DI ALBERTO GROMETTO
A volte ritornano… e infatti sono tornati!!!
Ancora una volta!!!
OSCARS RETURN!!!
Sì, sì, lo sappiamo: da anni tutti lo dicono e lo ripetono a non finire. Gli Oscar hanno perso lo smalto di una volta, sono politicizzati fino allo stremo, non premiano mai i più meritevoli e sono incapaci di innovarsi. Son vere tutte queste cose? Forse sì. Sicuramente sì. Ma non possiamo negare il loro innegabile fascino eterno, la loro emozionante magia, il loro sapore d’immortalità.
La sola parola, cinque lettere, O-S-C-A-R, è radicata in maniera talmente profonda nell’immaginario collettivo da avere un che di inspiegabile e meraviglioso insieme. Tant’è che oramai l’espressione “da Oscar” viene associata a qualsiasi cosa si voglia magnificare. Una cena “da Oscar” oppure un libro “da Oscar”… e chi più ne ha, più ne metta! Poi gli episodi celeberrimi associati a tali Premi sono innumerevoli: dal rifiuto di Marlon Brando di ritirare il Premio vinto come Miglior Attore per la sua interpretazione di Don Vito Corleone ne «Il Padrino» (1972) a quando venne letta la busta sbagliata e, per qualche secondo, l’Oscar Miglior Film 2017 venne assegnato a «La La Land» invece che a «Moonlight». E non andiamo a tirar fuori Will Smith e quanto successo l’anno scorso (2022)!
In attesa dunque di ulteriori scandali, però, chiediamoci: quali sono i film candidati all’Oscar quest’anno? Chi devo tifare come Miglior Attrice? Quale Regista ha più chance?
Ecco a Voi la nostra specialissima GUIDA CINEMATOGRAFICA AGLI OSCAR 2023 PER AMANTI CINEFILI!!!
Trattasi, modestamente, di una guida… DA OSCAR!!!
Passiamo in rassegna i candidati al Miglior Film. Doppia cifra, dieci nominati.
Partiamo dai due grandi blockbusters.
Il sequel di «Avatar» (2009), giunto a distanza di 13 anni dal primo.
Stiamo parlando di «AVATAR 2 – LA VIA DELL’ACQUA».

Gli effetti speciali sono davvero belli. Belli. Non rivoluzionari e spettacolari come furono nel 2009, ma belli.
C’è qualcos’altro da dire? No, nient’altro. Ma proprio nient’altro!
Quantomeno… niente di bello o minimamente interessante.
So che tale commento potrebbe attirare una pioggia di critiche, però questo sequel non ha convinto nessuno del Comitato di Redazione di «Mercuzio And Friends». Tanta aspettativa, tanta atroce delusione. Ma c’è da dire che effettivamente i sequel realizzati a distanza di così tanti anni, e spesso per ragioni puramente commerciali, finiscono di fare un buco nell’acqua! Il titolo allora era, quantomeno, azzeccato.
Pure l’altro blockbuster, e cioè «TOP GUN: MAVERICK» è un sequel realizzato a tanti e tanti anni di distanza. Quasi il triplo rispetto a quelli tra i due «Avatar». Trattasi di 36 anni quelli che separano questo film dall’originale «Top Gun» (1986). Ma in questo caso ci sentiamo di dire che, per una volta, hanno realizzato un sequel degno di questo nome e che, pur essendo il seguito di una pellicola appartenente alla sua epoca e al suo decennio d’origine (gli anni ‘80), riesce ad emozionare e a far rivivere quel brivido e quel bisogno di velocità. E questo è possibile proprio perché questo film non dimentica le sue origini. Ci insegna anzi cosa significhi davvero realizzare un sequel.

Poi abbiamo due biopic.
Uno vero, l’altro finto.
Quello vero è «ELVIS» del sempre vulcanico Baz Luhrmann, che firma una pellicola che, pur nella sua lunghezza, pur non essendo rivoluzionaria, pur non essendo un indimenticabile capolavoro, sa intrattenere tra mille colori, rapidissimi movimenti di macchina, una dinamicità al fulmicotone! Lo stile immediatamente riconoscibile grida il nome di Luhrmann in ogni frame: tutti i suoi film sono fatti così, e devo dire che in questo caso ne viene fuori un’opera che ci fa felici quando la si guarda. Chi non conosce “Il Re Del Rock” Elvis Presley, ne uscirà sapendo chi è stato e come ha cambiato e segnato la sua epoca. Merita di essere citato a mio avviso, più che il protagonista Austin Butler, un monumentale Tom Hanks nei panni del suo manager, il Colonnello Tom Parker, che lascia davvero impressionati per come riesca a interpretare ruoli diversi tra loro e a scovare personaggi perfettamente in linea con la sua età.

Il biopic finto è «TÁR» di Todd Field. Apprezzabile la volontà di raccontare un tema così potente e vivo, al giorno d’oggi, come quello narrato da quest’opera. E mi sto riferendo al potere, raggiunto dopo un’ambiziosa brillante carriera di successi, da cui ne consegue una forma d’autorità che viene sfruttata per soddisfare i propri egoistici fini personali sottomettendo gli altri alla propria volontà, senza preoccuparsi troppo di distruggere vite e inghiottire chiunque s’opponga. La storia è quella di una totalmente inventata Direttrice D’Orchestra donna che ha consacrato la sua esistenza alla musica, che ha tagliato traguardi mai tagliati prima e la cui fama è alle stelle. Sembra così realistica la ricostruzione della sua carriera da far venire il dubbio sull’autenticità o meno di questo personaggio. La sua vicenda però è quella di tante altre persone di successo che, pur risultando brillanti nel loro campo (questo non lo mettiamo in dubbio), approfittano della loro posizione al fine di ottenere ciò che desiderano. Nel caso di Lydia Tár, la protagonista, stiamo parlando di favori sessuali da parte delle sue sottoposte. Ma i nodi vengono al pettine, e dopo una faticosa ascesa al Monte Olimpo durata una vita, il rovinoso crollo è rapido e per nulla indolore. Cate Blanchett è DIVINA e IMMORTALE e MAGNETICA, e con ogni probabilità trionferà meritatamente nella categoria Miglior Attrice. I presupposti del film sono interessanti ma la pellicola, troviamo, si perde in una lungaggine prolissa che finisce infine per farlo affondare, a dispetto dei meritevoli pregi.

Abbiamo poi la pellicola che trionferà nella categoria Miglior Film Internazionale. Del resto, anche se è il “Segreto di Pulcinella” e tutti fanno finta di nulla, naturalmente quella pellicola che, facente parte della cinquina dei Migliori Film Internazionali, risulta essere nominata come Miglior Film… si porta sicuramente a casa il Premio di miglior pellicola internazionale. È logica. Stiamo parlando del prodotto Netflix: «NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE». Kolossal bellico teso ed emozionante, magnifico a livello visivo, devastante a livello emotivo, da brividi a livello narrativo, racconta l’orrore della Prima Guerra Mondiale. Bello, no? Sì, ma… è un remake. Un remake che non aggiunge niente all’originale. E anzi, l’originale resta di gran lunga superiore sotto ogni punto di vista. Soprattutto poi se si considera che l’originale, stesso titolo, è un film del 1930, nato tra le due guerre; è la pellicola che si è portata a casa l’Oscar Miglior Film quell’anno, e senza la quale il filone cinematografico incentrato sulla guerra non sarebbe mai stato minimamente lo stesso. Certo, si potrebbe dire che in realtà entrambi i film sono una trasposizione dell’omonimo romanzo e che quest’opera targata anno 2022 non vuole essere dunque un remake del capolavoro del ’30. Però, per chi ha visto l’illustrissimo predecessore, il confronto è dolorosamente inevitabile.

Abbiamo poi «WOMEN TALKING» di Sarah Polley. Cosa poter dire? In una parola: eccezionale. La storia drammatica e eternamente attuale di un gruppo di donne facenti parte di una cupa e chiusa comunità mennonita retrograda e maschilista e, in realtà, pure perfidamente crudele e spietata e feroce. Le sofferenze e i dolori che “gli uomini” (che vengono sempre citati proprio come “Gli Uomini”) infliggono alle donne fanno capire loro che non possono più scendere a compromessi per il quieto vivere, per il terrore di fare qualcosa di sbagliato agli occhi di Dio, o perché sono state abituate ed educate in questo modo. È ora di dire basta. Ma non tutte sono d’accordo. E anche se la maggioranza sa che non si può andare avanti così, non c’è accordo sul modo di fermare la barbarie. Rimanere e combattere? Oppure andarsene? Ma andarsene non equivale a fuggire vigliaccamente? E se si combatte, che si fa? Si redige una sorta di “Dichiarazione D’Indipendenza”? E se dicono di no? Si ammazzano? Che fare? Donne che sono cresciute nella sofferenza fisica, emotiva ed intellettuale, che gli Uomini hanno volute analfabete e mansuete, e che ora finalmente vedono come stanno le cose. Le vedono come mai le avevano viste prima. O forse le vedono come mai prima le avevano volute vedere. Le interpreti sono memorabili, i dialoghi dimostrano quanto anche una sceneggiatura cinematografica possa essere considerata un capolavoro letterario. E infatti noi di «Mercuzio And Friends» facciamo il tifo per questa pellicola nella categoria Miglior Sceneggiatura Non Originale, essendo tratta da un romanzo. Ricordiamo due interpreti su tutti, e un momento. I due interpreti sono: Jessie Buckley (che ad ogni performance dimostra una volta di più di essere tra le più grandi attrici della sua generazione) e Ben Whishaw (il solo uomo che sta dalla parte giusta e che dimostra un’umanità tenera e sofferente). Il momento: quando ci si chiede se anche gli Uomini, in un certo senso, non siano vittime quanto le Donne, dato che anche a loro sono stati insegnati certi ideali e anche loro sono stati cresciuti ritenendo giuste cose che non lo erano.

Ora parliamo del vincitore della Palma D’Oro al Festival di Cannes 2022. E cioè: «TRIANGLE OF SADNESS». Non so se merita la definizione di CAPOLAVORO… ma ci siamo veramente vicini. Brillante, salace, sagace, geniale, strepitoso. La comicità, l’ironia, il divertimento, il black humour, la tragicità… questo film ha tutto questo, oltre che una visione veramente desolante della vita, per quanto veicolata attraverso fragorose risate. Qui sta la sua grandezza. E quello che questo film ci racconta è come a questo mondo esistano ingiustizie e diseguaglianze che sono connaturate all’essere umano. A prescindere dal cosiddetto vile denaro. Non sono i soldi il problema. E infatti, anche qualora la società ripartisse da zero, ci fosse un grande RE-START e il potere economico venisse sostituito da un potere basato sulle capacità e i meriti dell’individuo, ne nascerebbe comunque una scala gerarchica con conseguente sfruttamento dei sottoposti. E alla fine, anche se la nave della vita viene sballottata dalle onde in tempesta, chi sta al posto di comando preferisce perdersi in discorsi filosofici che non servono a nulla, tipo su cosa sia meglio come sistema di valori di vita tra comunismo e capitalismo, mentre intanto sul pontile si vomita! Complimenti dei più fragorosi all’uomo senza il quale tale meraviglia non avrebbe visto la luce: lo sceneggiatore e regista Ruben Östlund!


Altra indimenticabile pellicola incarnante bellezza assoluta: “EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE”. Il titolo significherebbe… Ogni Cosa In Ogni Dove Tutto Insieme In Una Volta!!! Ed è proprio quello di cui parla tale perla scritta dalla pazza pazza pazza coppia di sceneggiatori-registi “I Daniels” (Dan Kwan e Daniel Scheinert): il significato della Vita, la quale però è senza senso. Dunque la soluzione è realizzare una pellicola che sia effettivamente senza senso e prendere una serie di scelte narrative e visive completamente insensate: è la sola scelta sensata. Geniale! Il tema del multiverso viene così saccheggiato per raccontarci che non abbiamo potere su quello che ci accade, in quanto un significato ultimo sembrerebbe non esserci. Anche se forse, alla fine, un senso c’è. E lo si può trovare nei legami che ci creiamo e nelle relazioni che abbiamo con gli altri. La Vita fa schifo ed è insensata, ma se c’è qualcuno al tuo fianco allora, tutto sommato, questo schifo fa molto meno schifo. Tutto sommato non vorresti essere da nessun’altra parte in nessun universo di nessuna epoca… se non insieme a quella persona. Complimenti a tutto il cast, che si è aggiudicato ben quattro nominations: la straordinaria Michelle Yeoh, la fantasmagorica Stephanie Hsu, la sempre magnifica Jamie Lee Curtis e colui che, secondo le nostre previsioni e il nostro tifo, si porterà a casa l’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista, e cioè Ke Huy Quan.


«GLI SPIRITI DELL’ISOLA». La sceneggiatura e la regia portano la firma di una delle personalità cinematografiche più eminenti, interessanti e fantastiche che ci siano: Martin McDonagh. Cast tutto strepitoso e perfettamente in parte: Colin Farrell un mito, Brendan Gleeson leggendario, Kerry Condon sublime e Barry Keoghan da applausi. Una pellicola che attraverso il folklore e la tradizione irlandese ci narra una storia molto semplice per raccontarci qualcosa di spaventosamente complesso su cui non abbiamo potere e del quale non capiamo ancora niente: le relazioni umane. Un amico dice all’amico di sempre che non vuole più essergli amico. Ma l’amico di sempre vuole che l’amicizia continui. Le cose si faranno molto poco amichevoli. Basta, nient’altro, solo questo. Una meraviglia di pellicola che ci racconta il perché di certi legami che proprio non si capisce come mai esistano, ma che invece esistono. Legami che andrebbero spezzati e che uno vuole spezzare, ma poi non si riesce. Bisogna sacrificare una parte di sé per stare con qualcuno, sempre. Ma a volte quel qualcuno ci richiede un sacrificio talmente grande da risultarci insopportabile. E non vogliamo farlo. Oppure sì?


E infine un film che sembra ci racconti l’essenza stessa del Cinema, e lo fa, ma non si limita solo a quello. Ci racconta l’essenza stessa dell’avere un sogno. Che ci piaccia o meno, tutti noi, persino i più realisti, vivono solo per poter sognare. Viviamo di sogni. Altrimenti non vedremmo i film, o non leggeremmo libri, o non andremmo a teatro. Grazie Steven Spielberg, grazie per averci raccontato la tua storia, che è la storia di chiunque abbia un sogno talmente forte da dedicargli la vita. A volte ci si imbatte così, per caso, nel proprio sogno. Come quando tu, bambino, entrasti in quel cinema. Era buio lì dentro, tutte quelle persone sullo schermo giganti, e tu non volevi entrarci. Furono i tuoi genitori a convincerti. E oggi, dopo un’intera vita, una carriera con la quale hai cambiato i Destini del Mondo e una serie di capolavori uno più bello dell’altro, Tu non ci sei ancora uscito da quel cinema in cui entrasti quando avevi sei anni. Sei ancora là. La pellicola di cui sto parlando, care amiche e cari amici di «Mercuzio And Friends», è «THE FABELMANS». Cast dei più STREPITOSI che ci siano. Abbiamo Seth Rogen, la cui carismatica simpatia naturale ben si sposa con la sua interpretazione. Abbiamo Michelle Williams, il cui personaggio ci lascia in parte incantati e in parte ci respinge in qualche misura. Abbiamo Paul Dano, che consideriamo uno dei più grandi Attori di tutta la Storia del Cinema, e lo affermiamo senza timor di esagerazione. Abbiamo persino il Maestro David Lynch, e non vi dico cosa faccia! Soprattutto abbiamo i Sogni, quelli da cui non vorremmo risvegliarci mai!
E infine un film che sembra ci racconti l’essenza stessa del Cinema, e lo fa, ma non si limita solo a quello. Ci racconta l’essenza stessa dell’avere un sogno. Che ci piaccia o meno, tutti noi, persino i più realisti, vivono solo per poter sognare. Viviamo di sogni. Altrimenti non vedremmo i film, o non leggeremmo libri, o non andremmo a teatro. Grazie Steven Spielberg, grazie per averci raccontato la tua storia, che è la storia di chiunque abbia un sogno talmente forte da dedicargli la vita. A volte ci si imbatte così, per caso, nel proprio sogno. Come quando tu, bambino, entrasti in quel cinema. Era buio lì dentro, tutte quelle persone sullo schermo giganti, e tu non volevi entrarci. Furono i tuoi genitori a convincerti. E oggi, dopo un’intera vita, una carriera con la quale hai cambiato i Destini del Mondo e una serie di capolavori uno più bello dell’altro, Tu non ci sei ancora uscito da quel cinema in cui entrasti quando avevi sei anni. Sei ancora là. La pellicola di cui sto parlando, care amiche e cari amici di «Mercuzio And Friends», è «THE FABELMANS». Cast dei più STREPITOSI che ci siano. Abbiamo Seth Rogen, la cui carismatica simpatia naturale ben si sposa con la sua interpretazione. Abbiamo Michelle Williams, il cui personaggio ci lascia in parte incantati e in parte ci respinge in qualche misura. Abbiamo Paul Dano, che consideriamo uno dei più grandi Attori di tutta la Storia del Cinema, e lo affermiamo senza timor di esagerazione. Abbiamo persino il Maestro David Lynch, e non vi dico cosa faccia! Soprattutto abbiamo i Sogni, quelli da cui non vorremmo risvegliarci mai!


Tanto ancora potrebbe essere detto su questi Premi Oscar 2023. Come il fatto che pure Michelle Yeoh meriterebbe l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista. Oppure ci si potrebbe soffermare su come la sfida del Miglior Film veda sempre di più due feroci contendenti: «The Fabelmans» da una parte e «Everything Everywhere All At Once» dall’altra. Ma solo una cosa diremo. E riguarda la categoria Miglior Attore Protagonista. C’è un candidato, tra tutti, al quale spetta il nostro tifo. Intorno al cui nome l’intero Comitato di Redazione di «Mercuzio And Friends» si stringe schierandosi apertamente. Stiamo parlando dell’uomo che merita sotto molteplici aspetti di stringere in mano quella statuetta. Stiamo parlando di BRENDAN FRASER!!! Per quella che è la sua vicenda personale biografica, per quella che è la sua performance, per tutto questo non è possibile trovare nessun altro più meritevole di lui. Ciò che lui ci ha regalato con quel gioiello perlaceo che è «THE WHALE», scritto e diretto dal pazzo geniaccio Darren Aronofsky, al quale siamo eternamente grati, è un’interpretazione delle più straordinarie e memorabili che mai abbiamo visto in sala. Anche solo immaginare che l’Oscar non vada a lui è qualcosa che ci ripugna. Ma in ogni caso, ti diciamo questo Brendan: anche qualora non fossi tu a vincere, tu hai trionfato davvero, ti sei preso una rivincita contro tutti coloro che si sono permessi di ostacolarti e causarti sofferenze, e ci hai fatto dono di un’esperienza che ci ha cambiato per sempre. Magari non vincerai quell’Oscar, anche se noi ci speriamo da mesi con fede incrollabile e totale dedizione. Ma hai vinto nei nostri cuori: e l’Oscar targato «MERCUZIO AND FRIENDS» è già tuo. Grazie.


Care Amiche e Cari Amici: buona nottata degli Oscar… DA OSCAR!!!
Ami i Premi Oscar? Allora pigia qua sopra!!!
Cosa successe invece alla Cerimonia degli Oscar dell’anno successivo? Premi qui e scoprilo!!!






