Jujutsu Kaisen e l’esorcismo in Giappone

DI ORIANA FERRAGINA

Jujutsu Kaisen è un manga scritto e disegnato da Gege Akutami, pubblicato per la prima volta in Giappone il 5 marzo 2018 e animato a partire dal 3 ottobre 2020, quando è uscita la prima stagione dell’anime. Dopo il successo riscosso dalla prima stagione della serie animata così come dal manga (il suo disegnatore è nella top 15 dei più ricchi mangaka del Giappone), nel 2023 sono iniziati ad uscire i primi episodi della seconda stagione.

Prima di calarci nel mondo delle maledizioni e degli esorcismi giapponesi, faccio un piccolo e breve riassunto della trama del manga e, di conseguenza, dell’anime.

Yuji Itadori è un ragazzo normale come tanti altri: frequenta la scuola superiore e fa parte del club di occultismo con due suoi senior. Il ragazzo ha scelto questo club perché è l’unico che gli permette di uscire prima da scuola e andare a visitare suo nonno in ospedale, ricoverato lì in pianta stabile, nonostante le proteste dell’anziano, che vorrebbe che il nipote si divertisse e non stesse a preoccuparsi di un vecchio signore ad un passo dalla morte. Ma, come ogni protagonista shonen che si rispetti, Yuji è testardo e continua ad andarlo a trovare.

La serie inizia con una riunione del suddetto club, interrotta dal presidente del consiglio studentesco, il quale informa che, per mancanza del numero minimo di studenti partecipanti (ovvero tre), esso verrà chiuso. Yuji, sicurissimo di aver scritto di voler essere membro del club di occultismo, scopre che è stato il coach della scuola ad aver falsificato il documento, volendo a tutti i costi il ragazzo nella sua squadra di atletica per poter vincere le gare regionali; Yuji, infatti, era noto alle medie come “la tigre della scuola Nishi”. Il ragazzo e il professore si confrontano: quest’ultimo gli dice che potrà scegliere a quale club unirsi, se vincerà la sfida che gli propone, ossia il lancio del peso. Ovviamente essendo, come già detto, uno shonen anime, vince Yuji, che mostra di possedere una forza sovrumana, cosa che sorprende anche lo stregone-studente di arti occulte Megumi Fushiguro, che si trova nella scuola superiore, a cui il suo professore dà l’incarico di cercare un feticcio di livello speciale: il feticcio di Ryomen Sukuna.

Dopo aver vinto la sfida, Yuji sfreccia in ospedale dal nonno, passando ad una velocità superiore alla norma accanto a Megumi, che si gira a guardarlo ancora una volta sbalordito, non tanto per la sua rapidità, bensì per l’energia malefica che gli sente addosso.

Yuji, arrivato all’ospedale, viene accolto con la solita ramanzina dal nonno, che cerca di parlargli di qualcosa che riguarda i suoi genitori assenti, ma il ragazzo si rifiuta categoricamente di sapere alcunché sui due, che lo hanno abbandonato dal nonno senza remora, per poi scomparire nel nulla. Nonostante l’anziano insista, il giovane è fermo nella sua decisione e il vecchio non può che arrabbiarsi e tornare sul vecchio discorso; decide cioè di redarguire ancora una volta il nipote per essere venuto a trovarlo invece di godersi la propria adolescenza. Il nonno, alla fine, chiede a Yuji di aiutare quante più persone possibili, dato che è un ragazzo forte, e di non ridursi come lui, da solo, in letto di morte; quando l’ora verrà anche per lui, dice l’anziano, dovrà essere circondato da tante persone. Poco dopo, il vecchio muore.

E proprio mentre Yuji sta firmando le carte del decesso, Megumi lo raggiunge, presentandosi e chiedendogli del feticcio di cui gli ha sentito l’energia malefica addosso, cosicché il protagonista confessa che lui e i suoi compagni lo avevano trovato nella capanna metereologica ma non ce l’ha più con sé, bensì ha solo il contenitore: l’oggetto è nelle mani dei suoi due senior, che hanno scelto di aprirlo, togliendo i talismani protettivi intorno al feticcio, per vedere di cosa si trattava.

Megumi, ovviamente, saputo questo, si precipita a scuola, seguito da Yuji: arrivano appena in tempo per salvare i due studenti anziani da delle maledizioni, mentre stanno cercando di mangiare il feticcio per ottenere più energia.

Megumi però, nel tentativo riuscito di salvare Yuji e i due compagni svenuti, rimane ferito; Yuji per aiutarlo mangia il feticcio che è il dito saponificato di Sukuna perché viene a sapere da Megumi che solo una maledizione più potente potrà sconfiggere quella che ha davanti.

Sukuna, perciò, s’incarna in Yuji e sconfigge facilmente la maledizione, per poi progettare uno sterminio di massa, fermato solamente da Yuji stesso, che riesce a riprendere il controllo sul proprio corpo. Ma ormai il danno è fatto: il ragazzo è diventato il contenitore del Re delle Maledizioni e non potrà più tornare indietro.

La prima serie copre quattro archi narrativi: l’arco dell’utero maledetto, l’arco contro Mahito, l’arco dello scambio gemellare con l’istituto di Kyoto e l’arco della pittura di morte.

La serie, attualmente, presenta anche un film, “Jujutsu Kaisen 0”, che copre ciò che viene raccontato nel numero zero del manga e ha come protagonista Yuta Okkutsu e la maledizione speciale che è legata alla sua persona, la sua amica d’infanzia Rika Orimoto, morta davanti ai suoi occhi.

Jujutsu Kaisen è una serie che mi ha sorpreso sotto molti aspetti e fatto appassionare sin dalle prime pagine del manga, che mi hanno poi portato a guardare anche la serie. Interessante il fatto che Yuji si rifiuti di sapere qualsiasi cosa che riguardi i genitori che lo hanno lasciato al nonno: il ragazzo è indifferente all’argomento, affermando che non vuole sapere niente di persone che non volevano avere niente a che vedere con lui. Una reazione anormale rispetto a quella di altri protagonisti di shonen manga, dove l’eroe cerca di sapere il perché è stato abbandonato da piccolo alle cure di un amico di famiglia o un parente stretto. Intrigante il fatto che il tipo di esorcismo che viene affrontato è stato ispirato dagli esorcismi della tradizione giapponese e dalle tecniche mistiche della magia orientale, come l’Onmyōdō, pratica che mischia l’occultismo e le scienze naturali, basata sulla filosofia cinese, sul Wu Xing (ovvero cinque elementi) e sullo Yin e lo Yang. I praticanti dell’arte, gli onmyōji, ebbero il loro picco di importanza proprio nel periodo in cui, nell’anime/manga, il terrore di Sukuna raggiunse l’apice e la maledizione venne sigillata nelle sue venti dita, ovvero nel periodo Heian (corrispondente, più o meno, al nostro Medioevo).

Un altro fatto curioso: Ryomen Sukuna è stato creato ispirandosi ad un personaggio della mitologia giapponese, che ha una fama ambivalente. In alcune parti del Giappone, come nella prefettura di Hida, dove le “Cronache del Giappone” raccontano che Sukuna fosse un sovrano benevolo, ha un’immagine positiva, mentre in altre viene descritto come un demone sanguinario e un tiranno, ed è quest’ultima raffigurazione che viene rappresentata nel manga di Gege Akutami.

Detto questo, non vedo l’ora che le puntate della seconda stagione siano uscite tutte per iniziare a guardarla e tuffarmi ancora una volta nel mondo delle maledizioni, degli esorcismi e degli stregoni.

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