NON UN PROFUMO DI MENO

DI LUCA ELETTRICO

Oggi vi racconterò cosa mi è capitato un po’ di tempo fa. Poteva essere un episodio trascurabile, invece ha provocato in me una cascata di riflessioni e pensieri (come mio solito). Quindi ho deciso di non “sprecare” questo immane sforzo mentale cui la mia mente mi ha sottoposto… e lo condividerò con voi, cari lettori!

Mi trovavo nel mio abituale luogo di lavoro (perché sì, il dottorato di ricerca è a tutti gli effetti una forma di lavoro), quando una persona mi si avvicina e rivolge la seguente domanda: “Chi si è messo questo profumo? Strano, perché è un profumo da donna, ma in questa zona non stanno sedute ragazze…”. Questa sua riflessione ha suscitato in me un interrogativo esistenziale. Effettivamente, c’ero solo io lì nei dintorni. Eppure, prima di uscire di casa mi ero spruzzato un po’ del mio nuovo profumo appena acquistato, che – giuro – mi era stato venduto come profumo da uomo, o al massimo unisex. Una cosa, però, era certa: a me quel profumo piaceva, quindi non vedevo perché non avrei potuto utilizzarlo sul mio corpo… 

Cosa aveva spinto il mio interlocutore a sottolineare questa distinzione tra maschi e femmine? Perché aveva sentito la necessità di esprimere il proprio disappunto nel non vedere davanti ai suoi occhi il tipo di persona che si sarebbe aspettato, basandosi solo sul senso dell’olfatto?

Ancor prima di provare a rispondere a quesiti tanto profondi, bisognerebbe porsi una domanda più generale: esiste davvero un profumo da maschi e uno da femmine, o si tratta solo di un costrutto socio-culturale? E se fosse vero, quali sono le basi biologiche di questa differenza? Non ne sapevo abbastanza, non avevo una risposta pronta. Quindi mi sono messo alla ricerca delle soluzioni proposte dalla scienza finora, quasi come se fossi un cavaliere medievale in viaggio verso il Sacro Graal. Ho attraversato gli impervi sentieri del web, scansando innumerevoli fake news, fino a maturare la conclusione che sto per raccontarvi.

(Eccolo, il Sacro Graal!)

Prima di iniziare, una precisazione dovuta: in questo articolo mi riferirò sempre a due soli sessi biologici, quello maschile e quello femminile. Le ragioni sono molteplici, ve le riporto qui di seguito. Innanzitutto, la maggior parte degli studi passati, da cui ho preso spunto per approfondire l’argomento, hanno utilizzato queste due uniche categorie. Inoltre, in natura il mondo animale presenta una chiara dicotomia a livello anatomico e fisiologico tra maschio e femmina (con alcune eccezioni), perciò ho ritenuto più rilevante – esclusivamente ai fini della nostra riflessione – mantenere questa suddivisione binaria. C’è anche una ragione di semplicità dietro tale scelta: proporre due casi opposti semplifica la spiegazione, pur riconoscendone i limiti (ho già avuto modo di esprimere il mio parere sulla tendenza umana a categorizzare la realtà nel mio precedente articolo, che vi invito a recuperare). Pertanto, so che voi, lettori pazienti, sarete benevoli con la mia scelta. Ciononostante, ritengo che per il futuro sarà necessario, oltre che interessante, che il mondo della ricerca in questo campo si dedichi anche a identificare eventuali differenze non solo sulla base del sesso biologico ma anche dell’identità di genere. Ma proviamo ad adattarci, limitatamente a questo nostro breve viaggio nel mondo dei profumi, al sistema binario maschio-femmina.

Partiamo dalle basi. Come funziona il senso dell’olfatto negli esseri umani? Esistono differenze tra maschi e femmine? E negli altri animali? Il biologo che è in me è pronto a farvi un riassunto dei concetti fondamentali. Ecco a voi l’ABC dell’olfatto!

Anzitutto, facciamo un po’ di chiarezza nelle parole: c’è differenza tra profumo, puzza e odore? E che cosa significano esattamente i termini aroma, fragranza, essenza? Vocabolario alla mano (grazie Wikipedia), vi riporto le definizioni attualmente ritenute valide [1]. Odore è il termine generico, senza accezione positiva o negativa. Si può quindi avere un odore buono, gradevole (profumo); oppure un odore cattivo e sgradevole (puzza). Fino a qui tutto bene. Il mondo cosmetico predilige il termine fragranza per indicare un profumo piacevole e delicato, che si dirà essenza se estratto da fiori o piante; mentre aroma è la parola impiegata dall’industria alimentare (il mentolo, per esempio, è un ‘aroma’ in questo senso). In generale, però, questi termini si trovano spesso usati in modo intercambiabile: ciò che più conta è la bontà o meno di quello che annusiamo.

Ma veniamo ora alla parte biologica di questo mistico senso che ci permette di annusare [2]. Che cos’è l’olfatto? E come funziona? Per cominciare, ci tornerà utile una suddivisione dei nostri sensi in base al tipo di stimolo che sono in grado di percepire. Avremo quindi i sensi meccanici, come l’udito e il tatto, che ci permettono di riconoscere e interpretare stimoli quali le vibrazioni e le pressioni. E dall’altro lato i sensi chimici, come gusto e olfatto, che si basano sulla percezione di piccole molecole portatrici di sapori e odori. In che senso? Vuol dire che gli odori sono fatti da minuscole particelle sparse nell’aria? Proprio così, una molecola è definita odorosa se è volatile a temperatura ambiente. Il profumo vola! Vola dentro ai nostri nasi… E poi? Sale fino al cervello? Come ci arriva? Il meccanismo di base di tutti i nostri organi sensoriali prevede che lo stimolo proveniente dal mondo esterno venga trasformato in un impulso elettrico, che si sposterà poi attraverso i neuroni fino a raggiungere il cervello. Anche nel caso dell’olfatto, siamo dotati di neuroni specializzati nel percepire gli odori: i neuroni olfattivi. Queste speciali cellule nervose sono localizzate nella volta della cavità nasale, in particolare nella zona chiamata epitelio olfattivo. Questo strato di rivestimento del naso è ricoperto di muco: la sostanza viscida necessaria per rallentare la corsa delle molecole odorose e permettere ai neuroni olfattivi di scansionarle una ad una. Infatti, questi neuroni possiedono delle estremità ramificate, dette ciglia olfattive, che sporgono nel naso mettendo in mostra dei microscopici recettori olfattivi. Questi ultimi sono paragonabili a piccolissime serrature che si incastrano perfettamente solo con specifiche sostanze odorose. In altre parole, ognuno di questi recettori può ricevere uno stimolo da un numero limitato di odori. Inoltre, ogni neurone olfattivo esprime un solo tipo di recettore. Può sembrare un sistema limitato, ma ogni naso possiede numerosissimi neuroni olfattivi. Così facendo, il nostro senso dell’olfatto può decodificare le più varie sfumature di odori, tramite la combinazione di centinaia di neuroni che si attivano contemporaneamente. É un po’ come con le lettere dell’alfabeto: si possono mescolare in vari modi per dare origine ad infinite parole. Lo stesso vale per gli odori. Ma da quante “lettere” è composto il nostro arsenale di recettori olfattivi? Cioè, quanti tipi di odori di base possiamo distinguere? La scienza lo ha scoperto piuttosto recentemente, infatti i ricercatori che hanno lavorato in questo ambito sono stati insigniti del premio Nobel solo nel 2004. Sono loro, Linda Buck e Richard Axel, che scoprirono che circa il 5% del nostro patrimonio genetico è deputato alle informazioni per costruire questi recettori dell’olfatto. In tutto si contano intorno ai 1000 geni, di cui però noi sfruttiamo solo una parte (tra i 300 e i 400). Pensate, cari lettori, ad un futuro in cui venisse sbloccato questo nostro potenziale nascosto, esseri umani “super annusatori” che possono sentire molti più odori! Certo, acquistare una nuova colonia per Natale diventerebbe un lavoro assai complicato… Ma è tutto un gioco di fantasia, per ora!

(Richard Axel e Linda Buck nel momento in cui vennero insigniti del Premio Nobel)

Fermiamoci un secondo, è il momento di una curiosità: visto quello che abbiamo detto sul muco, riuscite a capire il motivo per cui quando siamo raffreddati, e quindi produciamo più muco, perdiamo temporaneamente l’olfatto? Le molecole odorose si impantanano in questo eccessivo strato viscoso e non riescono a raggiungere la loro meta. Succede tutto per una ragione… in biologia, almeno. Mi sento generoso oggi, cari lettori, quindi ecco un’altra fragrante curiosità olfattiva: nell’essere umano, solo il 3% della cavità nasale è costituita da epitelio olfattivo. Tutto il resto del naso è deputato alla respirazione (per carità, è importante…). Se invece misurassimo la parte olfattiva nei roditori, come i topi, arriveremmo fino al 50% della cavità nasale. Una differenza notevole, che ci dimostra perché si dica che alcuni animali hanno l’olfatto più sviluppato del nostro. A dire il vero, animali come i roditori possiedono uno strumento aggiuntivo per annusare: si chiama organo vomero-nasale, è situato dentro il naso e serve principalmente a ricevere il segnale chimico dei feromoni. I feromoni sono sostanze odorose che possono viaggiare anche per diversi chilometri prima di raggiungere il loro bersaglio. Loro però hanno uno scopo ben preciso: servono per la riproduzione. Noi esseri umani ce l’abbiamo, l’organo vomero-nasale? Non è chiaro, forse ne è rimasto un pezzo ma non è più funzionante. Anche se, a pensarci bene, pure noi veniamo più o meno attratti dall’odore dei nostri partner… Quest’ultima informazione ci permette di riflettere in termini più generali sulla funzione primaria del senso dell’olfatto. E’ un sistema molto antico, comparso durante l’evoluzione della vita sulla Terra già in epoche primordiali, quando i primi batteri sguazzavano nel brodo primigenio. Questi microrganismi si muovevano nell’ambiente alla ricerca di cibo e dei loro compagni basandosi sulla percezione di sostanze chimiche. Lo stesso principio si è mantenuto per miliardi di anni, fino a rimanere anche negli animali non umani. E poi è giunto a noi, un po’ depotenziato ma tuttora assai importante.

Ritornando sulla nostra strada originaria, ci possiamo chiedere: come fa l’informazione odorosa ad arrivare fino al cervello? Dai neuroni olfattivi partono dei lunghi prolungamenti, detti assoni, che portano l’impulso elettrico nei bulbi olfattivi. Questi non sono altro che zone specifiche del cervello in cui l’informazione sensoriale viene elaborata per permetterci di interpretare coscientemente lo stimolo ricevuto. Un particolare interessante: i neuroni olfattivi sono gli unici tra i vari altri sensi a raggiungere direttamente i loro bulbi, senza passare dal talamo, una specie di fermata obbligata nel cervello dove i neuroni devono darsi il cambio. Questa è un’altra conferma del fatto che il senso dell’odorato si sia sviluppato molto anticamente, quando ancora il talamo non aveva acquisito la sua funzione di mediatore dei sensi. Ed ora spazio alla poesia! Tra un secondo capirete perché… Il bulbo olfattivo è in connessione diretta con l’amigdala e l’ippocampo, cioè due regioni del cervello sedi delle emozioni e della memoria. Ciò significa che quando percepiamo un odore, questo stimola non solo la sensazione di attrazione o repulsione dovuta all’odore stesso, ma provoca anche l’attivazione di qualche circuito più complesso legato alla memoria olfattiva. In altri termini, lì i vari odori si connettono indissolubilmente e, quando se ne riattiva uno, si riaccendono anche gli altri. Questo complesso meccanismo cerebrale era già stato raccontato, in modo molto più poetico – appunto – dal grande romanziere Marcel Proust. Devo ricordarvi il celeberrimo episodio delle madeleines, con il quale lo scrittore francese ci porta a riflettere sulla capacità dei sensi di rievocare momenti vissuti nel nostro passato? Tutti noi abbiamo associato almeno una volta nella vita un profumo alla casa dei nostri nonni, o genitori, o amici. Insomma, i ricordi non solo si pensano, ma si annusano. 

(L’immortale Marcel Proust, che riconosceva l’importanza dell’olfatto e degli odori!)

Se vi chiedessi come si chiama una persona che non vede? Facile, è un cieco. E una che non sente? Altrettanto facile, sordo. Ma una persona che ha perso il senso dell’olfatto? Non rientra nel nostro lessico quotidiano. Ovviamente gli specialisti hanno coniato dei termini per indicare diversi disturbi dell’odorato: si parla di anosmia quando si vuole descrivere la perdita totale dell’olfatto; mentre utilizzeremo la parola fantosmia per riferirci ad un disturbo dell’olfatto caratterizzato dalla percezione di odori che non esistono in realtà. Si tratta di un’allucinazione olfattiva, come se si percepisse un profumo anche in assenza dello stimolo odoroso. E come non citare a questo proposito la sinestesia, la figura retorica che mette in contatto i nostri sensi, incluso l’olfatto, in maniera creativa e inaspettata? 

Perché cecità e sordità sì, mentre anosmia no?  Lo ammetto, ho preso in prestito questa illuminante constatazione da una filosofa contemporanea, Chantal Jaquet, docente alla Sorbona di Parigi. Mi ha sorpreso rendermi conto delle profonde radici culturali alla base di questa mancanza, da lei sottolineata in un recente saggio intitolato “Filosofia dell’odorato” [3]. Jaquet ci ricorda che fin dai tempi di Platone i filosofi occidentali hanno associato il processo della conoscenza al senso della vista: ricordate il mito della caverna, con il passaggio da opinione a vera conoscenza costellato di metafore su ombre e luci? Tutto ruota intorno alla vista, che è il nostro senso prediletto. “Alexa, accendi luce” è di sicuro più familiare di “Hey Siri, amplifica questo profumo”. Forse, poiché non abbiamo ancora decifrato appieno i segreti del mondo odoroso e quindi non lo possiamo manipolare a nostro piacimento, tendiamo a trascurarlo. Questo ci dimostra quanto il senso dell’olfatto sia stato sminuito, anche a livello culturale, nel corso degli ultimi secoli. Non deve stupirci, perciò, che ci siano ancora molte credenze nell’immaginario collettivo legate a differenze tra maschi e femmine. Ma saranno solo superstizioni? O alla base possiamo rintracciare dei fondamenti scientifici? Le ricerche su questo specifico argomento risultano ancora incomplete, con risultati talvolta contrastanti [4,5]. Da analisi recenti emerge che le femmine siano leggermente più abili nell’uso dell’olfatto rispetto ai maschi (nell’essere umano e non solo). Tuttavia, non ne sono ancora chiare in modo definitivo le ragioni: potrebbero esserci influenze ormonali, diverse sensibilità nell’attivazione dell’olfatto, differenze nella struttura del bulbo olfattivo e nel numero di neuroni. C’è anche chi propone una possibile interpretazione evolutiva di questa differenza: poiché spesso sono le femmine a cercare e scegliere i loro partner, che emettono feromoni, esse hanno sviluppato un sistema olfattivo più raffinato per scegliere i loro compagni in modo più accurato. Infatti, la riproduzione è un processo costoso in termini di tempo ed energie, quindi la scelta del partner è fondamentale. Esiste anche la cosiddetta teoria della protezione dell’embrione, secondo cui le femmine possiedono un senso dell’olfatto più fine in modo da accorgersi di potenziali pericoli da lontano, proteggendo così il nuovo individuo che sta crescendo nel loro organismo. Ribadiamo, però, che numerosi altri studi non hanno potuto riscontrare queste differenze legate al sesso biologico: in certe situazioni l’olfatto si presenta con le stesse caratteristiche nei maschi e nelle femmine [6].

(La docente alla Sorbona di Parigi e filosofa contemporanea Chantel Jaquet)

Insomma, a conclusione della nostra analisi rivolgo a voi, cari lettori, un invito a rivalutare una suddivisione troppo rigida e ad assecondare i vostri gusti istintivi. Vi piace un profumo più fruttato o floreale? Usatelo. Ve ne piace uno più “legnoso” e intenso? Andrà altrettanto bene. In altre parole, non privatevi di un buon profumo solo perché per convenzione non sareste la persona adatta ad indossarlo. E, allo stesso modo, non badate a chi sostiene che un ragazzo, che si identifichi come maschio, non possa indossare un abito rosa. Prendiamo come modello il nostro stesso passato: in numerosi dipinti di epoca rinascimentale i bambini fino a 6 anni di età erano soliti indossare abiti uguali tra maschi e femmine, in particolare le gonne. Era una questione di comodità, sia per riciclare i vestiti in famiglia indipendentemente dal sesso biologico, sia perché la gonna era comoda per il cambio dei pannolini. Oggi lo chiameremmo, con la solita tendenza anglofona, gender-neutral dressing. A pensarci bene, però, nei secoli che ci precedono anche gli uomini adulti indossavano parrucche e gonne, accessori che solo più recentemente abbiamo considerato esclusivamente femminili. E ricordiamoci anche che nel XX secolo le donne hanno iniziato ad indossare i pantaloni come gli uomini, generando non poco scalpore in una società patriarcale. La più rumorosa forma di libertà sarà quindi il vostro coraggio di mostrarvi per come siete, senza timori, affermando la vostra identità unica. “Uniti nella diversità”, un motto forse già sentito ma che vale la pena ripetere, soprattutto in occasione del Pride Month (che ricorre proprio nel mese di giugno, se ve lo foste persi). Il mese in cui siamo chiamati a far valere il nostro orgoglio: quello di essere unici e giusti così. Sia che profumiamo di violetta, sia che lasciamo dietro di noi una scia di dopobarba al muschio. E ricordate: potranno anche contestare la vostra scelta in termini di essenze profumate, ma tutti apprezzeranno un buon grado di pulizia e l’uso del deodorante. Indipendentemente dal fatto che sia da maschio o da femmina :)

BIBLIOGRAFIA

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Odore

[2] Silverthorn, D. Unglaub, Johnson, B. R., Ober, W. C., Garrison, C. W., & Silverthorn, A. C. (2013). Human physiology : an integrated approach. 6th ed. Glenview (Ill.): Pearson Education Inc.

[3] https://www.edizioniets.com/priv_file_libro/3668.pdf

[4] Sorokowski P, Karwowski M, Misiak M, Marczak MK, Dziekan M, Hummel T, Sorokowska A. Sex Differences in Human Olfaction: A Meta-Analysis. Front Psychol. 2019 Feb 13;10:242. doi: 10.3389/fpsyg.2019.00242. PMID: 30814965; PMCID: PMC6381007.

[5] Oliveira-Pinto AV, Santos RM, Coutinho RA, Oliveira LM, Santos GB, Alho AT, Leite RE, Farfel JM, Suemoto CK, Grinberg LT, Pasqualucci CA, Jacob-Filho W, Lent R. Sexual dimorphism in the human olfactory bulb: females have more neurons and glial cells than males. PLoS One. 2014 Nov 5;9(11):e111733. doi: 10.1371/journal.pone.0111733. PMID: 25372872; PMCID: PMC4221136.

[6] Lillqvist, M., Claeson, AS., Zakrzewska, M. et al. Comparable responses to a wide range of olfactory stimulation in women and men. Sci Rep 13, 9059 (2023). https://doi.org/10.1038/s41598-023-35936-5

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