Iniziamo subito col dire che già di per sé fa ridere che un film che fin dal titolo t’annuncia di voler parlare del CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA – percorso compiuto da pellegrini e religiosi e credenti cristiani provenienti da ogni parte del Mondo e che vivono nella Fede in Dio – scelga come protagonista un gretto bastardo lestofante incallito cialtrone narcisista egocentrico egoriferito dissacrante amorale nullafacente superficiale pigro indolente politicamente scorretto. Ma se poi ci aggiungiamo che questi è un simpaticone divertentissimo e brillante col quale andresti a gozzovigliare in giro tutti i giorni, allora il successone potrebbe essere a portata di mano. Anche se qui dire “successone” è veramente e orribilmente riduttivo.
Siamo in Italia, e si sa che gli adorabili cialtroni bastardi – per l’appunto “all’italiana” – son personaggi che piacciono, che vanno forte, che amiamo perfino! E di cui non faremo mai a meno. Abbiamo un’intera tradizione cinematografica fondata su questo tipo di character, basti pensare all’Albertone Nazionale – proprio lui!, il Maestro ALBERTO SORDI – o ancora al Sublime VITTORIO GASSMAN, innanzi al cui talento inginocchiarsi. O ancora, quell’Idolo di UGO TOGNAZZI. Insomma, ci riferiamo ai “Grandissimi” del Cinema Tricolore dei tempi che furono e che son stati leggendari nel dar vita ai protagonisti della cosiddetta “COMMEDIA ALL’ITALIANA”, il fortunatissimo filone cinematografico che ha contraddistinto la Settima Arte a partire dalla seconda metà del secolo scorso e del quale – pur formalmente non esistendo ad oggi – va però detto che sostanzialmente ne producono ancora di “eredi”. Certo, si potrebbe discutere sulla reale validità della stragrande maggioranza di essi. E ovviamente son cambiati i modi e i tempi e via dicendo. Ma lo spirito rimane quello.
E se ieri avevamo l’Albertone Nazionale, oggi ci ritroviamo con… IL CHECCONE NAZIONALE!!!
Già, stiamo parlando del barese LUCA PASQUALE MEDICI, ma che voi – e con “voi” intendo quasi 60 milioni di italiani – conoscerete con lo pseudonimo artistico di CHECCO ZALONE. I suoi film sono eventi di portata nazionale, quasi chiunque in questo Paese – dai più giovanissimi fino ad arrivare ai più anziani – sa chi sia (anche se magari non conosce il suo reale nome, cosa di cui nemmeno io ero a conoscenza prima di scrivere questo pezzo), la sua popolarissima onnipresenza mediatica rende ogni sua pellicola un incasso record storico da capogiro! Era oramai da più di un lustro intero che Checcone Nostro non si vedeva sugli schermi, fino a quando non venne annunciato che il giorno di Natale – a mo’ di regalo quasi – sarebbe tornato. Ed è tornato. E CHE RITORNO!!!
Perché sì, il REGALONE c’è stato eccome: un regalo al Cinema inteso come insieme di luoghi fisici, distributori, produttori, esercenti e persone che vivono per l’esperienza della sala (come il sottoscritto) e che nell’ultimo periodo si son ritrovati a mordere la Vita un pezzo alla volta e a tener duro e a stringere i denti, perché di pubblico ce n’è sempre spaventosamente di meno. Ma questo suo ultimo film – BUEN CAMINO – ha letteralmente messo in cammino verso le sale oltre cinque milioni di spettatori, famelici di vederlo e forse pure rivederlo ancora e ancora e ancora!
Siamo in cammino verso un record storico, assoluto e quasi senza precedenti!!! Quasi, solo per il momento. Ha tirato su praticamente sei milioni (5,6 milioni per essere precisi) di euro in un solo giorno, quello di NATALE: il terzo miglior giorno di apertura per un film su suolo italico. I primi due? Sempre Lui, sempre Checco! (Per essere precisi il primissimo è«TOLO TOLO» e il secondo «QUO VADO?»). Trascorrono altre cinque albe, e arriviamo al 30 Dicembre e ad una quota di quasi 35 milioni (34,4 milioni) . E poi? E poi s’entra nel 2026, arriva il giorno di Capodanno, il primo dell’anno: e anche lì, sempre dopo altri due Checchi (sempre «TOLO TOLO» e «QUO VADO?»), quest’opera qua arriva ad essere il terzo miglior risultato di sempre nella nostra Storia Nazionale per un film nel solo 1 Gennaio, incassando oltre 5 milioni (5,1 milioni). Ma adesso a quanto sta? Siamo ben sopra i 40 milioni: ebbene sì, è entrato nella TOP TEN dei maggiori incassi cinematografici su terra italiana. Sopra chi ci sta? Due colossi quali «AVATAR» e «TITANIC» a firma di James Cameron. Sempre Jim col sequel di «Avatar». Il Pixar «INSIDE OUT 2». E… sempre Lui, sempre Checco, per ben quattro volte (oltre ai già citati «TOLO TOLO» e «QUO VADO?», pure «SOLE A CATINELLE» e «CHE BELLA GIORNATA»).
Altro che cammino: qui si tratta di una corsa sfrenata a perdifiato verso la Storia! Sì, verso la Storia! Dovesse mantenere una media di questo tipo (media che nel momento in cui questo articolo viene pubblicato – Domenica 4 Gennaio 2026 – non è mai calata approfittando delle festività), Checcone non solo supererebbe lo stesso Checcone ma punterebbe al Top dei Top, al Record dei Record, alla Posizione Number One: scalare la vetta, piazzarsi in cima e spodestare dal primissimo posto l’Avatar di Cameron targato 2009 – il primissimo – che domina al momento dall’alto dei suoi 68 milioni. Che poi così alto rispetto a «BUEN CAMINO» non è, in effetti. Non se la corsa inarrestabile continua. E fondamentalmente un Avatar l’ha già battuto e strabattuto alla grande, sgominandolo completamente e facendolo sparire: il terzo capitolo, uscito poco più di una settimana prima, è bloccato a 18 miseri milioncini.
Ma perché questa corsa sfrenata? Come mai tanto scalpore? A cosa si deve un tale monumentale pazzeschissimo enorme trionfale successone epocale che conosce veramente pochi altri precedenti e che se dovesse continuare spazzerebbe via qualsiasi predecessore???
Semplice. No, dico: la risposta è… semplice! «Buen Camino» non è un capolavoro, né tantomeno rivoluzionario, non sconvolge le Regole del Cinema così come quelle della Vita. La tua esistenza non cambia dopo averlo visto, e non ci stai a riflettere nei giorni successivi. Ho avuto la fortuna inestimabile e il privilegio pazzesco di incontrare diversi film che hanno prodotto in me un effetto di questo tipo, ma «Buen Camino» non è uno di questi. Né credo lo possa essere per qualcun altro.
La storia è quella tipica di tipiche commedie del genere: c’è il bastardone super bastardone che altri non poteva essere che il nostro Checco. E chi, se no? Lui è magistrale nell’impersonare questo bastardo. Sul punto di compiere cinquant’anni, ricco da far schifo, i soldi gli escono da ogni parte!, ha ville enormi e gargantuesche sparse in ogni dove, passa le sue giornate a idolatrare sé stesso e a dar sfogo ai suoi vizi, si fidanza solo con venticinquenni top model, dà mega party esagerati, commissiona centinaia di statue e ritratti che lo raffigurano, vive per vivere nel lusso più sfrenato. Non sa fare altro, né vuole saper fare altro. In una sola cosa è bravo: essere ricco. Ama esserlo, ed è la sola cosa che fa tutto il giorno. Ma cosa fa esattamente? Un piffero! O come direbbe lui: mostra la sua ricchezza a chi non può permettersela, ben contento di farlo. A chi lo accusa di non fare un cazzo nella vita, lui risponde che però lo ha fatto “fino in fondo”! Capite che personaggio è? Un odioso meraviglioso, un amabile detestabile, un farabutto delizioso. Insomma: un amore di coglione!
Il suo è un personaggio irresistibile di cui non ci si può non innamorare. Talmente antipatico che fa il giro a 360 gradi e ci risulta simpatico: quel bastardo che sa di essere un bastardo e anche noi sappiamo che è un bastardo, ma proprio perché così tanto bastardo e consapevole di esserlo non può che risultare veramente grandioso starci insieme! Quando questo film finisce, ci rimaniamo male in primo luogo proprio perché avremmo voluto stare un altro po’ con lui. Checco in questo è formidabile, di più!, è spettacolare… e se i suoi film del resto sono il successo che sono, e se lui attira milioni di spettatori a frotte anche dopo una così lunga assenza dagli schermi, le ragioni ci sono eccome! Ha sempre la battuta pronta, ogni momento che è su quello schermo è pura goduria ed è incredibile e insieme pazzesco come ogni secondo se ne esca sempre fuori con la parola giusta, la faccia giusta, la camminata giusta!
Ecco, parliamo proprio di camminata: come mai quest’uomo così gretto e basso – ma anche così brillante e sagace e ironico e sarcastico ed eccezionale e sbalorditivo nel suo farci ridere a crepapelle di gusto tenendoci la pancia – si ritrova a fare una cosa come il Cammino di Santiago di Compostela? Perché lui – si sarà capito – che divide il suo tempo tra mega ville e yacht e viaggi extra extra extra lusso – non è proprio il tipo adatto ad un’impresa del genere. Anzi, mi verrebbe da dire che è il tipo meno adatto in assoluto. Beh, oltre ad essere ricco è anche… un padre! Non il migliore dei padri, certo. Per quanto faccia avere alla figlia – una giovane ragazzina sul punto di compiere la maggiore età – carte di credito a gogò con massimali altissimi. Non è certo un tirchio il buon Checco, e se lo può permettere: del resto son sessant’anni di lavoro che gli han permesso di poter avere tutto quello che desidera e fare un cazzo tutto il giorno. Specifichiamo: quei sessant’anni di lavoro sono di suo padre, mica di Checco, ma scherziamo?, lui non ha manco mai lavorato un solo giorno nella vita (come ci tiene a sottolineare lui stesso a più riprese), per carità! Ma un padre è molto più dei soldi che dà ai propri figli. Un padre deve essere prima di tutto Amore.
Amore è starTi accanto, camminare al tuo fianco, esserci sempre. Sia quando inciampi e cadi, sia quando vai avanti e pensi di non aver bisogno, di quell’Amore. Quando urli che neanche lo vuoi, quell’Amore. Ma se quello è vero Amore, allora quello non se ne va mica, ma continua a seguirti, a camminare insieme a Te e per Te. Amore significa stare con qualcuno non perché sia facile o comodo, ma perché vuoi starci. Starci e basta.
Checcone non ha camminato accanto a sua figlia nel corso della sua vita. O comunque non troppo, né troppo bene. Ma il giorno in cui la ragazzina prende e se ne fugge via dall’Italia perché s’è messa in testa di punto in bianco, dall’oggi al domani, dalla sera alla mattina, la malsana idea pazza e folle e scriteriata di compiere questo benedetto Cammino, lui la segue. Certo, dapprima la segue a bordo della sua rossa fiammeggiante Ferrari. E più che seguirla, quasi la insegue, dato che lei alla sola vista del padre fugge, disprezzandolo non poco. E lui fa il possibile per dissuaderla, per convincerla a rinunciare, per persuaderla a lasciare stare ’sta cosa e farsi piuttosto un bel viaggetto fra hotel cinque stelle e posti da sogno che non questa… questa camminata sudaticcia fra gente strana e casupole malconce chiamate “ostelli”. Ma lei non rinuncia. E – strano a dirsi, anzi paradossale! – manco lui lo fa. Manco lui ci rinuncia. E sta a vedere quindi che forse dopotutto così malaccio lui non è, come la sua stessa bambina si renderà conto. Che non è così tanto bastardo, quel bastardo. Che forse qualcos’altro che gli riesce e in cui lui è bravo l’ha trovato dopotutto, oltre che essere ricco. E che sarebbe? Essere un padre.
Di film così – ne converrete anche voi – ne esistono a bizzeffe! Però è stato questo a diventare un fenomeno di massa strepitoso, a eguagliare record su record, a compiere una corsa al successo e alla scalata inarrestabile ed irresistibile, e ad essere FORSE sul punto di… di riscrivere la Storia! E la cosa dovrebbe forse dispiacermi? No, tutt’altro, anzi mi piace da impazzire!!! Come mai?, mi chiederete. Primo: esistono molti film molto simili a questo, ma questi “molti” non sono altrettanto belli. E di sicuro non possono contare sulla maestria, la brillantezza, la spassosa ilarità ed esplosiva comicità dell’impareggiabile Checco Zalone! Tornato qui a lavorare in coppia – e quando lavorano in coppia sono una combo di dinamite pura – con GENNARO NUNZIANTE. Il successone favoloso di Zalone è anche quello di Nunziante, regista di quasi tutti i suoi film, così come di questo. Non solo la regia reca la firma di Nunziante: ricordiamo come il soggetto e la sceneggiatura e così anche il montaggio (quest’ultimo insieme pure aPIETRO MORANA) recano la firma del duo “Zalone-Nunziante”. Meritevoli di applausi e complimenti anche le performances delle due coprotagoniste femminili: la splendida BEATRIZ ARJONA nei panni della capogruppo dei pellegrini la cui presenza dolce e al tempo stesso tenace è perno fondamentale del film, e poi la sorprendente rivelazione che è stata la giovanissima LETIZIA ARNÒ, la cui interpretazione della figlia di Checco lascia veramente di stucco e ci fa pensare a lei come ad una stupefacente giovane promessa del cinema nostrano.
E poi sapete per quale altro motivo mi fa felice tutto questo entusiasmante successo? Io sono stufo – anzi ne ho le scatole piene!!! – di tutti quei remake e sequel e prequel e interquel e paraquel e midquel e di tutti quei “-quel” che mi fan cascare gli zebedei! Nessuno ha più voglia di sperimentare, d’osare, tentare, buttarsi e poi vedere come va. Han tutti paura, desiderano tutti giocare sul sicuro, non rischiare, e così finiscono per ammazzare il Cinema! Sia chiaro, «Avatar» del 2009 è un capolavoro inarrivabile che era nuovo e diverso e impressionante… ma nel 2009! Dopo oltre dieci anni, davvero non riusciamo a fare niente di meglio che… che riproporre la stessa storia trita e ritrita in un sequel di cui non si sentiva bisogno o urgenza o necessità e che se non l’avessero fatto almeno avremmo risparmiato soldi e tempo (soprattutto della gente che è andata a vederlo in sala maledicendo quel giorno)?E dopo tre anni da quel sequel, quale idea geniale ci è venuta in mente?Di farne un terzo ancora più lungo… MA DAVVERO???
La storia di «BUEN CAMINO» non sarà originale o rivoluzionaria o diversa. Chiaro. E non è un tentativo di sperimentare. Altrettanto chiaro. Ma almeno è una storia nuova, che forse non avrà nulla di nuovo e non farà niente di nuovo, ma in quei 90 minuti (ripeto: NOVANTA… non tre ore e passa di uomini blu che dicono le stesse robe e fanno le stesse robe da oltre dieci anni, m’hai capito «Avatar»?!) non pensi ad altro se non a viverti quel film. Non t’annoi. Ti vien male alla pancia tanto ridi! E ti commuovi pure, e pensi a quanto sarebbe bella la vita fosse come in quel film, e sei felice, e vorresti davvero conoscerli, Checco e sua figlia, così da camminare anche tu insieme a loro. Perché per quei 90 minuti, su quel cammino, c’eri anche tu, insieme a loro. Questa è la Magia della Settima Arte, quando fatta bene. E quando fatta bene, si vede: le code chilometriche che assediano le sale e le folle oceaniche che prendono d’assalto i cinema e i cadaveri dei biglietti venduti lasciati lungo il cammino… sono un’immagine meravigliosa e che fa piangere dalla gioia e che fa sperare. Sperare che il mio posto preferito al Mondo – la sala cinematografica – un cammino radioso davanti a sé, nel suo futuro, ce l’abbia eccome.
Non servono complicatissimi effetti speciali assurdi costosissimi in CGI fuori dall’ordinario per farti tornare in sala. Né tantomeno c’è bisogno di spingerti a forza su un’astronave diretti ancora una volta – per l’ennesima volta! – sul pianeta Pandora, là nello spazio più profondo. Tutto quello di cui hai bisogno – come predicano i fedeli lungo il Cammino di Santiago di Compostela – è molto più semplice di quanto tu possa pensare. Ti bastano una telecamera, un Checco Zalone al massimo della sua forma e una storia sincera che sia autentica. E la voglia di raccontartela. E allora sì che tornerai in sala. Tornerai in sala per poterti ritrovare “a camminare” da tutt’altra parte. Come ad esempio sulla strada che porta a Santiago.
Grazie, Checco. Auguriamo a te e al tuo piccolo gioiellino tutto il meglio: continuate la vostra corsa a perdifiato, non vi fermate e chissà fin dove potrete arrivare. Di sicuro siete arrivati dentro di Noi.
Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.
Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.
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