Il bambino segreto (Camilla Läckberg)

DI ELODIE VUILLERMIN

Questo è uno dei miei libri preferiti della Läckberg, uno dei tanti motivi per cui si merita l’appellativo di “Agatha Christie del nord”. Le Nouvel Observateur si azzarda a definirlo il migliore della serie. E non ha torto.

Vi ricordate di Elsy, la madre di Erica? Si è parlato di lei in ogni libro come una donna algida, religiosa e distaccata. Dopo tanti anni, una scoperta in soffitta riapre una parentesi inaspettata della sua vita. In contemporanea Erik, un professore di storia ormai in pensione, viene ritrovato morto. La squadra di Patrik si mette ad indagare. Sembra che la vittima fosse affascinata dalla Seconda guerra mondiale e dal nazismo, pur non essendo un simpatizzante. E che dietro la sua morte ci sia la chiave di un mistero risalente a 60 anni fa.

Finalmente Erica e Patrik sono marito e moglie. Maja continua a crescere, ha già un anno. Dopo mesi in cui è stata Erica a occuparsi della figlia, è Patrik a prendere il testimone: si è ufficialmente preso il congedo di paternità, lasciando la moglie libera di scrivere i suoi romanzi e di fare le cose da adulta a cui sentiva di aver rinunciato da un po’.

Erica riprende il ruolo da protagonista che negli ultimi libri era stato più di Patrik che suo. È combattuta tra la curiosità di scoprire cos’è successo a sua madre e la paura di restare delusa perché si è fatta aspettative troppo alte. E se dovesse riesumare qualcosa che forse era meglio tenere nascosto? Se quel che salta fuori non bastasse a spiegare il comportamento freddo di Elsy? Tanti sono i timori che frenano Erica. Oltretutto, per quanto negativa, l’immagine della madre indifferente è quella che le è rimasta più impressa. Staccarsi da qualcosa a cui si è, in un certo senso, abituati sarebbe troppo per lei. Eppure corre il rischio.

Aveva sempre temuto di diventare come Elsy: distante, chiusa in sé stessa, incapace di amare i propri figli. Ora che scopre quel baule in soffitta, si rende conto che sua madre non l’aveva mai conosciuta davvero. Aveva visto solo la punta dell’iceberg. In questo libro conosce la parte nascosta sotto la superficie, la più profonda. Pur non potendo mai più godere di quel calore e quell’affetto che Elsy aveva un tempo, che avrebbe potuto ricevere se le cose fossero andate diversamente, almeno ha una maggiore consapevolezza di che genere di madre abbia avuto. La verità non riporta in vita i morti, ma almeno ti aiuta a capirli.

Patrik, invece, fatica a mantenere l’impegno di padre e a stare lontano dal caso. Non mancano le sue capatine alla stazione di Tanumshede, con la piccola Maja che viene accudita dai suoi colleghi. Inaspettatamente, riesce a ricevere consigli sull’essere un buon genitore da Karin, la sua ex fidanzata, anch’essa sposata e con un figlio. Se vi state allarmando, niente panico: Patrik rimane fedele alla moglie. E la stessa Erica non fa scenate di gelosia.

Tra Dan e Anna è scoccata la scintilla. Ora vivono insieme. Qualcuno se lo aspettava, altri decisamente no. A me, personalmente, ha fatto molto piacere.

Il rapporto tra Erica e Anna è sempre stato complicato. L’una soffocava l’altra di attenzioni per proteggerla, l’altra si chiudeva in una spirale di invidia e autocommiserazione. Ma sembrano aver ritrovato l’intesa di un tempo, essere finalmente sorelle.

Anna ha capito di aver dato per scontato l’affetto di Erica nei suoi confronti e di averla giudicata male. Dan si lascia alle spalle un passato di scelte sbagliate e pentimenti. Tuttavia si ritrovano a gestire una situazione per niente facile: unire le rispettive famiglie e crescere figli di età diverse. La sfida più grande sta nel convincere la maggiore delle figlie di Dan, Belinda, che non perderà suo padre solo perché c’è una nuova donna al fianco di lui. Vero, Anna non è sua madre, ma non significa che non le voglia bene, o che voglia prendere il posto di Pernilla. E Dan deve capire che non è un padre perfetto, non può pretendere che le sue figlie si abituino in fretta ai cambiamenti della vita. Deve capire le necessità e il punto di vista di Belinda: non è colpa sua se si è ritrovata in una situazione problematica senza averlo deciso lei.

Mellberg, provato dall’esperienza bruciante con Rose-Marie, si ritrova a occuparsi di un cane abbandonato. Gli dà il nome Ernst, come il dipendente licenziato nel terzo libro, che sarà fonte di momenti comici. L’animale gli dà più problemi che altro, eppure gli si affeziona presto, pur essendo restio ad ammetterlo. Grazie a lui, inoltre, ha modo di conoscere Rita, che gli restituisce fiducia nelle donne.

Martin si prepara al grande cambiamento che avverrà a breve: la nascita della figlia sua e di Pia. Ha paura per la piccola e per il mondo crudele che l’attende. Si domanda se, con tutti gli omicidi efferati che accadono a Fjällbacka, sarà mai in grado di proteggerla. Tuttavia è indubbio che sta maturando, ha acquisito la stessa professionalità di Patrik.

Gösta e Annika hanno modo di prendersi cura di Maja in alcune occasioni. Questo dà loro l’opportunità di essere, anche solo per poco, i genitori che avrebbero voluto diventare e che invece non hanno potuto essere.

Kristina perde il suo lato antipatico. Dopo un atteggiamento gelido e critico nei confronti di Erica, finalmente impariamo a stimarla.

Dopo il caos scatenato da Hanna e Lars, ecco fare la comparsa una nuova poliziotta, Paula. Da bambina ha vissuto in Cile ed è dovuta fuggire in Svezia con sua madre a causa di circostanze non ben specificate, forse una guerra o una dittatura politica. La stazione di polizia la fa sentire a casa, parte di una famiglia. Ma la sua natura di immigrata le pesa e deve lottare ogni giorno contro i pregiudizi, per dimostrare che le differenze non contano. È molto legata a sua madre Rita e alla sua compagna Johanna, attualmente incinta.

Fa la sua comparsa anche Christian, un bibliotecario gentile e disponibile, al momento impiegato nella stesura di un libro. Tenetelo a mente. Avrà un ruolo più rilevante nella storia successiva.

Mentre da una parte abbiamo l’indagine sulla morte di Erik, dall’altra ci ritroviamo immersi nella Seconda guerra mondiale. Ci sono molti modi di raccontare quel conflitto e quello della Läckberg è inedito. Per la Svezia, è stata una guerra lontana e al tempo stesso molto vicina, al punto da mettere in dubbio la posizione di neutralità della Svezia stessa. Una guerra che non ha solo mietuto vittime, ma ha anche distrutto l’innocenza di molti giovani, tra cui Elsy e il suo gruppo di amici. Ottima la ricostruzione delle torture in prigione, dei campi di concentramento, dei rischi che correvano i pescatori ogni volta che uscivano in mare aperto, delle corriere bianche, dei bombardamenti. Abbiamo i punti di vista di tutti: gli svedesi che cercano di aiutare la Norvegia, i patriottici, i filonazisti e molti altri.

La storia ambientata nel passato, che va dal 1943 al 1945, vede protagonisti durante l’adolescenza Elsy e i suoi amici (Hans, i fratelli Axel e Herik, Frans, Britta), tutti molto uniti nonostante le differenze caratteriali. Tuttavia si sfaldano, si dividono, si perdono di vista. C’è chi ha pensato al bene degli altri, chi solo al suo tornaconto, chi ha voluto tenere vivo il ricordo di ciò che ha vissuto, chi ha preferito gettarlo nel dimenticatoio.

Elsy era una figura sempre avvolta nel mistero. Si è parlato di lei in tutte le salse. Sembra che vivesse due vite parallele: una era la sua, l’altra quella con le figlie. Quella figura attorno alla quale si erano riuniti tanti interrogativi viene rivelata per quello che era: una ragazzina normale, premurosa e affettuosa verso i genitori, ma diventata adulta troppo presto e segnata da molteplici perdite, che ha trascorso il resto cercando di rifarsi una vita ma con un vuoto perenne nell’anima, generato dal tradimento e dal senso di abbandono. Ha chiuso il suo cuore a chiunque, cercando di non amare più nessuno. Nel profondo avrebbe voluto comportarsi come una madre normale per le figlie, ma temeva di perderle se avesse mostrato loro affetto.

Hans non avrebbe mai voluto fare del male a qualcuno, sono state le circostanze a imporglielo. Detesta la guerra e ancora di più lo ripugna essere stato complice di quegli orrori. Nonostante il pentimento per le sue azioni e l’amore sincero verso Elsy, la felicità per lui non dura.

Axel è stato molto più partecipe alla guerra rispetto ai suoi amici. Anche lui è diventato grande prima del previsto, nel momento in cui i nazisti lo hanno fatto prigioniero si è addentrato nel cuore del male. Ha visto gli orrori peggiori dell’umanità e ha dovuto fare una scelta: vivere o morire. Se ti curi degli altri, sei finito. Se smetti di lottare, ti spezzeranno. Queste sono state le nuove regole del gioco. Più che gioco, una battaglia per la sopravvivenza. Ancora oggi cerca di debellare il male cacciando i neonazisti dal mondo, ma non riesce a cancellare il male più grande di tutti: quello dentro di sé. I ricordi lo tormentano e non gli danno pace.

Erik ha sempre visto Axel come un eroe. Alla sua ammirazione si alternava l’invidia, dato che veniva sempre messo in secondo piano rispetto al fratello. Ma era pur sempre la sua famiglia. Non riusciva a odiarlo. Da adulto è maturato in lui l’interesse di raccontare la realtà dei fatti storici. Ha voluto fare di tutto per dare voce al passato, laddove Axel lo voleva far tacere.

Frans è stato segnato da un padre violento e filonazista e dai trascorsi in prigione per i suoi atti violenti. Con il passare dell’età si è pentito delle sue azioni e, pur essendo membro di un’organizzazione neonazista, cerca di insegnare alla gente a non usare la violenza se non è necessario. Al pari di Axel, preferisce che gli scheletri del passato restino sepolti. Ma se Axel crede alla vendetta e al far scontare alla gente le colpe del passato, lui si concentra su come cambiare il presente. Nel frattempo cerca di gestire la problematica situazione con il figlio e il nipote.

Britta si è ammalata di Alzheimer negli anni a venire. La sua mente è un vespaio di ricordi confusi. Perde sempre più consapevolezza di sé, di chi era e di chi sia adesso. Il suo amore giovanile, la bambina sciocca e superficiale che è stata, la madre seria e precisa in cui si è trasformata: tutto questo sarà cancellato e non si può fare nulla per impedirlo. Lo stesso vale per i segreti che ha cercato di nascondere vivendo una vita onesta. È una condizione angosciante, più per i familiari che per il malato stesso.

La Läckberg continua a scrivere dei personaggi che più ama: quelli profondi, tridimensionali, moralmente ambigui. Entra nella mente di tutti, dagli adolescenti agli adulti, dai vecchi ai bambini. Qualunque sia il personaggio, riesce a renderlo umano.

È stato ben costruito il colpo di scena che ci porta a scoprire l’identità del bambino segreto citato nel titolo. Peccato che egli, dopo questa storia, non ha più avuto un ruolo di rilievo, né una minima comparsa, e questo mi è dispiaciuto molto. A parte ciò, continuo a reputare questo libro il migliore della saga in assoluto.

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