DI GIOSUE’ TEDESCHI
E in momenti come questi sento chiaramente battere il tuo cuore come fosse il mio. E so che la separazione è un’illusione. La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso.
Il titolo di questo film viene tradotto come Atlante delle nuvole.
Si scoprirà che Atlante delle nuvole è un pezzo musicale, per pianoforte, molto bello a dire il vero. Quella composizione ha avuto fortuna alterna da quando è stato scritto.
Scrivere la trama di questo film è molto difficile perché questo film racconta sei storie diverse. Sei storie diverse che però in un certo senso sono la stessa storia. Non soltanto perché sono gli stessi gli attori che recitano in tutte e sei le storie, ma anche perché quelle raccontate sono storie molto simili – è una storia che sembra ripetersi.

Lo stesso corso di eventi si ripete in epoche diverse con trascurabili variazioni tra un ciclo e l’altro.
Una di queste storie si svolge a Neo Seoul nel 2101, una si svolge ai tempi delle esplorazioni e della scoperta dell’America, un’altra più o meno nei tempi moderni, e una in un futuro così distante che sembra un mondo fantastico.
Si ha sempre la stessa storia ambientata in epoche diverse – perché dico che è sempre la stessa storia?
Perché fra i vari periodi storici in cui ci muoviamo ci sono alcune cose che rimangono costanti: ogni storia tratta di una coppia. Ogni storia ha un governo superiore, un potere costituito e conservatore, di cui non si sa molto se non che blocca il protagonista in qualche modo. Ogni storia contiene una scoperta che deve essere fatta.
Perché il governo blocca questa scoperta? Perché questa andrebbe poi a intaccare la radice del potere di questo governo, che verrebbe di conseguenza smantellato. Tra tutte ricorre questa necessità di scoprire quello che viene tenuto nascosto. Ovviamente l’oggetto cambia tra una storia e l’altra.

In tutte queste storie c’è il tema delle cose da non cercare, delle cose che non devono essere trovate. Che sia per la sicurezza pubblica, per il potere, per la fama e la gloria, per mantenere un privilegio.
In tutte queste storie viene anche trattato il tema della reputazione nella società, di rimanere al tuo posto, di non scavalcare chi ti sta sopra. Di contribuire senza ostacolare, di non porre sfide all’ordine della società. E in due di queste storie, viene contrapposto chiaramente il fallimento del sogno alla realizzazione del sogno.
E tutte trattano della fede in qualcosa di superiore, in qualcosa che ci dovrebbe dare indicazioni, ci dovrebbe aiutare. Tutte trattano della paura e dello scoprire qualcosa di nuovo, la paura dell’ignoto. In tutte c’è una storia d’amore.
Da tutte queste storie così simili emerge una sorta di predestinazione a quello che sarà, quello che deve essere e in qualche modo verrà a essere a prescindere dalle azioni dei singoli individui. O meglio, le azioni degli individui sono orientate dalle libere decisioni di ciascuno, ma finiscono sempre per orientarsi nello stesso modo.
Nonostante in ogni singola storia di queste sei gli individui abbiano le loro libertà di scelta, le azioni che ha senso fare e che poi finiscono per compiere sono sempre le stesse.
A un certo punto, durante la visione del film, mi sono chiesto, che senso ha raccontare sei storie tutte uguali? Okay, sono in periodi diversi, uno si sposta in nave, uno si sposta in navicella, uno si sposta a piedi, uno si sposta in macchina. Ma la storia è sempre la stessa, quindi cosa sta cercando di dirci questo film?

Perché ha necessità di raccontarci sei volte la stessa storia? Non basterebbe che ce la raccontasse una sola volta, bene, anche meglio di come potrebbe fare schiacciandone sei nelle stesse due ore?
Si noterà che tutti i protagonisti di queste sei storie hanno una voglia sul corpo, da qualche parte, a forma di cometa. Perché?
Quello che mi sono risposto riguardo a questa voglia a forma di cometa è che – sì aiuta a identificare il protagonista – ma segna il protagonista come individuo rivoluzionario. Come individuo che porta il dubbio, e insieme al dubbio una rivelazione.
Per rispondere alla prima domanda, perché raccontare più volte la stessa storia: non è soltanto per dire che la storia si ripete. Perché, si capisce verso la fine del film, che queste storie sono avvenute tutte nella stessa linea temporale.

Si ricreano le stesse situazioni di cattivi ed eroi e tesori da trovare – ma il punto cruciale è che le storie si sommano. Ogni storia in realtà, avvenendo dopo le altre, avviene prima e dopo se stessa. Alla successiva iterazione della stessa serie di eventi, se vogliamo.
Qualcosa cambia. E’ una piccola differenza, ma c’è qualcosa che cambia. Cos’è questo qualcosa che cambia? E’ il succo del film.
Penso che il film voglia dire che, nonostante a volte si abbia l’impressione di non andare avanti, di rimanere bloccati a ripetere gli stessi errori – quando si viene presi dallo sconforto vedendo che l’umanità non ce la fa proprio a imparare dal suo passato – bisogna andare avanti ugualmente.
Dice che è solo un’impressione quando vediamo che tutti gli sforzi, individuali o collettivi che vengono fatti per cambiare l’equazione, in realtà ammontano a niente. La chiave è che si accumulano gli uni dopo gli altri. E finiscono per generare una differenza.
Ci sarà sempre un dopo e il dopo farà affidamento su quello che è successo prima. Quindi quello che è successo prima, le nostre azioni nel presente, possono influenzare il futuro. Così da arrivare, prima o poi, a un risultato diverso.
La composizione che scrive uno dei protagonisti, che si chiama Atlante delle nuvole, per come ce lo fanno sentire nel film, è un pezzo molto bello. È un pezzo che vuole farci immaginare i nostri incontri in vite diverse – ovvero gli incontri fra le stesse persone ma in situazioni diverse, con situazioni sociali diverse.

Permette di esplorare attraverso un suono i modi in cui sarebbe potuta andare, una sorta di magia. Una strana forma di chiaroveggenza.
Inoltre, la stanza del compositore all’albergo è la 42.
42 non è un numero di cui ci si possa fidare.
In questo film ci sono molte frasi belle. Molti discorsi, molti personaggi che finiscono col pronunciare frasi molto citabili, quindi me ne sono segnate alcune.
La prima è:
Se Dio ha creato il mondo, come sappiamo cosa possiamo cambiare e cosa deve rimanere sacro e inviolabile?
La seconda frase che mi sono scritto è una frase del vecchio compositore, che sembra essere un aiutante scorbutico ma si rivela essere uno dei cattivi:
Per me comporre è una crociata: a volte sei tu che sconfiggi il drago e a volte è il drago che sconfigge te.
Questa mi è piaciuta e penso che non si limiti al campo della composizione musicale ma valga per qualunque campo creativo. Da quello della scrittura, a quello cinematografico, quello artistico.


Ogni qualvolta che qualcuno prova a creare qualcosa in cui mette dentro se stesso. Ogni volta che qualcuno prova a creare qualcosa con un messaggio, qualcosa che debba parlare alla gente. C’è sempre il rischio che si perda nell’ascoltare il messaggio della stessa opera che sta creando e non riesca poi a comunicarlo agli altri.
Nel momento più difficile della storia, quando il protagonista sembra aver perso tutto, dice:
Le forze invisibili che fanno girare il mondo sono le stesse che ci straziano il cuore.
Questa in realtà non mi dice molto, però suona bene. Magari volete usarla come stato su Whatsapp.
Il protagonista della penultima storia dice questa frase in una registrazione da lasciare ai posteri:
Da ogni crimine e da ogni gentilezza generiamo il nostro futuro.
Nulla di nuovo, nulla di stupefacente.
Dal mio punto di vista, avvalora la spiegazione che ho dato al film. Ovvero che con ogni singola scelta degli individui in un determinato ciclo storico, in una stessa sequenza di eventi, le scelte dei singoli sembrano gocce nell’oceano però nel grande schema degli eventi queste si accumulano e si rivelano importanti.
Un’ultima per salutarci:
Essere vuol dire essere percepiti. Pertanto, essere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo.
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