Il predicatore (Camilla Läckberg)

DI ELODIE VUILLERMIN

Una donna viene ritrovata morta, denudata e con altri due scheletri sotto di lei. Il tutto sembra essere connesso al capofamiglia degli Hult, Ephraim, un predicatore che prometteva di guarire da ogni male con le sue doti. Suo figlio minore Johannes, denunciato dal fratello Gabriel e accusato di omicidio, fu trovato impiccato anni addietro. Da allora la famiglia si è spaccata in due rami, in perenne faida tra di loro e con la polizia.

In questo secondo libro della serie ambientata a Fjällbacka, la relazione tra Erica e Patrik ha fatto un passo in più rispetto a prima: dal corteggiamento e i baci siamo passati a una vita di coppia con una Erica in dolce attesa. Vivono sereni, seppur con gli stress dovuti al lavoro, la gravidanza e i parenti scrocconi, nella casa dei genitori di Erica, ora diventata sua e della sorella. Il loro è un rapporto che è stato costruito con naturalezza, affascinante nella sua semplicità, senza mai risultare forzato. Un sentimento vero, con i suoi pregi e difetti, mai idealizzato. Lascia spazio a timori e frustrazioni, non solo a parole dolci.

Così sono i rapporti umani per la Läckberg: sempre autentici, mai artefatti o stereotipati. I suoi personaggi non sono perfetti. Commettono sbagli, a volte non riescono a impedire le tragedie, ma si rialzano e cercano di rimediare. Sono in costante evoluzione, maturano a ogni occasione.

Erica ha lasciato andare quella gelosia segreta che provava verso le coppie sposate, quelle che riuscivano a ottenere la felicità insieme e ad avere figli senza il timore che quell’idillio potesse svanire. Ora anche lei è prossima a diventare mamma, accanto a un uomo che ama. Ma ha paura che il bambino possa cambiare le cose nel suo rapporto con Patrik, sia nella vita personale che lavorativa. Sono ragionamenti sensati, di una storia che è lo specchio della realtà e non di una fiaba dove tutto va per forza per il verso giusto. Al tempo stesso scalpita per essere partecipe delle indagini quanto Patrik, stanca di tanti mesi passati nell’immobilità totale.

Dal canto suo, Patrik continua a svolgere il suo lavoro come può, frustrato per le responsabilità che ha in quanto padre e capo delle indagini ma sotto sotto felice per la novità che il bambino porterà nella vita sua e di Erica. Rimane sempre scioccato dai livelli che possono raggiungere la crudeltà e la perversione umana. Combatte per un motivo più grande della giustizia, la posta in gioco si è fatta più alta ora che ha una famiglia: cerca di rendere il mondo un posto migliore, per la sua donna e il figlio non ancora nato. Ma a volte gli sembra di non essere la persona adatta, di fare troppe scelte sbagliate.

Fjällbacka acquista sempre più importanza. Quella che Erica considerava una breve parentesi, un luogo ricolmo solo di ricordi e rimpianti, è diventata la sua nuova vita. La dimostrazione che questo freddo paese è tanto protagonista quanto gli umani che lo abitano.

Diamo uno sguardo alla famiglia Hult, attorno alla quale ruota l’intera trama del romanzo. Possono sembrare dei mostri, ma non è così. Il ramo di Johannes, in particolare, è composto da persone con la sfortuna di essere state giudicate per ciò che non erano. Il peso dei pregiudizi altrui e delle malelingue li opprime tanto quanto le indagini della polizia. Ma anche Gabriel non se la passa bene, trattato come colui che ha rovinato Johannes per invidia mentre sostiene di averlo fatto solo per dovere morale, senza alcuna malizia. La sua famiglia è minacciata quotidianamente dai figli di Johannes, in una piccola vendetta verso l’uomo che si è guadagnato le ricchezze a scapito della loro vita e di quella di loro padre.

Ma in fondo tutti sono tormentati. Johan, uno dei figli di Johannes, è solo un giovane uomo che, seppur con metodi sporchi, cerca di tirare avanti con la sua vita e ama sinceramente le persone a cui tiene. Sua madre Solveig, per quanto rude, ama i suoi figli e non accetta che il loro nome e quello del defunto marito siano diffamati. Linda, la figlia di Gabriel, che sembra giudicare superficialmente il fratello Jacob e fa di tutto per rendersi odiosa, vorrebbe solo trovarsi una vita migliore e soprattutto sentirsi considerata da qualcuno. Laine, consapevole di essere in un matrimonio con un uomo che la ritiene solo una seconda scelta, può apparire debole ma in realtà ha molta grinta e se accetta di sottoporsi a cocenti umiliazioni è proprio per proteggere i suoi figli. Perfino il burbero Gabriel, nonostante la mania di programmare e controllare la vita dei figli, si sente oppresso dal veleno che viene scagliato sulla sua famiglia e sotto sotto teme di aver commesso un errore che è costato caro a tutti.

Colui che ha pagato il prezzo più alto, a causa di Ephraim, è Jacob. Sotto la sua maschera di uomo pacato e perfetto religioso si nasconde una mente disturbata. Vuole bene alle persone e fa di tutto per aiutarle, questo è innegabile. Ma ha creduto di avere un potere divino, di essere in grado di fare miracoli, quando in realtà il fantomatico potere di suo nonno era una menzogna. Una bugia alla quale aveva finito per credere anche Johannes, per la quale hanno pagato delle ragazze innocenti e tutta la famiglia Hult. Ha pensato di essere l’eletto di un uomo che si proclamava un dio, quando in realtà il vero diavolo era proprio chi predicava falsità spacciandole per qualcosa di autentico. Ciò rende il quadro generale ancora più macabro.

Se nel romanzo precedente conoscevamo appena i membri della squadra investigativa agli ordini di Mellberg, qui ognuno di loro ci viene presentato al meglio. Abbiamo la segretaria Annika, rassegnata al suo destino di calamita per le battute e i tentativi di rimorchio da parte del suo capo, ma al tempo stesso sveglia e acuta, capace di comandare gli altri come fa con i suoi cani. Segue Gösta, un uomo insoddisfatto della vita e senza alcun interesse verso il lavoro, che si butta sul golf per lenire l’assenza della moglie, ma che sa tirare fuori un lato umano quando serve. Poi abbiamo Martin, il più giovane della stazione, dal cuore tenero e romantico ai limiti dell’ingenuità, motivo per cui è facile preda di delusioni d’amore. E infine Ernst, un poliziotto anziano che si crede più importante degli altri per via della sua esperienza, ancor più indelicato di Mellberg e pronto a tutto per ingraziarsi i suoi superiori.

È un commissariato piccolo e malridotto, non professionale secondo l’opinione di molti, in un comune svedese piccolo e “dimenticato da Dio“. Il suo capo è un uomo grasso, incompetente, volgare, con la delicatezza di un rinoceronte in una cristalleria e una pessima reputazione. Un gruppo di underdogs, insomma. E proprio per questo tifiamo per loro, sperando che risolvano il caso. Da quando hanno risolto quello di Alexandra nello scorso libro, ogni mistero diventa una potenziale forma di riscatto per loro.

Mellberg torna a farci ridere con le sue figure patetiche e i suoi inutili tentativi di sembrare importante. Qui, con la storia della “moglie per corrispondenza“, si supera. Ti fa credere di essere cambiato, per poi sbatterti in faccia la verità come una secchiata d’acqua gelida. Ogni suo sforzo di apparire credibile si polverizza appena il riporto gli scivola dalla testa oppure usa la camicia per tamponare le macchie di caffè. La sua concezione di duro lavoro è seguire le piste sbagliate, far fare il lavoro sporco agli altri e prendersi il merito delle loro scelte giuste. Anche gli altri della stazione, ognuno a modo suo, sanno essere divertenti.

E gli altri personaggi? Laddove Erica si sta preparando a cominciare una nuova vita, la sorella Anna fatica a staccarsi da quella vecchia. Lucas è lontano ma al tempo stesso vicino. Le ha causato ferite così grandi che lei teme di non meritarsi la felicità appena conquistata. Minaccia di portarle via i bambini con la scusa che lei, con la sua nuova vita, non sta garantendo la loro serenità. Anna tenta di ragionare con lui, ma è una partita persa. Lucas non ammetterà mai le proprie colpe, scaricherà ogni responsabilità su Anna e dirà che non si è attenuta al comportamento che lui imponeva. Purtroppo lei vive nel terrore che Lucas torni a minacciarla se solo osa denunciarlo o che possa tenersi i figli per sé. Sente che Erica la giudichi per questo, quando in realtà la sorella vuole solo il suo bene e che torni a vivere felice e spensierata come si merita.

Dan ha scontato le sue pene. Nel libro precedente aveva ceduto, tempo prima, al corteggiamento di Alexandra. Ne è stato l’amante alle spalle di Pernilla. È stato vigliacco due volte: con la moglie, da cui ha avuto tre figlie, e con Alexandra, alla quale non ha avuto il coraggio di dire che era tutto finito prima che lei morisse. Lasciato da Pernilla, ora sta provando a rimettersi in piedi con una donna più giovane di lui.

Abbiamo due narrazioni che scorrono in parallelo (e questa sarà una costante nei romanzi della Läckberg): quella del presente, con le indagini della polizia, e quella del passato, legata agli ultimi momenti di terrore vissuti dalle vittime. Le giovani donne uccise vivono attraverso la scrittura della Läckberg. Vengono quasi riportate in vita, come a dare giustizia alle loro persone.

C’è una notevole pluralità di punti di vista. Si entra nella testa di più personaggi, ognuno più intrigante e sfaccettato dell’altro. Tutti hanno la loro importanza, dall’agente di polizia all’assassino, dai testimoni oculari a quelli che ritrovano i cadaveri, fino ad amici e parenti delle vittime. L’autrice non può proprio abbandonare nessuno. Ciascuno merita un approfondimento.

La conoscenza del mondo poliziesco è approfondita. La burocrazia, le pratiche da svolgere, le autopsie, i mandati, le testimonianze e tutto ciò che ruota intorno alla risoluzione di un caso sono resi in maniera realistica. Merito della collaborazione che l’autrice intraprende con i poliziotti della (realmente esistente) stazione di polizia di Tanumshede, a cui non manca di fare una dedica alla fine di quasi ogni libro.

L’indagine è difficile ma intrigante. Tutto riconduce sempre al nome degli Hult, una famiglia dove abbondano segreti, ricatti, dichiarazioni reciproche di odio e miracoli inesistenti. Come dimostra questo libro e molti altri, non sempre tutto si risolve per il meglio. Gli assassini sono catturati, ma alcune vittime non vengono salvate in tempo. Perché ci viene ricordato che sotto la divisa da poliziotto non ci sono supereroi. Ci sono umani, che lottano al meglio delle loro possibilità, sbagliano, hanno dei limiti, ma comunque non smettono di lottare per la giustizia. E per questo non posso fare a meno di amare questo romanzo e la saga a cui appartiene.

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