DI ELODIE VUILLERMIN
Attenta a quello che desideri, perché potrebbe avverarsi. Ma attenta anche a non dimenticare cosa desideri davvero, perché potresti perderti.
(Dalla quarta di copertina)
Norvegia, era dei vichinghi. Uma, una bambina un po’ sfrontata nei confronti degli dei, vorrebbe sapere chi sono i suoi veri genitori. Quasi per caso viene a sapere dell’esistenza del Mondo di Sotto, un luogo abitato da spiriti e altri esseri magici in grado di esaudire i desideri degli umani. Così prende un sasso e lo lancia nel pozzo che fa da ingresso a quel mondo, e in risposta al suo desiderio gli spiriti le mandano un segno, con un avviso: guardare meglio dentro sé stessa e avere pazienza. Ma Uma non ce la fa ad aspettare, perciò entra nel Mondo di Sotto e ne prende possesso.
Molti secoli dopo, Killian si trasferisce in Norvegia con la madre. Proprio qui conosce Haper, una ragazza dagli insoliti capelli rosa con cui è amore a prima vista, e per una serie di eventi si ritrova a vivere un’avventura nel Mondo di Sotto che lo porterà a incontrare Uma, nonché a fare i conti con i propri demoni interiori e superarli.

La storia, che comincia con un tono quasi scherzoso e ironico, assume presto toni cupi e malinconici, che mi hanno colpita e conquistata. Infatti Uma, sin dal giorno in cui, pur di voler trovare i suoi veri genitori, è entrata nel Mondo di Sotto e ne è diventata la regina, ha instaurato una sorta di dittatura e ogni giorno ordina ai suoi servitori di esaudire i suoi desideri, solo i suoi e di nessun altro. Ma gran parte dei desideri a cui lei dà vita e forma fisica finiscono per essere dimenticati, spesso per noia, e questo causa una sovrappopolazione nel mondo sotterraneo. Così è nata una fazione di ribelli, chiamata appunto i Dimenticati, che protesta contro il governo di Uma, perché in quanto abbandonati a sé stessi e privi di qualsivoglia diritto non sanno più di che vivere.
I desideri possono solo sottomettersi a Uma o opporsi a lei con il rischio di essere arrestati, se non uccisi. L’unica chance che hanno per conquistarsi la libertà è una gara dai toni sadici, che mette i partecipanti a confronto con i loro segreti più profondi e le loro peggiori paure. La gara si svolge in tre tappe, che proiettano illusioni che assumono la forma dei desideri più profondi, dei sogni irrealizzabili, della nostalgia per un passato ormai perduto. Chi non riesce a vedere oltre l’inganno, rimane ucciso in modi alquanto brutali.
In tutto questo c’è spazio anche per scene più dolci e tenere, perfette per un cuore romantico e sensibile come me. La storia tra Killian e Haper è di fondamentale importanza per l’evoluzione di entrambi i personaggi e nessuna interazione tra i due scade nello stucchevole o nello smielato.
Le illustrazioni sono molto gradevoli. Ottimo l’uso dei colori. Il tratto semplice rende molto espressivi i personaggi. I disegni, che paiono usciti dalla penna di un bambino, creano un buon contrasto con i toni maturi della graphic novel, che parla di abbandono genitoriale, avidità, tirannia e discriminazione nei confronti dei liberi pensatori.
Il worldbuilding è la parte che più mi attrae quando si parla di una storia con un mondo fantastico e qui è stato fatto un bel lavoro. La costruzione del Mondo di Sotto è ben ragionata. Agli inizi della storia si narra di un ufficio dove vengono recapitati i documenti con tutte le specifiche sul desiderio che è stato formulato in superficie e viene dato un voto da 1 a 10 in base alla difficoltà di realizzazione; a quel punto gli spiriti possono decidere, premendo dei pulsanti, se avverare il desiderio subito, non avverarlo per niente, posticiparlo o mandare un segno (che sia un soffio di vento, un messaggio sul fondo di un catino o simili).

Ma quando Uma scende nel Mondo di Sotto e ne fa il suo dominio, tutto cambia e il mondo si trasforma di conseguenza. La nuova società è formata da creature di vario tipo e forma, che non sono altro che desideri resi senzienti dalla stessa Uma, divisi tra quelli che obbediscono alla regina e gli emarginati ribelli. Si sono formati nuovi ambienti, uno più interessante dell’altro, tra cui un mercato dell’usato dove si fa compravendita di merce presa dalla spazzatura degli umani, una fabbrica dove gli operai creano desideri a partire dalle pietre o una terra innevata disseminata di igloo dove ha sede la polizia del Mondo di Sotto.
I personaggi mi sono piaciuti. Killian ha un carattere duro e tagliente a causa dell’assenza del padre e scarica odio su sua madre ritenendola l’unica responsabile del suo dolore. Per lui esiste solo il suo punto di vista, non si accorge che sua madre soffre quanto lui e cerca di fare del suo meglio per crescerlo. Le volte che lui si lamenta perché lo assilla di messaggi non capisce che lei gli vuole bene ed è solo preoccupata per lui. L’incontro con Haper e la sua avventura nel Mondo di Sotto lo aiutano a tenere in considerazione i problemi degli altri, ma soprattutto a lasciarsi alle spalle il passato e le cose che lo feriscono.
Il tuo tormento, il peso che porti con te… non è qualcosa che ti manca, Killian, è tutto quello che non sai lasciar andare.
(Haper a Killian)
Haper è una delle tante creazioni di Uma, la quale, sfruttando ciò che la ragazza accumula nella sua memoria e le cose di cui fa esperienza tra gli umani della superficie, riesce ad avere nuove idee per nuovi desideri. Frequenta molto di più il mondo di sopra che quello di Sotto, perché lassù può fare ciò che le viene negato: essere libera. La sua creatrice e regina le vieta di instaurare legami con gli umani perché, a suo dire, il meglio per vivere ce l’hanno già, ed è lì, sottoterra. Ma Haper non lo accetta. Vorrebbe avere una vita sua, pensieri autonomi, non essere trattata come un mero strumento a cui Uma può cancellare i ricordi a piacimento. Il suo innamorarsi di Kilian è un atto di libertà, il momento in cui riesce a essere sé stessa per la prima volta dopo anni, ed è successo spontaneamente, senza che nessuno lo decidesse per lei. Anche quando svanirà, comunque il ricordo di quel ragazzo e della felicità provata a stargli accanto non glielo potrà portare via nessuno.
Uma vorrebbe vedere la sua vera famiglia. Non si ferma davanti a nulla pur di riaverla. E un po’ possiamo capirla. È disperata e si sente incompleta senza i suoi veri genitori. Ma a furia di inseguire questo suo desiderio si scorda che ha già qualcosa di prezioso, qualcuno che tiene a lei. Negli anni ha cominciato a esprimere e creare sempre più desideri, senza però riuscire mai a trovare quello che cercava. Ha finito per dimenticare sé stessa, perdere di vista ciò che era il suo obiettivo iniziale, ed è diventata una piccola tiranna che agisce spinta da disperazione e avidità.

A suo dire, i desideri le appartengono per il semplice fatto di averli creati lei e in virtù di questo stabilisce di essere l’unica a decidere cosa sia meglio per loro. Lo stesso ragionamento lo applica ad Haper, verso la quale nutre un affetto quasi morboso, della quale decide quali ricordi conservare o eliminare con fare freddo e calcolatore, come se spostasse un file nel cestino. Ma alla fine, nonostante l’antipatia che può suscitare, Uma è solo una bambina (di qualche secolo, ma sempre una bambina) amareggiata e insicura, talmente frustrata da rovinare non solo la vita degli altri, ma anche sé stessa, tanto che in una scena la troviamo intenta a bere alcol fino a stare male. Per quanto sia circondata da desideri, in fin dei conti è sola. Al suo fianco non ha gente che la stima, ma che al massimo la tollera o che le dà supporto per pura convenienza, mentre il resto della popolazione la odia apertamente.
In questa storia abbiamo la rappresentazione concreta di un concetto astratto: i desideri. Qui hanno una loro volontà, sono capaci di provare emozioni. Alcuni di questi sono stati creati e poi dimenticati, e per loro sopravvivere senza uno scopo è qualcosa di spaventoso, anche se mai quanto la morte. Questa trama insegna che i desideri non vanno presi alla leggera, che hanno bisogno di essere trattati con cura e soprattutto non sono una proprietà, ma meritano di avere una loro libertà d’azione.
A furia di volerne realizzare troppi e subito, si cede all’avidità. Può capitare che cerchiamo qualcosa all’infuori di noi, magari pure in capo al mondo, nella convinzione che trovandolo saremo felici e completi, salvo poi scoprire che la cosa più preziosa ce l’abbiamo sempre avuta, dentro di noi o accanto a noi, e non ce ne siamo accorti perché la brama ci ha resi ciechi.
A volte devi accettare che certi desideri non possono essere soddisfatti e che chiuderti nel rancore verso il mondo, o distruggere le vite altrui come forma di sfogo, non è la soluzione ai tuoi problemi. Piuttosto che rimpiangere quello che non hai mai avuto, o che non tornerà più, puoi sempre andare avanti con quello che hai. Oppure, chissà, magari il tuo desiderio più grande si è già realizzato, ma seguendo una strada diversa da quella che ti eri immaginato.
Sono imprevedibili, i desideri. Spesso si realizzano in un modo che proprio non vi aspettavate. Ci mettete un po’ a capire cosa volevano dirvi. E non è detto che sarà quello che volevate sentire. Non è detto che vi sarà concesso un lieto fine, ma sicuramente avrete una strada da percorrere. Poi un’altra e un’altra ancora. È questo che fanno, i desideri. Prendono nuove forme. Nuovi nomi. Per ricordarvi che la sola cosa che conta, è non smettere di crederci. Perché sono la speranza, il sogno e la fantasia a muovere il mondo.
(Da pagina 187-188)
Esatto, è proprio questo il messaggio del libro: bisogna sempre credere nei propri sogni e desideri. Uma e Killian, sotto questo punto di vista, sono simili. Lei desidera i suoi veri genitori, lui vorrebbe riavere il padre nella sua vita. Sono rimasti delusi perché non hanno avuto ciò che desideravano, e quindi hanno smesso di credere in sé stessi e nel mondo. Si sono rinchiusi nell’odio, hanno cercato un capro espiatorio per le loro sofferenze; addirittura Uma ha cominciato a dominare, a sottomettere, a trasformare qualcosa di magico in un prodotto di fabbrica.
Ma Killian riesce a differire da lei perché, grazie all’avventura vissuta nel Mondo di Sotto, arriva a capire che è inutile desiderare un padre che non tornerà mai più, quando lui ha già una madre che gli vuole un gran bene, e proprio grazie a quest’ultima può ricominciare a vivere con serenità. Impara che accettare l’esistenza di certi dolori, anziché fuggire da essi, è il modo migliore per riuscire a superarli. E alla fine, grazie a questo insegnamento, pure Uma trova, per la prima volta dopo secoli, la pace interiore.


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