Santocielo

DI ANTONIO MARIA PIROZZI

Se Dio è morto, lo ha seguito l’anatomia.

Ma andiamo con ordine, altrimenti non ci capiamo.

L’ultimo film di Ficarra e Picone è bello, ed è indispensabile averlo visto prima di proseguire oltre con la lettura. 

Breve ripasso: Picone interpreta un angelo arrivista che per ottenere una promozione si offre come nuovo Arcangelo Gabriele col compito di ingravidare la Maria del 2023. Ma per salvare la vita di Nicola, interpretato da Ficarra, commette l’errore di toccarne (letteralmente) il ventre, rendendolo il padre ermafrodita del Nuovo Salvatore. 

La trama fa già ridere così ed è importante che lo faccia: si tratta pur sempre di una commedia comica, ma non vorrei soffermarmi su questo. In generale il film è comunque ben scritto, ogni storia viene aperta e chiusa senza lasciare alcuna linea narrativa incompleta.

Ora leggiamo tra le righe… 

Il compito principale di un autore è quello di sapere a che tipo di pubblico l’opera si rivolga. Parlando di cinema, libri, fumetti… ad oggi sono ben chiari i temi principali da trattare in un prodotto per il consumatore generalista: inclusività e femminismo, facilmente collegabili dalla necessità da parte dell’uomo bianco “alla vecchia maniera” di sapersi mettere in dubbio, per lasciare spazio a nuovi tipi di pensiero che, nel prossimo futuro, verranno classificati come positivi o negativi dalle generazioni che tireranno le somme.

Ebbene, all’interno del film vengono trattati principalmente i temi di amore ed inclusione di genere, in opposizione a qualsiasi forma di dogma, che sia esso politico o religioso. 

L’incosciente Nicola ha la grande fortuna di riuscire a trasformare la terrificante novità del trovarsi incinto, nella “chiave di svolta” della sua vita, diventando un po’ più femminile a causa degli ormoni sovraeccitati presenti in lui, così da ascendere emotivamente e comprendere sfaccettature nuove di sé e di ciò che lo circonda: dai motivi che spingono la moglie a lasciarlo, a quelli dello studente androgino che lo bullizza, usato da Nicola come bersaglio per scaricare le proprie paure e le proprie frustrazioni; fino a diventare più aperto verso l’ignoto personaggio che bussa alla porta della sua vita, rendendosi vulnerabile alla nuova amicizia facilmente assimilabile ad un vero e proprio rapporto di coppia

Tutti questi elementi, coadiuvati da una sottile dolcezza, permettono agli spettatori di sperimentare una forte componente umana fatta di dubbi e paure, concedendoci di ridere coi protagonisti e non dei protagonisti, attraverso tutte le fasi più difficili di ogni singolo rapporto. Il culmine arriva quando la oramai ex moglie, rimasta incinta di un uomo che non la vuole, torna da Nicola che, da incinto, riesce a compatirla.

Una grande scarica di emozioni e pensieri nuovi. 

E poi c’è l’angelo; l’uomo, Aristide. Picone.

Lui è umano nel modo in cui si adatta fin da quando perde i poteri, ed è il personaggio che meglio descrive la nostra specie.

Come dicevo all’inizio, dopo Dio muore l’anatomia, intesa nella sua forma classica, tradizionale. Non manipolata.

Il costo emotivo maggiore per le conseguenze dell’errore, è a carico di Aristide che come prima cosa pensa “Cosa ho fatto? Il piano non era quello, il progetto non era quello…” eppure è successo, quindi preso dalla paura verso l’ignoto prova a chiedere aiuto a ciò che gli è noto: “Dove sei Padre?” Dove sei Dio?

Dio pare averlo abbandonato. L’anatomia tradizionale lo abbandona, quindi solo una figura potrebbe aiutarlo a salvare il sempre più autocosciente Nicola: l’essere umano.

L’era geologica che ha avuto inizio da metà del 1800 è quella che viene definita Antropocene, dove gli umani sono i primi padroni e responsabili dei cambiamenti globali come quelli nell’atmosfera, nella terra, negli altri esseri viventi che condividono con noi il nostro pianeta, e nella nostra stessa struttura fisica. Vedi, per esempio, la tecnica CRISPR.

Ebbene, in questo film, l’Anatomia fa un passo indietro rispetto a noi, si distacca: nel momento in cui Aristide sbaglia, Dio fa un passo indietro.

Avete voluto la democrazia, ora tenetevela!”. La frase pronunciata da Giovanni Storti (Pdor, figlio di Kmer…) anticipa e riassume questo concetto, ed io vorrei parafrasarla in “Volete fare quello che volete, le conseguenze che nasceranno IO non so come gestirle”. 

Da qui in poi Dio scompare e sarà solo compito dell’umanizzato Aristide farsi carico della questione. Se ne fa carico a tal punto da diventare così umano da innamorarsi di una Suora… se solo la Chiesa lo avesse permesso… purtroppo Sorella Luisa si tira indietro, ma si sa, alcune figure occupano un posto per compiere delle azioni specifiche, come alberi che fermano il franare di una collina. 

Aristide soffre umanamente con gli umani, cambia le proprie priorità grazie a questo amore impossibile e, alla fine, del desiderio della promozione non ne rimane traccia: Dio è morto anche per lui, mentre si occupa di Nicola e del suo figlio impossibile, la grande nuova priorità.

L’anatomia, però, segue strade ignote all’uomo, e se non saranno bue ed asinello ad occuparsi del pargoletto, o meglio della pargoletta, saranno medici specializzati a mettere le loro sapienti mani. 

La bambina nasce, Dio esulta e si evolve, accettando che, come Nicola ha scoperto il suo lato femminile, anche il suo Paradiso deve espandere il proprio. L’anatomia integra in sé stessa il nuovo, il diverso.

Infatti, con la scena del parto viene rivelato il grande trucco: per quanto l’uomo possa pensare di essere superiore ad ogni meccanismo naturale, rimane causa e conseguenza dell’evolversi dell’ecosistema mondo, e tutto quello che pensa, dice e fa ne è sempre frutto.

Dio-anatomia non ha mai abbandonato Aristide, stava solo aspettando che il tempo facesse il proprio corso, in modo da permettere agli uomini di capire che prendendo in mano i meccanismi naturali possono scegliere concretamente dove portare la propria specie, partendo da un nuovo modo di essere padri.

Il tutto accompagnato ad una grande responsabilità: “Avete voluto la democrazia, ora tenetevela” e badate bene di scegliere con consapevolezza, perché a volte è facile confondere l’amore con l’esaltazione generata da un effimero bacetto

Dove siamo andati a vederlo questo film? Nel solo e unico posto in cui saremmo mai potuti andare, nel nostro cinema del cuore ❤️, IL REPOSI DI TORINO IN VIA XX SETTEMBRE 15: ANDATECI ANCHE VOI!!!

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