Il Vangelo di Giuda: Giulio Base compiendo un miracolo prodigioso ci racconta lo sleale tradimento del tradito leale

DI ALBERTO GROMETTO

Cosa significa esattamente avere Fede? Significa Credere che qualcosa sia così… e basta? Senza pretendere una qualche prova tangibile di ritorno o una sorta di evidenza scientifica che attesti che quel dato fatto sia vero? Non vuoi niente di niente?

Quando si parla di Fede, inevitabilmente si finisce nell’immaginario collettivo per parlare di Religione. E quasi sempre s’arriva a confondere la Fede con la Religione e la Religione con la Fede. E non solo: si arriva a distinguere tra due schieramenti differenti! Chi è religioso ha Fede, chi non ha Fede non è religioso. Da una parte c’è chi sceglie di credere: il che, direbbero alcuni, è segno di un’arretratezza mentale insensata e oramai superata. E dall’altra chi invece non crede: il che, direbbero altri, è prova di un’aridità vacua emotiva impressionante. Chi ha ragione? Chi ha torto? Forse entrambi, forse nessuno? O forse Fede e Religione – che son due cose diverse – son scelte talmente personali che non esiste nemmeno il concetto di aver ragione o torto, bensì la Verità ognuno la deve trovare piuttosto dentro di sé? 

Guardando al Cristianesimo e alla Fede, c’è chi potrebbe dire che coloro che sono nati in quest’epoca sono molto più svantaggiati rispetto a chi è nato duemila anni fa e ha camminato fianco a fianco di Gesù Cristo. Com’era possibile non credere in Gesù, se lo vedevi compiere miracoli quali curare i lebbrosi e camminare sull’acqua e moltiplicare pani e pesci? Del resto stiamo comunque parlando di uno dei personaggi storici obiettivamente più famosi e conosciuti al Mondo, di quello sul quale e attorno al quale è incentrata una religione (che porta il suo stesso nome!) praticata e professata da oltre 2 miliardi di persone che corrispondono al 30% della popolazione globale, Colui per il quale oggi diciamo di vivere nell’anno 2000! Duemila anni DOPO CRISTO, cioè dopo la sua nascita. Una tale influenza in che modo può essere spiegata? Attraverso forse i suddetti miracoli, no? Ma la cosa può valere ancora oggi, guardando a Noi, che quei miracoli non li abbiamo mai visti nel loro compiersi? 

Ma adesso il ragionamento diviene ancor più grottesco. Perché, al di là di qualsiasi miracolo compiuto, ricordo che c’è chi – pur vivendo nella sua epoca – lo ha torturato, crocifisso e ammazzato. E questo? Questo come si spiega??? 

Provando a vestire i panni di “avvocato del diavolo” (particolarmente ironica come espressione a questo giro!), si potrebbe dire che non tutti quelli che vissero nell’epoca di Gesù camminarono accanto a Lui. E quindi non bastava essere stati suoi coevi, per averlo visto compiere miracoli. Può essere benissimo che a ucciderlo siano state persone che solo avevano sentito parlare del fatto che facesse miracoli, senza però mai vederlo compierli. Senza mai effettivamente averlo conosciuto per davvero. Ma allora è qui che la faccenda si fa ancor più scabrosa: perché qualcuno che lo ha incontrato, che lo ha conosciuto da vicino, che lo ha seguito, che ha vissuto al suo fianco per tre anni, che forse potrebbe persino averlo amato… e che poi lo ha tradito, ucciso, ammazzato… c’è stato. Lo sappiamo tutti chi è. 

Chi segue MERCUZIO AND FRIENDS da tempo, già lo sa. Per chi ci leggesse per la prima volta, lo ripetiamo. Il Maestro GIULIO BASE – Direttore dei passati 42esimo e 43esimo TORINO FILM FESTIVAL (non a caso, i due più grandi della Storia del TFF peraltro) e del prossimo 44esimo (che siamo certi sarà un successo) – rientra nella maniera più assoluta tra i nostri personali Idoli ed Eroi più Grandi nel momento in cui si parla di Settima Arte. Ebbene, ancora una volta il Maestro riesce meravigliosamente in quello in cui quasi nessun Maestro al giorno d’oggi parrebbe più riuscire: sorprenderci, stupirci, meravigliarci lasciandoci senza parole. In che modo? Raccontando non la vicenda di Gesù Cristo, l’Eroe più Eroe che ci sia, il Salvatore che ha salvato il Mondo e tutti quanti Noi. Smarcandoci un secondo sia dalla religione sia dal discorso storico e concentrandoci sulla narrativa, si potrebbe dire che i vari supereroi calzamagliati alla “Batman” o alla “Superman” venuti dopo, i Principi Azzurri che salvano le loro belle principesse, i cowboy venuti dal deserto per salvare le piccole comunità travagliate dalla Cattiveria… nascono tutti da Gesù Cristo. Ma non è dell’Eroe quello di cui il sorprendente e sempre impareggiabile Maestro Base sceglie di narrarci. No. Lui sceglie invece proprio il suo esatto contraltare: l’uomo il cui solo nome è simbolo di tradimento, perfida rappresentazione del Male Assoluto nella sua forma più malvagia, emblema sovrano di vera malignità. Quella del suo ultimo film, è proprio la storia di GIUDA ISCARIOTA.

In occasione della sua uscita in sala GIOVEDÌ 2 APRILE 2026, proprio nella sua Torino (città che deve così tanto al Maestro Nostro Eroe), Giulio Base presenta di persona la sua ultima impresa cinematografica, di cui lui firma il soggetto, la sceneggiatura originale e la regia. E al di là del legame amicale che oramai ci unisce al Maestro, Noi non possiamo fare a meno di ammettere che riteniamo questa sua ultima miracolosa impresa ai limiti del capolavoro un gioiello d’originalità assurdo e incredibile. Perché se mai qualcuno un domani andasse da un qualsiasi produttore proponendo un film come questo, quasi certamente gli verrebbe chiusa la porta in faccia: sulla carta, è una pellicola sconsigliatissima. Come mai? Innanzitutto perché trattasi per l’ennesima volta del racconto della vita di Gesù Cristo, le cui vicende son tra le più rappresentate in tutta la Storia della Settima Arte, ritratte in centinaia e centinaia di produzioni! Il che non giova, considerando che è luogo comune dei più abusati quello secondo cui il Cinema ha bisogno di novità, che le idee originali sembra si siano esaurite, che c’è urgenza di nuovo e diverso e non di vecchio e rivisto. Poi aggiungiamoci il fatto che se le produzioni hollywoodiane mega fruttuose di oggi puntano moltissimo sul volto della celebrity che scelgono come interprete principale, in questo caso il protagonista – in realtà Giuda e non Gesù – non si vede mai in faccia per tutto il film. E completiamo il quadro guardando all’uso del Voice Over. Per i meno avvezzi, il “Voice Over” è la voce fuoricampo: che funga da voce narrante o voce della coscienza dei personaggi in gioco, trattasi di una voce “fuori scena” che parla nel mentre che vediamo le scene scorrere davanti ai nostri occhi. Anche qui vi è un luogo comune, e cioè quello secondo il quale bisognerebbe limitare l’uso di tale strumento al Cinema, in quanto “facile scappatoia”. È più un espediente narrativo di matrice letteraria che non cinematografica, il libro che racconta qualcosa può permettersi una voce narrante mentre un film che nasce per mostrare qualcosa dovrebbe farne a meno il più possibile. Salvo casi eccezionali. Ecco: considerate che questo film è una Voice Over unica continua dall’inizio alla fine. Nessun dialogo, nessuna battuta. Di nessun personaggio in scena. Dall’inizio fino alla fine una voce che parla tutto il tempo in continuazione, e che è quella di Giuda. Ora capite a cosa andava incontro Giulio Base? 

(Il Maestro Giulio Base e l’Augusto Direttore Alberto Grometto insieme, in occasione dell’uscita in sala de «Il Vangelo di Giuda», la sera di Giovedì 2 Aprile 2026)

Eppure il Maestro credeva. In cosa? Credeva nel suo credere. Credeva nella storia che voleva raccontare, e nel come voleva raccontarla. Aveva quindi Fede. E ha avuto un’altra cosa. Ha avuto assolutamente, completamente, totalmente ragione! Perché ne è uscito fuori proprio “quel qualcosa” di nuovo, e diverso, e mai visto di cui si dice (giustamente!) che il Cinema abbia bisogno. Non l’ennesimo racconto della vita di Gesù, ma una narrazione completamente differente e che nessuno mai aveva anche solo osato immaginare di fare! A parte che poi il protagonista non è nemmeno Gesù in linea teorica, ma Giuda. E già in questa scelta vi è la rivoluzionaria essenza sconvolgente del miracolo cinematografico compiuto dal Maestro attraverso quello che mi sento davvero di poter definire un capolavoro. Durante la presentazione di cui sopra e alla quale certamente MERCUZIO AND FRIENDS non poteva mancare, Giulio Base ci ha raccontato che quello di Giuda era un personaggio che gli interessava da sempre. E sul quale durante il lockdown ha potuto mettere mano. Lo affascinava l’idea di poterlo raccontare, di avvicinarsi a lui, di inscenare una storia da cui uscisse fuori la vera verità: e cioè che lui, il tanto vituperato e maligno e disgustoso Giuda Iscariota, è dentro ognuno di Noi. Che in ognuno di Noi c’è un Giuda Iscariota. Che persino in chi crede, c’è. Il Maestro, che non ha mai nascosto la sua Fede religiosa, ha sempre creduto che Giuda dovesse essere considerato specchio di quelle persone che pur ritenendosi cristiane continuano a commettere errori. Come chiunque, siamo Umani in fondo. Perché sì, le due cose possono albergare insieme: credere in Dio e fare sbagli possono esistere nella stessa persona. Le persone sono contraddizioni. Gesù stesso, dice Giuda nel corso del film, è una contraddizione: a volte umilmente e mitemente predica Amore e regala a tutti profondi sorrisi benevoli e compassionevoli, altre volte invece s’incazza e urla e sbraita e grida arrabbiato. Basti pensare a quando rovescia i banchi dei cambiamonete e caccia via i venditori dal Tempio di Gerusalemme accusando i sacerdoti di aver trasformato la casa di Dio in un “covo di ladri”. Allo stesso modo, quello che Giuda non sa e che spesso tutti Noi come lui non sappiamo, è che in uno stesso uomo può convivere il più grande di tutti i peccatori — e cioè Colui che è arrivato a tradire e vendere il Figlio di Dio — e uno degli uomini che più lo ha amato, idolatrato e seguito. Seguito fino alla fine

È fino a questo punto che la sensazionale opera a firma del Maestro Base ha portato l’interrogativo, il dilemma interiore, il tormento massimo. Stiamo parlando dell’uomo che il Sommo Poeta Dante Alighieri nell’ambito della sua «La Divina Commedia» inserisce nel punto più profondo di tutto l’Inferno, nel ghiaccio ghiacciato del IX Cerchio, per esser più precisi nella quarta e ultima zona, la cosiddetta Giudecca, la quale prende il nome proprio dallo stesso Giuda, ove sono puniti i traditori dei benefattori. Lì, nel punto più basso di tutti, al centro della Terra vi è conficcato il Diavolo in persona – Lucifero – che ha tre facce che masticheranno continuamente e maciulleranno eternamente i tre peggiori traditori fra tutti. Le due facce ai lati s’occupano di Bruto e Cassio, coloro che osarono pugnalare a tradimento Caio Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a. C. Ma che vengono maciullati dalla vita in giù. E invece la faccia centrale è impegnata con lui, il peggiore fra i peggiori, quel Giuda Iscariota che viene masticato dalla vita in su, gambe penzoloni fuori dalla bocca e testa dentro quelle fauci. Per l’eterno. Capite quindi fino a che punto nell’immaginario collettivo arrivano il disgusto, il disprezzo e l’odio che si nutrono nei riguardi di Giuda? Lui è il traditore per antonomasia, neanche abbastanza “grande” da poter essere definito villain, solamente un rivoltante schifoso repellente vermiciattolo. Però – continua Giulio Base anche nel dialogo seguito alla visione del film – se si leggono le Sacre Scritture, è chiaro come Giuda fosse predestinato. Gesù sapeva che sarebbe stato tradito, più e più volte prima di quell’Ultima Cena aveva detto sarebbe successo. Anche nel corso del film lo ripete di continuo, ben prima che potesse profilarsi la possibilità anche solo teorica che ci fosse un traditore. E che quel traditore sarebbe stato Giuda. E allora siamo davvero sicuri che Giuda potesse però farci qualcosa? Siamo sicuri che Giuda non sia stato effettivamente uno strumento che serviva a quello scopo? Se la Resurrezione doveva aver luogo, perché accadesse però Gesù doveva prima morire, e per morire doveva prima essere tradito. Non è dunque ipocrita da parte di chi crede, e gode e gioisce della Pasqua in quanto Festa della Resurrezione, accusare e dileggiare colui senza il quale non ci sarebbe stata alcuna Resurrezione e dunque nessuna Pasqua? E allora – continua a chiedersi il Maestro – non è che forse addirittura Giuda ha fatto quel che ha fatto perché è stato Gesù stesso a comandarglielo? Avrebbe più che senso, nei fatti. Qual è dunque la colpa di Giuda?

(L’Illustrissimo regista, sceneggiatore, attore e cineasta Abel Ferrara nei panni di Re Erode)

Senza Giuda, niente Resurrezione. La Resurrezione ha avuto bisogno di Giuda. La Salvezza dell’Umanità ha avuto grandissimi protagonisti. Gesù, certo. Ma anche Giuda. Pure se si guarda a questo film in realtà, Base ci tiene a sottolinearlo, il vero protagonista rimane Gesù: è la sua faccia quella che Noi osserviamo per la maggior parte del tempo nel corso del film, quella di Gesù Cristo di Nazareth, il volto del Cristianesimo. Ed è proprio questa la ragione per cui invece il volto di Giuda non lo vediamo mai. Perché lui non è il volto di quel Cristianesimo, che però ha avuto bisogno di lui. Di Giuda vediamo soprattutto la nuca. La cinepresa molto spesso si muove appena dietro di lui, o insieme a lui, e quelle volte che lo ritrae a figura intera egli è comunque incappucciato, coperto. O ci dà le spalle. O è lontano. Eppure, pur non vedendolo mai in faccia, Base sceglie di “farci stare sempre” insieme a Giuda. Noi siamo sempre con lui, per tutto il tempo del film. Quale attore mai avrebbe voluto farsi scritturare per una parte in cui non mostra mai il viso? O si chiamava uno stuntman… ma anche in quel caso ci sarebbero state delle difficoltà notevoli. La macchina da presa doveva muoversi con Giuda in un rapporto quasi simbiotico, l’operatore e l’interprete dovevano diventare una cosa sola. Oppure… oppure l’unica era che fosse lo stesso sbalorditivo e incredibile Giulio Base a “impersonarlo”! Lui, il solo insieme all’operatore che sapeva meglio di chiunque altro come e dove muoversi! E che infatti è diventato “quasi come un fratello” per l’operatore! Esatto: la nuca che vediamo su quello schermo, la figura incappucciata che accompagna Gesù e gli altri 11 Apostoli, colui che si muove con la cinepresa… altri non è che lo stesso Maestro Base. Molti gli han chiesto perché lui – che oltre regista e sceneggiatore e cineasta lo ricordiamo anche come attore dall’indubbio e invidiabile talento – non avesse voluto prender parte al film. E in qualche modo, invece, ci ha preso parte. Pur non mostrandosi mai. L’interprete del Sommo Sacerdote e Capo del Sinedrio a Gerusalemme CAIFA – quel RUPERT EVERETT che anche quando non ha alcuna battuta (come in questo caso) si dimostra un mostro di capacità ed espressività! – più volte si complimentò durante le riprese con Base per le sue doti attoriali e gli chiedeva perché non volesse esser ritratto in un primo piano! Ma Giulio Base era fedele alla sua idea originaria, come solo i veri Maestri possono esserlo. E a nostro modo di vedere non poteva in effetti che essere così. Giuda non doveva essere mostrato perché tutti Noi siamo Giuda. E Giuda è tutti Noi. Perché il suo volto è stato come dimenticato, relegato in un piano di oscurità. E infine perché diventare Giuda e stare con Giuda e mettersi nei panni di Giuda, permette a tutti Noi che quel film lo guardiamo di affrontare il suo toccantissimo viaggio, di viverlo, di essere come lui. E da qui la necessaria rinuncia totale a qualsivoglia forma di dialogo. Il Voice Over assume qui un significato più alto, e il fatto che non ci sia altro che la voce extradiegetica di Giuda che accompagna la narrazione alla stregua di un unico solingo monologo, quasi fosse un flusso di coscienza, serve proprio a questo: quella voce che sentiamo tutto il tempo deve essere la voce di Giuda così come la mia, perché quei pensieri devono essere di Giuda così come del pubblico. Se poi considerate che tale voce era una delle più belle possibili, quella del monumentale attore – e carissimo intimo amico del Maestro – GIANCARLO GIANNINI, allora non può che essere una benedizione l’uso del Voice Over in questo caso.

(Rupert Everett nei panni di Caifa e il Maestro Giulio Base nel mentre che lo dirige durante le riprese del film)

È assurdo ed entusiasmante al tempo stesso pensare che la strabiliante forza di questo film qua è insita in una questione di Fede. La Fede non è Religione, dicevamo. Avere Fede significa prima di tutto Credere. Credere a prescindere da ogni cosa, anche quando tutto quanto sembra volerti dire il contrario. Non solo la storia che racconta il film, ma la storia dietro il film stesso è una storia di Fede. Realizzare un film di questo tipo, così rischioso sulla carta, è stato un atto di Fede. Se credi profondamente e in maniera autentica e vera, allora ben venga qualsiasi atto di Fede! Perché è stato proprio credere nella forza unica del film che si aveva in mente — e aver di conseguenza intrapreso queste scelte rischiosissime — ad aver reso unico e indimenticabile questo gioiello. Ne esistono tanti di film convenzionali, sapete? Il Maestro, col quale abbiamo avuto l’immane onore e sconfinato piacere di poter conversare personalmente nel corso della presentazione, ha ammesso di non aver mai voluto fare film convenzionali. E che poi da quando è divenuto Direttore del TFF la cosa è peggiorata. O migliorata. Questo dipende dai punti di vista, ha aggiunto strappandoci una fragorosissima risata. Perché sì, a forza di vedere film d’ogni tipo e provenienti da ogni angolo di Mondo onde poterli valutare ed esaminare, arrivi alla conclusione che sono i film che sanno distinguersi quelli che davvero lasciano il segno. E nell’incessante profluvio di cineasti e filmmaker e prodotti che vengono realizzati ogni giorno, distinguersi è salvezza. Questa sua perla, secondo Noi, si distingue sia per forma sia per narrazione. Perché in tanti si sono interrogati su Giuda e la sua figura. Ma nessun film lo aveva mai fatto in questo modo.

(Paz Vega, John Savage e Vincenzo Galluzzo nei panni di Maria, Giuseppe e Gesù: miglior trio attoriale e più azzeccato ad oggi sembra impossibile immaginarcelo!)

Ci voleva Fede nella propria visione, Fede nella propria Storia e Fede nel Potere del Cinema per proporre un film che non avesse dialoghi, nel quale la sola voce che si sente fosse sostanzialmente una fuoricampo, in cui il personaggio principale non venisse mai mostrato in volto e infine che avesse come protagonista non il più grande protagonista della Storia dell’Umanità bensì colui che lo aveva tradito, e pertanto relegato nel buio. Duemila anni fa, un Venerdì, morirono entrambi questi due uomini. Uno su una Croce, l’altro appeso ad un albero. Il primo perché sapeva che così doveva essere, il secondo perché – ci dice il film – si era fidato del primo, anche quando gli chiedeva cose che non capiva. Anche quando gli ha chiesto di tradirlo. Gesù Cristo – che non a caso è sempre di candido bianco vestito nel corso della pellicola – incarna la rappresentazione più alta possibile dell’Amore, Giuda Iscariota il suo cupo contraltare oscuro e sempre incappucciato di nero. Sono Romolo e Remo, Caino e Abele, il Bianco e Nero. Come negli Scacchi, o nello Yin e nello Yang. Giulio Base sceglie di raccontarci quella vicenda che raccontiamo da oltre duemila anni, ma questo viaggio sceglie di farlo con “l’uomo sbagliato”, per così dire. Sceglie di farlo insieme a Giuda. E il Maestro non si lascia scoraggiare dalla scarsità dei mezzi a sua disposizione, o dal pauperismo del budget. Nelle sue mani diventano uno dei veri punti di forza di questa pellicola strabiliante e stupefacente, facendo sua la lezione di umiltà predicata da Gesù. La parola chiave è autenticità. Mai una sola lampadina o luce artificiale viene utilizzata, tutta la luce è quella naturale: il Sole di giorno, le candele e le torce e le lanterne e i falò la notte. A parte che nei titoli di testa e di coda in cui c’è un pezzo di musica rock, nessun altro commento musicale: vi son presenti solo musiche che ci sarebbero state a quell’epoca, come inscenate dai musici del tempo. Certo, il film non è stato girato a Gerusalemme bensì in Calabria, la quale però trasmette a meraviglia l’idea di una Palestina più florida e verde di quanto non fosse in realtà. E guardando al cast attoriale tutti quelli che sono stati contattati – a dispetto di una sceneggiatura che dava loro zero battute siccome parla solo Giuda – hanno risposto “Presente!” alla primissima chiamata. Certo, il Maestro ci ricorda che se ha trovato la forza e il coraggio di portare avanti questo suo progetto nonostante il timore che potesse uscirne fuori un fallimento, è stato anche merito di chi ha creduto in lui e nel suo credere. In primis la tenace TIZIANA ROCCA che – oltre ad essere la consorte del Maestro – è produttrice del film. Ma alla fine la sua Fede lo ha portato a realizzare un miracolo. Perché, che un film con queste premesse potesse raccontare in maniera completamente nuova e mai vista la più nota Storia del Mondo e nel farlo si rivelasse un capolavoro, non può che considerarsi un autentico miracolo dei più prodigiosi.

Cos’è un miracolo alla fine? Non il realizzare come per magia, o perché dotati di superpoteri, qualcosa che nessuno aveva mai realizzato prima. Ma realizzare quello che nessuno aveva mai anche solo pensato di poter realizzare, perché si è creduto di poterlo fare. Perché si è creduto così tanto che tutti quanti intorno han finito per crederci. Son tutti bravi a fare magie o sorprenderti con gli effetti speciali. Ma essere Esseri Umani che scelgono di continuare a credere in qualcosa, nonostante tutto e tutti contro, quello sì che è il vero miracolo. 

Mai viene mostrato in un solo momento del film Gesù Cristo compiere miracoli. E lo stesso Giuda dice di non averlo mai visto compiere quei prodigi che si diceva avesse compiuto. Ma lo stesso Maestro, quando gli chiesi il perché di quella scelta, m’ha saputo rispondere meglio di quanto chiunque altro avrebbe mai potuto fare. In quanto Cristiano Credente, a lui non interessa che Gesù abbia moltiplicato i pani e i pesci o camminato sull’acqua o trasformato questa in vino. Francamente, gli interessa ben poco di questo. Perché quello che conta è altro. E sono i suoi insegnamenti d’Amore. Il fatto che abbia professato l’Umiltà. L’essere riuscito a cambiare il Mondo infondendoci il desiderio di diventare migliori. E aggiungo io: oggi si parla tantissimo di rivoluzioni, ma il più grande dei rivoluzionari a mio modo di vedere fu proprio Gesù Cristo di Nazareth. Il primo che disse che si era tutti uguali. Poiché si era tutti umani. E che in quanto tali – per il solo fatto di essere esseri umani – bisognava amarsi l’un l’altro. Ma questo quindi significa anche Giuda. Lui, che forse è stato il più vicino a Gesù. Che sperava di essere il più vicino a Gesù. Sì, lui che aveva un bordello e aveva trascorso la vita vendendo donne e moriva vendendo un uomo, lui forse davvero capiva Gesù come nessun altro. E del resto, dice il Maestro, è stato lui infine ad avere il compito più grave di tutti. E lo ha portato a termine. Il successore di Cristo, Pietro, avrebbe avuto un tale coraggio e una tale forza?
I miracoli non c’entrano niente con la Fede, né con questa pellicola. Con l’eccezione di Giuda Iscariota, tutti gli altri undici Apostoli sono Santi eppure nel film vengono rappresentati tutt’altro che santi: sono uomini semplici, chi gioviale e chi scorbutico, ma comuni, rozzi, anche volgari a detta di Giuda. Dei prodigi di Gesù nulla ci viene mostrato, il massimo è il sentire – mai il vedere – quanto avrebbe fatto con Lazzaro, nel momento in cui lo fece risorgere. E infine Giuda stesso, lì sotto quella Croce, grida a Gesù di agire. Di mostrare che è il Figlio di Dio. Di mostrarsi per ciò che era. Ma Lui muore. E Giuda sceglie di raggiungerlo subito dopo. Giuda, che lo aveva tradito perché così gli era stato chiesto, sapeva che il suo tradimento sarebbe servito a qualcosa. Non poteva immaginare che tre giorni dopo Egli sarebbe risorto. Tutto quello che vide fu Lui, morto su quella Croce, a causa sua. Ma allora non era il Figlio di Dio!, si disse, tradito perché gli fu leale come nessun altro Apostolo gli fu. Nessuno mosse un dito per salvarlo, mentre lui era sotto quella Croce ad attendere il miracolo. Ma il miracolo, a mio modo di vedere, è un uomo che pur sentitosi tradito da Colui che fino ad un’ora prima riteneva il Figlio di Dio e ora vedeva solo come un ciarlatano, ancora sceglie di amarlo. Ancora sceglie di stare insieme a Lui, così come in vita. E anche se tutti si dimenticheranno di entrambi, a Giuda non frega niente. E così decide di non poter stare lontano da Gesù. Questo cos’è? Un miracolo. Proprio come l’autentico miracolo realizzato dal Maestro Giulio Base nel momento in cui ci ha regalato questo dono di Fede.

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