Otherside, capitolo 16: La spada nella roccia

DI ELODIE VUILLERMIN

Quella di Re Artù e della Tavola Rotonda è una delle storie più epiche, leggendarie e affascinanti di sempre, nonché una grande fonte di ispirazione per numerose saghe letterarie del genere fantasy. Ne sono stati fatti numerosi adattamenti in ogni campo: libri, cinema, serie tv, teatro, musica e chi più ne ha più ne metta. Una delle rivisitazioni più azzeccate e creative, a parer mio, è stata quella che ci ha donato quel genio folle di Guillermo Del Toro nella saga de I racconti di Arcadia. Anche la Disney ci ha donato la sua versione di re Artù, nel classico del 1963 La spada nella roccia, l’ultimo film degli Studios ad essere interamente supervisionato da zio Walt.

Tuttavia, non è stato il ciclo arturiano a ispirare il lungometraggio animato. O meglio, l’opera originale è il ciclo arturiano, ma poi un certo Terence Hanbury White ha scritto una serie di romanzi su di esso, dal titolo Re in eterno (completata nel 1958), unendo a leggenda e storia una serie di elementi inventati da lui. Quindi, alla fine della fiera, il classico Disney si è ispirato a White, che a sua volta si è ispirato al ciclo arturiano. Possiamo dire che il film animato è stato un adattamento dell’adattamento.

I romanzi scritti da White sono quattro: La spada nella roccia (1938), La regina dell’aria e delle tenebre (1939), Il cavaliere malfatto (1940) e La candela nel vento (1958). In realtà esiste anche un quinto libro, chiamato The Book of Merlyn (cioè Il Libro di Merlino) e pubblicato separatamente dopo la morte di White, che narra le ultime lezioni che Re Artù ha ricevuto da Mago Merlino prima della sua morte. Qualche parte di queste lezioni è stata incorporata nelle ultime edizioni dei precedenti libri.

Di tutti questi volumi, Walt Disney scelse di riadattare soltanto il primo, quello incentrato sulla fanciullezza del ragazzo. Vengono raccontati la crescita a fianco del padre adottivo Sir Ector (Ettore), il rapporto di rivalità/amicizia con Kay (Caio), l’addestramento con il mago Merlino. Walt acquisì subito i diritti dell’opera, ma dovette rimandare la produzione del film a causa della Seconda Guerra Mondiale. Durante gli anni Quaranta e Cinquanta la storia fu rimandata ancora e ancora, e solo nel 1960 Walt si decise a dare il via definitivo alla sua realizzazione.

Disney, per adattare il libro ai più giovani, ha dovuto ridurre la storia all’essenziale e cambiare molti particolari. Partiamo dal protagonista. Il nomignolo di Artù nel classico Disney è Wart, “verruca” (o Semola per noi italiani). Lo stesso soprannome viene dato nel romanzo. Ciò che cambia nel personaggio è la sua età: da 16 anni nel libro a 12 anni nella versione disneyana.

Il ruolo di alcuni personaggi è stato cambiato, per la necessità di inserire dei villain all’interno del film. Infatti Sir Ector e Kay, che nel libro sono personaggi positivi e con un ruolo più marginale, sono diventati degli antagonisti, che ostacolano Artù in molteplici modi.

Agli inizi del romanzo c’è una serie di scene che non sono state adattate nel classico Disney, come quella in cui Artù incontra nella foresta il re Pellinore, il quale è sulle tracce della Bestia Errante (un mostro con la testa e il collo di un serpente, il corpo di un leopardo, le cosce di un leone e i piedi di un cervo). Questo avviene prima che Artù trovi la capanna di Merlino.

Maga Magò è la rivale di Merlino, che pratica magia nera mentre lui usa la magia bianca. Esiste solo nelle edizioni originali del romanzo, mentre in quelle revisionate è stata rimossa. La Disney, attratta dal potenziale del personaggio, decise di riprenderlo per il film e di dargli una vena più comica. Lo scontro che la maga ha con Merlino è basato su un duello che nel libro avviene dopo l’incoronazione di Artù, ossia quello tra Merlino stesso e Nimue, un’ancella della Dama del Lago (colei da cui Artù, in originale, riceve Excalibur), di cui il mago si era innamorato.

Come nel film Disney, anche nel libro Merlino trasforma Artù in vari animali per insegnargli diverse lezioni di vita e prepararlo alle responsabilità che gli spetteranno quando diventerà re. Lo trasforma in pesce, aquila, formica, gufo, oca, tasso, ma mai in scoiattolo, come invece avviene nel classico animato.

Lo stile narrativo di White è lento, si prende tutto il tempo che vuole per fare divagazioni, laddove Disney ha preferito una storia semplice, dritta al punto, con un ritmo più veloce, molto più leggera e ironica. Una caratteristica comune a entrambe le versioni, comunque, sono gli anacronismi: entrambe inseriscono oggetti o modi di dire che non dovrebbero esistere. Per esempio, quando Merlino perde la pazienza e va ad Honolulu (o, in originale, alle Bermuda).

Ma tenetevi forte, perché sto per sganciare la bomba di stranezza più grande mai vista finora in questa rubrica. A un certo punto del libro, Re Artù incontra… Robin Hood. Anche se qui lo chiamano Robin Wood. E ci sono pure Little John e Lady Marian. No, non sto scherzando. Artù e Kay incontrano Robin Wood in una foresta e si uniscono a lui per salvare i propri amici dalla Fata Morgana. La missione riesce con successo e Kay uccide il grifone che faceva da guardia al castello di Morgana.

Se invece paragoniamo il film della Disney con il ciclo arturiano, notiamo che in quest’ultimo Artù non ha mai incontrato Merlino da piccolo, né ha mai vissuto con Ector e Kay. Non c’è mai stata alcuna trasformazione in animale. La spada che Artù estrae dalla roccia non è Excalibur, ma un’altra ancora; la vera Excalibur è quella che ottiene dalla Dama del Lago.

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