Fulgens e il potere dello Yin e dello Yang: zero limiti, solo obiettivi! 

DI ALBERTO GROMETTO

Noi ci aspettavamo soltanto un’intervista. E invece quello che abbiamo avuto è stata una Lezione di Vita. Noi pensavamo che avremmo parlato di una canzone. E invece ci siamo avventurati nelle recondite profondità e nei celati meandri di quella che deve essere la Vera Essenza dell’Arte e l’Autentico Significato dell’Esistere. Noi eravamo convinti che avremmo parlato di Musica. E invece si è dibattuto del Tutto.

Fascetta intorno alla fronte. Sguardo attento, vispo. E il Potere dello Yin e dello Yang nel cuore, il simbolo della sua esistenza, ci dice lui. Ma chi è lui? Lui è FULGENS. Fulgens, il quale raccontandoci e spiegandoci la sua vita, finisce per tentare di raccontarci e spiegarci la Vita in termini assoluti. «Troppe maschere, pochi volti» afferma lui stesso nella sua canzone. Beh, caro Fulgens, oggi possiamo dirti che Tu, per noi tutti Mercuziani e per coloro che possono apprezzare la tua opera e la tua arte, sei decisamente un Volto. Perché maschere, per quanto mi riguarda, non ne hai indossate quando abbiamo avuto il piacere di poterti intervistare. 

MARCO FULGIDO, in arte FULGENS, nel 2018 comincia a lavorare su quello che lui definisce il testamento dei suoi vent’anni. Chiamatela canzone, chiamatela musica, chiamatelo progetto: chiamatelo pure viaggio! Sì, perché di questo si tratta, un viaggio all’interno di un essere umano, ancor prima che di un artista o di un uomo di cultura, il quale, spogliatosi delle sue maschere, sceglie di raccogliere tutto quello che ha seminato nella sua vita fino a questo momento e raccontarsi completamente. «Del resto si può viaggiare anche senza prendere treni, il viaggio più bello è quello della mente», afferma il nostro amico Fulgens. 

YIN E YANG. Questo il titolo dell’opera di cui stiamo parlando. L’idea degli estremi opposti che prima o poi finiscono per incontrarsi e completarsi a vicenda ha sempre affascinato l’esimio intervistato, trattasi di un concetto che ritiene estremamente quotidiano, e questo perché lo Yin e lo Yang sono dappertutto intorno a Noi. Se per questo: anche dentro di Noi. Anche se forse perlopiù ne siamo inconsapevoli, ciascuno ha dentro di sé il suo Sole e la sua Luna, la sua Notte e il suo Giorno, il suo Bene e il suo Male. Senza l’uno, non esiste l’altro. Il Nero e il Bianco sono i due colori i più complementari possibili. Trattasi di due colori perfetti? «Non esiste la perfezione», ci risponde l’illustre Fulgens, dimostrando una saggezza zen degna dei filosofi antichi e dei pensatori che han fatto la Storia. Ma ricordate che il Bianco e il Nero, continua, sono i due colori della Scrittura. Si scrive in NERO su un foglio BIANCO. Ecco: sono fatti per essere opposti ma anche per stare insieme. Pure la fascinosa, elegante e raffinata Torino, la città nella quale tal opera ha visto la luce, un mondo al quale Marco sente di dover dire “grazie”, gli risulta essere estremamente cupa a tratti ma anche allegra e brillante da altri punti di vista: anche lì dentro c’è lo Yin e lo Yang.

Iniziò a scriverla in un momento di fragilità, un momento in cui tutto gli sembrava monotono, un momento in cui si guardava attorno e tutto gli appariva uguale. Era in una sorta di «bolla di decadentismo totale». Gli sembrava che l’essere umano non avesse più qualcosa di nuovo da proporre, e non solo per quanto concerne la musica ma negli ambiti più vari. «È triste, lo ammetto, prevedo un futuro di marionette» afferma Fulgens stesso nella sua opera. «Quanto ci hai lavorato?», gli abbiamo chiesto noi. «Tanto… troppo», afferma lui con un sorriso sul volto. Frequentava ancora il quarto anno di liceo classico quando in testa gli nacque l’idea. Del resto si evince subito quanto peso il passato da classicista abbia avuto su questa sua opera, che poi è il modo con cui Marco può esprimere se stesso e quello che è: «… ormai sono abbonato a questa mentalità da classicista disperato» oppure «scrivo la mia Odissea senza un intoppo» sono solo alcuni di questi sprazzi classicheggianti. Se ci mettiamo anche un riferimento al Teatro o al Sommo Poeta Dante Alighieri, il quadro è completo. L’autore è di fatto un uomo di cultura e naturalmente un uomo amante della cultura in ogni sua forma. «La cultura è tutto, ragazzi» ci dice Fulgens. Ammette che frequentare il liceo classico, per quanto dura e difficile, è stata una fortuna e che se avesse scelto un altro indirizzo oggi si parlerebbe di un’altra «Yin e Yang», e anzi forse non se ne parlerebbe affatto. Il classico ha influenzato tantissimo il suo modo di essere come persona. 

Oltre la scuola, però, suo punto di riferimento più importante è stata sicuramente la famiglia, citata peraltro nella sua canzone, ma che non era stata informata di «Yin e Yang», se non a lavoro concluso, come chiunque altro. Esatto: per realizzare ciò che aveva bisogno di tirare fuori, ha dovuto prima realizzare di avere bisogno dei suoi spazi e non parlarne con nessuno. Fondamentalmente, ne avesse parlato, osserva Fulgens, avrebbe solamente in questo modo alzato le aspettative inutilmente. Il punto è che lui, afferma con innegabile modestia, non è un artista. Ma solo un ragazzo che aveva bisogno di comunicare qualcosa. E per farlo ha trovato la forma d’arte più bella possibile. Tutto qua. Ma questo è tutto tranne che un “tutto qua”. 

Perché vedi, Caro Fulgens, Amico Mio: fare Arte significa questo, riuscire a tirare fuori quel qualcosa che dire cosa sia non sai. Ma un modo per riuscire a dirlo c’è. E quel modo si chiama “Arte”. Ce lo hanno insegnato tanti artisti nel corso della Storia. E ce lo hai insegnato anche tu, oh Artista tra gli Artisti.

Così il giovane Fulgens, ancor prima di diventare Fulgens, in quel 2018 ha iniziato a lavorare alla sua opera in grandissimo segreto, approfittando del silenzio della notte, il suo momento di maggior ispirazione, e senza toccarla di giorno. 

«Mille miglia inseguo un sogno, sogno

Nato incompreso ne ho bisogno, sogno

Non so spiegare fino in fondo, fondo

Cosa ci ho in testa e lo rincorro, corro

Sono in ferie le mie Muse

Quelle poche idee confuse».

Lui lo ha inseguito, lo ha rincorso, quel sogno della cui realizzazione aveva bisogno, il sapersi spiegare, raggiungere ciò che era dentro di sé. E alla fine ci è arrivato al prodotto che stava cercando, «Yin e Yang».

I temi che si porta dietro quella canzone sono tanti. Più che tanti: in qualche modo infiniti. Infiniti come solo la Vita può esserlo. Ha il sapore dell’infinito. Oltre quelli già sviscerati, Fulgens affronta di petto il tema del sogno. «Maybe one day we’ll wake up and this will all just be a dream». «Magari un giorno ci sveglieremo e questo sarà solo un sogno». Lo diceva un suo Maestro, Eminem, il quale, anche se non lo sa, afferma Fulgens, è cresciuto con lui. E parlando di Sogni un’influenza fondamentale e una folgorante ispirazione l’ha avuta il caro vecchio zio Sigmund Freud, che con il suo straordinario «L’Interpretazione Dei Sogni» targato anno 1899 diede l’avvio alla psicanalisi. Altro Maestro quel pazzo visionario di Luigi Pirandello, e le sue maschere, sopracitate. Il nostro Marco è innamorato del suo pensiero. «Ci è arrivato cent’anni prima di me» scherza ironicamente lui. Noi inevitabilmente e inconsapevolmente cambiamo in ogni circostanza e il modo con cui io ti vedo non corrisponde al modo con cui ti vede lui che non corrisponde al modo con cui vedi te stesso che non corrisponde al modo… e tutto quanto il resto. Dove sta dunque la vera verità?

Tra sogni e maschere gli ci si sono voluti vent’anni per conoscere sé stesso, almeno una parte di sé: non ha dunque egli l’impressione, a volte, che ci sia poca realtà in giro e che dunque si ritrovi costretto a vivere con profonda ambiguità il suo Yin e il suo Yang, il quale invece è un concetto chiaro e definito che vuole vi sia una chiara definizione dei confini tra Bene e Male, con un po’ di Male nel Bene e viceversa, al contrario delle maschere e dei sogni che annullano questi confini così definiti? Wow, che casino! E anche quell’esempio di acume e profonda intelligenza empatica che è il Fulgens afferma che non si può rispondere a domande del genere. Magari puoi parlarne in una conversazione tra alticci alle tre del mattino in cui affronti il tema della caducità dell’esistenza. La vera verità è che i confini sono labili e spesso non ti rendi conto dove finisce il Nero e inizia il Bianco, ma forse… afferma lui donandoci una speranza… è anche giusto così. Non poniamoci limiti o confini. Ma, e lo dice Marco che è sempre stato per natura e inclinazione introverso, bisogna osare dove si può, sempre. Lui lo ha fatto. Ha osato. Senza timore di mostrarsi nelle proprie debolezze, perché tutti siamo deboli a questo mondo. Ha osato perché c’era la sua migliore amica con lui, la Musica, che lo ha sempre accompagnato mano nella mano lungo il tragitto. Ha osato e ha lavorato su di sé, ancor prima che lavorare su questo pezzo musicale che lui definisce “rap poetico”, ossia un rap di carattere contenutistico. Ha osato con «Yin e Yang» e lui e la sua vita, dopo, non sono più stati gli stessi.

La gente vede solo il risultato finale, come dici tu. Si limita ad osservare la punta dell’iceberg che esce dall’acqua, ma lì sotto c’è tutto un intero enorme blocco di ghiaccio. Per questa ragione Tu speravi, nel tuo piccolo, di poter comunicare qualcosa di grande. Beh, ci sei riuscito. Dunque: grazie Fulgens, grazie di cuore. Ci vediamo alla tua prossima opera, noi ci saremo!!!

https://distrokid.com/hyperfollow/fulgens/yin-e-yang

Se ti interessa un altro articolo sul Fulgens, ma a tema sportivo (nello specifico, relativo al calcio), allora clicca qua!

Se invece vuoi vedere il Fulgens in un dibattito sul liceo classico, prova a cliccare qui!

E se ti dicessi che il Fulgens ha anche parlato di vita e viaggi all’estero? Clicca qua per recuperare il video!

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