L’Augusto Editoriale dell’Augusto Direttore: Una Storia senza Niente comunque dice Tutto – La cosa più importante

DI ALBERTO GROMETTO

L’Augusto Direttore voleva scrivere un Augusto Editoriale dell’Augusto Direttore, ma non gli venne alcuna idea. Tuttavia gli andò bene così.

Ecco, questo che avete appena letto è un racconto. Sì, certo, breve, brevissimo, molto poco elaborato, diciamo pure semplice fino al semplicistico, quasi ridicolo tanto è scarno… ma pur sempre un racconto, una Storia, una narrazione.

COME? COSA!? QUESTA CAGATINA QUI È UN RACCONTO? SCANDALO!

Prima di gridare allo scandalo però, ragionateci un secondino. Il ragionamento probabilmente vi prenderà più tempo che il racconto in sé e per sé, ma questo vale per qualsiasi Storia: che sia un romanzo oppure un film o ancora una serie tv, sempre il nostro rifletterci allunga i tempi di fruizione di un prodotto, li dilata, li espande e li amplifica. 

Quante volte m’è capitato di non riuscire a togliermi dalla testa un film che m’era piaciuto, e continuare a pensarci, e quanto era meraviglioso pensarci sempre! E a quel punto il tempo passato a riflettere su quel film diventava molto più grande – smisurato in certi casi! – di quanto fosse stato il tempo passato a vederlo. È normale, è così che vanno le cose, capitano a tutti. 

Magari non con tutti i prodotti narrativi, a volte vediamo qualcosa che non ci dice niente e su cui non torneremo mai più, neanche con la mente. Ma quando si tratta di qualcosa che “ci parla”, quel qualcosa continuerà a parlarci per tanto e tanto tempo. Nei casi più belli della nostra Vita, forse per sempre.

Ma sto andando per le lunghe. E avevo promesso di parlare di brevità. Il che non implica per forza che sarei stato breve a parlarne: ma basta divagare!, torniamo a quella “cagatina” che ho scritto all’inizio. Magari non v’ha detto niente e vorreste passare oltre, certo non leggere un articolo che vi faccia ragionare in merito. Ma seguitemi per qualche altro secondo ancora, prego.

Dicevamo: quelle due piccole frasi poste all’inizio del pezzo sono un racconto. Ma un racconto intero. COM’È POSSIBILE? 

(Il gufo Uffa, tratto da “Winnie The Pooh”, uno dei massimi esempi possibili di narratore: però ecco, forse avrebbe dovuto realizzare racconti più simili a quello presentato in apertura… racconti BREVI!)

È possibile dal momento in cui ti rendi conto di quello che una Storia deve fare: e cosa deve fare? Questa è la vera domanda: che deve fare una Storia? 

Beh, la Storia racconta di un movimento in orizzontale. Una cosa che è in un modo – o che si presenta in un modo – poi succede qualcosa che cambia tutto quanto, e si arriva ad un’altra cosa. Che la “seconda cosa finale” sia sorprendente rispetto alla “prima cosa iniziale”, che il cammino affrontato tra la prima e la seconda cosa sia più o meno lungo oppure più o meno originale, che questo viaggetto ci abbia lasciato un segno o meno… quello è un altro discorso. Il punto è che avevi qualcosa e poi succede un che, un che che ti fa avere un’altra cosa. Movimento orizzontale: si va da un Punto A ad un Punto B. La trama è la descrizione di cosa sia questo Punto A e cosa il Punto B e di quello che accade nel mezzo. 

La Poesia ha un movimento completamente diverso ad esempio! La Poesia tende a congelarlo il Tempo, fermarlo, bloccare un determinato momento. Non fa come un racconto o comunque una Storia, che andando da un Punto A ad un Punto B segue lo scorrere del Tempo. Poi, certo!, ci sono i flashback e i flashforward, ci mostrano che è accaduto e ci fanno intravedere quel che accadrà, ma comunque sia ci si muove sempre avanti e indietro lungo la linea del Tempo. La Poesia no, quella no, c’è un Leopardi che osserva la siepe e riflette su cosa ci sia al di là. Non succede qualcosa che trasforma tutto, non v’è una Storia che deve essere mandata avanti, una trama che ti racconta di cose che accadono o che sono accadute. Nella Poesia c’è un momento e il suo addentrarsi nel profondo più profondo. È un movimento verticale, quello della Poesia. 

Poi, ovvio!, come ogni cosa nella Vita abbiamo delle straordinarie eccezioni, quali il Sommo Poeta Dante Alighieri, che con la sua opera magna «La Divina Commedia» faceva ambo le cose, raccontava e poetava, e dunque faceva in contemporanea i due movimenti, orizzontale e verticale, andava da un Punto A ad un Punto B e al tempo stesso s’addentrava nella profondità di singoli momenti. Come una macchina che attraversa la rampa che conduce a un parcheggio sotterraneo, sia muovendosi orizzontalmente sia verticalmente, e compiendo così entrambi i gesti, seguendo ambedue le traiettorie.

Ma, Poesia a parte, la Narrativa funziona così. Le Storie sono trasformazioni, cambiamenti, metamorfosi cristallizzati sulla pagina e destinati a rimanere tali per sempre. Al punto che le Storie immortali fanno in modo che i loro personaggi vivano in un eterno presente in cui fanno sempre le stesse cose, come fosse la prima volta. Il Mondo non guarda Romeo che un tempo amò Giulietta. Il Mondo, quando fruisce della straordinaria opera shakespeariana, guarda il momento stesso in cui Romeo si innamora di Giulietta, è così da sempre per sempre. E li vede sposarsi, e soffrire, e morire, e amarsi. Nel momento stesso in cui fanno tutte queste cose.

Una Storia Vera fa accadere quel che deve far accadere ogni volta come stesse accadendo in quel momento.

Dunque una Narrazione ti racconta di un cambiamento dello Status Quo che ogni volta avviene davanti a Noi. Il passaggio da uno stato ad un altro. Ecco la Storia di Romeo e Giulietta: Due famiglie si odiano a Verona facendosi la guerra, MA due giovani di parti opposte s’innamorano l’uno dell’altra, TUTTAVIA quei due finiranno per morire a causa dell’odio di Capuleti e Montecchi, i loro parenti. 

E poi? E poi niente. E poi: FINE!

Ora: c’è molto più di quello che ho detto in «Romeo e Giulietta»? Ma certo che sì, chiaro che c’è! E io amo quell’opera, e amo Shakespeare, e amo quei personaggi. Non solo loro due, ma tutti! (Mercuzio, il migliore amico di Romeo, voglio ricordarlo… è il nome della realtà che ho fondato, così come di questo Web Magazine!).

Ma quello che voglio dire è che ogni Storia – OGNUNA, NESSUN ESCLUSA – spogliata di tutto, nella sua essenza ontologica più scarna e semplice e semplicistica possibile, racconta di una situazione e un cambiamento e infine una nuova situazione che ne esce fuori. Due famiglie si odiano a Verona facendosi la guerra: questa è una situazione. Ma poi arriva quel “MA”. Il MA che cambia tutto. MA due giovani di parti opposte, una Capuleti e un Montecchi, s’innamorano. È il cambiamento, la trasformazione, ciò che spariglia le carte. La risoluzione? Che quei due muoiono, non c’è scampo, né salvezza.

Poi è chiaro, cristallino, ovvio che accade tanto ma tanto di più. Ma questo è, spogliato d’ogni cosa, il succo del succo del succo (QUANTE CENTRIFUGHE!) di quello che succede. 

JURASSIC PARK= Riportano in vita dei dinosauri su un’isola, MA questi fanno casini, TUTTAVIA i protagonisti si salvano.

ILIADE= I Greci sono in guerra contro i Troiani da dieci anni, MA sono in difficoltà perché il loro più grande condottiero Achille non vuole saperne di scendere ancora in campo, TUTTAVIA alla fine lotterà contro il campione di Troia, Ettore, ammazzandolo.

PINOCCHIO= Un burattino viene reso vivo da una Fata, MA fa un sacco di marachelle, TUTTAVIA alla fine si redime e fa cose buone e viene così trasformato per premio in un bambino vero.

I PROMESSI SPOSI= Due giovani nell’Italia del 1600 vogliono sposarsi, MA un nobilotto spagnolo glielo impedisce, TUTTAVIA dopo diverse peripezie ce la faranno.

SHINING= Una famigliola va a vivere in un hotel sperso tra le montagne innevate e irraggiungibile durante tutto il periodo invernale, MA il padre impazzisce e vuole uccidere i suoi parenti, TUTTAVIA alla fine quelli si salvano e lui no.

CAPPUCCETTO ROSSO= Una bambina sta andando a trovare sua nonna, MA incontra sulla sua strada un lupo cattivo che finirà per mangiare lei e l’anziana, TUTTAVIA arriva un cacciatore che le salva. 

(Ogni Storia, narrazione e racconto ha un po’ di sé negli altri e viceversa)

Insomma, avete capito! Certo, è ovvio… OVVIO!… che ogni Storia, anche quelle che ho preso ad esempio, son molto più di questo e son divenute eterne e immortali e leggendarie per ragioni che non ho manco nemmeno lontanamente fatto intravedere in quello che ho scritto. Ma – arrendiamoci su questo! – ogni Storia spogliata d’ogni cosa (personaggi, ambientazione, trama) è questa roba qua. Un qualcosa che è in un modo. Poi accade un altro qualcosa. E infine ne esce un terzo qualcosa. 

Ma come? Ma davvero? Ma alla fine si tratta solo di questo? Una Storia non è altro che una specie di formuletta chimica che ti racconta di qualcosa che si trasforma in un altro qualcosa… e niente di più? 

Ecco dunque perché quello che ho scritto all’inizio è un racconto. 

C’è una situazione iniziale originaria: l’Augusto (cioè il sottoscritto) che vuole scrivere uno dei suoi Augusti Editoriali

Poi il MA, il fatto che spariglia le carte: che non ha idee.

E infine quel TUTTAVIA, la risoluzione finale: e cioè che gli va bene così. 

Non è spiegato nient’altro. Non dice Niente, eppure ha già Tutto. Tutto quello che una Storia deve avere. Certo, non sarebbe però bello dire che il motivo per cui all’Augusto è andata bene così è perché ha pensato infine di scrivere qualcosa sul poco scrivere quando non si hanno idee? E che poi scrivendo qualcosa sul poco scrivere quando non si hanno idee, ha ragionato su come sarebbe una Storia in cui ci fosse niente, come il niente su cui stava scrivendo? E che alla fine ha ragionato che le Storie possono raccontarti di Tutto ma alla fine si basano tutte sulla stessa piccola, minuscola cosa? E che anche spogliate d’ogni dettaglio, spogliate d’ogni cosa, rese Niente… ti posson comunque narrare di Tutto? 

Ovvio che sì! Certo. Proprio come nel caso di «Pinocchio» sarebbe bello raccontare che tra quelle marachelle che fece, ci fu anche il farsi fregare dal Gatto e la Volpe. E pensando a «Shining», raccontare di come Jack Torrance ha sfondato la porta con accettate? E ovviamente, nel momento in cui vedi «Romeo e Giulietta», come si fa a non voler vedere il Grande Mercuzio? 

Qualcuno potrebbe trovarlo deprimente, desolante, sconcertante. Il fatto che qualsiasi Storia – QUALSIASI- sia essa un film o un libro oppure uno spettacolo teatrale – si basi sulla stessa identica regoletta. C’è una cosa, ma poi avviene qualcosa, e tuttavia spunta un’ulteriore cosa. Ma io no. No, io lo trovo meraviglioso. Trovo veramente incredibile, sensazionale, meraviglioso, magico e così favolosamente UMANO che, partendo dalla stessa identica cosa, si possa concepire, creare e realizzare un’infinità di narrazioni talmente ricca, variegata, variopinta, colorata e straordinaria che oggi, dopo quasi tre milioni di anni, ancora gli Umani raccontano Storie diverse tra loro, con personaggi e ambientazioni diversi, e che interessano a gente diversa, in qualche misura “unendola” e facendola sentire davvero parte della stessa specie. Perché le Storie fanno anche questo, creano legami, uniscono, ci fan sentire parte di un tuttuno chiamato “Umanità”. 

È come un pianoforte. È uno strumento finito, comprensibile, semplice quasi (passandomi il termine). Ha 88 tasti. Né uno di più né uno di meno (sperando non sia guasto). Stop, nient’altro. Solamente 88 tasti. È così da sempre, da quando esiste, e potrebbe essere così in eterno. Però ancora non abbiamo nemmeno sfiorato l’infinità di composizioni e melodie e opere che potrebbero essere intrecciate su quegli 88 tasti. Quegli 88 tasti infatti sono solo 88, ma sei Tu che quel pianoforte lo suoni ad essere INFINITO. Così come la tua Musica.

Ecco, lo stesso vale per le Storie.

Quindi? Quindi, Care Amiche e Cari Amici, andate in giro!, esplorate, navigate, cercate quella Storia che vi parla, che vi fa sentire vivi, che vi ricorda che siete umani e che non siete soli e che il dolore che avete dentro può davvero anche essere quello di qualcun altro. Siate consapevoli, ma anche no!, che una Storia potrà sempre fare lo stesso tipo di movimento, ma spetta a chi la racconta e a te – te che te la fai raccontare – il compito di vivere quel qualcosa che accade come stesse accadendo in quel momento, come se niente del genere possa essere mai accaduto prima o possa accadere in seguito, come se ciò che stai vivendo fosse quel che di più importante e prezioso possa accaderti a questo Mondo e in questa Vita. Perché, sai, in un certo senso lo è: in quel momento, è davvero la cosa più importante.

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