equestria, che Lauren Faust ha saputo inserire nella storia antica dei pony in modo credibile. Un’unità che trae la sua forza dalla diversità, e non a caso le Mane Six (così come i loro antenati i Pilastri di Equestria), sono di diverse razze equine; gli Young Six, una sorta di “discendenti” delle Mane Six, sono addirittura sei razze diverse di creature, mitologiche e non, non limitate soltanto ai pony. Proprio questa cooperazione tra “diversi” sarà determinante nel finale.

C’è spazio pure per morali più adulte e profonde. La serie ti insegna ad accettare il lutto per la perdita di un genitore. Che essere grandi non significa pura libertà di fare tutto quello che si vuole, comporta anche prendersi le proprie responsabilità. Che i bulli non nascono tali ma lo diventano, complice la cattiva educazione dei genitori. O ancora: non bisogna giudicare il prossimo troppo in fretta. Non puoi proteggere i tuoi figli o fratelli minori per sempre, devi accettare che crescano e dare loro la possibilità di cavarsela da soli. A volte seguire i tuoi valori e principi è più importante che adeguarsi al pensiero di un tuo superiore, se questi sta promuovendo ideali e pensieri sbagliati. Spesso il mondo è pieno di gente pronta ad approfittare di te, ma non per questo devi perdere te stesso e i tuoi valori.

La serie ti restituisce storie della vita, quotidiana e non, di tantissimi personaggi. Ti fa vedere famiglia, lavoro, sogni e aspirazioni di tutti. È come se vedessimo le nostre vite, ma in chiave pony.

Il più grande insegnamento è forse l’importanza delle seconde chance. Il perdono e la redenzione sono possibili, eppure non tutti sanno cogliere l’opportunità. Esistono anche le amicizie tossiche, da cui devi staccarti in ogni modo.

ALTRI PREGI

Il worldbuilding è ben studiato. Lauren Faust si è messa d’impegno nella costruzione del mondo di Equestria e dintorni, nella creazione di varie tribù e nella fauna locale, attingendo alla fantasia e anche alla mitologia.

Il mondo di My Little Pony è pieno di citazioni della cultura pop. Alcune sono molto esplicite; altre più nascoste; altre ancora si celano nei titoli originali degli episodi, dietro giochi di parole che solo in inglese possono essere compresi. Si va da Ranma ½ a Romeo e Giulietta, da Indiana Jones a Spiderman, fino a versioni “pony-like” del Comic-Con o di Dungeons and Dragons.

A livello di doppiaggio italiano è stato fatto un ottimo lavoro. Troviamo bravissimi interpreti del calibro di Emanuela Pacotto, Benedetta Ponticelli, Federica Valenti, Paolo De Santis, Mario Zucca, Chiara Galli, Tania De Domenico, Deborah Morese e così via. Notevole anche lo sforzo per adattare i testi delle canzoni.

I momenti spassosi in questa serie sono all’ordine del giorno, accompagnati a volte da rotture della quarta parete. Non mancano comunque le scene di combattimento, a base di raggi di magia ed esplosioni pirotecniche. C’è spazio persino per scene un po’ inquietanti, tra tentativi di suicidio, una coppia di episodi della quinta stagione che sembrano usciti da una pagina di Huxley o Orwell e il frequente razzismo non solo tra pony e altre tribù, ma anche tra gli stessi pony (l’alta società di Canterlot contro i comunissimi delle piccole città).

QUALCHE DIFETTO

La serie ha tante canzoni, forse troppe. A volte capita che le parti cantate rubino agli episodi minuti che sarebbero stati più utili ad approfondire il character development di alcuni personaggi.

Alcune scelte di trama le ho trovate discutibili, come l’espediente narrativo che ha portato al battaglione finale contro i villain più temibili. Ci sono state persino alcune redenzioni a mio parere frettolose, come quella di Discord.

Inoltre certe storyline che parevano interessanti sono state purtroppo abbandonate e mai più riprese. Diamond Tiara, dopo aver fatto pace con le Cutie Mark Crusaders, non è più comparsa se non in qualche scena sullo sfondo, e così è sfumata la possibilità di vederla unirsi alle sue ex rivali per aiutarle a insegnare ad altri piccoli pony ad accettarsi per quello che sono, piuttosto che indossare una maschera per cercare di compiacere gli altri. Una simile sorte l’hanno subita i grifoni e i kirin: sarebbe stato interessante vedere, episodio dopo episodio, come si aprivano al mondo esterno e come imparavano ad accettare l’amicizia, piuttosto che farli vedere giusto in un paio di puntate, abbandonarli e mostrarli di nuovo verso il finale in maniera spiccia.

IN CONCLUSIONE

Certo, My Little Pony – L’amicizia è magica non sarà una serie perfetta, ma è fatta bene e promuove ideali positivi, e questo si vede. La chiara dimostrazione di come “serie di animazione” non sia per forza un sinonimo di “prodotto per bambini”.

Il finale è un cerchio che si chiude: tutto è cominciato con un libro che si apre, tutto finisce con un libro che si chiude. Ti carica di nostalgia, ma al tempo stesso ti rende soddisfatto.

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