Il Dottore, la Regina degli Scacchi e la Regina di Spine – Ultima notte a Soho

DI ORIANA FERRAGINA

Premettendo che di solito non guardo molti film horror, per il semplice fatto che non riesco a trovare l’aspetto divertente nel saltare su una sedia ai vari jump scare sparsi per la pellicola, o faccio fatica a godermi le scene splatter gratuite che di solito avvengono da metà del lungometraggio in avanti, mi sono, sorprendentemente, ritrovata estremamente interessata nel vedere “Ultima notte a Soho”.

Sin dalla prima volta che ho visto il trailer, mi sono ritrovata affascinata dalla fotografia scura illuminata dalle luci al neon intermittenti rosse e blu, dalla musica anni ’60 e dai costumi sfarzosi e morbidi delle attrici; e sì, il fatto che uno degli attori protagonisti fosse Matt Smith, ovvero il mio attore preferito nell’impersonare il Dottore nella serie omonima della BBC, “Doctor Who”, ha di certo aiutato la mia curiosità di guardare il film, anche se non è stato il motivo principale. Quindi, tralasciando il piccolo fattore dell’attore in questione, ritorniamo al fatto che la curiosità nel vedere il lungometraggio mi è rimasta talmente addosso, appiccicata come se fosse una seconda pelle, che alla fine, a distanza di tre anni dall’uscita della pellicola, mi sono ritrovata a vederlo; ovviamente in pieno pomeriggio, al mare e seduta comodamente sul divano davanti al computer della mia amica Francesca, con lei al fianco, ma questi sono solo dettagli.

Il verdetto? Meraviglioso.

Come prometteva il trailer, le scene in notturna sono costantemente irrorate dalle luci al neon che punteggiano ogni singola parte di Londra, come posso attestare personalmente: la capitale britannica è perennemente in movimento, sempre in continuo cambiamento e trasmette un’energia frizzante e viva da lasciarti senza fiato; e questo, nonostante ogni singolo angolo della città sembri infestato di catacombe, peggio di quelle del cimitero monumentale di Torino (non a caso molti personaggi esorcisti o investigatori del paranormale dei fumetti vivono e lavorano appunto a Londra, come il John Constantine della Vertigo Comics o il Dylan Dog della Sergio Bonelli Editore). Le scene in diurna non sono da meno di certo: fredde, grigie, con quella patina da film in pellicola, ma al tempo stesso dettagliate e profonde quando ci si ritrova negli ambienti moderni, come l’accademia di Moda in cui la nostra protagonista, Eloise Turner, studia. Tutto condito da scene claustrofobiche di vicoli e corridoi stretti e il contrasto che abbiamo tra l’esterno in continuo cambiamento di Londra e la palazzina ferma nel tempo in cui Eloise va a vivere quasi subito dopo essere arrivata nella capitale.

Ma di cosa parla esattamente questo horror?

La storia è incentrata su, appunto, Eloise Turner, giovane ragazza della Cornovaglia, che riesce ad essere ammessa alla prestigiosa scuola d’arte di Londra, il London College of Fashion, avendo così la possibilità di inseguire il suo sogno di diventare stilista; sogno che condivideva con la madre, che si è suicidata per problemi mentali, lasciando Ellie sola con la nonna, donna ancora arzilla e che appoggia in pieno i sogni della nipote. I primi problemi si presentano quando la ragazza arriva a Londra: la giovane non si trova bene con la sua compagna di stanza al dormitorio studentesco, che subito la identifica come una povera campagnola che, però, ha il talento di toglierle le luci della ribalta di dosso. Questi attriti con l’ape regina di turno porteranno Ellie a cogliere l’occasione al balzo quando trova l’annuncio di una camera in affitto, riservato solo alle donne, non lontano dalla sua scuola. Così, decidendo su due piedi di trasferirsi il prima possibile, Ellie va a vivere in una casa che sembra uscita direttamente dai suoi anni preferiti, ovvero gli anni ’60, e con una padrona di casa un po’ burbera. La notte stessa in cui si trasferisce inizia a fare sogni strani su una ragazza, Sandie, che nel crudele mondo dello show business degli anni d’oro della moda londinese cerca in tutti i modi di diventare una cantante e ballerina di successo; e se dapprima i sogni di questa ragazza retrò sembrano sfavillanti e bellissimi, ben presto si trasformeranno in incubi e si confonderanno con la realtà circostante in cui vive Ellie, facendole perdere il senso stesso del tempo. Riuscirà la nostra eroina a capire quale mistero si celi dietro la camera che ha preso in affitto? E chi sia Sandie e dove sia finita?

Un altro aspetto che ho molto apprezzato del film è quanto sia pulito: la trama è precisa e sintetica, e in certi punti spiega con pochi frame tutto quello che dobbiamo sapere su una situazione; cosa aiutata molto dalla recitazione asciutta di Anya Taylor-Joy, che qui interpreta Sandie, che riesce a trasmettere con pochi movimenti del viso e, soprattutto, con gli occhi, le turbe emotive del suo personaggio, rimanendo, comunque, impassibile e con una maschera gelida nel resto delle scene.

E il resto del cast è altrettanto magistrale: oltre al già citato Matt Smith, che qui interpreta l’antagonista, ovvero il manager senza scrupoli di Sandie, la protagonista viene interpretata da Thomasin McKenzie, che ho amato alla follia nel film di Taika WaititiJojo Rabbit”, dove interpretava il ruolo della ragazzina ebrea nascosta dalla madre del protagonista e che qui ha saputo rendere al meglio i vari stati emotivi che la protagonista prova: dalla gioia e la curiosità di scoprire qualcosa in più dell’epoca che tanto l’affascina e l’ispira, al terrore che prova quando le presenze che sente nella camera in cui alloggia iniziano a perseguitarla nella vita reale; sì, perché un’altra cosa che ho molto apprezzato in questo film è il fatto che i poteri psichici della protagonista, che riesce a vedere i fantasmi, sono introdotti con grazia sin dall’inizio del film, quando vediamo la madre della protagonista nello specchio che le sorride e a cui Ellie sorride di rimando, per poi non vederla quando la telecamera si gira, facendoci vedere la stanza vuota ad eccezione di Eloise: non attraverso un jump scare o con la protagonista che viene ricoperta di ridicolo quando finirà inevitabilmente di parlare “all’aria” secondo il punto di vista di tutti gli altri, ma con una scena dolce-amara.

Continuando con il cast stellare, nel passato potremmo ritrovare i gemelli Phelps, ovvero i gemelli Weasley nella saga di Harry Potter, e Sam Claflin, il Finnick Odair della saga di Hunger Games o il William Traynor del film romantico “Io prima di Te” (per citare alcuni titoli); quanto al presente, oltre alla giovane Kassius Nelson, che ho apprezzato nella serie del 2024 “Dead Boy Detectives”, dove è lei che interpreta la donna che riesce a vedere i fantasmi, potremmo inoltre ritrovare attori un po’ maturi, come Terence Stamp, che interpreta l’inquietante gentlemen che importuna Ellie nel locale dove lavora. Ma, soprattutto, potremmo apprezzare l’ultima interpretazione della compianta Diana Riggs, che molti, tra i nerd, riconosceranno per essere stata Olenna Tyrell, ovvero la Regina di Spine, ne “Il Trono di Spade”.

E dopo questa mia ultima citazione, vorrei concludere l’articolo con tre particolarità che ho ritrovato nella pellicola ma che mi portano a fare un piccolo annuncio spoiler: se non avete ancora visto la pellicola e non volete sorprese di alcun genere, allora vi consiglio di fermarvi qui nella lettura e mi auguro che il mio articolo vi abbia invogliato a guardare questa pellicola del 2021; se invece avete già apprezzato la pellicola o non vi disturba venire a conoscenza di spoiler, continuate pure la lettura.

La prima particolarità avviene all’inizio della pellicola, nel primo salto temporale che abbiamo: dopo aver ballato con Sandie ed essere andato a prenderle il cocktail, Jack si mette nei guai tirando un pugno in faccia ad un altro uomo che, dopo aver importunato la ragazza, l’aveva anche insultata. I due, a questo punto, devono scappare dal locale e, durante la fuga, prima si rifugiano in una cabina telefonica, dopo che Matt Smith ha fatto delle scivolate durante la corsa tipiche sue e che ricordavo dalla serie Doctor Who, per poi riprendere a correre, trascinandosi dietro Anya Taylor-Joy in un modo che mi ha ricordato i primi episodi della prima stagione in cui ha interpretato il Dottore per la BBC.

La seconda particolarità la si può notare in una delle scene in cui Ellie scende le scale del pub dove lavora: se si presta attenzione, infatti, potremmo notare un curioso poster pubblicitario della Guinness, attaccato al muro delle scale, con degli uccelli che portano le birre sui propri becchi. Questi tipi di poster erano stati fatti durante la Seconda Guerra Mondiale, per far alzare il morale delle truppe e, come già accennato sopra, Thomasin McKenzie era una delle protagoniste della pellicola “JoJo Rabbit”, ambientata, appunto, durante il secondo conflitto mondiale; ovviamente, nel film il poster è leggermente rivisitato rispetto a quello originale che potete vedere qui sotto.

La terza particolarità (quella per cui ho aggiunto l’avviso “Attenti agli Spoiler”) arriva verso la fine del film, quando la protagonista capisce esattamente chi siano i figuri dai volti fumosi che la stanno perseguitando da un paio di giorni, inquietantissimi (una delle altre molte note positive della pellicola), e chi sia veramente la sua padrona di casa: ed è lì, nell’appartamento ricolmo di oggetti dell’antichità, che la Collins, interpretata da Diana Riggs, fa la stessa mossa che Olenna Tyrell tira fuori nella penultima stagione de “Il trono di Spade”; solo che, invece di bere lei stessa il tè avvelenato, questa volta lo offre alla nostra protagonista, che sta iniziando a capire un po’ troppe cose, per il suo gusto.

E detto questo, concluderei l’articolo qui invitandovi ancora una volta a vedere il film (o rivederlo), augurandovi poi dei bei sogni.

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