L’uomo dei cerchi azzurri – Un noir particolare

DI ORIANA FERRAGINA

L’uomo dei cerchi azzurri” è un romanzo poliziesco del genere noir, pubblicato in Francia nel 1991 e in Italia da Einaudi nel 2007 e scritto da Fred Vargas, pseudonimo della scrittrice francese Frédérique Audouin-Rouzeau.

Il romanzo è il primo in cui appare uno dei personaggi ricorrenti della Vargas, ovvero Jean-Baptiste Adamsberg, impegnato nel suo caso d’esordio dopo essere diventato commissario del 5° arrondissement di Parigi; all’inizio sembra lunatico e strambo quando chiede al suo vice Danglard di cominciare ad indagare su questo specifico caso, ovvero sulla misteriosa presenza di cerchi azzurri di gesso che da più di quattro mesi compaiono per tutta Parigi e che circondano oggetti vari lasciati per strada. Un’altra stranezza è la scritta che accompagna i cerchi sul bordo esterno: “Victor, malasorte, il domani è alle porte”. Danglard, in principio scettico, si deve ricredere quando, poche settimane dopo che Adamsberg lo incarica di scattargli delle foto decenti per analizzare uno dei famosi cerchi azzurri, appare il cadavere di una donna sgozzata in mezzo ad uno dei suddetti cerchi, ragione per cui ha inizio ufficialmente l’indagine di polizia.

Il romanzo è particolare per vari motivi, in primis il momento in cui appare il primo cadavere; di solito, in un romanzo giallo o noir che sia, il cadavere appare nei primi capitoli del libro o, in altri casi, il romanzo parte già in medias res, con il commissario, detective, giornalista o chiunque sia il protagonista della storia che viene chiamato sulla scena del delitto per analizzarla e iniziare ad indagare (quando non è lo stesso protagonista che trova il cadavere, come succede molto spesso nella serie “Detective Conan); qui, invece, il primo cadavere appare solo dopo una decina di capitoli, dando l’impressione al lettore che il libro non riguardi un caso di omicidio ma quello di un maniaco sciroccato che si diverte a disegnare cerchi azzurri intorno a tappi di bottiglia, spille che dichiarano il loro amore per Elvis e così discorrendo. E anche dopo che appare il primo cadavere, dobbiamo superare la metà del libro per trovare il secondo, portandoci a credere che questa non sia un’indagine su un omicida seriale ma su un semplice omicidio, nonostante quanto dica lo stesso protagonista del libro tra le pagine del romanzo, che afferma che l’uomo dei cerchi “trasuda malvagità” e che “degenererà molto presto”. Comunque, nella seconda parte del romanzo le cose si velocizzano dal punto di vista delle indagini di polizia, fino a portare ad una soluzione che lascerà molti basiti per quanto sia semplice, ma al contempo geniale; o, almeno, l’autrice è riuscita a fregare me, che avevo iniziato a sospettare di un personaggio e alla fine ho scoperto di avere sia ragione che torto. Aspetto particolare della risoluzione del caso: il movente dell’assassino viene relegato alle ultime due pagine del romanzo, in un paragrafetto di circa metà pagina in totale, in una telefonata frettolosa fatta da Adamsberg a Danglard, che lo informa solamente che passerà la notte a Lille, cittadina vicina a Parigi, e che quindi non tornerà in commissariato per finire l’interrogatorio all’omicida che sono riusciti, alla fine, a catturare.

Un’altra particolarità di questo romanzo riguarda lo stile filosofico adottato dalla Vargas: come il suo protagonista, il libro parte lento, prendendosi tutti i suoi tempi e facendoci girare in lungo e in largo per la nostra mente come Adamsberg gira in lungo e in largo per Parigi, nelle sue lunghe passeggiate, l’unica azione che permette al commissario di pensare e mettere ordine nella sua testa (e questo lo afferma lui stesso nel romanzo); e non sono solo i pensieri stravaganti e disordinati del protagonista ad accompagnarci saldamente per la prima metà del romanzo. Ci sono anche le persone particolari che il commissario incontra nella sua ricerca dell’uomo dai cerchi azzurri: da uno psicologo che si è appassionato al caso dai giornali ma che si scopre non essere all’altezza della sua fama (parole di Adamsberg), ad un’oceanografa alquanto bizzarra che, quando non fa ricerche sui pesci, adora pedinare le persone per le strade di Parigi e prendere appunti su di loro. Insomma, non è solo Jean-Baptiste Adamsberg ad essere un personaggio atipico e particolare, in questo romanzo della Vargas: lo sono un po’ tutti, nella maniera in cui la scrittrice è riuscita a caratterizzare talmente a fondo i propri personaggi da renderli vivi anche solo descrivendo i loro tic più strambi e inaspettati.

Un’altra curiosità, questa sul nome di Jean-Baptiste Adamsberg: tradotto in italiano, il commissario si chiamerebbe Giovanni Battista della Montagna di Adamo.

In sintesi, nonostante abbia fatto un po’ più fatica di quanto mi aspettassi quando ho iniziato il libro, prefigurandomi di leggere, comunque, un normale romanzo noir, devo ammettere che il libro della Vargas mi è piaciuto molto, trovandomi a rimuginare su tante cose che appaiono nel libro e che mi hanno spinto a riflettere molto anche su me stessa; e perciò devo ringraziare di nuovo la mia amica Eleonora, visto che è stata lei a regalarmi anche questo libro per Natale, oltre a quello di Perissinotto di cui avevo già scritto la recensione.

(Immagine tratta dallo sceneggiato televisivo francese ispirata al romanzo)

E adesso, passiamo alla scrittrice: data di nascita, vita, curiosità, insomma, le generalità.

Frédérique Audouin-Rouzeau è nata a Parigi il 7 giugno 1957 da madre chimica e padre scrittore surrealista. Ha una sorella gemella pittrice contemporanea, Joëlle, nota con il diminutivo Jo, da cui ha preso il cognome del suo pseudonimo, Vargas, con cui la sorella si firma nelle sue opere e che ha acquisito, a sua volta, dal personaggio interpretato da Ava Gardner nel film “La contessa scalza”; Fred è il diminutivo del suo nome. Ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), è anche un esperta di medievistica, come uno dei suoi personaggi ricorrenti: Marc Vandoosler, colf di giorno e medievista di notte, noto anche con il nome di san Marco, uno dei tre evangelisti nella serie de “I Tre Evangelisti” (appunto).

Ha iniziato a scrivere nel 1985 e impiega esattamente 21 giorni a scrivere la prima stesura dei suoi romanzi, che coincide con il periodo di vacanza che la Vargas si concede ogni anno. Durante le vacanze di Natale e Pasqua revisiona il testo che ha scritto insieme al suo editor prediletto, ossia sua sorella gemella Jo Vargas.

Dal 1992 ha iniziato a scrivere un libro all’anno, viene tradotta in 22 lingue e viene considerata, come scrittrice, l’anti-Patricia Cornwell dei romanzi gialli.

I suoi romanzi noir hanno uno stile definito nocturne ed è lei stessa che ha inventato il sottogenere del poliziesco-poetico: il lettore si immerge, con i suoi romanzi, nel mondo onirico dell’infanzia, in quelle notti in cui si giocava a farsi venir paura; dopotutto, nei suoi nocturne, la Vargas non mette troppe scene di sangue e sesso, limitandosi a descrivere in poche righe quello che le serve per la scena del crimine e per far continuare le elucubrazioni dei suoi personaggi, intenti a riflettere su quello che sta accadendo intorno a loro.

Fred Vargas ha, inoltre, avuto un ruolo importante nella campagna di difesa di Cesare Battisti, il noto terrorista italiano che per decenni è sfuggito alle autorità italiane per i crimini commessi durante gli anni di piombo e che gli hanno valso l’ergastolo, scrivendo anche un libro che spiega il suo legame con Battisti: “La Vérité sur Cesare Battisti” (2004, mai pubblicato in Italia). Nonostante Battisti, estradato nel 2019 dal Brasile prima in Francia e poi in Italia, dopo 34 anni di latitanza, abbia confessato davanti ai magistrati italiani i quattro omicidi che ha commesso, la Vargas afferma quanto dichiarato in precedenza e continua a perorare l’innocenza di Battisti.

Curiosità sull’autrice: ha passato cinque anni ha studiare i meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all’uomo e si è cimentata per una decina di anni nello studio della musica, senza, però, alcun successo in questo campo artistico.

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