DI ALBERTO GROMETTO
Qual è la regola perfetta oggi per realizzare un film che sia attira-gente e piglia-soldi?
Com’è che lo si fa un successone globale iper-commerciale che faccia i milioni?
Se vuoi tirare su un bel po’ di grana in tutto il Mondo con un film, quali sono i passi da percorrere?
È tutto molto semplice, in realtà:
- Prendi due giovani star cinematografiche idolatrate e osannate all’estremo. Un Lui e una Lei. Meglio se sanno recitare. Meglio ancora se sono fregni. Devono piacere, e piacere molto. Questo è chiaro. Due vere e proprie celebrità.
- Poi li ficchi insieme in un film che sia romantico, rosa, romance.
- E poi punti su donne, ragazze, giovani, adolescenti, vecchie che corrano di corsa in sala trascinandosi dietro uomini, fidanzati, mariti, compagni a vederselo! O scommetti anche sui gruppi di amiche, quelli vanno fortissimo! O meglio ancora: le uscite doppia o tripla o quadrupla coppia… in cui le 2/3/4 fidanzate hanno al seguito i rispettivi boys!
E voilà: eccovi serviti gli ingredienti giusti per un pezzo di successone rosa romantico commerciale globale di primissima scelta!
E del resto le due pellicole targate 2026 che si fronteggiano a questo giro in un’altra delle nostre specialissime GRANDI SFIDE tutte mercuziane li hanno tutti questi ingredienti qua!
Da una parte abbiamo un film uscito nelle sale cinematografiche italiane e mondiali solo lo scorso Aprile: un bel applauso per «THE DRAMA».

Dall’altro lato nientepopodimeno che la pellicola del San Valentino 2026: trattasi di «CIME TEMPESTOSE».

Due successoni incredibili. Senza mezzi termini. O meglio: mettendola in termini economici. Ebbene sì, siamo sopra i 100 milioni in entrambi i casi. «The Drama» li ha superati nel giro di 19 giorni soli: in due weekend avevano già recuperato il budget speso di 28 milioni. Il quinto film della sempre più imbattibile e ineguagliabile casa di produzione e distribuzione cinematografica nota come «A24» ad aver totalizzato un incasso globale sopra i cento milioni. Uno dei suoi più grandi trionfi commerciali. E ricordo che la A24 è attualmente la miglior casa di produzione e distribuzione cinematografica al Mondo (secondo me). I film più coraggiosi, belli, forti, incredibili, con una visione e qualcosa da raccontare e un modo nuovo di raccontarlo, sono quelli della A24 a realizzarli. Sanno scommettere, senza paura di perdere. Nel caso di «Cime tempestose» abbiamo invece a che fare con una storica casa di produzione e distribuzione cinematografica centenaria: la «WARNER BROS.». Qui il budget triplica: non 28 milioni, bensì un’ottantina. Ma raddoppiano i guadagni: ci posizioniamo infatti ampiamente sopra i 200 milioni. Lo so: Wow.

Avevamo detto che servono due giovani star cinematografiche, un Lui e una Lei, giusto? Le abbiamo! Nel primo caso la coppia in questione è quella formata da ROBERT PATTINSON e ZENDAYA. Fra gli attori più gettonati e osannati del momento, quest’anno si ritrovano a lavorare un casino, e fra l’altro negli stessi film: oltre il «The Drama» di cui vi stiamo parlando, ci sono il già acclamatissimo e chiacchieratissimo e discussissimo «The Odyssey» del Maestro Christopher Nolan e il terzo capitolo della saga di «Dune» a firma di Denis Villeneuve! Lui è abituato ai film rosa romantici da dopo quel mega polverone alzato dalla saga vampiresca di «Twilight»: che la si ami o la si odi, oggettivamente chiunque abbia vissuto in questo Mondo negli ultimi vent’anni non può non conoscerla! Lui era Cullen, il tenebroso e pallidone e sensualissimo vampiro Edward Cullen. Si sa: un’icona. Ma Robert ha lavorato sodo per potersi scrollare questo personaggio di dosso rivelandosi un interprete versatile e dotato di un talento eccezionale attraverso tutta una particolarissima serie di ruoli bislacchi e profondi e originali. Quanto a Lei: di una decina d’anni più giovane di Robert, è sicuramente uscita fuori grazie alle serie televisive di disneyana produzione, ai film Marvel del nostro amichevole Spiderman di quartiere e a quei blockbusteroni fantascientifici che sono i primi due capitoli di «Dune». Al momento ha avuto ancora poche occasioni per poter brillare – radiosa – come interprete. Una di queste è stata con quella perla dell’italiano «Challengers» di Luca Guadagnino. Un’altra è stata con… con questo film qua!

Quando parliamo invece di «Cime tempestose» abbiamo a che fare con due icone di fascino e sex symbol quali MARGOT ROBBIE e JACOB ELORDI. Sette anni di differenza l’uno dall’altra. Questa volta è oggettivamente senza ombra di dubbio lei – al momento – ad aver avuto la carriera più luminosa. Con qualche nomina ai Premi Oscar sulle spalle, quando si pensa ad attrici famose oggi internazionalmente parlando, tra i primissimi nomi della sua generazione che vengono in mente c’è indubbiamente e assolutamente il suo! Sicuramente la sua bellezza e il suo fascino ne fanno un modello assoluto di sex appeal, ma dalla sua ha oggettivamente un talento attoriale di proporzioni cosmiche che la rende fra i più grandi interpreti del suo tempo e di qualsiasi altro tempo. Di lui si dice faccia palpitare i cuori di quasi ogni gentil donzella che incroci la sua immagine, considerato una sorta di mito erotico, vanta una carriera ancora agli albori ma che già lo ha portato ad una nomination ai Premi Oscar e che sembra promettere grandiosità future. Ambedue australiani, tutti e due da ritenersi fra i più iconici sex symbol della loro epoca, entrambi attori dei più noti e arcinoti e celebri possibili.

Veniamo ora alle menti, agli autori, ai creatori di queste due opere. E anche qui subito emergono lampanti fortissime similitudini: in ambedue i casi si tratta di due cineasti relativamente giovani tanto addirittura da essere nati lo stesso anno (il 1985), entrambi agli inizi di una brillantissima e luminosa carriera promettente, tutti e due autori unici delle sceneggiature di tutte le opere in cui sono registi. Anche nel caso di «The Drama» e «Cime tempestose» il regista è autore unico della sceneggiatura. Nel caso del primo parliamo del norvegese KRISTOFFER BORGLI. Nel secondo si tratta della britannica EMERALD FENNELL. Borgli è il padre di uno dei più interessanti e intriganti e affascinanti gioielli di Settima Arte degli ultimi anni, e cioè «Dream Scenario» che vede quel mito leggendario di Nicolas Cage nei panni del protagonista. Fennell ha firmato un fenomenale capolavorone assoluto quale «Promising Young Woman» (Una donna promettente) e per cui ha vinto l’Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale (anche se quell’anno è parere di chi scrive che quella sua perla avrebbe meritato QUALSIASI statuetta possibile!!!). Se nel caso di «The Drama» abbiamo però a che fare con un soggetto originale, quando si parla di «Cime tempestose» parliamo ovviamente di un adattamento cinematografico. L’omonimo romanzo originario targato EMILY BRONTË risale al 1847, unico libro mai scritto da questa autrice. Fra cinema e televisione ne sarà stata realizzata oltre una decina di trasposizioni.

E infine anche le storie sono simili. O se non altro, presentano delle similitudini non trascurabili. In ambedue i casi il centro di tutto è una coppia, e i due si amano (o così dovrebbe essere), ma qualcosa impedisce a loro di poter veramente stare insieme. Nel caso di «The Drama» quel stare insieme è sinonimo di sposarsi, siccome dovrebbero essere in procinto di convolare a nozze. Il condizionale è d’obbligo. Invece in «Cime tempestose» i due innamorati – a differenza dei due protagonisti di «The Drama» che si conoscono relativamente da poco nel momento in cui la loro storia comincia e decidono di sposarsi – vivono la loro vita uno accanto all’altra fin da bambini. Ma il loro ceto sociale non glielo consente. Dove per “ceto sociale” s’intende verdoni fruscianti, naturalmente. Ma vi dirò di più: anche se le vicende di «The Drama» si dipanano nella New York dei nostri tempi e quelle di «Cime tempestose» nella fredda brughiera dello Yorkshire inglese ottocentesco, le dinamiche fra le due coppie di innamorati che non possono stare insieme presentano un che di simile.
Partiamo da «The Drama». Nella settimana al termine della quale dovrebbero convolare a nozze, Lei racconta qualcosa sul suo passato. Di acqua sotto i ponti ne è passata da allora, roba vecchia ormai, superata! Eppure… eppure il racconto sciocca e sciocca parecchio. Soprattutto: manda completamente in crisi Lui. Al punto che ogni cosa, per quanto Lui stesso non lo voglia ammettere, finisce per essere messa in discussione. Nozze comprese.

«Cime tempestose», smarcandoci da quello che racconta propriamente il libro e concentrandoci sulla sola pellicola targata 2026, narra di un grandissimo amore mai concretizzatosi fra una testarda e capricciosa e ostinata giovane fanciulla appartenente ad una ricca famiglia e un piccolo trovatello miserabile che quella stessa famiglia ha scelto di prendere in casa. Una volta cresciute, queste due anime amatesi fin dalla più tenera età si sposeranno pure loro (sempre ammettendo che il matrimonio in «The Drama» abbia poi avuto luogo)? E no! Perché lui è povero in canna e anche lei oramai è sul punto di esserlo, a meno che non si sposi bene. Che fare? Un giorno lui origlia una conversazione tra l’amata e la di lei dama di compagnia, dopo la quale decide di prendere e andarsene. Ha sentito che secondo lei sarebbe degradante sposare lui. Certo, lei dice anche di amarlo di un amore vero. Ma quella parte il caso vuole non l’abbia sentita. Lei si sposa con un riccone e ogni cosa sembra andare al suo posto, però… però un giorno Lui fa il suo ritorno.
Dicono che nessuno conosca veramente nessuno, nemmeno sé stesso. Questo non so dire, ma di certo è chiaro come basti un mezzo pensiero, una parola non detta o sentita peggio, un giudizio espresso a metà, un piccolo fraintendimento, un’incomprensione da niente che via via assume contorni più grandi perché anni di relazione vengano messi in crisi o sentimenti dati per certi fino a un secondo prima nel giro di ancor meno vacillino seriamente. E a dire il vero più quei sentimenti e quella relazione sono forti, più il rischio che il niente faccia andare in tilt il gioco è alto. Poiché i dubbi su quel che siamo e cosa proviamo non è quasi mai un fatto vero e nudo e puro e autentico a originarli, bensì i pensieri e i giudizi e le opinioni che inevitabilmente accompagnano quel fatto. L’Essere Umano è per definizione un individuo che offusca sé stesso a prescindere nel mentre che pensa. Ed è spesso proprio quando vuole fare chiarezza che porta ancor più buio e complicatezza. Ed è infine quello che abbiamo nella testa e nel cuore a portare distanza fra le persone. Anche quelle che si amano.
Ora c’è chi potrebbe dire che sia sul punto di affermare che trattasi dello stesso tipo di storia, dello stesso tipo di film, dello stesso tipo di racconto. Ebbene: NIENTE DI PIÙ SBAGLIATO! Mai visto due pellicole presentate in una maniera altrettanto simile, con una campagna marketing promozional-pubblicitaria così somigliante e che economicamente parlando puntano sulle stesse cose (fare tanti soldi puntando sul fatto che sia un film romanticone con due celebrità di primissimo spicco!) ma che poi… ma che poi son quanto di più lontano ci si possa aspettare!
Non consideriamo l’origine di matrice letteraria di «Cime tempestose», benché il libro sia un capolavoro letterario completamente tradito da questa pellicola. Non teniamo in conto i mille mila adattamenti che ne sono stati fatti. Concentriamoci solo sul film del 2026. E che si può dire al riguardo, oltre che un film fatto palesemente per scatenare gli ormoni ficcandoci i bellocci di cui sopra? Riferendomi in particolare ad Elordi, al punto che han detto in ogni dove che c’era lui senza maglietta. Ecco: ma a parte questa roba qua e il fatto che rispetto a qualsiasi altro adattamento del passato mostrano i due in atteggiamenti intimi e focosi con meno ritegno e pudore? A parte questo cosa si può dire? Nient’altro. Sì, i due interpreti sono grandi e la regista è una che il suo lavoro lo sa fare, esteticamente e visivamente parlando è ineccepibile e si scorge subito la mano autoriale di chi sa costruire un film. Ma poi? Poi basta. Non annoia per carità, fa anche quasi ridere addirittura in certi punti tanto è esageratamente grossolano. Ma poi basta. Non ti vuole raccontare veramente una storia, è chiaramente e solamente il vuoto tentativo da parte dei produttori di fare soldi senza metterci nulla e sfruttando il fatto che sia una storia nota e arcinota. Ci sono riusciti a giudicare dagli incassi. Ma l’Arte vera? Quella, a quanto pare, non era così importante.


E poi abbiamo «The Drama». Spacciato per storia romantica, è tutt’altro che romantico. Il romanticismo non c’entra nulla. E seppur magari presente in alcune sequenze, è un romanticismo vero e autentico, reale. Non come quello commerciale e vacuo di « Cime tempestose», la cui storia originale in teoria è crudele e spietata e pure essa tutt’altro che romantica. No, «The Drama» vuole invece raccontarti la discesa nella paranoia più atroce, nel mentre che il tuo cervello in panne prende il possesso di te. E lo fa con una sarcastica ironia pungente ma anche una profondissima sensibilità umana empatica. Di soldi ne ha tirati su chiaramente, e certo sapevano quanto avrebbe giocato a loro favore mettere davanti alle telecamere due celebrità di quel tipo! E vedere Zendaya e Robert con gli abiti da sposi avrà fatto gridare “Wow” a tutto andare, e a frotte sono arrivati in sala. Okay, questo è chiaro. Ma l’Autore qui ha voluto essere Autore. Aveva un obiettivo chiaro in testa che non era alzare soldi, e basta. Ma desiderava fare Arte, la sua ambizione era realizzare una complessa opera affascinante che ci dice quanto l’individuo umano sia ridicolo e grottesco e facilmente influenzabile, voleva in primo luogo narrarci una storia. E anche se nel caso di entrambe le narrazioni il focus non era così diverso — quanto mezze parole e pensieri e opinioni e fraintendimenti e dubbi assillanti bastano a dividere persone che vorrebbero stare insieme — e si è puntato in termini di marketing sulle stesse cose, il risultato che viene fuori è opposto.
Ancora una volta il Cosa racconti non è così importante, soprattutto se confrontato al Come lo racconti. E al Perché lo racconti.


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