DI SARA MORENA

Buon pomeriggio a tutti. Benvenuti a questo primo appuntamento con questo nuovo percorso, con questa nuova rubrica sabbatica, dove ci dedicheremo sempre al mondo dell’animazione, ma questa volta dall’America disneyana attraversiamo l’Oceano Pacifico e ci spostiamo in Giappone. Da oggi dedicheremo ogni sabato ad ogni film realizzato dal più grande regista dell’animazione nipponica, da una grande personalità del mondo del cinema, Hayao Miyazaki. Due sabati or sono abbiamo dedicato due parole al maestro parlando dei due capolavori cinematografici incentrati su Lupin III, ma da oggi ci occupiamo pienamente degli universi miyazakiani e dello Studio Ghibli. Quest’ultima è la casa di produzione che dagli occidentali è considerata come la Disney giapponese, ma a Miyazaki non piace questo paragone. È fuor di dubbio che il mondo Ghibli è un mondo animato che ha dato vita a tanti sogni come ha fatto la casa americana, ma effettivamente è ben diversa la realtà dentro e fuori di essa. Prima di diventare regista di film, Miyazaki iniziò come animatore, collaborando nella produzione di serie animate, fra cui la già citata Lupin III, ideò la serie diretta da Hideaki Anno, Nadia – Il mistero della pietra azzurra e condusse la regia di Conan il ragazzo del futuro e Il fiuto di Sherlock Holmes. Egli però mirava a creare dei film, poiché l’estensione di un film garantiva un maggiore investimento per realizzare un’animazione più curata e dato che Miyazaki è sempre stato una persona meticolosa e attenta ai particolari, produrre film era il punto più alto della sua aspirazione.

Detto ciò, possiamo iniziare con il primo film, un lungometraggio di due ore del 1984, Nausicaä della Valle del vento. Quando sentiamo il nome Nausicaä, noi occidentali non possiamo fare a meno di pensare alla principessa dei Feaci dell’Odissea di Omero, che salvò Ulisse dal naufragio e se ne innamorò. La Nausicaä di Miyazaki è del tutto diversa, e tutt’altro personaggio, eppure di fatto il maestro s’ispirò alla principessa omerica per dare il nome alla sua protagonista, rimasto colpito dalla descrizione di essa che trovò in un dizionario sulla mitologia greca. Ma questo non fu l’unico spunto per il regista. Egli trasse ispirazione anche da una principessa di una leggenda giapponese che era affascinata dagli insetti. Mettendo insieme le caratteristiche delle due principesse, Miyazaki diede vita ad un’eroina di un mondo postapocalittico, dove la Terra, in seguito ad una grande catastrofe di 1000 anni fa, è diventata quasi del tutto inabitabile per la razza umana. Molte terre sono state inghiottite dal Mar Marcio, una giungla tossica di alberi che emettono miasmi abitata da insetti giganti. Fra di essi spiccano gli Ohmu, degli enormi vermi con tanti occhi, che sono letteralmente i padroni del Mar Marcio e ne custodiscono i segreti. In questo mondo vive Nausicaä, l’ultima erede rimasta in vita di Jihl, il re della Valle del vento, dotata di uno spirito avventuroso, con una conoscenza profonda degli insetti e del Mar Marcio, e dotata di una forte empatia grazie alla quale riesce a comunicare con tutti, persino con gli animali e le piante. Armata di queste capacità, la giovane principessa si ritrova coinvolta in una missione che dovrebbe salvare l’umanità dall’estinzione e trovare la cura per purificare la Terra dall’inquinamento.

Il personaggio di Nausicaä è stato oggetto di dibattiti fra gli intellettuali e i critici. Alcuni hanno sostenuto che Miyazaki l’abbia resa troppo perfetta, perché la ragazza sembra possedere una natura impeccabile, soprattutto nel film. Viene maggiormente approfondita nel manga. Nausicaä è una femmina archetipica, possiede un animo puro, eppure è anche molto intelligente e dispone di risorse che molte volte nella storia sono state comunemente attribuite agli uomini. Eppure la protagonista miyazakiana ha il candore di Biancaneve, la gentilezza di Cenerentola, l’intelligenza di Belle, lo spirito combattivo di Mulan e l’animo da esploratrice di Moana (in Europa censurata come Vaiana per non confonderla con l’omonima star del cinema a luci rosse). Le donne miyazakiane sono uno dei primi aspetti che definiscono le differenze con la Disney. Prima del 1989, quando uscì La Sirenetta, le donne disneyane trovavano la loro salvezza solo attraverso l’amore. Ma le donne dei film ghibli, pur avendo un modo tradizionale di essere femmine, sono fin dal principio donne forti, che trovano da sole la loro salvezza. La figura maschile che le affianca non è il loro salvatore, ma piuttosto un compagno che le aiuta a portare a compimento i loro obiettivi. Così tante qualità messe insieme in una ragazza era cosa rara nei tempi di uscita del film, soprattutto in Giappone, e sembrano fare di Nausicaä una specie di santona. Ed infatti sembra che il regista volesse renderla tale, poiché le vicende della sua storia la dipingono come una Messia.

Alla fine del film la principessa, per salvare la Valle del vento da un branco di Ohmu inferociti, restituisce ai vermi il loro piccolo usato come esca da una fazione nemica. Ma nel farlo sacrifica sé stessa, lasciandosi investire dagli Ohmu. Questi, dopo essersi placati e compresa la bontà delle azioni della ragazza, la resuscitano. Proprio in quel momento la storia giunge al suo apice, poiché l’avvenimento rivela il compiersi di un’antica profezia, secondo la quale sarebbe giunta una persona che avrebbe condotto il mondo alla sua salvezza. Quella persona è la stessa Nausicaä. Il suo è un sacrificio paragonabile a quello di Gesù, a cui segue la resurrezione. La protagonista è guidata da un amore incondizionato per ogni essere vivente, un amore cristiano, per il quale dà prova di un coraggio immenso e di essere disposta a offrire tutta sé stessa per salvare l’umanità, riallacciando il suo legame con la Madre Terra e liberandola dal peccato di averla contaminata. Ma l’empatia della ragazza la porta a raggiungere una tale sintonia con la natura che essa finisce per diventare qualcosa che va oltre il ruolo di salvatrice, oltre la dimensione e la comprensione umana, ponendola a metà tra l’uomo e la natura, come fosse una sciamana. È così che la descrive la scrittrice Susan Napier nel suo libro MondoMiyazaki. Una vita nell’arte.

Nausicaä della Valle del vento è stato realizzato non soltanto come film, ma anche come manga, attualmente di sette volumi, iniziato nel 1982. Gli eventi del cartaceo si spingono molto più in là di dove arriva il film. L’opera cinematografica esalta la visione messianica di Nausicaä, ma il manga scava più a fondo e assume dei toni molto più drammatici e meno ottimisti. La storia di Nausicaä è iniziata come fumetto, ma dopo i primi due volumi si fece strada l’idea di farne un film. Esso ricopre infatti questi primi due volumi, e i tomi seguenti furono completati intorno al 1994. Leggendo il manga comprendiamo fin dalle prime pagine che gli eventi sono meno edulcorati. Malgrado la principessa sia molto amata dal suo popolo, il padre, per quanto ne riconosca le qualità, sostiene che se la figlia fosse stata maschio la sua felicità e il suo orgoglio sarebbero completi, e non esita ad essere severo quando la figlia si dimostra troppo compassionevole in battaglia. È proprio nel manga che Nausicaä, col proseguire degli eventi, diventa una sorta di sciamana. Nel perseguire i suoi scopi, la protagonista incontra sempre più ostilità, fronteggiando un mondo pervaso da guerra e distruzione, un mondo che sembra non avere speranza, perché gli umani pensano soltanto ai loro profitti e stanno distruggendo il pianeta, il quale reagisce con rabbia alla stoltezza umana. Nonostante tutto Nausicaä dimostra anche di avere un lato umano, fatto di fragilità. La principessa ha paura di sé stessa, perché teme che, a causa della sua profonda comprensione, l’odio che infesta il mondo la possa travolgere e indurla a farsi del male, o a farlo agli altri.

Ad avere un ruolo rilevante sono anche i temi che vengono trattati. Fra di essi ci sono i valori ecologisti, per i quali il film ha ricevuto l’approvazione del WWF. Per i giapponesi è sempre stato importante il rispetto per la natura. Secondo l’uomo giapponese la natura non è qualcosa che va domato, ma qualcosa con cui l’uomo può vivere fianco a fianco. Aderendo a questa visione, Miyazaki caratterizza la Valle del vento come un’utopia rurale, dove la popolazione vive protetta da un bosco che la ripara dalle spore del Mar Marcio, trasportate dal vento. Il vento è anche fonte di energia per la Valle, generata attraverso i mulini, ed è venerato come una divinità. La divinizzazione della natura è un altro aspetto importante nella cultura giapponese, derivata dai culti autoctoni che oggi vengono identificati con lo scintoismo. L’energia eolica dei mulini della Valle del vento è anche prova del favore di Miyazaki per le fonti rinnovabili. Il Mar Marcio, nonostante sia una foresta velenosa, è una dimostrazione dell’importanza del rispetto per la natura, dato che la sua esistenza è fondamentale per ristabilire l’equilibrio naturale che può garantire la sopravvivenza dell’uomo. La distruzione del Mar Marcio equivale quindi alla distruzione di una preziosa fonte, ed è simbolo del fatto che la natura trova sempre il modo di aggiustarsi, del fatto che anche se la vita viene distrutta, essa trova sempre il modo di rinascere.

Non di minor conto sono i temi politici. Oltre alla Valle del vento esistono altri Paesi e nazioni, grandi e piccole, abitate da esseri umani, fra le quali l’alleata Tolmekia, Pejite, l’impero di Dorok e persino tribù che abitano il Mar Marcio. Fra di esse esiste un equilibrio precario, poiché ognuna cerca delle soluzioni diverse presagendo l’estinzione della razza umana e l’estinzione del Mar Marcio. Le discordie nelle loro politiche inducono ad un conflitto in cui vengono implicate questioni di diversa natura, fra cui anche quella religiosa. Grazie all’elemento della religione, la trama assume dei caratteri molto mistici e presenta degli spunti molto filosofici, per cui bisogna saper leggere il manga con molta attenzione, se si considera anche che Miyazaki ha già di per sé un proprio registro linguistico, con il quale si esprime in modo diverso rispetto a molti animatori, e altrettanto lo fa anche quando realizza manga. Nausicaä si fa quindi carico di un compito gravoso, convinta di poter portare la pace nel mondo, ma per farlo deve scontrarsi con una realtà che non capisce il suo punto di vista e si ritrova lei stessa a macchiarsi le mani di sangue, divenendo cosciente di non poter sfuggire alla propria umana natura, di avere comunque dei limiti, per quanto la sua conoscenza si avvicini alla dimensione divina. Se il film offre una visione di speranza e di pacifica soluzione alla follia che pervade il mondo, il manga invece prosegue verso la disillusione, giungendo alla conclusione che la sola cosa che possiamo fare per fronteggiare questo mondo malato è continuare a vivere. Miyazaki, in ognuno dei suoi film, dimostra di elevarsi sempre di più verso questa consapevolezza, e il manga di Nausicaä racchiude in sé gran parte del cammino del regista.






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