Oplus_131072

La gentilezza nata dal sangue

DI SIMONE MASCARELLO

Oggi parliamo dell’elegante pettirosso, un piccolo uccello canoro europeo molto comune, accompagnato da storie che esaltano la sua gentilezza e il suo coraggio. 

Oplus_131072

Il pettirosso è un uccello passeriforme che ha una lunghezza di 13-14 cm con un’apertura alare di 20-22 cm, vive in media dai 3 ai 4 anni, ed è un migratore a breve raggio presente in Italia in inverno nelle zone a bassa quota, e svernante regolare nelle zone ad alta quota. Gli adulti hanno la fronte e il petto colorati di arancione, con il resto del piumaggio bruno oliva e bianco sporco, mentre i giovani sono fortemente macchiettati e senza l’arancione. 

Il suo canto viene confuso con quello dell’usignolo, è un tic persistente spesso ripetuto, una serie variata e finita di frasi corte e altamente gorgheggiate. Cantano al buio o all’imbrunire, e quando occupano territori separati sia il maschio sia la femmina lo fanno per comunicare a distanza; ed essendo spesso in due territori separati ciò significa che il canto è possibile sentirlo per tutto l’inverno. Curiosità: il suo canto melodioso venne imitato da Fryderyk Chopin nel tema principale della  “Grande Polonaise brillante, op.22“, e da ciò è nata l’abitudine di chiamare il pettirosso lo “Chopin dell’aria“, mentre forse sarebbe stato più giusto chiamare il musicista il “pettirosso di Varsavia“.

Nonostante l’aspetto apparentemente mansueto, il pettirosso è estremamente aggressivo e territoriale nei confronti dei suoi consimili e di altri piccoli uccelli; se due esemplari dello stesso sesso dovessero essere confinati in uno spazio delimitato, si azzufferebbero tra loro fino alla morte di uno dei due o di entrambi. La stessa spavalderia viene mostrata nei confronti dell’essere umano, ha un comportamento talmente vivace e confidente al punto che non ha paura di avvicinarsi agli agricoltori che lavorano la terra. La specie è diffusa in Eurasia e Nordafrica, estendendosi a ovest sino alle isole Azzorre e a est sino alla Siberia occidentale. I boschi di conifere sono il suo habitat naturale, ma è spesso presente in boschi con sottobosco, boschetti, siepi, e giardini; nidifica nei buchi o nelle spaccature degli alberi, ai piedi delle siepi, nell’edera o anche nei vecchi oggetti lasciati dall’uomo. L’accoppiamento avviene da dicembre in poi, ma se gli animali sono ben nutriti può verificarsi più precocemente. In genere la femmina raggiunge il maschio nel suo territorio e lì nidifica; i pulcini prendono il volo 13-14 giorni dopo la schiusa, e quando la femmina depone la seconda covata il maschio si occupa del nutrimento della prima. La sua alimentazione è composta principalmente da invertebrati che vivono nel suolo (coleotteri, larve, gasteropodi, vermi, ma anche ragni) e durante l’autunno fino alla primavera consuma anche molte bacche e frutti piccoli. Per procacciarsi il cibo sfrutta l’ambiente circostante; accovacciato su un ramo basso, osserva l’ambiente per individuare la preda e tendere un rapido agguato, ma può anche sfruttare gli altri animali (cinghiali, cervi, fagiani, e uomini) che correndo o scavando disturbano le creature del sottosuolo. Stanno a osservare gli esseri umani che zappano la terra in attesa che smuovendola i contadini facciano uscire fuori dei vermi, oppure seguono una talpa che scava un tunnel con la stessa speranza. Questa sua dieta lo rende un formidabile aiutante nell’agricoltura, eliminando insetti e ragni che possono danneggiare le piante, e di conseguenza riduce drasticamente la necessità dell’utilizzo di pesticidi. 

Curiosità  

I pettirossi si orientano di notte sfruttando il campo magnetico terrestre grazie a un fenomeno chiamato “magnetoricezione“; nei loro occhi sono presenti i “criptocromi“, specifiche proteine fotosensibili che attivate dalla luce permettono loro di vedere le linee del campo magnetico. A differenza della bussola umana che indica il Nord, quella dei pettirossi funziona come un’inclinazione; I volatili percepiscono l’angolo con cui le linee del campo magnetico colpiscono la luce terrestre, distinguendo la direzione dei poli. Recenti studi nel campo della biologia quantistica hanno dimostrato che il rumore elettromagnetico di fondo (generato dalle comuni apparecchiature elettroniche) può confondere o gravemente disturbare questo senso. 

 Miti e leggende

Mitologia norrena

Nella mitologia norrena il pettirosso era considerato sacro e associato a Thor (dio del tuono e delle tempeste) poiché porta un piumaggio del colore del fuoco, ed è un uccello coraggioso e territoriale. I popoli del nord lo vedevano come segno dell’arrivo di cieli nuvolosi e come simbolo celeste dei fulmini. Incarna l’anno nascente che sconfigge l’inverno, la sua livrea rossa che risalta nel grigiore del resto del piumaggio richiama il calore della vita che resiste.

Tradizione britannica 

Nel folklore britannico si credeva che il pettirosso avesse il compito di seppellire i morti insepolti nei boschi, fungendo da traghettatore verso una nuova vita.

Credenze romagnole 

Nelle credenze romagnole il pettirosso era l’araldo dell’inverno, il vederlo saltellare vicino alle porte o finestre era un inequivocabile segno che l’autunno era finito e che la neve era vicina. Con il suo carattere territoriale e coraggioso ha sempre simboleggiato la vita che resiste alle avversità; un simbolo di speranza, ottimismo e buona fortuna per i 12 mesi futuri.  

La leggenda del calicanto 

Un piccolo pettirosso vagava sfinito dal gelo invernale, chiese riparo agli alberi ma tutti lo scacciarono, tutti tranne il calicanto; quest’ultimo lo accolse scaldandolo con le sue ultime foglie, e per premiare tale gesto Dio fece cadere sull’arbusto una pioggia di stelle profumate che divennero i suoi fiori invernali.

Leggende cristiane:

La leggenda di Betlemme: la notte della nascita di Gesù, un pettirosso completamente grigio si rifugiò nella stalla mentre tutti dormivano; ma il pettirosso si accorse che il fuoco stava per spegnersi, e allora si avvicinò alle braci e si mise a sbattere le ali per ravvivare il fuoco. In una versione il pettirosso si bruciò le piume acquisendo dal quel sacrificio il colore rosso che porta oggi, che ricorda il fuoco della natività; in un’altra fu Gesù bambino a donargli il colore rosso il mattino seguente, per ringraziarlo per la sua premura e il suo amore.

La leggenda del Golgota: ci sono 3 versioni di questa leggenda. La prima narra che un pettirosso vedendo Gesù sofferente sul Golgota, cercò di alleviare il suo dolore strappando le spine dalla sua corona; nel compiere questo atto di compassione, una goccia del sangue di Cristo macchiò indelebilmente il petto dell’uccellino, donandogli il suo caratteristico piumaggio. Nella seconda un pettirosso si trovava sul Golgota, e vedendo un uomo crocifisso cercò di liberarlo dalla corona di spine che portava sulla testa; nel tentativo si macchiò il petto con il sangue dell’uomo, l’uomo era Gesù Cristo che decise di lasciargli quel segno rosso, affinché tutti gli uomini potessero riconoscere da lontano quella creatura così generosa. Nella terza si racconta che quando il Signore creò il pettirosso lo fece senza il suo caratteristico petto rosso; l’uccellino non capiva perché portasse quel nome, visto che non c’era il rosso sulle sue piume. Più volte chiese al Signore una spiegazione, ma tutte le volte il Signore gli rispose “un giorno capirai perché“; il pettirosso soffriva per la sua condizione, guardava con ammirazione gli altri uccelli e in ciascuno trovava le qualità che lui non possedeva. Le aquile erano forti e fiere, i pappagalli avevano mille colori, i gabbiani bianchi come la neve e la spuma, lui invece era piccolo e smorto. Mentre si crucciava per questi pensieri, il pettirosso capitò dalle parti del Golgota, e vide all’orizzonte tre uomini crocifissi: “povere creature” sospirò il pettirosso che aveva un cuore d’oro; senza curarsi dei soldati volò sopra le croci per vedere se poteva alleviare le sofferenze dei tre condannati. L’uomo al centro aveva una corona di spine che gli graffiavano il volto e lo facevano sanguinare: era Gesù, ma il pettirosso non poteva saperlo e pieno di compassione volle aiutarlo, tolse una spina dopo l’altra e, nel togliere l’ultima, si procurò una ferita e un fiotto di sangue uscì da quella tingendo di rosso il petto dell’uccellino; il pettirosso volò al fiume per lavarsi, ma la macchia rossa rimase; in segno del suo coraggio e della sua compassione, un delizioso piumaggio rosso gli fu donato, e potè volare felice con le altre creature del cielo.

Simbolo per eccellenza di rinascita e speranza, il pettirosso è uno dei pochi uccelli che continua a cantare e a resistere durante il freddo più rigido rappresentando la vita che non si arrende; coraggioso, aggraziato, e con una bontà infinita, il pettirosso rimane senza dubbio una delle creature più belle e amate del nostro pianeta.

Vuoi leggere gli altri capitoli de “Lo Stormo”? Allora pigia qui!!!

Vuoi visionare un contenuto video che parla di volatili? Allora premi qui!!!

Vuoi vedere l’altra rubrica del nostro Vicedirettore? Allora clicca qui!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

Scopri di più →

GO TO TOP