DI SARA MORENA

Per la puntata di oggi di Another Side scendiamo nel dramma con il film contemporaneo a Il mio vicino Totoro. Si tratta di un’opera tratta dal racconto di Akiyuki Nosaka, Una tomba per le lucciole, primo film NON diretto da Miyazaki. La regia è del caro amico e collega Isao Takahata. La sua realizzazione fu in parte dovuta alle controversie manifestatesi nella produzione di Totoro, per le quali esso fu inizialmente respinto come progetto. La lavorazione ad un film che sarebbe uscito in contemporanea ne garantì l’accettazione. Inizialmente i due film avrebbero dovuto essere dei mediometraggi, ma in seguito divennero dei lungometraggi, il primo di ottanta minuti e il secondo di novanta. Con Una tomba per le lucciole i toni dello Studio Ghibli diventano improvvisamente cupi, raccontando la storia di un ragazzino che, insieme alla sorellina di quattro anni, cerca di sopravvivere alla guerra.

Fin dai primi minuti del film siamo coscienti della tragedia che ci aspetta, poiché il protagonista si presenta annunciando il giorno in cui morì, ritrovandosi poi dall’altra parte con l’amata sorella. Il loro ricongiungimento appare dolce e i due sembrano vivere la loro esistenza con serenità, ma subito dopo saltiamo indietro nel tempo e vediamo Seita e la piccola Setsuko in vita, 3 mesi prima, a partire dal momento che ha iniziato a segnare i loro drammi. Durante un bombardamento, Seita accompagna la bambina in un rifugio, separandosi dalla madre, mentre il padre combatte nella marina. La madre viene investita da un’esplosione che la ferisce gravemente, mettendola in fin di vita. Morirà poco dopo. I due fratelli vanno ad abitare dalla zia, che però li tratta duramente e li fa mangiare poco. Per sfuggire alle sue oppressioni, Seita e Setsuko iniziano ad alloggiare in un rifugio antiaereo, facendo una vita che apparentemente è libera, ma presto si ritrovano a combattere in modo ancora più duro contro la fame e le condizioni igieniche, per cui Seita comincia a rubare, e Setsuko si ammala fino a morire. Alcuni giorni dopo aver cremato la sorellina, anche Seita muore in una stazione, fra l’indifferenza dei passanti.

La drammaticità che accompagna gli eventi non si risparmia mai e non lascia spazio ad alcuna consolazione, seguendo una progressiva involuzione. Takahata esce completamente da qualsiasi visione onirica e da ogni dimensione immaginaria o utopistica, narrando con crudo realismo la miseria in cui vivono Seita e Setsuko senza nessuna possibilità di salvezza. Una tomba per le lucciole lascia un’impronta indelebile, per la quale lo spettatore viene sensibilizzato al messaggio intrinseco dell’assurdità della guerra, di quali inevitabili conseguenze essa comporta. Gli eventi non terminano con la salvezza finale dei protagonisti, e il fatto che ne siamo consapevoli fin dall’inizio ne accentua ancora di più la drammaticità. La mancanza di aspettativa nell’happy end e le scene strazianti che vediamo ci fanno sprofondare nella più totale angoscia. Nemmeno la morte dei due fratelli viene addolcita. I due soffrono spietatamente la fame fino all’ultimo. Sappiamo che Seita e Setsuko sono spacciati, e viviamo appieno la loro agonia, rendendoci conto che il lieto fine non è una cosa scontata, che quello che accade a loro può accadere a chiunque, persino a noi.

Dopo aver visto Una tomba per le lucciole non si può più dire che l’animazione sia una cosa per bambini, e questa non è l’unica opera di animazione con dei temi e degli sviluppi idonei ad un pubblico adulto, nemmeno la prima della storia. Persino la Disney nel 1943 animò il corto Education for death, rimasto inedito in Italia, che racconta il nazismo. Non si può neanche dire che questo sia un film commerciale, perché non offre nessuna aspettativa e nessun compiacimento. La crudezza della visione è tale che molti non sono riusciti a vedere il film più di una volta. Non si tratta certo di un film splatter, perché Takahata, pur mostrando una crudeltà spietata si mantiene sobrio, ma è ugualmente un film da non decidere di guardare con leggerezza. Perché, in ogni caso, dovremmo guardare Una tomba per le lucciole? Cosa possiamo trarvi? Il nome di Isao Takahata ai tempi della sua uscita non era nuovo, poiché egli aveva in passato lavorato alla regia di Heidi, la serie animata tratta dal romanzo di Johanna Spyri. Oltre che dal nome del regista possiamo anche essere attratti dalla qualità dell’animazione e grafica dello Studio Ghibli. Però dopo aver visto il film che cosa ci viene lasciato, se sappiamo di non poter avere un lieto fine? Personalmente credo che il film meriti di essere guardato almeno una volta nella vita, perché è sempre un modo per sperimentare quel che anche l’animazione è in grado di fare. Inoltre, anche se il film è tragico, la sensibilizzazione al tema della guerra che offre può essere uno spunto di riflessione.



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