Oltre ogni ostacolo (Danielle Steel)

DI ELODIE VUILLERMIN

Ci sono delle volte in cui le cose funzionano a dispetto di tutto. Dopo che il passo è stato compiuto, non puoi far altro che sperare ed essere presente in caso di bisogno. Impossibile cambiare il destino”.

Kate Madison è diventata madre di quattro figli in giovane età. Si è dovuta occupare di tutti loro da sola, essendo rimasta vedova a 29 anni. Tutto ciò in contemporanea con la gestione di un negozio di abbigliamento a New York.

La storia è il piacevole racconto della vita dei Madison, un gruppo molto vario e, nonostante le avversità, molto unito. Al centro di tutto ci sono i legami: tra madre e figli, tra nonna e nipoti, tra amici, in coppie sia etero che gay. Legami solidi o incerti, appena nati o già finiti, che possono unire oppure dividere le persone.

Kate è una madre amorevole, con una visione realistica della vita e dei sacrifici necessari per raggiungere i propri obiettivi. Tutto ciò che ha fatto è stato per la famiglia. Anche se i figli sono adulti con carriere affermate e ne è più che consapevole, per lei resteranno sempre i suoi bambini e sarà inevitabile preoccuparsi per loro. Vuole il meglio per tutti quanti. Si meritano una vita gioiosa, con meno imprevisti possibili. Non vuole che si ritrovino a faticare, soffrire o pentirsi delle loro scelte com’è successo a lei. Anche se a volte vorrebbe concedersi del tempo tutto per sé, sente di essere a posto così. A lei non serve un altro uomo. Così ha deciso dopo la morte del primo marito.

Isabella, la figlia maggiore, è un avvocato e ha sposato il suo lavoro a seguito di una delusione d’amore. Ne ha abbastanza degli uomini opportunisti, fissati con il successo e invidiosi di lei. Le serve qualcuno di autentico e sincero al suo fianco. Sa di averne bisogno, ma ha paura a cercarlo. Già è stata scottata, ha il timore di bruciarsi di nuovo.

Si ritrova ad aiutare un cliente piuttosto insolito: Zach Holbrook, un ribelle irresponsabile che la stuzzica più e più volte con la sua natura impertinente. La sua famiglia è un disastro e lo ha abbandonato a sé stesso. Non ha abbastanza dignità per tenersi un lavoro, né la voglia di cercarlo. Ha persino mollato gli studi. Non fa che provocare Isabella con inviti a cena, come se non fosse consapevole della condanna che gli verrà riservata o peggio non gli importasse. Beccato dalla polizia con della droga addosso, nessuno è disposto a patteggiare con lui. Tutti lo reputano un caso perso, che ricadrà nella tentazione appena possibile.

(Danielle Steel)

Isabella sa una cosa: che i tipi come lui sono pericolosi. Meglio stare alla larga. Non farsi coinvolgere. Se proprio deve averci a che fare, tutto si deve limitare al rapporto professionale. Lui è un cliente e basta. Però Zach è insistente ed entra pian piano nella sua vita e la sconvolge. La fregatura con lui è che, per quanto testardo e immaturo, è sincero su alcuni aspetti. L’amore per sua nonna, ad esempio. Isabella ci casca in pieno, perché Zach la fa sentire speciale come nessun uomo ha mai fatto finora.

Comunque resta difficile avere a che fare con lui. È un viziato che non si è mai sognato di crescere. Non ha senso pratico, maturità mentale o responsabilità. Isabella si convince di poterlo cambiare, di renderlo una persona migliore. Ma Zach non intende cambiare. Combatte una battaglia persa in partenza e non se ne rende conto.

Justin è omosessuale e la madre lo ha sempre accettato senza problemi. Insieme al compagno ha progettato di avere un figlio tramite la maternità surrogata. È molto serio, maturo e responsabile.

Julie, gemella di Justin, è dislessica e perciò ha faticato molto a scuola, ma comunque è riuscita ad avere una carriera di successo come disegnatrice di moda. Di tutti i figli è quella più legata alla madre.

William, il figlio più giovane, è quello che più di tutti soffre la mancanza del padre, non avendolo mai conosciuto. Vista la giovane età, non ha una ragazza fissa.

Impossibile non citare anche la nonna, Louise, una donna instancabile e piena di energia con la voglia di viaggiare e scoprire il mondo. È stata un ottimo punto di riferimento per i nipoti, aiutando Kate a crescerli, e tuttora cerca di dare il suo supporto sia a loro che alla figlia. Ha avuto, come Kate, un matrimonio felice ma ora non sente il bisogno di altri uomini a cui legarsi. È uno spirito libero, affamato di novità e curioso, che trova sempre qualcosa da fare. Inoltre, a differenza di Kate, si approccia in maniera più pacata con i nipoti, senza preoccuparsi troppo. Comunque non significa che non sia responsabile, anzi, è una persona seria e con la testa sulle spalle. Se qualcuno in famiglia sta per fare una sciocchezza, è la prima ad accorgersene.

Poi c’è Richard, il compagno di Justin. Cresciuto nella disapprovazione della famiglia circa la sua condizione, ha trovato nella famiglia Madison quel calore e quella comprensione che ha sempre sognato. Forse è proprio perché Kate gli ha dedicato tanto amore, come se fosse un figlio suo, che è più comprensivo nei suoi confronti rispetto a Justin, pronto a criticare le ansie della madre.

Lo stile di Danielle Steel si fa riconoscere: chiaro, semplice, dritto al punto. Le prime pagine, molto descrittive, inquadrano fin da subito i caratteri dei personaggi, le loro vite, i legami con gli altri, i conflitti interiori.

In alcuni punti, tuttavia, mi è parso che il ritmo fosse un po’ accelerato, come quando Zach e Isabella si scoprono attratti l’uno dall’altra: anziché limitarsi a una descrizione sommaria delle loro attività insieme, dei baci e delle telefonate, sarebbe stato più efficace entrare nel dettaglio di quei momenti teneri, così ne sarebbe uscito un avvicinamento più graduale e realistico tra i due.

Il ritmo scorre tranquillo per la maggior parte del romanzo. Vengono costruite relazioni che di primo acchito appaiono stabili e idilliache, ma con il proseguire della storia si distruggono e si nota quel che erano sempre state: un disastro. Una transizione spiazzante dalla favola all’incubo, come abbiamo già avuto modo di notare in Una volta nella vita. Gli uomini dolci e comprensivi si rivelano dei pazzi violenti ed egoisti. Quelli che promettono di essere persone migliori non lo fanno mai. Quelli che si erano presi un impegno serio alla fine non riescono a mantenerlo. Colpi di scena che a volte ti aspetti, ma in altri casi per nulla, e proprio per questo ti fanno stare più male.

È come se gli innamorati camminassero sulla superficie di un lago ghiacciato: muovono i primi passi e il ghiaccio regge, poi appaiono visibili le prime crepe, che si allargano sempre di più, fino a spaccarsi del tutto sotto i loro piedi e farli precipitare in un abisso gelido da cui è difficile risalire. I rapporti scricchiolano finché il tutto non crolla e alla fine rimangono macerie. Gli idilli si spengono come candele al vento e rimane solo un pezzo di cera consumato, senza più vita. Il dolore ti segna, eppure sopravvivi. Si troverà sempre il modo di riemergere da quel lago ghiacciato, di uscire vivo dalle macerie crollate su di te, di riaccendere la candela. Infatti tutti i Madison si conquistano un lieto fine.

Quel che emerge chiaramente da questa storia è la forza dei legami familiari che sopravvive e si fa sentire al di là di ogni incomprensione. È normale che ci siano divergenze di opinioni, perché ognuno ha avuto un’istruzione, una carriera e una vita diverse. Ma pensare solo ai rischi di ogni azione (avere un figlio, sposarsi e così via) ti toglie la possibilità di gioire dei lati positivi.

Nella vita esistono i problemi e gli imprevisti. È normale. Ma una madre non può decidere al posto dei suoi figli in ogni occasione. Sono loro a scegliersi se avere una famiglia, che scuola frequentare, che lavoro fare. Sono loro a decidere il loro sogno e la via per arrivarci.

Qualcuno si farà del male lungo quella via? Probabile. Ma a volte è necessario che succeda. Solo così imparerà a vivere. Negare l’esistenza del male non serve. Se ai figli non si insegna che esistono il dolore, le delusioni e la paura, quando se li troverà di fronte sarà spaesato e non saprà come affrontarli. È il consiglio che Kate riceve da Liam, suo amico e confidente, quando gli riferisce la situazione di Isabella:

“Non ti resta che stringere i denti e guardarla andare per la sua strada”. […]

“È un po’ come vederla dirigersi verso un precipizio”.

“Ci sono persone che devono vivere quest’esperienza. Non puoi risparmiargliela, se loro non vogliono”.

“Detesto che i miei figli abbiano questa età”, sbuffò lei, intristita. “Non si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni, di quanto alta sia la posta in gioco. Non puoi vincere contro le avversità”.

“Dovrà capirlo da sola”, fece lui, comprensivo.

Un figlio non può stare sotto una campana di vetro per sempre. Deve correre nel mondo là fuori e fare tutte le esperienze possibili, belle o brutte che siano. Se un bambino non impara mai il dolore provato a sbucciarsi un ginocchio, perché gli state addosso come un’ombra per impedirgli di cadere, la prima volta che sarete distratti e lui cadrà, sanguinerà e andrà nel panico. Basta che, al momento della caduta, voi siate lì ad asciugare le lacrime di vostro figlio. Poi gli direte che non è successo niente. Il dolore, tanto, passerà. Diteglielo, mentre disinfettate la ferita: “Ora passa”. Così, la prossima volta che cade, il bambino sa che si sbuccia, e non piangerà più. Perché ha cominciato ad abituarsi al dolore.

Citando quella miniera di saggezza che è nonna Louise:

È la vita stessa a procurare dolore. Accadranno loro cose terribili, esattamente com’è successo a noi tutti. E sopravvivranno”.

Non si può controllare la vita dei vostri figli come se fossero marionette. Potete preparare loro l’inizio del cammino, una base da cui partire, ma poi saranno loro a decidere come arrivare alla meta, come costruirsi il resto. Basta che sappiano che, in caso di una caduta, voi sarete lì a dare un abbraccio o una parola di conforto. Così loro si rialzeranno e potranno tornare a camminare, a tracciare la loro strada, ma comunque vi saranno grati per esserci stati lì in quel momento.

Ecco, questo è il segreto. Esserci per i vostri figli in quei momenti là. Non sempre. Il troppo controllo, altrimenti, li farà sentire incapaci. Crederanno che non vi fidiate di loro. Si offenderanno. Partiranno e non torneranno indietro. Li avrete persi. E sarà peggio di quando temevate di perderli per un incidente o altro.

Kate ha proprio questo difetto. Pur avendo le migliori intenzioni, finisce per intromettersi troppo nella vita dei figli. Ha tutto il diritto di preoccuparsi, certo, e si scopre che su certi pericoli imminenti aveva visto giusto. Ma la sua ansia a volte è eccessiva e questo fa sì che i figli comincino a fraintenderla, si convincano che lei non sia felice delle loro decisioni. Può far presente i suoi dubbi, ma deve farlo con il dovuto tatto, come fa nonna Louise. Può mettere dei limiti, ma non troppi.

È bene che lo chiarisca: con questo discorso non voglio assolutamente denigrare Kate. Al contrario, è un personaggio stupendo, combattuto tra il desiderio di dare una vita stabile ai figli e la paura di risultare troppo invadente. Pur di non farsi odiare, a volte dà la sua approvazione anche su cose che, nel segreto, reputa scelte azzardate e sciocche. Essere un buon genitore non è facile, si ha sempre il timore di fare la cosa sbagliata. Alla fine è giusto che tutti commettano errori, persino lei.

Questa storia è una lezione importante per tutti. Kate deve imparare a essere un genitore meno pressante, dosando preoccupazioni e affetto nella giusta quantità. Le capiterà spesso di scendere a compromessi, e quindi di farsi piacere quello sposo di Isabella che, seppur gentile e cortese, è al tempo stesso imbarazzante e senza freni. Le succederà anche di essere ipocrita e criticare i progetti avventati dei figli, quando poi è la prima a impegnarsi in una relazione problematica.

Dal canto proprio, i figli devono capire che se un genitore fa un’osservazione, non è sempre una critica, ma può essere detta per il loro bene. E, se proprio non vogliono ascoltare il genitore, almeno che imparino da soli il peso dei loro errori.

Ognuno deve capire il punto di vista dell’altro. E alla fine di tutto, per quanto la famiglia possa essersi divisa, l’importante è che per le cose davvero importanti tutti tornino a essere uniti e a darsi supporto.

Negli ultimi due anni Kate aveva imparato che talvolta l’unica cosa da fare era afferrare al volo ciò che la vita offriva, e sperare. A lei non restava che rappresentare la rete di sicurezza per i figli mentre facevano esperienza, sfruttavano le opportunità e commettevano i loro errori. Ogni generazione sbagliava, spaventando a morte i genitori, fino a quando tutto si sistemava, se mai accadeva. E, se non ci fossero riusciti, ci sarebbe sempre stata lei.

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