Le pergamene incantate di Francesca la Maga: La Foresta Silvestre che custodisce la Luce

DI FRANCESCA SPINA

Benvenuti a “Le pergamene incantate di Francesca la Maga”: la magica rubrica che la più magica delle Mercuziane sceglie di dedicare alla magica meraviglia dell’incanto della creazione artistico-narrativa attraverso la quale si può partendo dal niente arrivare a creare, forgiare, portare in vita – come per mezzo di una magia – personaggi fantastici che prima esistevano solo nel suo immaginario e renderli veri, autentici, reali, tangibili, esistenti davanti ai nostri stessi increduli occhi… in che modo? Unendo l’Amore per lo Storytelling e la Narrativa all’Arte del confezionare illustrazioni realizzate interamente attraverso l’ausilio della tavoletta grafica e vere al 100% (NIENTE intelligenza artificiale in questo caso, ma solo tanto lavoro e tanto impegno e soprattutto tanta passione), la Magica Francesca la Maga rende quelle fiabe realtà e la realtà fiaba, recando nuova Bellezza in questo Mondo, il quale riteniamo abbia bisogno come non mai di essere più bello.

Nel cuore della foresta incantata, dove l’aria profuma di muschio e stelle, Thalia avanzava tra gli alberi con la sua chioma blu che rifletteva ogni scintilla dorata sospesa nell’aria. Le margherite cucite nel vestito tremavano lievemente, come se percepissero un richiamo antico, un sussurro che solo lei riusciva a udire.

La foresta non era mai stata così viva. Le foglie vibravano al suo passaggio, come se salutassero una vecchia amica. Piccole lucciole dorate si radunavano attorno a lei, disegnando spirali luminose che seguivano il ritmo del suo respiro.

Thalia sentiva che qualcosa stava per accadere, qualcosa che la natura stessa aveva atteso per anni.

Davanti a lei, un vecchio altare di pietra si illuminò. Le rune, sopite da secoli, riconobbero la sua presenza e si accesero una dopo l’altra, formando cerchi di luce che la avvolsero come braccia gentili.

Thalia non indietreggiò. Il suo cuore, pur tremante, rimase saldo. La foresta mormorò il suo nome, non come un richiamo, ma come un saluto: era arrivato il momento.

Quando posò la mano sull’altare, la luce si fuse con lei: non come un dono, ma come un riconoscimento.

Era la prescelta non per destino, ma per gentilezza, la sola che aveva ascoltato il canto degli alberi, la sola che aveva curato le margherite ferite dal gelo, la sola che aveva parlato alla foresta come a un’amica e non come a un mistero da temere.

La foresta scelse lei.

E Thalia, con un sorriso lieve, scelse la foresta.

Epilogo

Da quel giorno, ogni creatura del bosco seguì la scia luminosa dei suoi passi.

Thalia divenne la Custode della Luce Silvestre, colei che non comanda la magia, ma la accompagna, la ascolta, la consola quando si affievolisce e la celebra quando esplode in colori astrali.

Si dice che nelle notti serene, quando il vento passa tra le foglie, un alone blu e dorato danzi tra gli alberi.

Non è un’illusione.

È Thalia che continua a camminare con la foresta e la foresta che continua a camminare con lei.

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