Lupin III, Il Castello di Cagliostro, The First – L’ingresso del ladro nel cinema e nel digitale

DI SARA MORENA

Arsenio Lupin. Un nome che dice tutto, dietro cui si cela un’icona, una figura, una sagoma. Ma che cosa viene esattamente in mente quando sentiamo questo nome? Il ladro gentiluomo dei romanzi di Maurice Leblanc, oppure il nipote Lupin III, creato dal fumettista Monkey Punch (alias Kazuhiko Kato) negli anni ’60? È comunque chiaro che i fumetti realizzati dal mangaka hanno portato all’esplosione di un fenomeno mondiale, che ha reso più famosa di quanto forse non lo fosse prima la figura di Arsenio Lupin, dando una visione moderna e in stile James Bond del fuorilegge. Però molti di noi ricordano Lupin III per le trasposizioni televisive e cinematografiche, e quasi mai si sente parlare del manga originale e del suo protagonista, attorno a cui ruotano diverse rivisitazioni e interpretazioni. Il fumetto è nato come un’opera per adulti, talmente scabrosa che i giovani lettori la compravano di nascosto dai genitori.

Non è infatti assente un contenuto erotico anche nei film e negli episodi delle varie serie anime che sono state realizzate. Esiste persino una serie spin off interamente dedicata a Fujiko, intitolata La donna chiamata Fujiko Mine, dove ogni episodio contiene almeno una scena più o meno esplicita. Fujiko è da sempre un personaggio ambivalente, che passa da parte a parte traendo profitto soltanto per sé stessa; anche il suo rapporto con Lupin è pieno di ambiguità. Si suppone che lei sia la donna del ladro gentiluomo, ma effettivamente i due hanno una relazione fatta di amore, rivalità, tradimenti, complicità… una relazione che non trova mai la sua realizzazione in un lieto fine, o in qualsiasi caso non ha mai una conclusione, come le avventure del protagonista. Sia Lupin che Fujiko hanno le loro contraddizioni: lui è uno sciupafemmine che fa innamorare ogni donna, ma senza mai sceglierne nessuna, mentre lei è doppiogiochista, spudorata e pronta ad usare qualsiasi mezzo, anche il sex appeal.

Ad affiancare Lupin III nei suoi colpi ci sono anche il pistolero Jigen Daisuke, accompagnato sempre dalla sua fidata magnum e con una sigaretta in bocca, e il samurai Goemon Ishikawa, con un atteggiamento sempre molto zen, ma pronto ad arrabbiarsi se gli viene toccata Zantetsuken, la sua preziosa katana, di cui è estremamente geloso. Come possiamo ben vedere, i complici di Lupin III sono tutti giapponesi e lui è l’unico occidentale del team, quant’è vero che i giapponesi sono talmente orgogliosi e patrioti che anche in un manga dai toni e dal gusto occidentale integrano sempre qualcosa di proprio. Jigen rappresenta il lato moderno del Giappone, occidentalizzato con armi da fuoco, mentre Goemon è il lato più tradizionalista e fedele agli antichi principi e valori. Anche Fujiko non ha certo poco che sia proprio del Giappone. Non è la cosiddetta Yamato Nadeshiko, nonchè la donna ideale giapponese sottomessa e sempre gentile, ma essa è rappresentante del lato più disinibito del Giappone, quello dal quale è nata gran parte del manga moderno, ovvero la cultura dei quartieri del piacere, dello shunga, dove la morale può essere tenuta fuori dalla porta e l’erotismo trova tutte le sue sfaccettature.

La realizzazione di trasposizioni televisive fu inizialmente difficile. Lo stesso Monkey Punch era molto scettico, proprio a causa dei contenuti violenti ed espliciti del suo fumetto. Eppure la prima serie andò in onda negli anni ’70, dopo che fu realizzato il Pilot Film, un cortometraggio con il quale si cercò di convincere il fumettista che realizzare un anime su Lupin III fosse possibile. Oggi sappiamo quanto successo ha avuto la serializzazione di Lupin. Quando una serie anime ha molto successo, non è più neanche insolito che ne vengano realizzate delle trasposizioni cinematografiche. In un film le vicende dei nostri personaggi preferiti trovano maggiore spazio per essere sviluppate al meglio sia nella tecnica che nella trama. Oggi vorrei discutere con voi di due dei più grandi film dedicati al nostro ladro dalla giacca colorata. Il primo è Il castello di Cagliostro, diretto dal sommo maestro dell’animazione Hayao Miyazaki, il quale ha partecipato anche alla stesura delle serie a puntate. Il secondo è The First, il primo film dove i personaggi prendono vita in un’accurata grafica digitale.

Il castello di Cagliostro

Esce nel 1979, un anno dopo il primo film, La pietra della Saggezza, eppure sembra essere ricordato Cagliostro come primo. Per l’esattezza, è il primo film con la regia di Miyazaki. In qualsiasi caso la pellicola segna un’importante impronta nel franchise di Lupin, molti dei suoi aspetti definiscono delle caratteristiche che diverranno ricorrenti, fra cui il legame di Lupin con una donna. Nei film successivi a questo il ladro gentiluomo conosce una donna di diverso tipo, con la quale instaura un rapporto romantico o vicino a esserlo. In ogni situazione, le vicende iniziano sempre col tentativo di Lupin di compiere uno dei suoi colpi. Qui il suo obiettivo è un leggendario falsario che, stampando banconote false, sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale. Le indagini fanno risalire il ladro al piccolo Stato di Cagliostro, governato dal malvagio Conte che tiene prigioniera la sua promessa sposa, la giovane Duchessa Clarisse. Ma il reale scopo del conte non è il matrimonio, quanto piuttosto un tesoro nascosto dalla famiglia di cui lui e la duchessa sono discendenti. È a quel tesoro che Lupin mira apparentemente. Ma ben presto la sua avventura finisce col diventare una missione di salvataggio, con la quale egli farà di tutto per strappare l’innocente Clarisse dalle grinfie del perfido Conte.

Il film non pone soltanto le basi delle grandi avventure cinematografiche di Lupin, ma delinea anche gli aspetti miyazakiani. Non è infatti la prima volta che il regista presenta una fanciulla dall’animo puro che deve essere salvata. Questa è una traccia che Miyazaki aveva già lasciato con la serie Conan, il ragazzo del futuro tramite il personaggio di Lana, e successivamente viene ripresa con il film Laputa – Castello nel cielo con il personaggio di Sheeta. Le donne di Miyazaki, soprattutto nei primi film, sono molto archetipiche; richiamano un modello di donna casto e puro, seppure egli non le renda delle ragazze passive che attendono di essere salvate, e le fa agire di propria iniziativa. La stessa Clarisse non subisce passivamente la propria sorte, perché tenta di scappare e non lascia agire il conte senza combatterlo in qualche modo. Fin dai primi istanti la purezza di Clarisse viene lasciata trasparire dall’abito da sposa che indossa durante la tentata fuga e dai suoi modi gentili. Non meno degni di Miyazaki sono i paesaggi tipicamente europei, soprattutto il castello. I castelli sono altro grande oggetto d’interesse del regista, se si pensa a Laputa e al castello di Howl.

Malgrado l’accessibilità del film, Miyazaki lascia spazio ad alcune parti maliziose. Clarisse, nonostante sia casta e sia appena uscita da una scuola religiosa, tuttavia è nel pieno dei sedici anni, nella fase della pubertà. Il suo promesso sposo è però più grande di lei, tanto che, se si guarda la pellicola in giapponese, Lupin lo chiama “Conte Lolicon”. Lolicon è il termine con cui i giapponesi si riferiscono al Complesso di Lolita, espressione derivata dal noto romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov che racconta la storia di un uomo innamorato della sua stessa figliastra. In altre parole Lupin definisce il Conte un pedofilo, sebbene nemmeno lo stesso ladro venga meno nei sentimenti che prova per la ragazza. Alla fine degli eventi Lupin si dimostra comunque maturo. Nel momento in cui lei mostra finalmente il proprio lato passionale, supplicando Lupin di portarla con lui, l’uomo la respinge con gentilezza, facendole capire che lei è ormai libera e non ha più motivo di aggrapparsi a qualcuno.

The First

Il titolo di questo film, uscito nel 2020 in piena pandemia su Prime Video, è pieno di riferimenti. In prima battuta, esso è il primo film di Lupin III animato in digitale, in secondo luogo il famoso ladro si pone come obiettivo il furto di un manufatto a cui aveva mirato Arsenio Lupin I. Non a caso nelle locandine Lupin III viene rappresentato con il cilindro e il bastone da passeggio del nonno, rendendolo più simile all’immagine del ladro gentiluomo di Leblanc. La grafica digitale utilizzata per la realizzazione dell’opera è molto elaborata, ma non è l’unica cosa su cui gli autori si sono impuntati per rendere appetibile il film. Anzi, hanno prodotto un lungometraggio che, anche se richiama molti cliché del personaggio di Lupin III e delle sue avventure, li usa in modo intelligente, rendendo una trama credibile e offrendo la possibilità alle nuove generazioni di conoscere uno dei più grandi protagonisti dei fumetti e dei cartoni animati. A tal fine i tratti più maliziosi sono stati attenuati.

Anche questa volta Lupin, nel tentativo di commettere il suo colpo, si ritrova coinvolto in affari che rischiano di mettere in crisi il mondo. Il manufatto a cui il ladro mira è la chiave per disseppellire un tesoro di cui si vuole impossessare un’organizzazione di ricerca un tempo comandata dai nazisti. È Gerard che dirige le indagini su questo tesoro insieme al suo sottoposto, il professor Lambert, nonno di Laetitia, una ragazza con un’innata vocazione per l’archeologia che accompagnerà Lupin nella sua impresa. Gerard vuole impossessarsi di quel tesoro, chiamato Eclipse, per usarlo come arma per sottomettere il mondo e far risorgere il nazismo, e per fermare le sue azioni Laetitia si alleerà con il ladro gentiluomo.

Uno degli aspetti del film di Cagliostro che vengono ripresi è il personaggio di Laetitia. Il suo aspetto è molto simile a quello di Clarisse, ma rispetto alla sua antenata, Laetitia è molto più attiva nell’agire e si rende lei stessa padrona del suo destino, facendo tutto il possibile per realizzare il suo sogno di diventare un’archeologa, pur senza tradire i suoi principi. Nel momento in cui scopre che il nonno lavora per i nazisti, lei decide di combattere per impedire che s’impossessino dell’Eclipse. Intraprendendo questa missione, anche Laetitia finisce per innamorarsi di Lupin. Inizialmente le interazioni dei due sono litigiose, e il ladro, nel tentativo di carpire informazioni dalla ragazza, tenta di sedurla provandoci spudoratamente, finché lei non gli ricorda “Non sei forse il ladro gentiluomo?”. Ma esattamente come Clarisse quando il loro rapporto sta per elevarsi, viene respinta. La separazione tra i due è meno dolce e più contrastata. Lupin usa parole gentili, molto simili a quelle rivolte a Clarisse, ma subito dopo usa delle espressioni più secche, dicendo “Sono stanco di badare ad una ragazzina”.

I due film sono due importanti apici del franchise di Lupin III, segnano l’inizio di fantastiche avventure cinematografiche per il protagonista e un punto massimo oltre il quale è difficile immaginarsi l’uscita di film ancora più belli. Monkey Punch è morto nel 2019, proprio un anno prima dell’uscita di The First sulle piattaforme. Il suo desiderio era di portare il suo personaggio in tutto il mondo e fargli vivere tante altre avventure. Riusciranno le storie di Lupin III a emozionarci ancora?

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