Quando Tim Burton c’è, ma non si vede

DI ORIANA FERRAGINA

A quasi un anno dall’uscita della serie Netflix, anche io ho ceduto e visto “Mercoledì” di Tim Burton! Come nel caso del live action di One Piece, quello che mi ha spinto a prenderne visione è stata la curiosità di vedere in un nuovo formato i personaggi di una delle serie che guardavo da ragazza.

Alla fine di agosto, nel mentre che mi trovavo in vacanza a Sanremo con la mia amica Francesca, io e lei abbiamo deciso una sera di vederci la serie sopracitata. Curiose e con niente di meglio da fare, ci siamo sedute sul divano e abbiamo iniziato a guardare la serie sul mio computer.

La trama del primo episodio è la seguente: Mercoledì Addams (Wednesday, nella versione originale inglese) è una ragazza liceale che, dopo aver liberato dei piranha nella piscina della sua scuola durante la sessione di allenamenti della squadra di pallanuoto, colpevole infatti di aver bullizzato il fratello minore Pugsley, viene espulsa… per l’ennesima volta.

Con nessun altro istituto che vuole accettarla, Mercoledì si vede costretta ad andare in una scuola privata per reietti (come vengono chiamate le persone con poteri paranormali in questo universo) da sua madre (Catherine Zeta-Jones) e suo padre (Luis Guzmán), scuola che gli stessi frequentarono in gioventù, il luogo dove si sono conosciuti ed innamorati: la Nevermore Accademy. La ragazza, però, vede questo trasferimento come un tentativo dei genitori di plasmarla a loro immagine e somiglianza, e cerca un modo per scappare dalla scuola sfruttando le sessioni obbligatorie con la psicologa che il tribunale le ha imposto per non farla finire in riformatorio dopo quello che ha fatto; il suo piano non ha molto successo, ma in compenso fa “amicizia” con Tyler Galpin, il barista del caffè in cui si rifugia per scappare alla psicologa, il quale le promette di aiutarla a fuggire dalla cittadina accompagnandola alla stazione dei treni, approfittando della caciara del festival autunnale a cui tutti gli studenti di Nevermore devono partecipare. Peccato che, intanto, un allievo della scuola cerchi di uccidere la giovane Addams due volte; al secondo tentativo lei viene salvata da un mostro misterioso che fa a pezzi il suo aggressore per poi sparire nella foresta. Con un mistero del genere, come può Mercoledì andarsene proprio adesso dalla città?

(Risposta: decide di non farlo).

La serie, girata in Romania tra il 13 settembre 2021 e il 30 marzo 2022, è uscita il 23 novembre 2022 sulla piattaforma Netflix e ha ottenuto un’accoglienza mista: alcuni l’hanno apprezzata, trovandola bella e interessante; altri si sono lamentati del fatto che non ci fosse abbastanza Tim Burton.

In molti, infatti, non sono riusciti a riscontrare la presenza del famoso regista in questa sua ultima opera televisiva e, devo ammetterlo, neanch’io all’inizio, subito dopo la visione della serie, sono riuscita a cogliere la firma dell’autore. Ma con il passare dei mesi, riflettendo a lungo, ho saputo riconoscere che, effettivamente, Tim Burton c’era; e non soltanto nei dialoghi e nelle battute di Mercoledì e della sua famiglia di strambi: molte delle ambientazioni, seppur mancanti degli elementi iconici del regista (forme strane, animali assurdi, trucco pesante e così via), rispecchiano il suo stile.

(Tim Burton)

Ad esempio gli interni molto cupi: come durante la scena del ballo scolastico, oramai diventata leggenda per il lavoro strabiliante che l’attrice protagonista, Jenna Ortega, ha fatto sulla coreografia, da lei stessa creata; o lo studio in cui uno dei personaggi, Xavier Thorpe, interpretato da Percy Hynes White, si rifugia per disegnare ed esorcizzare gli incubi provocati dal mostro che sta terrorizzando la cittadina di Jericho.

Ambientazioni in esterno fredde e grigie e smorte, a dispetto della luce, dove la sola persona a sembrare viva è proprio quella che si veste solamente di nero e non sorride mai.

Insomma, nonostante molti abbiano dichiarato di non riuscire a scorgere il tocco del regista statunitense, è innegabile che, se si cerca bene, si può riscontrare lo stile iconico di Burton: dai costumi della famiglia Addams, che rispecchiano appieno il gusto gotico dei suoi film, fino a molti temi trattati nella serie, come la solitudine e l’emarginazione che subiscono i reietti da parte dei normali.

Proprio la relazione reietti-normali, così come quella mostro-uomo, è un argomento molto caro al regista e che spesso appartiene ai suoi film, qui ripresa in diversi modi: il rapporto tra i reietti della Nevermore e i normali cittadini di Jericho; nei flashback, tra i pellegrini e i reietti dell’epoca; e tra abitanti e studenti da una parte e la bestia che sta spaventando tutti a morte dall’altra.

Insomma, Tim Burton, pur con i limiti stabiliti da Netflix, è riuscito ad infondere il suo stile e la sua regia all’opera, riuscendo a non stravolgere le dinamiche classiche della famiglia Addams e rievocando il fascino e la bellezza di questi strambi e singolari personaggi nati dalla penna di Charles Addams, il quale diede loro vita nel 1938 attraverso delle strisce di vignette umoristiche sul New York Times. La prima ad apparire fu Morticia, insieme a Lurch, in una vignetta datata 6 agosto 1938; inoltre, è curioso notare come The Thing, che nel doppiaggio italiano viene chiamato Mano, non era affatto una mano nei disegni originali, ma bensì una persona di cui riusciamo a vedere solo il busto, messo in penombra, nel mentre che osserva la famiglia Addams. L’autore continuò a disegnare le loro storie fino alla sua morte, avvenuta nel 1988.

Dalle strisce umoristiche è stata tratta una prima serie televisiva nel 1964, che venne mandata in onda sull’ABC fino al 1966 e che, ovviamente, in Italia arrivò solo nello stesso ’66, quando ormai negli Stati Uniti era già conclusa. La serie venne sceneggiata da David Levy con l’aiuto dello stesso Charles Addams, il quale, finalmente, diede i nomi ai suoi personaggi, fino ad allora rimasti sconosciuti; anzi, diede, alcune volte, varie opzioni per i nomi dei protagonisti: per il padre propose sia Gomez (il nome con cui oggi noi lo conosciamo) sia Repelli, e per Pugsley l’autore all’inizio aveva proposto il nome di Pubert, che venne però scartato dalla produzione.

Indimenticabili sono le interpretazioni degli attori di Morticia e Gomez, ovvero Carolyn Jones e John Astin, che hanno improntato, in parte, il modo di recitare questi due personaggi anche per le generazioni successive di interpreti che avrebbero ripreso i ruoli iconici dei genitori di Mercoledì e Pugsley, anche se l’umorismo presente nella serie non è nero come quello delle vignette di Charles, ma più basato sul cinema dei fratelli Marx. Questo perché il produttore, Nat Perrin, era amico di Groucho Marx (che molti conoscono come la spalla comica di Dylan Dog).

Cosa interessante: nella vecchia serie classica, è Pugsley il fratello maggiore, e non Mercoledì. 

Nel decennio successivo la famiglia Addams ha ancora un discreto successo, apparendo pure in un episodio di Scooby-Doo del 1972, e cioè nella seconda serie animata dedicata alla gang risolvi-misteri, per poi cadere nel dimenticatoio ed essere ripresa nei primi anni novanta, quando Barry Sonnefeld gira il film omonimo, “La famiglia Addams” (1991), con interpreti straordinari nei ruoli dei protagonisti: Angelica Houston nei panni di Morticia, Christopher Lloyd in quelli dello spassosissimo zio Fester, lo straordinario Raul Julia in quelli di Gomez, Christina Ricci che interpreta Mercoledì e che invece nella serie Netflix è l’insegnante di botanica Marilyn Thornill; ricordiamo pure Carel Struycken quando interpreta il sempre flemmatico e mono-grugnito Lurch, Jimmy Workman nei panni di Pugsley e Christopher Hart che interpreta Mano.

Il film di Sonnefeld riprende l’umorismo nero e lo stile visivo delle vignette, pur mantenendo elementi saccheggiati liberamente dalla serie classica degli anni ’60. Un fattore completamente nuovo fu la mobilità di Mano che, invece di apparire da varie scatole sparse per la casa, si muove liberamente come un cagnolino: i progressi della tecnologia hanno aiutato sicuramente.

Nel 1993 venne prodotto un secondo film che riprende completamente il cast del primo e viene nuovamente diretto da Sonnefeld: si aveva l’intenzione di girarne anche un terzo, che però venne cancellato a causa della morte di Raul Julia che, nonostante stesse già male durante le riprese del secondo capitolo, nascose la sua malattia al resto della troupe e fece in modo di riuscire a completare la pellicola a tutti i costi.

Voglio inoltre citare la serie televisiva del 1998-1999, “La nuova famiglia Addams”, che conta ben 65 episodi (uno in più della serie classica del 1964) e che ero solita guardarmi sul canale Frisbee quando andavo al liceo. È uno dei motivi che mi ha spinto a vedere la serie su Mercoledì; l’altro era la mia curiosità di capire se veramente Tim Burton non era riuscito a lasciare la sua impronta come molti dicevano, cosa che ho confutato ampiamente in questo articolo. In questa serie John Astin fa qualche apparizione nei panni di Nonno Addams, padre di Gomez.

Tirando le somme, ho apprezzato la nuova prospettiva su Mercoledì e sulla sua stramba famiglia, oltre che l’intento di concentrarsi su un solo membro degli Addams ed espandere il suo mondo, scoprendo le sue passioni, la sua personalità e le sue aspirazioni per il futuro (qui riuscire a battere Mary Shelley nel pubblicare il primo romanzo e risolvere l’arcano dietro il mostro misterioso che sta terrorizzando Jericho), pur mantenendo lo stile gotico e l’umorismo nero di cui mi ero innamorata nella serie del 1998.

Ultima cosa: è previsto che la seconda stagione uscirà nel terzo trimestre del 2025.

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