Dracula di Luc Besson, la Speranza nella Dannazione

DI SARA MORENA

Dracula, il vampiro, il signore oscuro, il signore della notte, il diavolo… sono questi tutti gli attributi che per più di un secolo abbiamo attribuito al personaggio che è diventato un’icona del genere horror, scelto come travestimento ogni anno per la giornata di Halloween. Su questa figura sono stati compiuti molti studi e ricerche, e siamo arrivati a scoprire le fonti storiche che hanno ispirato la realizzazione di una delle più grandi opere della letteratura. Sappiamo che Dracula trae spunto dal principe Vlad III di Valacchia, conosciuto come l’impalatore, per la sua consuetudine di impalare gli avversari che uccideva in battaglia, e per questo motivo soprannominato anche come “Dracul” (Il Diavolo).

Ma abbiamo mai pensato di esplorare il lato più umano del personaggio di Dracula? Ci siamo mai chiesti se molto di quello che sappiamo di lui non possa essere mistificazione, oppure se ci possa essere una ragione dietro la scelta che lo ha portato alla dannazione? A queste domande risponde una nuova trasposizione, diretta e prodotta da Luc Besson, che ci presenta una nuova narrazione della storia del vampiro: Dracula, l’amore perduto.

Nell’estendere questo articolo, vi informiamo della presenza di spoiler. Dunque, se desiderate vedere il film senza anticipazioni, vi consigliamo la lettura dopo la visione.

Considerando la provenienza del regista, il contesto della trama è stato parzialmente modificato. Nel romanzo originale di Bram Stoker, Dracula giunge a Londra. Ma nel film di Luc Besson l’attenzione si sposta a Parigi, e a seguito di questo anche i nomi di alcuni personaggi sono stati cambiati, adattandoli allo scenario francese. Lucy Westerna diventa Maria de Montebello, e il dottor Abraham Van Helsing diventa un emissario della Chiesa che porta avanti l’eredità di una missione secolare per porre fine alla maledizione di Dracula. Nonostante la provenienza religiosa, il prete dimostra di saper avere anche un approccio scientifico, che egli utilizza per discernere il soprannaturale da ciò che è spiegabile razionalmente, aspetto che, personalmente, ho trovato interessante perché esso fa sì che il personaggio del prete non venga esaltato come una figura superstiziosa e bigotta.

Fin dai primi minuti, il film si focalizza sull’amore profondo che il conte Vlad II Tepes Dracula condivide con Elisabetta, la sua sposa, insieme alla quale trascorre dei momenti appassionati e felici. Un amore che viene presto infranto dalla morte della donna, e di fronte a questa tragedia, Vlad perde la ragione e rinnega la fede cristiana per la quale si è sempre battuto con ardore. Anche dopo questa parte introduttiva, la relazione di Vlad ed Elisabetta continua a mantenere il centro dell’attenzione, senza filtri o misteri che mascherino le reali intenzioni di Dracula, il quale per 400 anni si è cimentato nella ricerca della reincarnazione della donna amata, con cui sogna di ricongiungersi e trascorrere l’eternità.

Ma l’aspetto più degno di nota, che rende il film unico, è il fatto che Dracula riesce a redimere sé stesso. Fin dalle origini del mito abbiamo sempre considerato Dracula come il Diavolo in persona, come un’incarnazione del male. Ma con questa rivisitazione il personaggio viene visto come un uomo profondamente ferito che desidera soltanto ritrovare la luce perduta, donatagli dall’amore per la propria donna. Nel suo essere dannato, Dracula riceve la clemenza del prete, che senza giudicarlo lo pone di fronte alla possibilità di pentirsi e di avere il perdono di Dio, scelta che il conte compie infine, abbracciando la propria sorte e comprendendo che se ama davvero Elisabetta deve lasciarla andare.

Una tale interpretazione certamente priva una figura iconica come Dracula di molta della sua potenza e di ciò che egli ha sempre rappresentato per il nostro immaginario collettivo. Tuttavia non è una visione priva di valore, perché ci pone davanti al fatto che la speranza esiste sempre, anche quando crediamo di non avere possibilità. È un messaggio in linea con gli attuali tempi, per cui molte persone che, un tempo, se avevano qualche diversità venivano isolate, oppure venivano integrate subendo delle pesanti condizioni, oggi hanno la possibilità di trovare il proprio posto nel mondo senza dover stare ai margini, e senza dover essere umiliate, ma accolte con accettazione e comprensione e seguendo dei progressi graduali. L’accettazione senza giudizio viene rappresentata dallo stesso prete nel film, che interagisce con Dracula senza condannarlo, sebbene per liberarlo debba tuttavia ricorrere al gesto estremo. Tale gesto può anche essere interpretato metaforicamente, intendendolo come la morte della nostra parte dannata per una rinascita nella luce.

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