DI ELODIE VUILLERMIN
Tre storie diverse, scritte da tre autori differenti, eppure unite da un filo conduttore: un miracolo di Natale che arriva sotto forma di tormenta. Una fortuna nella sfortuna, che farà scoprire (o riscoprire) ai protagonisti la forza dell’amore e dei sentimenti umani nei modi più inaspettati.
JUBILEE EXPRESS
Il primo episodio è dedicato a Jubilee, rimasta sola la vigilia di Natale dopo che i suoi genitori sono stati arrestati. Costretta a rinunciare ad una serata speciale con il suo ragazzo, Noah, viene mandata su un treno diretto in Florida, dai nonni. Ma a destinazione non ci arriverà mai: a causa di una bufera di neve, il treno si ferma prima del previsto. Scesa a Gracetown, incontrerà Stuart, un ragazzo all’apparenza strano che la aiuterà a mettere in discussione sé stessa e le sue certezze.
Ciò che emerge fin da subito, e che ritornerà nelle storie successive, è la capacità del libro di inserire elementi bizzarri all’interno della storia e parlarne con naturalezza. Il mondo in cui è ambientato il tutto è uguale al nostro, ma qui le stranezze sono le benvenute, come se la magia del Natale avesse dato un permesso speciale, dicendo “stasera tutto può accadere”. Un mondo dove è perfettamente normale incontrare cheerleaders con nomi identici che fanno la spaccata sul bancone di una Waffle House, tizi vestiti di sacchetti di plastica o di carta stagnola, genitori che vengono arrestati per una “guerra” ai mercatini dove il premio in palio sono i componenti da collezione di un villaggio natalizio in miniatura.

Il calore di Stuart e della sua famiglia sono un’ottima contrapposizione al freddo della tormenta e dell’indifferenza di Noah verso la sua ragazza. Appare infatti strano fin dalle prime pagine il modo in cui viene descritto da Jubilee: una celebrità, un ragazzo troppo perfetto per stare con lei. Stuart è il primo a capire che il vero amore non è così. Chi ti ama sa trovare del tempo da dedicarti, non ti sacrifica a favore dei suoi impegni. Ma Noah elude le telefonate di Jubilee: a ogni tentativo di lei di farsi sentire, la congeda con una scusa o la dirotta sulla segreteria. Lei è la sola a dirgli tutto di sé, quando in una coppia la cosa dovrebbe essere reciproca.
Stuart è per certi versi l’opposto di Noah. Con pochi sguardi sa capire cosa succede, rispetta i problemi degli altri, spesso è onesto al punto da essere inopportuno eppure risulta molto più autentico di quanto lo sia Noah. Ha il tatto, la gentilezza e l’atteggiamento comprensivo che aiutano Jubilee nella sua difficile situazione. Al tempo stesso non tergiversa, non evita l’argomento spinoso, va dritto al punto. Non sarà perfetto, ma va bene così: l’amore è pieno di difetti, il trucco è saper accettare anche quelli. E Jubilee capisce presto di aver idealizzato troppo Noah, di essere dipesa troppo dalla sua presenza e dalla sua approvazione, al punto da parlare come lui quando in realtà pensa tutt’altro e da dimenticare di parlare di sé stessa e di ciò che le piace. Se di Noah ha sempre e solo conosciuto la sua immagine di perfezione, di Stuart comprenderà la sua natura più profonda, grazie anche alla madre di lui, una Cupido sotto mentite spoglie per cui provare solo stima. Non solo, troverà in lui il riflesso di sé stessa: una persona qualunque (ma solo all’apparenza) segnata dalla rottura con un partner troppo perfetto e troppo fantastico, un’adolescente che nel rapporto di coppia ha fatto più sforzi del suo compagno ed è stata ingiustamente punita per questo.
UN CHEERSTASTICO MIRACOLO DI NATALE
Questa è la vicenda, o meglio l’impresa ridicolmente eroica, di un trio di avventurieri: Tobin, JP e Angie (chiamata sempre Il Duca per il suo atteggiamento mascolino). Lontani dalle loro famiglie, sono pronti a trascorrere il Natale insieme, quando il loro amico Don-Keun li chiama affinché vengano alla Waffle House, dove lui lavora: lì si sono radunate delle cheerleaders con cui potersi divertire e pertanto invita i tre ad aggregarsi. Dopo un viaggio fatto di imprevisti, corse folli e assideramenti sfiorati di pochissimo, Tobin si rende conto che c’è qualcosa di più prezioso delle cheerleaders per lui, ed è proprio Angie.
Qui si nota un aggancio con la storia di prima: vengono menzionati Stuart, Don-Keun, le cheerleaders, la Waffle House, il minimarket Il Duca e la Duchessa, l’autista di carro attrezzi vestito di carta stagnola. Questo ci fa capire che le tre storie si svolgono contemporaneamente, con i loro personaggi che si incrociano per pochi istanti e si conoscono a vicenda. Nell’ultima storia li vedremo tutti riuniti nello stesso luogo, a raccontarsi le reciproche esperienze.

Il viaggio verso la Waffle House è trattato alla stregua di una avventura epica o un viaggio da libro fantasy. Tobin, JP e Angie sembrano una compagnia dell’Anello, i gemelli Reston i mostri che incontrano sul loro cammino, la macchina una sorta di nobile destriero a cui Angie parla come se fosse viva, le cheerleaders il tesoro su cui Don-Keun insiste a più riprese e per cui vale la pena rischiare la vita (nella sua ottica, se mai i suoi amici dovessero lasciarci le penne, lo farebbero per “la più nobile delle cause”). Come ogni avventura che si rispetti, il cammino è lastricato di ostacoli e prove da superare: la tormenta, le strade scivolose, i già menzionati gemelli Reston, la salita ripida per uscire da Grove Park. Situazioni difficili da cui i tre eroi ne escono con inseguimenti al cardiopalma, filo interdentale usato come improbabile arma e scorciatoie improvvisate.
La corsa finale verso la Waffle House è descritta in modo ridicolmente epico, con i gemelli che si sbracciano per inseguire i mitici tre, il tappeto del Twister usato come slitta e barili di birra lanciati giù da una rampa come corpi contundenti. Tutto questo per un gruppetto in minigonna e pon pon che nemmeno vuole parlare con i ragazzi. Eppure un banale gioco di società diventa un tesoro da portare sano e salvo a destinazione, una vera e propria questione di vita o di morte. Una faccenda divertente nella sua stupidità e nella sua assenza di logica, che evidenzia quanto spesso è assurdo cercare l’amore in capo al mondo, mentre potrebbe essere più vicino a noi di quanto sembri. Ed è ancora più assurdo che Tobin non si accorga di quanto Angie si sforzi per farsi notare da lui, nonostante lei sia la ragazza ideale, diversa da tutte le altre, unica per i suoi interessi e il suo modo di parlare. Per fortuna è Natale e il miracolo riesce ad aprirgli gli occhi in tempo.
IL SANTO PATRONO DEI MAIALI
Ennesima conferma che le tre storie condividono lo stesso universo narrativo: Addie, l’ultima protagonista, è amica di Stuart, compagna di classe di JP e il suo ragazzo è Jeb, citato sia da Jubilee che da Tobin. O meglio, il suo ex ragazzo, poiché si sono lasciati da appena una settimana. E se è successo, la colpa è sua: sa che è stata lei a pretendere troppo da Jeb, più di quanto lui potesse darle, e sa di averlo tradito con un altro. Decisa a cambiare, avrà modo di dimostrare la nuova sé stessa andando a prendere un maialino nano per un’amica.

Spesso ignoriamo il reale valore di qualcosa o qualcuno e ci rendiamo conto di quanto è speciale solo dopo averlo perso: una frase molto carica di significato, che diventa un’importante lezione per Addie. Jeb la ama, e il sentimento è reciproco, ma lei sente che Jeb non glielo dimostra abbastanza e fa la sostenuta finché non lo perde. Da allora vive nel rimpianto e si dà la colpa di tutto, perché è sempre stato Jeb quello troppo buono e cortese, era lui quello migliore nella coppia. La rottura con lui era, nella sua ottica, il modo migliore di punire sé stessa, di liberare Jeb di un peso (ossia lei). Se Jeb era disposto a perdonarla, era lei che non perdonava sé stessa, e non si perdona tuttora. Vacilla continuamente tra speranza e disillusione, tra voglia di ricominciare e di mettere le distanze.
Ma qui non si tratta solo di lei e del suo dolore, c’è anche Jeb in gioco. La sofferenza di lui vale quanto la sua. Jeb non sente di dover cambiare per dimostrare a qualcuno che lo ama. Per lui l’amore è fiducia, basta crederci perché funzioni, senza darne una dimostrazione continua. Di fatto è Addie quella che deve cambiare atteggiamento, guardarsi dentro per capire dove ha sbagliato e in che modo rimediare, come suggeriscono le sue amiche. Non deve lasciare che i suoi problemi le impediscano di pensare a quelli degli altri, che si tratti di Jeb, delle sue amiche, dei colleghi di lavoro o di Nathan (che aveva una cotta per lei anni fa). Una lezione che impara nel modo più improbabile di tutti, mentre va alla ricerca di un maialino nano da regalare come animaletto domestico, un porcellino che nel suo nome (Gabriel) nasconde qualcosa di angelico e miracoloso.
ELEMENTI RICORRENTI
Tra le cose che accomunano le tre storie è impossibile non citare il romanticismo. Si tira in ballo l’amore, in ogni sua forma: appena sbocciato o già appassito, sincero o sfuggente, sicuro o incerto, segreto o palese. Jubilee, Tobin e Addie, con le loro vicende, dimostrano che questo sentimento, tanto potente e capace di scaldarti il cuore anche in mezzo alla peggior tormenta mai vista, puoi trovarlo ovunque: a volte sta in una persona conosciuta da poco; in altri casi è più vicino a te di quanto credi e devi solo sforzarti di vederlo; altre volte ancora l’amore è nel tuo passato, ma temi di averlo perso, e allora devi tornare suoi tuoi passi per riprenderlo.

Lo stile narrativo ironico e scorrevole rende la lettura piacevole e per nulla stancante. Ogni situazione diventa un piacevole pretesto per strappare una risata, da Jubilee che scambia l’ospitalità della famiglia di Stuart per una segregazione a vita in casa loro, a Travis che sembra non accorgersi di indossare abiti di carta stagnola, dalle frecciatine continue tra Angie e JP sul reciproco aspetto sessuale, ai discorsi assurdi di Don-Keun. I commenti sarcastici e pungenti sono una costante nei dialoghi e nei pensieri dei personaggi:
«Oh, mioddio!» ha esclamato una Amber. «Non è il viaggio peggiore di tutti i tempi? Hai visto che neve?»
Era una sveglia, questa Amber. Cosa avrebbe notato dopo? Il treno? La luna? Gli esilaranti capricci dell’umana esistenza? La sua testa?
Mi sono trattenuta dal dirlo, perché la morte per mano di una cheerleader non è la mia massima ambizione.
Mi sentivo come un piatto di figgy pudding natalizio, che non so nemmeno con che è fatto ma che comunque è quella cosa che sta a guardarti da un angolo del buffet, intatta e abbandonata a sé stessa perché nessuno la vuole. Ecco, quella ero io. Fredda, sola e già un po’ indurita.
Ma questo libro non è stato scritto solo per far ridere. Parla anche di viaggi, sia interiori che esteriori; viaggi che hanno una destinazione, che non seguono la direzione prevista, che preferiscono le deviazioni, che tornano indietro nel tempo e scavano nei ricordi. Di imprevisti, ma quelli piacevoli. Di confronti con gli altri e con sé stessi.
C’è spazio anche per approfondire la natura di tutti i personaggi, i loro conflitti, la loro evoluzione caratteriale. Ognuno è più di quello che sembra. Per esempio, Stuart non è un semplice ragazzo con una famiglia bizzarra e una passione per i sacchetti di plastica da usare come indumenti, ma è un giovane sincero e diretto che soffre molto per il tradimento della sua ragazza, che ha persino voluto dipingerlo come il cattivo della situazione quando era lei quella nel torto. Oppure Angie non è una semplice ragazza un po’ mascolina con la passione per James Bond e senza peli sulla lingua, bensì un’adolescente a cui pesa il fatto di non essere riconosciuta e trattata da ragazza. E tutti riescono ad avere un dolce e meritato lieto fine.
Se vuoi leggere un altro libro che parli di Natale, allora clicca qua!!!
Se invece desideri leggere direttamente sul Natale, allora pigia qui!!!
Qualora invece volessi leggere di neve, questo è l’articolo che fa per te!!!






