DI ALBERTO GROMETTO
Cosa significa ideare un personaggio? Pensare a un Qualcuno che prima non esisteva e che adesso non solo esiste, ma si fregia di avere un nome, una data di nascita, dei genitori, una professione, in altre parole: una sua identità. Ma ancor più eccezionale: di avere dei pensieri propri!
Ma come fa un pensiero ad avere dei pensieri suoi?
Come fa un personaggio – che, ricordiamolo!, è diverso da una persona – che non esisteva se non sotto forma di pensiero, a cominciare ad esistere per tutti quelli che ne leggono le gesta o lo ammirano in sala oppure se lo ritrovano a teatro!?
Esistere significa pensare.
Lo diceva Cartesio: COGITO ERGO SUM. Cioè: Penso quindi sono. Un personaggio, per essere, pensa. E non è detto che i suoi pensieri debbano per forza essere quelli del suo autore.

Io dubito fortemente che Dostoevskij avesse l’idea che assassinare persone fosse cosa giusta, che era invece quello che aveva pensato il protagonista del suo «Delitto e castigo», il signor Rodion Romanovič Raskol’nikov. Allo stesso modo non credo proprio che Sir Arthur Conan Doyle fosse un “Napoleone del crimine” come il super villain e geniale acerrimo nemico del suo Sherlock Holmes, il cattivissimo e brillantissimo Professor James Moriarty. E sicuramente Carlo Collodi non riteneva fosse bello marinare la scuola e prendere in giro il proprio babbo, cosa che quel brighella malandrino del suo Pinocchio faceva in continuazione!
Eppure personaggi che la pensano diversamente dal proprio creatore esistono, e prosperano, e “pensano con la loro testa”. A volte fanno persino cose che il loro stesso autore non vorrebbe che facessero!
Quella che vi presento quest’oggi è una breve – brevissima! – intervista ad un personaggio in fase nascente, ma che poi non è nato. Che stava però per nascere. Come se mi fossi ritrovato ad intervistare un’ispirazione nella fase in cui passa dalla vita immaginifica a quella reale diventando autentica.

Perché, fondamentalmente, l’Eterna Contraddizione delle Storie che narriamo è la seguente:
La Storia, il racconto, la narrazione batte sempre la Vita Vera, ed è migliore della Vita Vera. Ma tutte le Storie, per esistere, hanno bisogno della Vita Vera. Non possono prescindere dalla Vita Vera. Senza Vita Vera, non v’è Storia. Ogni autore racconta la sua Vita quando racconta una Storia. Tutti gli autori sono così. Poi possono camuffare quanto vogliono, nascondere e nascondersi, inventarsi fatti e date e luoghi e nomi e numeri di sana pianta. Ma se quella Storia sarà vera e autentica, è perché avrà dentro di sé la Vita Vera e Autentica. Perché alla fine si racconta quello che si conosce meglio, ognuno di Noi: la nostra Vita.
Decisi quindi di provare a fare il percorso che tante volte percorsi, ma nell’ordine inverso: non attendere che dalla Vita Vera un’ispirazione si facesse avanti, mi venisse incontro e mi entrasse in testa in qualità di personaggio pensante per uscirne fuori e camminare con le proprie gambe. Ma giacché avevo assoluto urgente bisogno di scrivere qualcosa per il mio Augusto Editoriale, scelsi di andare da una persona a me infinitamente cara, chiederle di farsi intervistare e di rispondere così, senza pensare, fornendo risposte casuali, e anzi fingendo di essere qualcuno che non era!
“Ma chi dovrei essere?”. “Chi vuoi: tu rispondi così, senza manco rifletterci! Le mie stesse domande saranno ridicolaggini assurde che ti farò così, tanto per chiedere qualcosa!”. Non sapevo bene quale fosse il mio reale obiettivo, forse volevo semplicemente cazzeggiare non sapendo che pesci pigliare con questo maledetto Augusto Editoriale! O forse volevo parlare e parlare e parlare ancora – insensatamente – con questa persona fino a quando qualcosa non m’avrebbe stregato, e quella cosa sarebbe stata l’ispirazione! Che è la fiamma da cui nascono i personaggi.

Eccovi il risultato:
IO= Siamo qui quest’oggi con un intervistato che per il momento preferisce rimanere anonimo/anonima/X/quel che vi pare! Iniziamo con una domanda, una domanda netta, precisa, chiara, identificativa. Intervistato: ma se tu dovessi scegliere tra [DISSI LA PRIMA STRONZATA CHE MI VENNE IN MENTE]… salvare un cucciolo di cane dalmata e salvare un’anziana quaglia, cosa sceglieresti ?
BOH= Un’anziana quaglia.
IO [CI RIMASI SECCO, NON CAPII, EBBE IL MIO INTERESSE]= Perché?
BOH= Ci sono troppe quaglie che muoiono per essere mangiate.
IO= Ma il giovane cucciolo dalmata innanzitutto è giovane, avrebbe tutta una vita davanti a sé, perché scegliere l’anziana quaglia?
BOH= Così che le quaglie possano essere di più e… più vendibili.
IO= Ma è anziana, la quaglia!
BOH= Però farà dei figli.
IO= Non è detto!
BOH= Magari è buona.
IO= Allora tanto vale che muoia, se è buona da mangiare! [CI PENSO UN SECONDO] Ah no, tu dicevi “buona” a livello etico-morale?
BOH= Sì.
IO= Ma magari anche il cucciolo di cane dalmata!
BOH= Ma seguendo la mia tesi, è più facile fare un ripopolamento di una quaglia che fare un ripopolamento di un cane dalmata. Perché se tu ci pensi cani dalmata già ce ne sono, se invece stiamo a guardare da un punto di vista etico e da un punto di vista agroalimentare del settore alberghiero e ristorativo, le quaglie vengono selezionate principalmente per la somministrazione di un pasto soprattutto nelle cucine con una o più Stelle Michelin.
IO [CONTINUANDO A NON CAPIRE, SPECIE QUEST’ULTIMO DISCORSO]= Ma quella quaglia… è anziana!
BOH= Ma perché salvare un cane cucciolo ché… ce ne son di più?!
IO= Perché ha più anni davanti a sé rispetto alla quaglia?
BOH= Ho capito, ma la mia opinione è che così abbiamo un ripopolamento delle quaglie.
IO= Anche se si tratta di una quaglia anziana?!
BOH= Sì! Magari non farà figli, ma potrà essere una madre, potrà seguire i suoi figli che un giorno faranno altri figli e quindi questi figli non verranno abbandonati. Magari sono piccoli, magari li sta ancora nutrendo!
C’ERA UN CHE DI AFFASCINANTE IN QUESTO INDIVIDUO CHE SI OSTINAVA A PREFERIRE SALVARE UN’ANZIANA QUAGLIA ANZICHÉ UN CUCCIOLO DI CANE DALMATA, LÀ DOVE SON CONVINTO CHE QUASI CHIUNQUE ALTRO AVREBBE FATTO LA SCELTA OPPOSTA. E NON CAPIVO IL PERCHÉ. COSÌ VOLLI CERCARMELO IO, IL PERCHÉ. PERCHÉ DOVEVA ESSERCI UN PERCHÉ. PER ME NON POTEVA CHE ESSERCI. E COSÌ? COSÌ COMINCIAI A SCAZZARE D’IMPROVVISO E A IMMAGINARMI CHISSÀ COSA…
IO= E questa è la spiegazione, diciamo, razionale… ma la Verità è che c’è qualcosa di più. Sento che c’è qualcosa di più! C’è un motivo più profondo in qualche modo, un motivo che trascende la psicologia, che trascende le stesse parole e che ha a che fare coi sentimenti e le emozioni. Intervistato, chiunque tu sia: PERCHÉ TRA UN CUCCIOLO DI DALMATA E UN’ANZIANA QUAGLIA, MA VERAMENTE, TU… LA TUA PERSONA… SALVEREBBE L’ANZIANA QUAGLIA?
BOH [NON SAPENDO DAVVERO CHE DIAVOLO DIRE]= E…
Silenzio.


Fu in quel momento che stoppai l’intervista. Perché non mi serviva più. Ero arrivato al punto! Mi si guardò come si guarda ai pazzi, ma tutti gli autori sono pazzi del resto! Ero arrivato al punto. Lì, di fronte a quel fatto – una tizia stramba o un tizio bislacco che faceva una scelta per me opinabile e contraddittoria e inspiegabile – io iniziai a cercarmi la mia spiegazione, il motivo, il perché. E mi fermai prima di averlo trovato, perché mi ero riproposto d’intervistare un personaggio in fase nascente, un’ispirazione nel momento del passaggio fra Reale e Fantastico (Mondi non poi così dissimili fra loro…), una Storia nel momento della sua sgorgante alba luminosa. Prima che il Racconto nascesse.
Ecco perché esistono le Storie, nascono i Personaggi, ci raccontiamo quel che ci raccontiamo! Perché vogliamo portare un Senso là dove un Senso manco esiste. Perché dinanzi all’Inspiegabile, Noi vogliamo poterci spiegare. Perché se il Significato non ci appare, piuttosto che accettare che magari non c’è, decidiamo di crearcene uno Noi. È così che nascono i Personaggi, che non la devono pensare come noi, che hanno i loro pensieri, affinché tutti in questo Mondo possano averci a che fare e non solo Noi. La Vita Vera ci tocca. Ed è da quel tocco che i nostri Personaggi cominciano ad esistere. Ed esistono grazie a Noi. Ma sono altro rispetto a Noi. Migliori di Noi. E devono poter essere pensati da Tutti. Per questo possono pensarla a modo loro.
In apertura di questo pezzo, avevo detto che i Personaggi non sono Persone e che le Persone non sono Personaggi. Ma adesso non riesco proprio a ricordarmene il perché. Non riesco a vedere la differenza.
Questa è stata l’Augusta Intervista ad un personaggio in fase nascente! Forse volevo solo spiegarmi qualcosa. O forse, più semplicemente, non avevo un cazzo da dire e mi son dovuto inventare una stronzata a questo giro! Ma tutto quel che ci raccontiamo – libri e film e spettacoli teatrali – se ci pensate un secondino, è una stronzata. Le nostre Storie sono stronzate. E non esistono stronzate meno stronzate e più serie di queste. Le stronzate per cui i nostri personaggi vivono. Per cui Noi viviamo.


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