Eo – l’idea per un film, e nient’altro

DI GIOSUE’ TEDESCHI

Questa è la storia di un mulo.

Un mulo che inizia come mulo da circo. Ha una addestratrice che gli vuole molto bene e che lo tratta con molta cura, solo gli chiede di imparare a fare il numero del circo. Ed è molto bravo. Il numero del circo è molto apprezzato. 

Però il circo dove lavora viene chiuso per fallimento e quindi lui e gli altri animali del circo vengono venduti come garanzia per pagare i debiti del circo. Così, venduto e separato da quella che era stata la sua casa fino a quel momento, si ritrova a lavorare in una stalla di cavalli da corsa

In questa stalla di cavalli da corsa ci fanno capire che viene bullizzato dagli altri cavalli perché loro sono cavalli e lui è soltanto un mulo, quindi i cavalli lo trattano male. Come fa un cavallo a trattare male un mulo? Lo guarda storto. Sì esatto. Lo guarda molto storto. Ovviamente lui, povero mulo, è un animale sensibile; così a un certo punto sgroppa, fa cadere uno scaffale pieno di trofei e si fa cacciare da questa stalla di cavalli da corsa.

Viene allora preso da una fattoria. Qui ci sono vari animali, la maggior parte sono asini e muli. In questa fattoria lavora insieme agli altri muli per fare riabilitazione con bambini portatori di handicap. Quindi deve fare cose tremende come passeggiate all’aperto, giocare con i bambini che gli danno le carote, e altri orrori del genere. Un posto molto bello e molto tranquillo, dove però lui non si sente a casa. 

Mentre è in questa stalla la sua ex addestratrice lo va a trovare, lo saluta e gli dà un tortino di carote, un muffin di carote che a quanto pare è il suo dolce preferito. Allora lui si commuove, si ricorda tutti i bei momenti passati con lei e decide durante la notte, dopo che la sua addestratrice è andata via, di rompere la staccionata e inseguirla. Le vuole bene, vuole stare con lei e quindi la va a cercare. 

Quando la va a cercare segue la strada da cui l’ha vista andare via, però arriva una macchina sulla strada. Si spaventa, scappa dalla strada e si perde nella foresta. 

Nella foresta incontra un branco di lupi. Bravissimi ragazzi eh, ma lo stanno per mangiare. Fortunatamente per lui quel giorno un gruppo di cacciatori era in giro da quelle parti – questi sparano sui Lupi e lui riesce a scappare. 

Arriva in una piccola città. Qui si sta svolgendo una partita di calcio fra due squadre locali. Com’è naturale una squadra vince e l’altra squadra perde. 

Chi vince elogia il mulo per essere lì per avergli portato fortuna – chi perde, invece, incolpa il mulo perché era lì e gli ha portato sfortuna. La squadra che vince porta il mulo con sé a festeggiare. Si radunano nel baretto locale, mettono la musica, fumano un po’, danno da bere al mulo… Classica esultanza post-partita.

Però comunque il rumore è tanto, la gente che lo tocca è tanta, a lui non piace e quindi esce. Poco dopo arriva la squadra avversaria. 

Incazzati neri per la sconfitta distruggono la festa di questi e li picchiano con le mazze da baseball. Devastano i vetri del bar, le bandiere e i bicchieri, i tavoli, rompono tutto insomma. 

Uscendo dal bar distrutto vedono il mulo che semplicemente se ne sta lì. Allora vanno dal mulo e picchiano anche il mulo. Perché alla fine, perché no?

Lo lasciano a terra tutto sanguinante, con le gambe rotte, finché non viene trovato da una clinica che si occupa di curare gli animali. 

Allora viene preso da questa clinica dove viene curato. Però questa clinica ovviamente curando tanti animali randagi, non è che può tenersi tutti gli animali che trova. E quindi? 

Fra procioni, conigli, cani, volpi, fra tutti gli animali che trova e che cura, se poi non riesce a reinserirli in natura o a farli adottare da qualcuno li sopprime. 

Già che comunque è un mulo lui risulta utile anche lì: e lo attaccano a un carretto. Perché è un mulo. 

L’incaricato di uccidere gli animali che sono lì da troppo tempo guida il carretto a cui è attaccato – ma il nostro mulo non è d’accordo che vengano uccisi. Quindi un certo punto smette di muoversi. Allora questo incaricato prova a spingerlo da dietro per convincerlo a muoversi. Lui gli tira un calcio in faccia e lo uccide. 

Da questa clinica viene venduto sottobanco, finisce tra le fila di un carico di cavalli che viene portato al macello per fare il salame. 

Il tipo che guida il camion con i cavalli si ferma di notte a un Autogrill. Si lava, si fa la barba, si pulisce, si cambia la maglietta, prende da mangiare… Insomma, si riprende un attimo. 

All’uscita da questo Autogrill viene seguito da una ragazza e lui pensa, vabbè, avrà fame? Le lascio la scatola di patatine.

Lei va e se la mangia, cosi lui dice: vabbè, vieni sul furgone che c’ho altro cibo, ti do qualcosa da mangiare. Lei va sul furgone con lui e si fanno un panino.

Totalmente a caso spunta dalla portiera che aveva lasciato aperta un tipo che gli taglia la gola e poi se ne va. E lui muore, perché gli hanno tagliato la gola. 

Arriva la polizia, ispezionano il camion; però, visto che il nostro mulo non faceva parte del carico di cavalli, semplicemente lo legano a un palo e lo lasciano lì, mentre continuano l’indagine

A un certo punto passa un italiano che vede questo mulo e dice: Oh signor Mulo, venga con me! Prende il mulo e se ne va. 

Se lo porta a casa, una piccola villa. 

In questa villa si susseguono delle scene senza capo né coda. Non possedevano neppure un briciolo di rilevanza nel film. 

Da questa villa poi il nostro mulo esce e va in strada, ed è libero

Nell’ultima scena c’è lui in mezzo a una mandria di mucche che viene condotta al macello.

All’ultimo frame, per non spezzare quell’inutile tensione che con tanta noncuranza stanno costruendo dall’inizio: semplicemente uno schermo nero e il suono della pistola che uccide l’animale.

Questo film fa assolutamente schifo, non c’è niente di bello, l’unica cosa salvabile di questo film è l’idea di raccontare la storia di un animale come se fosse un umano

Peccato che venga realizzata malissimo e rimanga molto evidente il fatto che un animale non è un umano. Per il resto le musiche erano fortissime, altissime, sono uscito dalla sala con il mal di testa. Perché nessuno nella redazione di questo film sapeva usare un equalizzatore per abbassare il volume dei suoni del loro cavolo di film.

La storia è banale, semplice, prevedibile, non ti fa entrare in empatia con nessuno, né degli umani né degli animali. Non si capisce dove voglia andare a parare, non si capisce chi sta criticando, non si capisce perché i cattivi sono cattivi e perché i buoni sono buoni. Anzi, sembra che i ruoli siano invertiti; ce li vogliono vendere in un modo, ma la realtà dei fatti è diversa. 

Ci sono un sacco di primi piani, un sacco di particolari. Tutto accompagnato da questa musica inutilmente alta che sinceramente dà soltanto fastidio. Non mi è piaciuto per niente. 

La cosa peggiore di questo film è la luce rossa – in certe scene abbiamo questa luce rossa che illumina tutto. Sempre abbinata, ovviamente, a un volume assurdamente e inutilmente alto. Sarà che sono io sensibile ai suoni forti, ma era veramente la cosa peggiore del film. 

Subito seguita, molto da vicino, da queste luci rosse che non avevano alcun significato, erano semplicemente usate in delle scene a caso. Per mettere paura? Per mettere ansia? Ma questa paura e quest’ansia erano immotivate! 

Per usare emozioni di quel tipo in un film devi interromperle a un certo punto altrimenti perdono di forza – qui non erano mai sollevate. Così ti tiene dentro una cappa di ansia per tutta la durata. 

E non c’era motivo di far provare queste emozioni allo spettatore perché non stavano passando nessun messaggio – erano emozioni buttate lì a caso. 

Le emozioni ingiustificate, al cinema, secondo me non dovrebbero trovare posto.

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