La via dei peccati (Eleonora Lanzi)

DI ELODIE VUILLERMIN

Gli uomini non sono puniti per i loro peccati, ma dai loro peccati.

(Elbert Hubbard)

Una cosa che adoro sono le storie con un simbolismo nascosto. Per esempio, quelle trame dove i personaggi incarnano i dodici segni zodiacali, sono associati ognuno a una creatura mitologica cinese oppure i cui nomi ricordano quelli di divinità norrene o gemme preziose. Di conseguenza anche una storia dove ogni personaggio è la rappresentazione vivente di uno dei sette peccati capitali è una di quelle che, come la leggo, penso “mi conquisterà di sicuro”, purché la trama sia ben fatta.

Di trame che tirano in ballo i sette vizi capitali ce ne sono tante. Alcune lo fanno in maniera più esplicita di altre. Ci sono esempi ben riusciti (come Fullmetal Alchemist Brotherhood o Helluva Boss) e altri meno convincenti (quali Seven e The seven deadly sins).

Anche in questo romanzo i sette peccati capitali sono tirati in ballo. In un quartiere di Parma vivono i nostri otto personaggi principali, ognuno con i suoi traumi o le sue delusioni personali. Ciascuno di loro trova davanti alla propria casa un misterioso pacco. Eppure non è stato un corriere a consegnarlo. E non c’è il nome del mittente. Dentro c’è solo un foglietto, che svela particolari della loro vita privata e mette in evidenza i vizi di ognuno. Da qui in poi succede il delirio: omicidi, rapimenti di minori, persone scambiate per criminali, interrogatori pressanti, sabotaggi. Tutto inizia a degenerare dopo una decina di capitoli e si finisce in piena atmosfera da thriller.

(L’autrice Eleonora Lanzi)

Dopo un capitolo introduttivo, che ci mostra i destinatari dei pacchi interagire brevemente tra loro, l’autrice ci fa entrare, un capitolo alla volta, nella vita dei protagonisti e ce li fa conoscere a 360 gradi. Ci viene mostrato il loro passato, quali sogni hanno avuto, a cosa hanno dovuto rinunciare, quali dolori li hanno segnati. Li conosciamo in tutte le loro sfaccettature e alla fine non possiamo fare a meno di empatizzare con loro, anche se hanno commesso azioni sgradevoli.

Luisa, seppur sposata, ha avuto anche un amante ed è stata al suo gioco perché le piaceva ricevere tante attenzioni. Ma ha troncato la storia clandestina per restare con il marito, appena ha scoperto che quest’ultimo era malato; forse lo ha fatto per senso di colpa, o perché lo ama ancora, o un mix di entrambe le cose. Non ha il coraggio di confessare il suo adulterio, timorosa di restare sola se mai lo facesse.

Erin ha paura dell’ex marito, un fedifrago e un violento da cui è fuggita tempo fa. Cerca di spendere il meno possibile per non perdere la casa e i figli, suoi unici tesori.

Tom è bloccato in una vita stressante ed è persuaso che sia il successo lavorativo a stabilire chi sei. Ogni giorno è sottoposto a una notevole pressione e il peso delle aspettative che il suo capo gli riversa addosso lo hanno reso una persona irascibile e scontrosa. E la cosa più frustrante è che, per quanto si spezzi la schiena per il suo lavoro, non basterà mai, perché sarà sempre scavalcato dal classico giovanotto figlio di papà, raccomandato e con meno esperienza di lui.

Danilo è un ventenne che si diverte ad attaccare briga con gli altri, oltre ad autodistruggersi con eccessi di ogni tipo: lo fa per compensare l’assenza dei genitori, ma alla fine il suo vuoto non fa che aumentare e un giorno lo divorerà. Solo una persona del quartiere tiene davvero a lui, trattandolo come fosse suo figlio.

Francesca è una donna consapevole del fascino che esercita sugli uomini e se ne compiace, soprattutto se questi sono più giovani di lei. Si crede superiore a tutti e vuole avere tutto il mondo ai suoi piedi.

Carol ha due figli piccoli, un matrimonio che non le dà più la gioia di un tempo e un fisico ormai trascurato e segnato dalla vecchiaia. Non sopporta Francesca perché rappresenta tutto quello che lei non ha e non potrà mai avere, e al tempo stesso è colei che sta rovinando il suo matrimonio.

Luca, amico e vicino di casa di Carol, è alla ricerca di una compagnia che possa farlo sentire apprezzato, che lo noti per le sue qualità. Da anni la gente non gli ha dato l’affetto che meritava, o ha sottovalutato il suo potenziale, e tutt’oggi soffre della cosa.

Infine c’è lo Stramboide, un misterioso individuo che non esce mai da casa sua e che non è mai stato visto in faccia. Non si sa nemmeno il suo vero nome. Tutto di lui è un mistero, per gli altri sette protagonisti.

Di alcuni personaggi è intuibile fin da subito qual è il vizio capitale che li rappresenta. Altri sembrano incarnare più di un peccato, oppure non si sa quale rappresentino, e la risposta ti appare chiara solo più tardi.

Ma questa non è solo una storia di colpe ed espiazioni. È, prima di tutto, una storia di sentimenti, e tra questi spicca uno in particolare: il sommo Amore.

HAMARTIA

In greco si chiama così il PECCATO.

Si porta dietro qualcosa di dolce e ha un suono che neanche lontanamente si avvicina a gesta nefande, penitenze ed espiazioni.

Significa “mancare il bersaglio” o, per estensione, “prendere una strada sbagliata”.

Si imboccano strade sbagliate e si mancano bersagli anche nelle più nobili arti, nella parte più sublime di noi stessi, più delicata e stupefacente: l’arte di amare.

Chissà se è per questa ragione che i Greci hanno creato un sostantivo come HAMARTIA dove, tra una ACCA e una A, succede un AMARTI.

(Premessa del libro)

Il peccato non è trattato dall’autrice come un crimine e basta, nonostante gli eventi agghiaccianti che avvengono dopo la consegna dei pacchi. È qualcosa di più complesso che nasce da sofferenze profonde, è il frutto di scelte sbagliate commesse a volte con la convinzione di essere nel giusto. Perché sì, l’umano non è perfetto. Nessuno lo è. Tutti commettono sbagli. Anche e soprattutto per amore.

Nessuno dei personaggi, nemmeno quelli che di primo acchito appaiono come i più odiosi, viene giudicato o trattato da effettivo colpevole (salvo poche eccezioni come Francesca o il marito di Carol). Perfino il maresciallo Festa, colui che rappresenta la giustizia nella Cittadella, fatica a trattare da criminali i personaggi quando si ritrova a interrogarli, perché gli risulta inevitabile empatizzare con i loro dolori e non riesce del tutto a separare la sfera professionale da quella emotiva.

I pacchi sono sì un’accusa ai protagonisti e alle loro ipocrisie, ma al tempo stesso possono essere visti come un monito a riprendere in mano le proprie vite e a migliorarsi. C’è chi, pur di inseguire una vita tossica e distruttiva, ha rinunciato a costruirsi una famiglia o ha allontanato gli amici. Altri hanno trascurato sé stessi e dimenticato che cosa li rendeva felici, concentrandosi piuttosto sulle delusioni della vita e passando il tempo a invidiare il successo degli altri. Altri ancora hanno nascosto i loro errori alle persone più care, come polvere sotto il tappeto. Ma una seconda chance, un’occasione di rinascita dalle proprie ceneri, esiste. Il modo per amare sé stessi, e per estensione anche gli altri, esiste.

Non è mai troppo tardi per ricominciare a vivere. Si può ancora essere felici. Esiste una vita al di fuori del lavoro o dell’apatia. Non possiamo permettere alle cattive abitudini di distruggerci. C’è tempo e possibilità per riscoprire la parte migliore di noi stessi che avevamo dimenticato.

Nel corso della storia i protagonisti sono chiamati a fare i conti con i loro sbagli e a risolvere le questioni rimaste in sospeso: solo così, a detta del mittente dei pacchi, potranno purificarsi. Alcuni hanno l’occasione di rispolverare abitudini che avevano abbandonato tempo fa, oppure cominciano a seguire quelle passioni che li attiravano ma che non avevano mai avuto il coraggio di assecondare: per esempio Danilo, grazie alle indagini sulla mente dietro a quel giochetto perverso, riesce a smettere di far baldoria e leggere nuovamente Dante e Virgilio come faceva ai vecchi tempi. C’è chi riesce a fare i conti con il passato da cui è fuggito o che si prende finalmente la responsabilità per le colpe che prima attribuiva ad altri. Altri non sanno liberarsi dai propri difetti perché troppo prigionieri delle proprie maschere e c’è perfino chi paga con la vita per i propri errori.

(Dante e il suo Maestro Virgilio)

In sintesi, nonostante qualche pensiero dei personaggi risulti un po’ troppo sovrabbondante di informazioni e alcune storyline siano state chiuse (almeno a parer mio) frettolosamente, La via dei peccati è un romanzo molto accattivante e scorrevole.

Ringrazio la sua autrice Eleonora Lanzi per il tempo che ha dedicato a noi di Mercuzio and Friends al SalTo 2024 e per questa esperienza di lettura.

Abbiamo conosciuto Eleonora Lanzi al Salone del Libro di Torino 2024, presso il nostro stand mercuziano, ove abbiamo avuto il privilegio e l’onore di intervistarla: il merito di questo incontro è da attribuire ai nostri media partners e carissimi amici del COLLETTIVO SCRITTORI UNITI, che ringraziamo e omaggiamo!!!

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