Skellig

DI GIOSUE’ TEDESCHI

I sogni non sono reali solo se li dimentichi.

Skellig, senza troppi giri di parole, è un libro per bambini

La storia è molto semplice: il protagonista, Michael, abita in una città dell’Inghilterra e con i suoi genitori ha appena cambiato casa. Le giornate passano lente con il padre che fa i lavori di ristrutturazione nella casa, ancora pericolante, e la madre in ospedale con la sorella di Michael, nata prematuramente e in pericolo di vita. Così nessuno fa molta attenzione a Michael che, forse per attirare l’attenzione o forse per noia o forse per quell’innato istinto di esplorazione che è in tutti i bambini, si avventura nel garage. Il garage è la parte della casa che più ha voglia di crollare addosso a qualcuno e per questo gli era stato proibito andarci. 

Nel garage incontra un essere strano, gobbo, vecchio e incrostato, sporco e polveroso. E nonostante il suo caratteraccio Michael ha deciso che diventeranno amici con l’innocenza di cui solo i bambini sono capaci, e così sarà. Per tagliar corto un viaggio già breve, farà conoscere Skellig alla sua amica Mina e se ne prenderanno cura insieme finché Skellig non si sarà ripreso abbastanza da volare lontano da loro. Quando Skellig se ne va, la bambina sta finalmente bene e può andare a casa.

Non lasciatevi ingannare però dalla dicitura “libro per bambini“. Perché quando è fatto bene “libro per bambini” vuol dire solo che la storia è semplice, non che sia senza significati. Iniziamo notando che David Almond, l’autore, è ambiguo nella definizione della natura di Skellig. Forse è un dinosauro, forse un sogno, forse un amico immaginario. L’idea più accreditata è che sia un angelo, nonostante nell’aspetto e nei comportamenti non assomigli per nulla all’angelo stereotipato. 

(L’autore David Almond)

Nel resto della storia si trovano vari riferimenti religiosi, probabilmente legati all’educazione cattolica di Almond, insieme però alla teoria dell’evoluzione di Darwin. Infatti nel corso della storia Michael si convince che le scapole siano le vestigia di antiche ali, che dimostrerebbero la diretta discendenza degli esseri umani dagli angeli.

Parlando di angeli allora non posso che pensare ai numeri degli angeli. Quei numeri che si ripetono che si dice portino dei significati. Nella storia compaiono due coppie di numeri, che da subito mi puzzavano di non casuali. Erano 27 e 53 la prima coppia e 44 e 36 la seconda.

I primi sono i numeri dei piatti preferiti di Skellig nel menù del cinese, e i secondi sono quelli che sceglie Michael quando Skellig se ne va, sempre dal menù del cinese. Mi sconfifferavano perché entrambi sommati danno 80. Potrei essere totalmente fuori strada qui, ma secondo Google il numero 80 è conservatore. Si tratta di un numero senza tempo che è spesso associato a trasformazioni o momenti di passaggio. È un modo per comunicare con efficacia la necessità di una presa di posizione forte riguardo a qualcosa di veramente importante. La prima cifra (8) è simbolo della capacità di raggiungere risultati duraturi. Il numero Zero, invece, rappresenta la continua connessione che si esplica tra tutti gli esseri viventi.

Per quanto siano una spiegazione generica da un sito magari non così affidabile, sempre che ci sia qualcosa di affidabile in fatto di numeri degli angeli, mi pare che torni con il resto della storia. Sia con l’educazione cattolica, che con la numerologia, che con l’ipotesi che Skellig sia effettivamente la rappresentazione di un angelo. 

Per finire i nomi “Skellig” e “Michael” derivano probabilmente dall’isola di Skellig Michael, in Irlanda. “Michael” è anche il nome di un ben conosciuto arcangelo. Mina, l’amica di Michael nella storia, è invece il diminutivo di Wilhemina, la forma femminile del nome “William” (i genitori di Mina sono grandi estimatori del poeta William Blake).

Quanti riferimenti in una storia così breve! Ed è bello perché un bambino che legge questa storia non ha bisogno di preoccuparsene per apprezzarla, mentre per un adulto aggiungono un livello di comunicazione che mantiene l’attenzione e l’interesse. Ben si sposa con la scelta di mantenere i capitoli entro le tre pagine. 

Una storia per bambini scritta come si deve, cos’altro potevamo chiedere?

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