Storie in Rete – Il partigiano Wolf. Un fedele amico della Resistenza (Ezio Gallo)

DI ELODIE VUILLERMIN

Ho sempre avuto un debole per i libri, i film e in generale le opere ispirate a una storia vera. Come questo romanzo, per l’appunto. Per scriverlo, Ezio Gallo si è ispirato a suo padre Gino, che in gioventù fu membro della “Brigata Partigiana dei Chiotti” e lì incontrò un pastore tedesco, Wolf (o meglio, Lupo), che lo avrebbe cambiato per sempre.

Questa storia è una delle tante testimonianze della Resistenza, di un’epoca che sta venendo ormai dimenticata dalle nuove generazioni, come sottolinea l’autore stesso.

I ricordi sulla guerra della Resistenza Partigiana purtroppo saranno inevitabilmente ogni anno più lontani e sbiaditi perché i protagonisti di quelle vicende, per ovvi motivi anagrafici, saranno sempre di meno e tante delle loro storie bellissime ed avvincenti spariranno nella sottile nebbia che ricopre il passato.

(Dal prologo)

Il romanzo si propone quindi di mantenere vivo, nei lettori di oggi e di domani, il ricordo della lotta partigiana. Vuole fornire una testimonianza chiara e autentica di cosa significasse combattere contro la minaccia nazi-fascista e degli orrori della guerra in generale, parlando non solo dei protagonisti umani, ma anche di quelli a quattro zampe, spesso relegati in secondo piano e nemmeno considerati quando si studia storia a scuola (il che, a mio avviso, è una grande occasione sprecata). Perciò l’autore è molto accurato dal punto di vista storico, con tanto di digressioni su come si è formata la Resistenza nel Cuneese, su come erano composti i battaglioni e altri aneddoti simili. Si vede che c’è stato un lungo e ragionato lavoro di ricerca e controllo delle fonti dietro la realizzazione del libro. Ogni battaglia, imboscata e fuga verso la salvezza è descritta minuziosamente e puoi quasi sentire sulla tua pelle la tensione provata dai personaggi nelle situazioni di pericolo. L’aggiunta di fotografie in bianco e nero di Gino, Wolf e gli altri partigiani ha aggiunto ulteriore valore alla lettura.

Emergono con chiarezza la determinazione di Gino e dei suoi compagni d’armi, la paura della morte che li accompagna costantemente, l’insofferenza nei confronti dei loro superiori incompetenti o dei compagni d’armi arroganti, l’incertezza per il futuro. Ma soprattutto, lo sgomento di battersi contro uomini del loro stesso Paese, di fronteggiare un nemico simile a loro tranne che per il colore della divisa. Vediamo i rapporti umani in tutta la loro bellezza e sincerità, tra gioie, dolori e nostalgia dei passatempi precedenti alla guerra partigiana. Perché quelli che combattono sul campo non sono individui freddi e spietati, ma esseri umani, con i loro progetti e i loro sogni, capaci di commuoversi pensando ai propri cari che li aspettano a casa, che piangono per i compagni caduti in battaglia, che esitano e provano compassione di fronte a nemici troppo vecchi o indifesi.

Giravano la testa per qualche minuto verso la strada, con la morte nel cuore perché il loro intuito o forse la loro rassegnazione diceva che quei momenti non sarebbero mai più ritornati, ma poi inevitabilmente questa ritornava verso quei luoghi che avevano regalato tanta gioia e felicità, anche se ormai parevano lontanissimi, ed a volte veniva perfino il dubbio che quelle ore così belle, in realtà, le avessero solo sognate e mai vissute.

(Da pagina 36-37)

C’è spazio anche per qualche riflessione sul senso della guerra. È giusto definirsi i buoni quando si tratta di sparare a sangue freddo a gente indifesa, a distanza, come dei vigliacchi, anziché combattere il nemico a viso aperto? Esiste un modo di combattere più onorevole di un altro, o il massimo che si può fare è scegliere il male minore?La guerra è sempre una cosa schifosa, da qualsiasi parte la si guardi”, commenta a tal proposito Seb, pilota di guerra italo-americano che Gino conobbe in gioventù. Perché quelli che rispettano le regole e l’etica militare vengono trattati come banditi, mentre quelli con eserciti regolari non dimostrano pietà nel torturare i prigionieri? Ma la paura più grande rimane quella che nonostante tutto alla fine della guerra non sarebbero comunque scomparsi coloro che si approfittano della gente onesta, né i simpatizzanti nazifascisti. L’autore non ci va leggero neanche nel rappresentare quanto è stato crudele il mondo con i partigiani, ridotti a svolgere lavori umili e degradanti una volta tornati a casa e finiti nel dimenticatoio con il passare degli anni nonostante le loro gesta eroiche.

Vedi, Lupo, come va il mondo? Tu fai una guerra per cambiare tutto, per cercare di levare un po’ di sporcizia dal tuo Paese e poi i tuoi nemici, quelli che hai combattuto e vinto, ora sono i tuoi capi.

(Da pagina 162)

Ma questo romanzo è molto più di una semplice storia di guerra. È un racconto di amicizia che resiste al tempo, di fedeltà che non si spezza mai, di tenerezza infinita che sboccia anche nelle peggiori avversità. Il rapporto tra Gino e Wolf è raccontato a 360 gradi, abbiamo una visione chiara e completa delle vite e dei caratteri di ognuno. È facile affezionarsi a loro, sia come personaggi presi singolarmente che quando sono in coppia. La loro sintonia è qualcosa di speciale, unico, irripetibile. Entrambi sono disertori e hanno scelto di combattere “dalla parte giusta, dalla parte dei buoni”, come dice l’autore. Ognuno c’è sempre stato per l’altro, nel bene e nel male.

(Ezio Gallo, L’autore)

Wolf è la dimostrazione vivente di come i cani riescano a essere più umani degli esseri umani stessi, con la loro lealtà incondizionata e la capacità di dimostrare tante emozioni senza dire una parola. Se ti fidi di loro, sapranno ricambiare quella fiducia con una forza 100 volte maggiore. Ci saranno sempre per te, nei momenti migliori così come in quelli peggiori. Saranno i tuoi complici e i custodi dei tuoi segreti più imbarazzanti, senza mai giudicarti.

Anche Gino, al pari del suo cane, è stato un esempio per tutti i ragazzi della sua brigata, con la sua lealtà, correttezza ed empatia.

Altro elemento del romanzo che salta all’occhio e che ho apprezzato sono le descrizioni minuziose degli ambienti naturali in cui si muovono i personaggi, molto potenti ed evocative.

Una lettura che consiglio a tutti, soprattutto agli appassionati di storia, agli amanti degli animali e a coloro che sono in cerca di emozioni forti. Un suggerimento: procuratevi dei fazzoletti, ve ne serviranno tanti.

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