Il richiamo della foresta (Jack London)

DI ELODIE VUILLERMIN

Dopo Zanna Bianca, questo libro mi dà la conferma di un mio sospetto: è il punto di vista degli animali quello preferito di London. Attraverso gli occhi dei suoi protagonisti a quattro zampe, infatti, possiamo vedere una razza umana perlopiù avida, prepotente, che sottomette gli animali (lupi o cani che siano) con le botte e le intimidazioni.

Buck è abituato a sentirsi un re, a essere viziato e vivere la bella vita. Le cose cambiano quando viene rapito insieme ad altri cani per fare di lui un cane da slitta. E per cosa? Per una questione di avidità. La Corsa all’oro del Klondike giustifica tutto. Persino la crudeltà nei confronti degli animali.

A ogni momento erano scosse e sorprese. Era stato strappato dal cuore della civiltà e gettato nel vivo di un ambiente primordiale. Non era più la vita oziosa baciata dal sole, senza altro da fare se non andare a zonzo e annoiarsi. Qui non c’era pace, né riposo, né un momento di tranquillità. Tutto era confusione e movimento, e ad ogni istante le membra e la vita erano in pericolo.

Per Buck è sempre stato tutto facile. Non ha mai dovuto combattere in vita sua, perché ha vissuto in una villa lussuosa con tutti gli agi possibili e immaginabili. Ma lì, nel freddo Klondike, le cose cambiano. A casa era il re di tutti, il padrone della villa? Quei titoli non hanno più importanza. Non è più nessuno, se non un cane da slitta, un possedimento, uno strumento. Prima era protetto da uno stuolo di cameriere personali e coccolato dai padroni? Rimproveri, bastonate e combattimenti con gli altri cani diventano il suo pane quotidiano per buona parte della vicenda. Era abituato a dormire accanto al fuoco? Può scordarsi le notti in tenda con i suoi padroni. Lui sta fuori, al freddo.

Lui, che ha sempre ricevuto tutto dalla vita, ora si trova a dover lottare e mostrare le zanne per avere un po’ di cibo, del rispetto o più banalmente per sopravvivere. È obbligato a lavorare come cane da slitta, a rispettare le gerarchie tra gli altri cani. Impara in fretta che esiste una sola legge: quella del bastone e della zanna. Conosce un mondo dove la fatica è motivo di orgoglio, dove il lavoro è la ragione di vita di un cane, al punto che se il suo corpo si indebolisce e quel ruolo viene dato a un altro lui ci può morire. Non ha più a che fare con uomini e cani della grande città, ma con esseri viventi abituati al combattimento, che possono sbranarlo al minimo accenno di debolezza.

Sottomettersi all’umano per ingraziarselo è la regola per stare in vita, disobbedirgli significa la morte. Capisce presto che non può contare su nessuno, tranne sé stesso. Impara le parole che gli comandano di correre o fermarsi. Abbandona il comportamento regale in favore di un atteggiamento più feroce. I duri maestri di questa nuova vita gli insegnano che la violenza è l’unico modo per farsi rispettare.

(L’autore, Jack London)

Prima i suoi nervi cedevano con facilità e si stancava ancor più in fretta. Ogni risata, corda troppo stretta, reclusione in gabbia e trattamento crudele influiva duramente sul suo orgoglio. Si ammalava facilmente e scatenava la sua rabbia senza pensare. Man mano si irrobustisce, rafforza fisico e mente. Capisce che non avrà ciò che vuole solo perché lo ha desiderato. Si fa più scaltro e arriva addirittura a sfidare sia cani che uomini, godendo nel provocarli. Impara che essere buoni, nel Klondike, non ti ripaga. Devi essere disposto a rubare il cibo e a mordere gli altri prima che loro mordano te. Se c’è un titolo di prestigio tra i cani da slitta, devi strapparlo agli altri e farlo tuo: solo così avrai il rispetto che meriti.

Questo primo furto mise in evidenza che Buck era capace di sopravvivere nell’ostile ambiente del Nord: mise in rilievo la sua capacità di adattamento alle mutevoli condizioni, la cui mancanza avrebbe significato morte pronta e terribile. Nello stesso tempo segnò la decadenza o addirittura lo sfacelo delle sue qualità morali, vano ingombro nella selvaggia lotta per l’esistenza. Nel Sud, sotto la legge dell’amore e dell’amicizia, il rispetto della proprietà privata e dei sentimenti personali erano buone cose; ma nel Nord, sotto la legge del bastone e della zanna, chi avesse dato importanza ad esse sarebbe stato un pazzo, e finché le avesse osservate avrebbe avuto ben pochi vantaggi.

Buck impara presto a conoscere le mille sfumature dell’umanità, i tanti volti che possono avere i suoi maestri a due gambe e armati di bastone. Ci sono quelli severi ma giusti, con una conoscenza perfetta dell’ambiente in cui si trovano. Ci sono gli incompetenti che si uniscono alla Corsa all’oro senza alcuna esperienza in fatto di cani da slitta, pretendendo troppo da loro anche quando non ne possono più. E infine c’è John Thornton, l’umano premuroso verso cui Buck nutre un’adorazione quasi divina, che si traduce in fedeltà assoluta.

Impossibile non notare le somiglianze tra Buck e Zanna Bianca. Entrambi non c’entrano niente con i problemi degli uomini, eppure ci finiscono dentro senza volerlo. Vengono strappati con prepotenza dal luogo in cui sono cresciuti, per finire in un mondo a loro sconosciuto. Si ritrovano sottomessi ad autorità prepotenti, costretti a combattere e sopportare i peggiori inferni scesi in terra per sopravvivere, ma infine trovano un umano amorevole che li salva da un crudele destino.

Una condizione tanto terrificante (per loro) quanto stimolante e degna d’interesse (per noi lettori): vedere un personaggio che combatte contro antagonisti malvagi, a cui capitano sfortune di ogni tipo, ma che impara a rialzarsi e ad adattarsi a nuove regole è sempre piacevole. È quel genere di storia che ci tiene avvinti dall’inizio alla fine, che ci fa temere per la sorte del protagonista e sperare che ce la possa fare. Se un personaggio non cambiasse atteggiamento una volta spostato con la forza dal suo contesto abituale a uno più ostile ed estraneo, non ci sarebbe possibilità di evoluzione, né tanto meno una storia. Il personaggio è per definizione colui che cambia, che non rimane statico.

C’è uno spirito di adattamento notevole in entrambi i protagonisti di London. Uno spirito selvaggio, che in Zanna Bianca era più marcato sin dalla sua infanzia e restava evidente anche nella sua vita domestica, mentre in Buck emerge piano piano col passare del tempo, sostituendosi allo spirito del cane domestico fino ad annullarlo del tutto.

Se però Zanna Bianca con il suo Weedon Scott ha potuto restarci, John Thornton viene ucciso e Buck si ritrova solo. O quasi, perché la foresta lo chiama a sé e finisce a vivere tra i lupi. Ormai il cane di casa non c’è più. Le avversità lo hanno reso lupo a tutti gli effetti e casa sua può essere solo lì, nel gelido Nord.

Inoltre Zanna Bianca nasce nelle terre selvagge per poi abitare con l’uomo nelle città. Il percorso di Buck è contrario, dagli ambienti urbanizzati alle lande fredde e primordiali dove la Natura non è clemente con nessuno.

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