DI SARA MORENA
Buon pomeriggio a tutti e grazie della lettura. In questo capitolo di Outside vogliamo parlarvi del quarto lungometraggio animato diretto da Don Bluth. Un film del 1989, contemporaneo al Classico Disney La Sirenetta, stiamo parlando di Charlie – Anche i cani vanno in Paradiso.

L’idea del film nasce da una favola raccontata al regista da una sua insegnante nel periodo delle elementari. Una storia completamente inventata dalla maestra, poiché Don, quando finalmente trovò il libro presunto dal quale la donna gli aveva letto la storia, intitolato All Dogs Go to Heaven, scoprì che non c’era nulla che parlasse della trama che ispirò il cartone: la storia di un cane che si sacrifica per salvare una bambina, con la quale si ricongiunge in seguito nell’aldilà. Nonostante questa sorpresa, Don Bluth volle realizzare questo lungometraggio basato sulla storia che gli fu raccontata. Da quel che sembra, l’ex dipendente della Disney diede vita a questo film anche per consolarsi dalla morte del suo affezionato cane, poiché l’educazione cristiana che aveva ricevuto gli aveva impartito l’insegnamento che gli animali non posseggono anima, e in quanto tali non possono andare in Paradiso.

Gli eventi del film hanno per protagonista il cane randagio Charlie, che insieme al fedele Itchy conduce una vita del tutto dissoluta, frequentando ambienti loschi. Proprio in questo contesto, uno dei suoi amici, Carface, lo tradisce e decide di ucciderlo per appropriarsi della sua parte di beni. Dopo la morte, Charlie raggiunge il Paradiso, ma questi si sente ancora legato alla vita terrena, e perciò decide di tornare sulla Terra per vendicarsi di Carface, e nel farlo, sfrutta una bambina orfana, la piccola Annemarie.

Anche questa volta, Don Bluth si risparmia poco nelle rappresentazioni delle scene. Uno dei momenti più forti lo abbiamo verso la fine del film, quando vediamo il povero Itchy pieno di lividi per il pestaggio subito. Ma questo è ancora niente, perché si vede persino una scena dove viene rappresentato l’Inferno. Il regista testimonia ancora la sua capacità di mostrare la crudezza, non soltanto da un punto di vista artistico, ma anche da quello della caratterizzazione del protagonista, che inizialmente non è di certo un personaggio di buon cuore. Charlie parte come un cane che gode nel prendere la giornata come viene, e conduce uno stile di vita da fuorilegge, invischiandosi in affari sporchi e partecipando a scommesse. Esattamente come i topi di Brisby e di Fievel, anche in questo film gli animali, che qui sono cani, vivono una vita parallela a quella degli umani, ma questa volta essi interagiscono col mondo umano, tramite Annemarie, che sembra comprenderne il linguaggio.

Nel percorso di realizzazione di Charlie, Don Bluth ebbe sempre disguidi con la Disney. Ma proprio in questo episodio, ci fu un caso eccezionale, che mise nuovamente a dura prova la fede del regista. In prossimità dell’uscita del film ricevette un invito da Roy Disney Jr, che gli propose di tornare a lavorare per la Disney. La tentazione fu forte per Don, ma egli non volle abbandonare i propri seguaci, e rispose all’offerta con queste parole: “Onestamente, Roy, penso di no. Non siamo d’accordo. A voi serve che ci sia qualcuno come noi con cui misurarvi. Noi costringiamo la Disney a fare sempre meglio. Ammettilo, siete migliorati grazie a noi”. Detto questo, i due uomini si salutarono con una formale e nel contempo aggressiva risposta da parte di Roy, e Don, anche dopo averne parlato con il suo team, non accettò.
Effettivamente, non sono sbagliate le parole del regista. A volte, avere un degno avversario aiuta a dare sempre il meglio. Forse non a caso la Disney, dopo il lungo periodo di crisi attraversato dopo la morte di Walt, riuscì a scalare di nuovo le vette a partire da quello stesso periodo con il sopraccitato Classico che diede il via al Rinascimento Disney, durante cui presero vita opere che ebbero grande successo, chi più e chi meno, come La Bella e la Bestia, Il Re Leone, Mulan, Aladdin e altre. Grazie a Don Bluth non soltanto abbiamo scoperto le diverse facce dell’animazione, ma abbiamo potuto assistere alla nascita di lungometraggi animati grandemente apprezzati e stimati, anche da parte della stessa Disney.

Tornando al nostro film, la storia di Charlie insegna non soltanto il sapersi prendere cura del proprio animale domestico, ma anche il rispetto per i meno fortunati, come la povera Annemarie, che desidera soltanto poter conoscere il calore degli affetti familiari. Il film di Charlie è un film che fa divertire, ma che al tempo stesso suscita commozione.
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