L’Augusto Editoriale dell’Augusto Direttore: Divino Anacronismo Immortale – Cose che non dovrebbero esistere ma ancora esistono (PARTE 3)

DI ALBERTO GROMETTO

Un giorno qualcuno mi ha chiesto: Come mai scatti così tante foto?

E io rispondo: Perché così, per la Legge dei Grandi Numeri, una verrà decente! 

È da anni, diciamo pure da un decennio o giù di lì, che nel momento in cui devo fare una foto di uno o più soggetti, mi diverto a riempire la memoria del mio cellulare scattandone a decine! Nei fatti mi ritrovo con centinaia di foto tutte uguali tra di loro. La gente mi chiede il perché, e io rispondo con quella battuta sui Grandi Numeri. E di solito loro ridono. Ma una volta qualcuno mi disse qualcosa di completamente inaspettato.

“Dovresti concentrarti sul farne una sola, ma che sia perfetta. Mettici tutto il tempo che ti serve. Ma che sia la cosa più bella e importante del mondo, nel momento in cui la fai”.

Quelle parole m’illuminarono. Forse non ne capii da subito la portata, ma si sedimentarono dentro di me. E crebbero. Pian piano. Ecco, le parole chiave di questa mia riflessione: PIAN PIANO.

Questo mio articolo qua è il terzo pezzo di una trilogia (ma ogni articolo è a sé stante e non c’è bisogno di leggere gli altri per poterne comprendere il messaggio) che racconta proprio questo, come oramai la costante e sempre più crescente e ansiosa e smaniosa rincorsa velocissima alla velocità si sia fatta talmente veloce da averci drasticamente condizionato nelle nostre abitudini quotidiane e azioni e attività.

Al punto che qualcosa ce lo siamo persi lungo la strada. Lasciato alla spalle. Andato per sempre. Che sia un gesto oppure un mestiere o comunque un qualcosa che un tempo si faceva tutti… e che oggi invece non esiste più. Penso ad esempio alla simpatica e insieme nobile figura dello strillone, nella quale personalmente io mi rivedo moltissimo. Fossi nato in un’altra epoca, quasi sicuramente avrei fatto lo strillone. 

(Il cartonato rappresentante il nostro Augusto Direttore Alberto Grometto in veste di strillone ottocentesco, presente negli uffici nonché studi di registrazione di “Mercuzio and Friends”; agli inizi della nostra storia, quando ancora non eravamo che quattro folli sognatori, era proprio con un cartellone in mano che giravamo per le strade a declamare “Arte, Cultura e Bellezza”)

Con la pioggia o con il Sole, nella fredda neve fresca o ansimando per il caldo cocente, fin dalle prime luci dell’alba lo strillone per interi decenni se ne andava in giro per le strade a urlare e gridare e declamare a squarciagola le ultime notizie, mettendoci una passione e una vivacità e un calore ineguagliabili, dimostrandosi eroico nello svolgere un servizio in nome di Arte, Cultura e Bellezza per tutti coloro che leggere non sapevano, ma che così sapevano cosa diavolo accadeva nel vasto, sconfinato Mondo del pre-digitale e per nulla globale né collegato. 

Lo strillone era l’anello di congiunzione tra l’ultimo dei bifolchi che non aveva avuto la fortuna di accedere ad una qualche forma di istruzione e potenzialmente tutto quanto il resto del pianeta. Beh, Noi Mercuziani talvolta ci sentiamo proprio quello strillone: diffondere, difendere, comunicare Arte, Cultura e Bellezza può sembrare anacronistico, qualcosa di già visto e che al giorno d’oggi non ha più senso… ma a Noi non importa, lo facciamo lo stesso e felici di farlo. Perché diamo un senso alle nostre vite.

Se nobili professioni eroiche come quella dello strillone sono scomparse travolte dall’incedere incessante del Tempo, però vi sono alcuni oggetti, occupazioni, o più genericamente “cose” che contro ogni probabilità e pronostico sono “rimasti in vita”.

Come ad esempio una delle ragioni per cui mi batte il cuore nel petto: IL TEATRO.

Recentemente io, ALBERTO GROMETTO, sono stato invitato in qualità di Direttore di “MERCUZIO AND FRIENDS” insieme al mio insostituibile Vicedirettore SIMONE MASCARELLO dai carissimi amici dell’ufficio stampa del TEATRO STABILE DI TORINO ad un’iniziativa sublime e magica al tempo stesso, che si chiama “PRESHOW” e che permette a chi desidera “respirare teatro” di potersi immergere nel “dietro le quinte” e vivere una sorta di “passeggiata teatrale” per mezzo della quale scoprire l’essenza di quel luogo, la sua storia, il suo esistere, visitandone i magici angoli da cui nascono costumi, scenografie, oggetti di scena.

La Bellezza di quell’esperienza non me la toglierà mai nessuno, e quanto abbiamo avuto modo di vivere per tutto il prezioso tempo di quell’indimenticabile passeggiata m’ha fatto capire la più importante delle Verità, e cioè che…

Del Tempo devi fregartene, il fatto che tutto il Mondo vada veloce non conta, fino a quando ci sarà chi ama qualcosa e soprattutto fa quel qualcosa, allora quel qualcosa non morirà mai. Quel qualcosa resisterà, saprà ottenere l’immortalità, e anche quando tutti attorno diranno “Oramai è morto!”, quel qualcosa sopravvivrà. Perché il detto “nulla è eterno” è sbagliato. Qualcosa di eterno c’è. Eccome.

Sì, il Teatro… questo luogo strambo, con in mezzo un palco, e gente che vestita nei modi più bislacchi va lì sopra e urla e grida e declama, mentre altra gente intorno li guarda… “è strano esista ancora”. Perché far tutta questa fatica, quando ti basta andare in salotto, sederti comodamente sul tuo divano senza dover uscire di casa e cliccare un paio di tasti e poco più sul tuo telecomando. 

Il Teatro sta morendo, dicono. E considerando l’oggettiva crisi che sta affrontando il settore, uno sarebbe quasi portato a crederci davvero. Ma poi ti ritrovi invitato alla più bella e fantastica delle iniziative possibili, portata avanti dai cari amici del TEATRO STABILE DI TORINO, una di quelle rare, insostituibili, eroiche, orgogliose realtà che permettono al Teatro di essere ancora disperatamente e meravigliosamente vivo. E lì capisci che quella è la forma più autentica, vera, reale d’immortalità. 

Invitato alle FONDERIE LIMONE DI MONCALIERI (che insieme al TEATRO CARIGNANO e al TEATRO GOBETTI costituiscono quell’istituzione che è lo Stabile), ne ho conosciuto la storia straordinaria rendendomi conto come l’Arte, la Cultura e la Bellezza possano tutto. Quello non era un luogo in cui doveva esserci il teatro. Capannoni industriali, dormitori, ciminiere: era un complesso fondiario ove si lavoravano bronzo, alluminio, ghisa. Poi tutto cambia, perché niente ti colpisce duro come la Vita che cambia le carte in tavola e t’atterra all’improvviso e senza motivo.

Anche per questo esiste il Teatro, perché quella folle cosa che chiamiamo “Vita” abbia almeno dietro quel sipario e su quel palcoscenico un senso e un significato che, forse, chissà, nella realtà manco ha.

Le Fonderie Limone chiudono i battenti negli anni ’60. È la crisi più nera. E così nel bel mezzo della città di Moncalieri troneggerà per decenni un’enorme ombra cadaverica e abbandonata a sé stessa, della quale a nessuno sembra importare. Che tristezza!, che spreco! Ma per fortuna esiste il TEATRO STABILE DI TORINO, che decise di prendere quel morto e ridargli vita nuova infondendogli vero e vivo Teatro. E oggi da quel complesso senza vita è stato tratto fuori uno dei più belli e importanti e magici centri di produzione artistico-culturale e teatrale mai realizzati.  

(Le Fonderie Limone di Moncalieri)

Qua sta la Grandezza di quel Teatro che per tutto il tempo di quella passeggiata abbiamo avuto modo di sperimentare sulla nostra pelle, accompagnati da attori che hanno scelto oggi, nel 2024, di dedicare il loro vivere a quest’arte che non dovrebbe più esistere e che invece ancora esiste e che esisterà per sempre. 

“Per sempre” sembrano due parole impossibili, nessuno può dire che qualcosa può durare per sempre. E invece io sento dentro di me, io che il Teatro lo amo da tutta la vita e lo amerò, che sì, se c’è una cosa che è per sempre, quella è proprio il Teatro.

Ci tengo a concludere con un ringraziamento speciale di vivo cuore ad ARON TEWELDE e GAIA CERQUI

(Da sinistra a destra: Simone Mascarello, Alberto Grometto, Aron Tewelde e Gaia Cerqui)

Lui, attore dello Stabile, per essere stato la miglior guida possibile durante la magica passeggiata: divertente e giocoso, un’esplosione di vitalità ed entusiasmo straordinari ed ineguagliabili, che sarebbe in grado di far emozionare in nome del Teatro persino delle pietre, una delle ragioni per cui ci ricorderemo per sempre di questo regalo. 

Lei, che ci ha contattato dagli uffici stampa dello Stabile per farci questo invito, per averci accompagnato tutto il tempo con una gentilezza e un affetto squisiti e assolutamente umani, raccontando e chiacchierando e spiegando con una verve e una simpatia memorabili.

È grazie a persone come voi due, e a realtà come quella del TEATRO STABILE DI TORINO, che ancora ringraziamo per l’invito, se là fuori vi è ancora chi ama il Teatro, se il Teatro ancora vive e non se ne andrà mai. 

Perché, come disse il Maestro ORSON WELLES, che fu un Genio del Mezzo Cinematografico anche perché per prima cosa fu Teatrante

«Non sarà sembrato che dicessi che il teatro è finito, vero? Ci sono dei grandi artisti che continuano a lavorarci […]. Il teatro resiste come un divino anacronismo».

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