Le dimensioni del mio caos (Caparezza)

DI ELODIE VUILLERMIN

Eccoci a quello che considero il mio album preferito: Le dimensioni del mio caos, datato 2008. Probabilmente il mio giudizio sarà di parte, essendo questo il CD che mi consumavo più e più volte durante l’infanzia, ma non importa. Cercherò di trasmettervi tutto l’amore che provo per esso in ogni singolo brano. Definito dall’artista stesso un “fonoromanzo”, ossia un fotoromanzo sonoro, il disco racconta una lunga storia di varchi spazio-temporali, effetti farfalla, farfalle nello stomaco e critiche sociali (quelle non mancano mai, quando è il Capa a parlare).

Dopo che una presentatrice lo annuncia al telegiornale, il nostro capellone preferito comincia un concerto dedicato alla rivoluzione che il ’68 portò in Italia e nel mondo in generale. Ecco quindi partire, dopo un suono di chitarra elettrica, La rivoluzione del Sessintutto, in cui sostanzialmente Caparezza si lamenta di quanto siano cambiate le cose in Italia dal ’68 fino a oggi. Se prima i giovani facevano la rivoluzione, lottavano per l’uguaglianza sociale e altri valori importanti, i ragazzi di oggi sembrano più disillusi, interessati ai porno e al sesso, come se la loro coscienza fosse andata in letargo e non si fosse più svegliata. Insomma, c’è da preoccuparsi se il futuro dell’Italia è in mano a una generazione di ignoranti, superficiali, conformisti e privi di ideali.

Sul finale il Capa, incitato dal pubblico, spacca la chitarra sul palco per imitare Hendrix: così facendo crea un varco spazio-temporale da cui esce Ilaria, una giovane ragazza del ’68. L’artista si innamora di lei e le dedica una canzone, Ulisse (You Listen), in cui la dipinge come il suo modello di donna ideale in quanto femminista, figlia della rivoluzione e di un’epoca in cui ci si batteva per i grandi ideali. È incantato da lei come Ulisse dal canto delle sirene, ma a differenza sua lui non sa resisterle. Ricevuto da Ilaria un volantino, tuttavia, viene arrestato e sbattuto in carcere perché possiede le tasche. Come gli riferisce un detenuto, Caparezza apprende che la presenza di Ilaria ha riscritto e stravolto la storia, creandone una basata sulla censura di qualsiasi cosa, persino Harry Potter o i libri di Dan Brown, dove mettere le mani in tasca è pericoloso, in quanto la tasca è un simbolo di verità e una forma di protesta silenziosa. Non mettere le mani in tasca, il brano seguente, è proprio una critica alla censura, alla Chiesa cattolica e al suo credo, basato sulla manipolazione e sulla menzogna.

Riagganciandosi all’effetto farfalla e allo stravolgimento della linea temporale, il Capa compone una canzone che denuncia il revisionismo storico, Pimpami la storia. Non solo, manifesta ansia e paura per i giovani d’oggi: snobbano la storia, disciplina importante per ricordare le nostre origini, trattandola come una materia inutile e difficile da studiare. Per loro l’Italia è rimasta una monarchia dopo quel famoso 2 giugno 1946 e Garibaldi starebbe meglio con i Ray Ban e i nunchaku in mano: pensieri che diffondono l’ignoranza e creano nuove generazioni sempre più inaffidabili. Il tutto condito da espressioni gergali tipicamente giovanili. Questa perdita di interesse verso la storia è in realtà frutto di un lavaggio del cervello ad opera del Fronte dell’Uomo Qualcuno, un partito politico che tornerà più volte in questo album, ispirato al realmente esistito Fronte dell’Uomo Qualunque.

Caparezza esce di prigione. Tornato da Ilaria per rispedirla nella sua epoca a sistemare le cose, la vede cambiata a causa dell’ipnosi del Fronte. Parte quindi Ilaria condizionata, un brano che si può considerare l’antitesi di Ulisse (You Listen), in cui l’artista descrive l’esatto opposto di donna ideale: quella senza sale in zucca, che segue la moda del momento, facilmente condizionabile e incapace di avere un ideale fisso. Il gioco di parole nel titolo serve a spiegare il carattere gelido di Ilaria, ormai svuotata della sua personalità originaria e condizionata dai difetti della società moderna, enfatizzato da un vento freddo che soffia in sottofondo e da Caparezza che batte i denti e trema, sia nell’intro che in altri punti del brano.

Come se non bastasse questa delusione sentimentale, Ilaria si rivela sposata con il leader del Fronte dell’Uomo Qualcuno, lo stesso che l’ha cambiata in negativo a sua insaputa. Tra i progetti del suddetto leader c’è la costruzione di uno spazioporto per i viaggi turistici nel cosmo. E Caparezza non perde occasione per scagliarsi contro di esso nel brano seguente, dal titolo La grande opera. Lo paragona a tutte quelle opere che non sono nemmeno state ultimate, tra cui la Salerno-Reggio Calabria e il Ponte sullo stretto di Messina, utili solo per far guadagnare soldi alle aziende edili o a fini propagandistici. Eppure tutti la esaltano e chi osa contestare l’utilità di questa grande opera o si azzarda a scioperare se la vede male.

Caparezza, mentre assiste alla costruzione dello spazioporto, conosce e fa amicizia con Luigi delle Bicocche, un operaio. E qui preparatevi ad applaudire a quello che ritengo il gioiellino di questo album, un’opera geniale ma purtroppo fraintesa da molti: Vieni a ballare in Puglia. Trattata come pezzo ballabile per le discoteche, con somma ira dello stesso Caparezza, in realtà parla di tutt’altro. Basta sostituire quel “ballare” con “morire” e il messaggio della canzone appare chiaro: il Capa denuncia le morti sul lavoro e i problemi della sua regione, come l’inquinamento ambientale e il caporalato (“Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati in barattoli, costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli”). Ma di questo i turisti non se ne accorgono, vedranno solo il lato bello della Puglia mentre il marcio resta nascosto. Menzione speciale per l’intro cantata da Al Bano nel video ufficiale.

Accusato di infamia verso il Fronte, Caparezza viene portato in tribunale, ma è troppo impegnato a giocare ai videogiochi per prestare attenzione al giudice. Sotto la spinta di suoni a 8-bit uniti al rock ecco partire Abiura di me, un pozzo di citazioni sui videogiochi dove l’artista rimarca la sua volontà, già manifestata in album precedenti, di voler sempre “passare al livello successivo”, di essere un uomo e un artista diverso, a costo di abiurare ciò che è stato (l’ennesima citazione di Mikimix). Non si nasconderà, si metterà sempre a nudo. Non ascolterà mai le critiche del pubblico. Andrà avanti per la sua strada, superando sé stesso in continuazione, e noi gliene siamo grati.

La sentenza del giudice viene stabilita: Caparezza sarà condannato a spalare escrementi di elefanti da circo per scontare la sua pena. Dalla sua posizione assiste alla cerimonia di inaugurazione dello spazioporto, con il lancio dello shuttle carico di vip, persone snob e dell’alta società: insomma, tutta gente che non ha competenze astronomiche e che utilizza lo spazioporto solo per i propri obiettivi personali (tra questi, il leader del Fronte dell’Uomo Qualcuno e la stessa Ilaria). Come suggerisce il titolo del nuovo brano, Cacca nello spazio, l’artista non esita a paragonare quelle persone a escrementi, perché a furia di pensare solo al proprio tornaconto hanno sprecato soldi e risorse che potevano essere impiegati in qualcosa di più utile per la popolazione. È da gente così che gli extraterrestri dovrebbero guardarsi.

Segue Il circo delle pantegane, una denuncia sulle pessime condizioni igienico-sanitarie di certi ambienti di lavoro, come quello in cui si trova a lavorare ora Caparezza (il tutto sottolineato da conati di vomito e colpi di tosse). Incitato da Luigi a dimostrare di essere un vero uomo e a riprendersi, il rapper pugliese si lancia in una canzone (Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti) che smonta i luoghi comuni del maschio odierno: quello violento con la moglie e i figli, che guida i macchinoni, che deve dimostrare di essere un vero duro a tutti costi.

Io diventerò Qualcuno è un altro colpo di genio. La musica ricorda la sigla di un cartone animato, con tanto di coro in stile Zecchino d’Oro nel ritornello. Una critica al Fronte dell’Uomo Qualcuno (annunciato come vincitore delle elezioni) e a tutti quei partiti politici che promuovono ignoranza ed egocentrismo. I bambini vengono sempre più abituati a desiderare un futuro tanto prestigioso quanto esibizionista. I loro modelli di riferimento si sono ridotti a concorrenti di reality show o uomini e donne nelle riviste di moda. Se prima ci si batteva per il vero diritto di voto, ora tutto quello che conta è la nomination nei reality show, l’apparire in un certo modo, la celebrità effimera. Si è passati dal cercare di essere realmente qualcuno all’essere un signor nessuno camuffato dietro un nickname, che impersona qualcuno di importante ma non lo è per davvero. E decenni dopo l’uscita di questo brano mi sento di dire che la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata; siamo “nello stesso clima che su questo fuoco getta più benzina”. Qui il Capa si è superato a livello di scioglilingua e costruzione delle frasi.

In seguito alla vittoria del Fronte, il più furioso di tutti è proprio il nostro Luigi. Caparezza gli dedica un brano solenne e impeccabile sotto ogni aspetto, Eroe (storia di Luigi delle Bicocche). Dà voce a tutti quei poveri operai sfruttati dai potenti, condannati a lavorare in condizioni pietose e spesso mortali, che sacrificano sé stessi per uno stipendio da fame, che sopportano ogni umiliazione per mantenere la famiglia. Denuncia la perenne ingiustizia, ancora attuale, che i lavoratori dai forti valori morali, magari con dei grandi sogni in tasca, hanno un compenso misero o nullo, mentre gente incompetente ricopre posizioni di potere. I veri eroi della modernità sono proprio quelli come Luigi, che si spezzano la schiena per la pensione, fanno orari estenuanti, lottano contro i sicari e gli strozzini, conservano la loro dignità nonostante tutto (“Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere, sono un eroe, straordinario tutte le sere”). Il tutto costruito sulla melodia di Per un pugno di dollari.

Tornando a Luigi, per la rabbia diventa una rock star e spacca una chitarra sul palco durante un concerto, creando un varco che riporta l’umanità a uno stato primitivo: quello di scimmie. O forse sono le scimmie a essere più avanzate, visto quanto siamo diventati retrogradi e ignoranti nonostante il progresso tecnologico, anzi proprio a causa di questo? “La scimmia è l’evoluzione dell’uomo”, afferma infatti Caparezza in questo pezzo, Bonobo power. Non una scimmia qualunque, ma il bonobo, che non litiga mai con i suoi simili perché si accoppia con tutti indistintamente dal loro sesso. Il testo cita un esperimento in cui alcuni bonobo, provati dalla fame, furono liberati dalle loro gabbie e messi davanti a una quantità di cibo che non bastava per tutti. Gli umani si sarebbero già ammazzati per avere tutto il cibo per sé. Quei bonobo, invece, fecero un’orgia e poi si dividettero il cibo in parti uguali. Per certi versi, noi umani abbiamo molto da imparare dagli animali, che non conoscono guerra né discriminazioni. In chiusura a questa conclusione più che degna, abbiamo la stessa presentatrice del telegiornale di inizio album, con un servizio proprio sui bonobo.

Restate connessi anche voi per la prossima immersione nell’universo caparezziano!

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